giovedì 23 ottobre 2008

Wall-e e Gelmini, ovvero robotica e futurismo

Ero al cinema ieri con i bambini a guardare Wall-e. Certo è il 2800, la terra è devastata dall'immondizia e gli uomini sono tutti dei grassoni che vivono da qualche parte nello spazio su poltroncine mobili, passano il tempo sorseggiando beveroni e guardando uno schermo che nella migliore delle ipotesi trasmette pubblicità, nella peggiore delle ipotesi gli fa il lavaggio del cervello.

Una piantina che un inviato ha scoperto sulla terra indica che ci sono le condizioni per ripopolarla. Il comandante dell'astronave, a quel punto, si ritrova confrontato al pianeta che ha dato i natali ai suoi antenati e scopre cosa sono la terra, il mare, le piante, cosa significhi coltivare, ballare. Da bravi automi hanno perso idea di cosa significhi, semplicemente vivere, per non parlare poi di pensare. E poi a un certo punto si trova a dover leggere, e sillaba le parole come un bambino all'ultimo anno di materna che inizia a imparare da solo a leggere.


E mi sono detta ancora una volta che quello che voglio per i miei figli non è un mondo che giri intorno a criteri di produttività in cui solo gli utili hanno una ragione di esistere. Voglio un mondo in cui a scuola ai miei figli insegnino a ragionare, a confrontarsi, a pensare, oltre che inglese informatica e… la terza i la dimentico sempre. Perché di quelle tre i, senza tutto il resto, non ce ne facciamo niente. E un'altra cosa, tutto questo, dalle elementari all'università, lo voglio a disposizione di tutti, per una società che consenta a tutti in pari misura di crescere ed esprimersi liberamente e tolga i privilegi dovuti al dio denaro, privilegi che non hanno mai avuto e soprattutto in qualsiasi anno tra il 2008 e il 2800 non hanno più senso. Più alcun senso.


Ah, un'ultima cosa. Come si vede dall'immagine, se si fossero conosciuti nell'era Gelmini, il terrestre Wall-e e la spaziale Eve non avrebbero mai avuto alcun modo di riuscire, alla fine, a prendersi per mano.

CV

Immagine tratta da http://uk.rottentomatoes.com

mercoledì 22 ottobre 2008

Maria Star Gel, un ministro con qualche problema di coerenza

Gian Antonio Stella, il coautore de La casta, racconta sulle pagine del Corriere della sera come il ministro è diventato avvocato (clicca sul titolo di questo post, per leggere l'articolo di Stella su Star)
JM3

Confronto tra le parti su Telecity

Domani giovedì 23 ottobre dalle 13.00 alle 13.30 guardate la trasmissione ARIA PULITA su Telecity.
La giornalista Carla Ruffino incontra il consigliere regionale Gian Luca Vignale (AN) e Cosimo Scarinzi (CUB). Partecipano al confronto insegnanti e genitori.
Si può intervenire con domande in diretta telefonando in studio allo 011.347.345.6.

AS

Commenti, idee, proposte

Il nostro indirizzo e-mail è

lemiemaestresonogiauniche@gmail.com

Utilizzatelo per mandarci commenti o idee o proposte.

CV

Classifiche OCSE, sempre sesti

Nella classifica OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l’Italia è al sesto posto per la qualità della sua scuola elementare: un posto di eccellenza, di cui potevamo essere fieri.
Anche in un’altra classifica OCSE pubblicata in questi giorni l’Italia si posiziona bene: in questo caso il riferimento è la crescita del divario tra ricchi e poveri. Tra i 30 paesi che fanno parte dell’OCSE, l’Italia è tra quelli dove la differenza tra chi ha tanti soldi e chi ne ha pochi o non ne ha per niente è tra le più alte.
In Italia, come in altri paesi, la ricchezza si distribuisce sempre più in modo ineguale. Il rapporto OCSE ci dice che l’aumento del divario economico tra ricchi e poveri è un fenomeno che colpisce i 3/4 dei 30 stati considerati, che vuol dire in più di 20 paesi. Ma la cosa che non può lasciarci indifferenti è che in Italia si registra un aggravamento del divario tra chi è molto ricco e la classe media, che tende a scomparire.
Prima di noi solo Messico, Turchia, Portogallo, USA e Polonia. Di nuovo siamo sesti, solo che questa volta si tratta dei livelli di disuguaglianza economica.
E mentre le persone diventano sempre più povere, la scuola sta diventando sempre più per ricchi.

AS

lunedì 20 ottobre 2008

Maria Star

Ieri sera 19.10.2008, su Rai Tre, è andato in onda uno sketch di Luciana Litizzetto, nella trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fà", che ha abbracciato un pò tutti i temi "caldi "del momento, tra cui un'esilarante appello al ministro Gelmini per gli "amici" Maria Star.

Per chi non fosse riuscito a vederlo, eccolo.

mf

A proposito di disinformazione


Perchè si continua a parlare di disinformazione?
La cosa migliore sarebbe rispondere alle perplessità legittime di tutti noi - genitori, maestri e persone che hanno a cuore la scuola pubblica - con dei fatti e non con degli slogan.

In questi giorni sia Berlusconi, sia la Gelmini vanno ripetendo che non capiscono le proteste dal momento che "il tempo pieno verrà aumentato del 60%".

Ma per quanto mi sforzi non riesco a capire come si possa conciliare un maestro unico che lavora per 24 ore alla settimana con le attuali 40 ore settimanali che frequentano i nostri bambini. Avremo dei maestri unici raddoppiati???? Avremo dei maestri stakonovisti???
Se vogliono informarci che lo facciano... altrimenti è evidente che le proteste continueranno.
La vignetta riprodotta è di Maramotti
cm

domenica 19 ottobre 2008

Una scuola in più: la Don Murialdo




L’invito arriva all’ultimo: qualcuno di voi ce la fa ad andare stasera alla scuola elementare Don Murialdo a raccontare quello che state facendo?
E’ mercoledì 15 ottobre: ci eravamo organizzati per tenere aperta la nostra scuola Sclopis dalle 17.30 alle 20.30, ed è già stata questa una fatica: scrivere volantini, preparare lucidi, pensare bene a cosa dire perché l’informazione arrivasse chiara, una fatica che abbiamo affrontato affiancandola tutte le altre che insieme fanno le nostre vite di genitori, le corse tra lavoro e figli, la spesa da fare, le cene da preparare.
Ma non vogliamo perdere l’occasione di una scuola in più, e ci proviamo. Alla Don Murialdo l’orario di assemblea è dalle 21.00 alle 23.00: giusto il tempo di tornare a casa dopo l’incontro alla Sclopis, mangiare un boccone e ripartire in fretta.
Ci ha chiesto la maestra dei nostri figli di andare alla Don Murialdo: lì ha delle amiche insegnanti come lei a cui ha parlato di quello che noi stiamo provando a fare nella nostra elementare. Così, le maestre della Don Murialdo vogliono che andiamo a raccontare ai loro genitori la nostra esperienza appena cominciata.
E così facciamo, in tre.
Appena arriviamo le maestre ci vengono incontro sorridendo: è un’accoglienza calda che ci fa stare subito bene. Parleremo da mamme, avvisiamo, non siamo né politicanti né esperte di pedagogia: racconteremo le nostre paure per quello che sarà la conversazione del decreto in legge, il nostro rimpianto per tutto quello che i nostri figli stanno per perdere, le emozioni che ci salgono dal cuore. Va bene va bene, ci dicono le insegnanti, è proprio questo che vogliamo.
In sala sono seduti più di 100 genitori.
Prima interviene il rappresentante del Coordinamento Genitori.
Poi tocca a noi. Proviamo a mettere a fuoco quello che concretamente vorrà dire maestro unico e 24 ore di scuola alla settimana e insieme quello che questo concretamente significherà per la nostra società attuale e futura. E’ solo di stamattina l’approvazione della mozione per le “classi ponte”. Ritroviamo in chi ci ascolta la stessa indignazione per una riforma della scuola che non risponde ad altro che ad esigenze di taglio di fondi, la stessa consapevolezza della deriva a cui tutto questo ci condurrà, la stessa decisione nel provare a convincere i nostri politici che non è così che si fa.
Raccontiamo anche di come ci stiamo muovendo, un passo dopo l’altro, secondo un metodo molto empirico di prova e riprova, imparando dagli errori e confermandoci nelle riuscite. Non abbiamo ancora chiaro tutto il percorso, ma sappiamo che ci aspetta un lungo inverno, e siamo pronti.
Diamo l’indirizzo del blog, passiamo i nostri numeri di telefono, con l’impegno di risentirci presto. Un’altra scuola ha cominciato a muoversi.



AS

Mattinata in piazza Castello



Venerdì 17 ottobre in piazza Castello c’era il sole, lo stesso caldo di sabato 4 ottobre quando abbiamo sfilato in quarantamila qui a Torino contro il Decreto 137.
Le maestre l’avevano annunciato mercoledì 15: venerdì organizziamo un presidio a sostegno della scuola pubblica. In difesa della nostra scuola pubblica italiana.
Tutto è cominciato con le nostre maestre della scuola Sclopis e della scuola Ricardi di Netro, che fanno parte della Direzione Didattica Pacchiotti. Ci stiamo muovendo noi genitori e si stanno muovendo loro; e come facciamo noi, con un passaparola tra un’amica e l’altra, venerdì 17 ottobre in piazza Castello si sono date appuntamento tutte queste scuole elementari (e scrivo così perché primarie come avrebbe voluto la riforma Moratti, ancora proprio non ci viene di dirlo):
1) Don Murialdo
2) Eduardo De Filippo, succursale della Pacinotti
3) Gabelli
4) Gobetti, unico caso in cui era presente anche il Dirigente scolastico
5) Gozzano
6) Muratori
7) Nino Costa
8) Padre Gemelli
9) Pestalozzi
10) Sabin
11) Salvemini
12) Scuola Materna E15
13) XXV Aprile
e le nostre scuole
14) Sclopis
15) Ricardi di Netro.
E poi ci siamo noi, i genitori e i bimbi che portiamo in piazza, non per strumentalizzare l’infanzia innocente, ma per insegnare loro che la protesta è un diritto, e come tutti i diritti bisogna impararne l’esercizio. Senza irriverenze, senza degenerazioni. Un po’ di educazione alla cittadinanza fin da piccoli, come ci hanno spiegato, fa sempre bene.
Per i bambini oggi è una festa, da vivere insieme alle loro maestre. Per loro c’è da divertirsi oggi in piazza: lenzuoli bianchi dipinti di parole colorate su ci sedersi sopra e cartelloni da tenere alti, il trenino cantando sotto il palazzo della Regione, la sfilata intorno a Palazzo Madama, le fontane in cui infilare i piedi con la voglia di togliersi le scarpe. A noi genitori va bene così, perché ci sembra che si può giocare facendo insieme cose serie, come imparare, farsi domande, provare a capire, e vedere i propri genitori al fianco delle maestre e le maestre al fianco dei genitori, tutti insieme per difendere la stessa idea di scuola.
E poi arrivano loro e come potrebbe un bambino resistere: un gruppo di sei ricercatori universitari (così qualcuno ha detto) in identica uniforme blu e mascherati da scienziati con la faccia che ricorda quella di Albert Einstein, che ballano, fanno inchini e riverenze, rincorrono i bambini per farli divertire, ma restano muti.
Certo avremmo voluto che ci fosse più gente lì con noi.
Ma intanto quella che c’era è bastata: ci siamo incontrati tra genitori di scuole diverse, abbiamo parlato, ci siamo scambiati numeri di telefono e dati appuntamento, abbiamo preso accordi.
Con l’idea che sia solo l’inizio.

AS

sabato 18 ottobre 2008

Del diritto di manifestare


Questi sono i giorni in cui scendiamo in piazza e ci riuniamo per la scuola pubblica. Per difenderla dall'assalto di chi vuole farla fuori. E si sono levate voci che hanno parlato di strumentalizzazione dei bambini da parte di noi genitori.

Fortunatamente in piazza siamo scesi in tanti, e insieme a noi genitori c'erano anche insegnanti e studenti. E poi, ci siamo detti, fino a prova contraria la riforma tocca proprio i bambini e il loro diritto a un'istruzione pubblica ottima (a livello elementare, la sesta migliore al mondo secondo i dati OCSE), per cui perché non spiegare loro di che cosa si tratta e coinvolgerli per proteggere quanto di buono abbiamo?

Oltre a questa considerazione di massima, però, viene anche da pensare che sia in qualche modo bello avere l'occasione di condividere con loro una di quelle espressioni che la democrazia garantisce. In modo pacifico, pacato persino, come sta succedendo in questi giorni. Esprimersi. Esprimere il proprio consenso o dissenso rispetto a quanto i rappresentanti dei cittadini fanno. Esprimersi favorisce il dialogo, e imparare a farlo nei toni migliori, senza che troppo rimanga taciuto per esplodere all'improvviso, ecco, proprio questo, mi pare, sia sinonimo di vivere civile. E per tutti, non solo per quanti hanno manifestato da piccoli con i propri genitori in favore della legge sul divorzio o della legge sull'aborto.
CV
Foto tratta da flickr

Mobilitazioni trasversali in tutta Italia


Finalmente stamattina era la prima notizia del TG radio. E "trasversale", questo è stato uno dei primi aggettivi usati per descrivere la protesta di quanti sono scesi ieri in piazza in tutta Italia, Firenze, Palermo, Ferrara, Parma, Brescia, Calabria, Piacenza, Milano, Roma. Tanti. Sono tanti. Di varia appartenenza politica e categoria: insegnanti di elementari e materne, studenti di liceo e universitari, genitori con bambini. Proprio quello che vediamo anche noi qui a Torino, dove anche ieri c'è stata una protesta delle maestre elementari in piazza Castello.

Un sociologo parlava della trasversalità, appunto, del movimento, così come del fatto anomalo che proprio chi tende tradizionalmente a distinguersi stia invece decidendo di unirsi in movimenti di aggregazione. E sottolineava infine la forma moderata di questa protesta, nelle manifestazioni e negli slogan.

Sono notizie rassicuranti, conro ogni strumentalizzazione di questa voce che si leva a difendere quanto di buono c'è nella nostra scuola. In quanto al resto, ben vengano studi e confronti che permettano di migliorare ulteriormente l'istruzione pubblica, ma secondo obiettivi e modelli pedagogici, per piacere, non economici. Voglio credere che in questo senso vada il messaggio di Napolitano che ha invitato a non "farsi prendere dagli allarmismi e dalle esagerazioni".

Per chi come noi ci crede, è soprattutto rassicurante non sentirsi soli e constatare che la mobilitazione, che non sempre è facile da gestire con famiglie e bambini piccoli, è uno strumento efficace per fare sentire la propria voce e per ricordare, a chi abbiamo votato o meno, che stanno rappresentando noi cittadini. Per questo la trasversalità della protesta è tanto importante.

CV

giovedì 16 ottobre 2008

Volantino sit-in di venerdì 17 ottobre 2008

Venerdì 17 OTTOBRE 2008
dalle ore 10 alle ore 14 piazza Castello - Torino
PRESIDIO A SOSTEGNO DELLA SCUOLA PUBBLICA

VISTA:

- l’urgenza e la gravità dei provvedimenti legislativi operati dal governo
ai danni della Scuola Pubblica Italiana di ogni ordine e grado;

- la disinformazione messa in atto dai media che stanno impedendo
un reale dibattito condiviso sulla questione;

CONSIDERATO:

- che dietro queste proposte (Gelmini e Aprea) non esistono
motivazioni né didattiche né pedagogiche;

- che il reale effetto di queste proposte sarà l’inesorabile abbassamento
della qualità dell’offerta formativa della Scuola Pubblica
e l’aumento del suo costo a carico delle famiglie;

ADERIAMO

allo sciopero indetto dal sindacalismo di base
per dare voce a chi non ne ha e per sostenere
il valore ed il significato dell’Istruzione pubblica e gratuita
e
per non depauperare i principi della Costituzione della Repubblica Italiana che recita:

art.33
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”

art. 34
“La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita”

Gli Insegnanti
delle scuole Sclopis e Ricardi di Netro


Cittadinanza e costituzione

Ieri abbiamo aperto la nostra scuola Sclopis, come tante altre scuole d’Italia hanno fatto.
Abbiamo invitato i genitori a esserci, e qualcuno è venuto: c’erano italiani, rumeni, marocchini, cinesi.
Se qualche straniero non capiva bene l’italiano, non ne abbiamo fatto un gruppo a parte, sistemato in una stanza diversa da quella in cui si teneva l’incontro. Abbiamo semplicemente provato a parlare più lentamente, a usare parole più semplici, con l’aiuto di chi tra loro ne sapeva di più.
C’erano anche i bambini bilingue di questi stranieri: e dove non arrivavamo noi, c’era il bambino che faceva da traduttore. Sono bambini spesso nati in Italia, sicuramente andati alla scuola materna qui in Italia e magari già anche al nido: bambini che parlano l’italiano esattamente come fanno i miei figli, con un vantaggio in più: che di lingue loro ne sanno due.
Gli italiani e gli stranieri di cui parlo erano in realtà nella maggioranza italiane e straniere. Tutte mamme, un paio di maestre. Tutte donne. Un altro bel gruppo alla ricerca della parità.
A me pare tutto questo un buon esercizio di cittadinanza: di partecipazione alla vita sociale, di impegno, informazione, assunzione di un ruolo attivo.
Si può sempre imparare di più, ma credo che le persone che ieri sera erano a scuola fossero già tutte in possesso di buona parte “delle conoscenze e delle competenze relative a Cittadinanza e Costituzione”, quelle dell’art. 1 del Decreto 137 per intenderci.

AS

Una notte per la scuola pubblica


Nella nostra scuola la presenza non era foltissima, ma rappresentativa, così ci piace pensare.
Perché la questione non riguarda voti e grembiulini, come vogliono far credere, ma è molto più sottile e capillare. Lo dimostra anche la mozione relativa alle classi differenziali, vero e proprio strumento di segregazione e ghettizzazione. Sorta di apartheid de noartri, unica voce in totale contrasto con un'Europa sempre più crogiuolo di culture e destinata a un'arricchente integrazione.
CV

Lenzuola bianche domani in piazza Castello

Le insegnanti del Circolo Didattico Pacchiotti (scuole Sclopis e Ricardi di Netro) organizzano domani VENERDÌ 17 OTTOBRE un sit-in di protesta contro la riforma Gelmini.
Il luogo è piazza Castello, l’orario dalle 10 alle 14.
Le maestre siederanno su lenzuola bianche.
Siete tutti e tutte invitati a partecipare. Portate con voi un lenzuolo bianco.

Perché la scuola pubblica non diventi un fantasma.

AS

martedì 14 ottobre 2008

La nota

Così si legge sul sito del Quirinale, martedì 13 ottobre 2008.
Piacciono tanto le note in questo periodo di moralizzazione della scuola italiana: 5 in condotta a tutti quelli che hanno mandato la mail in questi giorni.
Quello di seguito è il testo.

LA NOTA
Nota sulle web-mail al Presidente della Repubblica Napolitano in relazione alla legge di conversione del decreto legge n. 137, in materia di istruzione e università giunge in questi giorni al Presidente della Repubblica un gran numero di messaggi con i quali da parte di singoli, e in particolar modo di insegnanti, nonché da parte di talune organizzazioni, gli si chiede di non firmare il decreto legge 137 – o, più propriamente – la legge di conversione di tale decreto. Pur nella viva attenzione e comprensione, da parte del Presidente, per le motivazioni di tali appelli, si deve rilevare innanzitutto che il Parlamento non ha ancora concluso l’esame del provvedimento in questione. Inoltre, secondo la Costituzione italiana, è il governo che si assume la responsabilità del merito delle sue scelte politiche e dei provvedimenti di legge sottoposti al Parlamento, che possono essere contrastati e respinti, o modificati, solo nel Parlamento stesso. Il Capo dello Stato non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce: la stessa facoltà di chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulle leggi approvate incontra limiti temporali oggettivi nel caso della conversione di decreti-legge, ed il Presidente ha in ogni caso l’obbligo di promulgare le leggi, qualora le stesse siano nuovamente approvate, anche nel medesimo testo.
Roma, 13 ottobre 2008

AS

lunedì 13 ottobre 2008

elenco scuole che Gelmini chiuderà in Piemonte

Forza Mercedes

Incrocio una collega in corridoio: hai sentito la Bresso cosa dice del Decreto Gelmini?
Vado subito a cercare in Internet.
Questo il collegamento al sito di Repubblica:
http://torino.repubblica.it/dettaglio/Scuole-chiuse-la-Regione-insorge-Bresso:-Pronta-a-violare-la-legge/1526115?ref=rephp

AS

Informazione

Mercoledì 15 ottobre la nostra scuola Sclopis resta aperta dalle 17.30 alle 20.30 per un’assemblea di informazione aperta alle famiglie, come faranno altre scuole di Torino, Bologna, Roma.
Bisogna spiegare ai genitori di cosa si tratta, perché poi vengano. Venerdì all’uscita distribuiamo un volantino che riporta le informazioni essenziali che vogliamo arrivino chiare.
Ogni volta che allungo la mano per porgere il foglio, provo a spiegare a parole. In generale, la prima sensazione è che è come stessi parlando di una cosa appena successa e quindi ancora sconosciuta. Così fresca che solo io ne sono a conoscenza, un’anteprima; invece, tutto questo dura da più di un mese, iniziato il 1 settembre ed essendo oggi il 10 ottobre.
Una mamma italiana a cui do il volantino mi chiede: ma cos’è? E’ per la riforma della scuola prevista dal Decreto Gelmini, rispondo. Mi guarda come se non ne avesse la più pallida idea. La faccio breve: la Gelmini vuole il ritorno al maestro unico e la riduzione del tempo scuola. Io non ho sentito niente, dice lei. Cominciamo bene. Provo a entrare più nel dettaglio di quello che succederà alle elementari. Si illumina. Mi ferma. Ma tanto mio figlio finisce quest’anno e il prossimo è alle medie. E quindi lei, non sentendosi toccata in prima persona, può tranquillamente infischiarsene. Taglieranno anche alle medie e alle superiori, insisto. E di nuovo: non lo sapevo. E allora vieni mercoledì, che ci spiegano cosa succederà. Se posso, conclude, ho già un impegno.
Un’altra mamma legge il volantino e commenta: ma la Gelmini alla tele ha detto che il tempo pieno non si tocca. E si, lo dice la Gelmini, ma non credo che sarà proprio così, provo. Davvero? Però l’ha detto: questa mamma mi sembra incuriosita dalla possibilità, che evidentemente non immaginava proprio, che la Gemini possa dire una cosa e poi farne un’altra, e magari mercoledì lei verrà all’incontro.
Le mamme straniere danno qualche soddisfazione in più. Si avvicinano in gruppo. Sorridono di gratitudine quando dalla borsa tiro fuori la copia tradotta in arabo da un papà. Una capisce bene l’italiano e prova a tradurre alle altre quello che sto dicendo.
Non so che fine faranno le mie parole, ma con queste mamme la delusione è meno forte: loro almeno, al contrario delle italiane, hanno la scusante della lingua.

AS

sabato 11 ottobre 2008

Tele-comando

Ho scoperto, leggendo ieri sera, giovedì, il quotidiano di domenica 5 ottobre, qual è stata la programmazione televisiva della giornata.

Su Canale 5 la signorina Gelmini, come qualche giornalista ha cominciato a chiamarla, ha commosso i cuori facendosi intervistare alla trasmissione "Questa domenica". Non l'ho vista, ma mi è bastato la rete (http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/475). Consiglio di andare a leggere quello che lì si racconta.

Nello stesso pomeriggio, più o meno alla stessa ora, su Rai 1 a "Domenica in" prima Brunetta e poi Schifano.

Quasi un messaggio a reti unificate.

Gelmini, Brunetta, Schifano. Canale 5 e Rai 1. Non ci posso credere. Non mi viene in mente altra parola che propaganda.

Sempre il giornale di domenica raccontava del successo del corteo di Torino il giorno prima. Non nelle pagine nazionali, intendiamoci, ma in quelle cittadine; ma intanto sono due paginone piene, non puoi non finirci dentro e rimanerci, anche solo per la curiosità di trovare nelle foto pubblicate il viso di qualcuno che conosci.

Un successo che non si aspettava nessuno, leggo. Come se il futuro dei bambini fosse una questione da poco. Bambini che diventeranno adulti, e allora la questione sarà, è già, il futuro di questo paese. Sempre troppo poco, per non prendersela a cuore e uscire di casa a manifestare non tanto il proprio dissenso ideologico quanto il desiderio legittimo di volere il meglio per i propri figli?

Mi chiedo però: quanti leggono il giornale e quanti guardano la televisione?

Io stessa, l'ho confessato subito, leggo i quotidiani solo quando le cose sono ormai successe.

È invece così facile premere il telecomando, mettersi comodi e non pensarci più. O finire per pensarla come loro.


 

AS