mercoledì 9 febbraio 2011

Da: REPUBBLICA.IT, 9 febbraio 2011

E la lotta di classe si sposta tra i banchi

Per decenni le aule sono state il luogo di incontro e di avvicinamento tra ceti diversi. Oggi le cose sono cambiate radicalmente: sotto il velo della "meritocrazia" il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo feroce
di MARCO LODOLI

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti (...). La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po' retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori.Oggi le cose sono cambiate radicalmente.

Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuole viaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, i vincenti. "A me professò 'sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia... ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stamo indietro, noi che non je la famo, noi non contiamo niente?". Questo mi dice Antonia e neanche mi guarda quando parla, guarda fuori, verso i palazzoni di questo quartiere di periferia, verso quei prati dove ancora le pecore pascolano tra gli acquedotti romani e il cemento. Qui la divina provvidenza del merito non passa, non illumina, non salva quasi nessuno.Guardo la classe: Michela ha confessato che non può fare i disegni di moda perché a casa non ha un tavolo, nemmeno quello da pranzo. Mangia con la madre e la sorella seduta sul letto, con il vassoio sulle ginocchia, in una casa che è letteralmente un buco. (...)
Samantha invece trema perché stanno per buttarla fuori di casa, a lei e alla madre e ai due fratelli, lo sfratto ormai è esecutivo e i soldi per pagare l'affitto non ce li hanno, forse già stanotte li aspetta la macchina parcheggiata in uno slargo vicino casa, forse dovranno dormire lì, e lavarsi alla fontanella con gli zingari.

La miseria produce paura, aggressività, ignoranza, cinismo. In pochi hanno i libri di scuola, si va avanti a fotocopie, anche se ogni insegnante ha ricevuto solo centocinquanta fogli per tutto l'anno, "perché i tagli si fanno sentire anche sui cinque euro, la scuola non ha più un soldo". In queste scuole di periferia le tragedie si accumulano come legna bagnata che non arde e non scalda, ma fuma e intossica.

(...) A ragazzi così segnati, così distratti dalla vita storta, oggi devo spiegare l'iperbole e la metonimia, Re Sole e Versailles, Foscolo e il Neoclassicismo. E loro già sanno che è tutto inutile, che i posti migliori sono già stati assegnati, e anche quelli meno buoni, e persino quelli in piedi. Hanno già nel sangue la polvere del mondo, il disincanto.

(...) Forse ha ragione questa ragazza, suo padre ha "un brutto male", come direbbe il buongusto - "un cancro che lo spacca, professò", dice lei - forse è vero che non dobbiamo fare della meritocrazia un ulteriore setaccio: l'oro passa e le pietre vengono buttate via.

I ricchi hanno capito al volo l'aria che tira, aria da Titanic, e hanno subito occupato le poche scialuppe di salvataggio: scuole straniere, master, stage, investimenti totali nello studio. L'élite non ha più tempo né voglia di ascoltare le pene della nazione, le voci dei bassifondi: ha intuito il tracollo della scuola pubblica e ha puntato sulle scuole di lusso.

E così la scuola non è più il luogo del confronto, della convergenza, dell'appianamento delle differenze e della crescita collettiva. Non si sta più tutti insieme a istruirsi per un futuro migliore, a sognare insieme. Chi ha i soldi il futuro se lo compra, o comunque si prepara a "meritarselo". (...) Ormai il nostro paese è tornato ad essere ferocemente classista, ai poveri gli si butta un osso e un'emozione della De Filippi, li si lascia nell'abbrutimento e nell'ignoranza, mentre ai ricchi si aprono le belle strade che vanno lontano: lontano da qui, da questa nazione che inizia a puzzare come uno stagno d'acqua morta.

m.
Firenze: Staino, Pelù, Ovadia & Co.Maratona contro i tagli alla cultura
Venerdì 11 febbraio 2011


«La corazzata Potemkin non è una boiata», era l’ora! Ad affermare ed argomentare questa tesi giustamente antifantozziana sarà Wlodek Goldkorn, responsabile per la cultura de L’espresso. Lo farà durante la kermesse di due giorni ideata dall’Associazione “Quelli del Puccini”, contro i tagli alla cultura del governo, cui seguono come un nefasto domino quelli operati molto spesso anche dagli enti locali, come è accaduto a Firenze.

Trentasei ore di interventi e musica per segnalare come ormai, a detta di Sergio Staino, presidente dell’associazione promotrice, e Claudio Martini, ex presidente della Regione e presidente dell’Orchestra Regionale Toscana, si sia abbondantemente superato il livello di guardia. Venerdì alle 15, al Teatro Puccini di Firenze, comincerà proprio Martini spiegando le ragioni di questa kermesse e illustrando anche come e perché «sia il caso di non tagliare più i fondi destinati alla cultura e casomai sia invece il caso di rivolgersi altrove».

A seguire Sandra Bonsanti, di Libertà e Giustizia, parlerà delle “Piccole biblioteche e la cultura diffusa nel territorio” e via con la lunga teoria di interventi che si susseguiranno fino alle 24 di sabato.

Da Gianni Cuperlo, del Centro Studi del Pd, a Sergio Givone, filosofo, da Moni Ovadia, attore e scrittore, a Michela Murgia, scrittrice, da Piero Pelù a Paolo Hendel in un susseguirsi di interventi la cui durata sarà di 5 minuti. A rompere il ritmo e a alleggerire la manifestazione i contributi musicali del Sestetto d’archi dell’Ort, dei Gatti Mèzzi, Leo Brizzi e Maria Grazia Campus, Ares Tavolazzi, Stefano Cocco Cantini, Martinicca Boison e altri. Andrea Camilleri aderirà con un collegamento video, Paolo Virzì ed altri hanno fatto avere la loro adesione pur non potendo venire.

«Fra le cose da discutere c’è la possibilità di lanciare una legge di iniziativa popolare per favorire le agevolazioni fiscali per i privati che investono in cultura, come avviene in molti paesi occidentali - spiega Martini -. Stando così le cose il 2011 si annuncia come un anno micidiale e il 2012 sarà anche peggio: saranno centinaia e centinaia i posti di lavoro che si perderanno in questo settore».

m.

DARBAR
Musica a Oriente

Rassegna musicale promossa dalla Fondazione Torino Musei, a cura di Renzo Pognant
e realizzata dall’Associazione Musicale Contrattempo

dal 10 febbraio al 21 aprile 2011

MAO Museo d’Arte Orientale
via S. Domenico 11 - Torino


A partire dal 10 febbraio 2011 il MAO presenta la rassegna musicale DARBAR, termine che indica il luogo deputato agli eventi artistici negli antichi palazzi dei Maharaja. Verranno proposti esempi significativi di musica orientale garantendo il buon livello delle esecuzioni e l’apporto didascalico-informativo necessario alla loro corretta interpretazione.

Il programma si articola in una serie di concerti dedicati nell'occasione a paesi dell'Asia Centrale e Orientale e di incontri con musicisti ed esperti del settore. Completano il programma una serie di proiezioni cinematografiche e di documentari video attinenti al tema della rassegna: la musica asiatica.

I concerti toccano la Mongolia con il gruppo Transmongolia, costituito da allievi del Conservatorio di Ulan Bator, che apre la rassegna. Si prosegue con la presentazione delle varie tradizioni del paese crocevia dell'intera Asia: l'Afghanistan, ad opera di due affermati musicisti /musicologi inglesi, John Baily e Veronica Doubleday, che frequentano quel paese da oltre quarant'anni e sono fra i più importanti studiosi di musiche afghane al mondo. Ci si spinge ulteriormente ad Oriente con tre aree geografiche a noi molto lontane: la Cina, con un eccezionale concerto pipa e erhu, la Corea, protagonista il komungo, raramente ascoltato al di fuori della penisola Coreana, e Giava (Indonesia) con un programma di musica da camera per un gamelan.

Attorno a questo nucleo centrale del programma ruotano una serie di incontri con musicisti e/o musicologi che approfondiranno alcuni aspetti dei concerti stessi o delle culture di riferimento.

Ad ampliare ancora il raggio d'azione del programma abbiamo inserito una serie di proiezioni di documentari, spesso inediti, che, a partire dalla musica, aumentino la conoscenza dei vari paesi presentati.

In occasione della rassegna, le gallerie del MAO osserveranno l’orario prolungato tutti i giovedì fino alle ore 23 con visite e percorsi tematici all’interno delle collezioni alle ore 18.

marisa

Da: REPUBBLICA.IT
Mercoledì 09 febbraio 2011


Fiabe, teatro e laboratori hip hopper imparare le parole degli altri

Duemila ragazzi torinesi coinvolti nelle tante iniziative patrocinate dall'Unesco. La ricchezza della diversità nel progetto "Le mie lingue".
"La differenza fa bene a tutti, anche agli italiani che comprendono fin da piccoli che il mondo è grande e ci sono tante culture"

Letture in classe di fiabe di paesi lontani, uno spettacolo teatrale dedicato al mondo Rom, l'ascolto di testi di giovani immigrati, un laboratorio di rap. Sono queste alcune delle attività per studenti e adulti del programma di "Le mie lingue", il progetto della città di Torino dedicato alla valorizzazione della diversità linguistica che ha preso il via a inizio mese e si concluderà il 22 febbraio. In programma incontri nelle scuole e nelle biblioteche, spettacoli teatrali e laboratori.

Arrivato alla sua seconda edizione, "Le mie lingue" è promosso dalla Divisione servizi educativi, con molti partner. Ha il patrocinio del centro Unesco di Torino, e si collega proprio alla Giornata mondiale per la Lingua Madre celebrata ogni 21 febbraio.

"Le attività sono soprattutto per gli studenti, ma alcune sono aperte anche a famiglie e pubblico - ha spiegato Egle Bolognesi, dirigente del Settore sostegno obbligo scolastico durante la presentazione - partecipano una trentina di scuole, per un totale di circa duemila ragazzi, sia del primo ciclo della scuola dell'obbligo che del primo biennio superiore". Alcune attività sono già cominciate a settembre, ma il cuore del progetto è adesso. L'obiettivo dichiarato è affrontare il tema dell'interculturalità rispettando storia e radici di tutti.

"I nuovi italiani hanno la propria lingua madre - ha spiegato Roberta Levi, che ha portato il saluto dell'Assessore Borgogno - È vero che conoscere la lingua del Paese in cui si vive è fondamentale, ma è vero anche che chi arriva da un'altra origine culturale deve poter fare interagire la lingua di origine con quella italiana". "La diversità arricchisce tutti - ha concordato l'assessore all'integrazione Ilda Curti - purtroppo a volte ci sono pregiudizi verso gli studenti stranieri. Invece è importante anche per gli italiani, che comprendono fin da piccoli nelle classi che il mondo è grande e che ci sono tante culture".

Molte quindi le iniziative per dar voce alle diversità linguistiche che vivono in città. Tra quelle pubbliche lo spettacolo teatrale sul mondo Rom "Il segreto di Nefe" della compagnia Art'O, domani alle 14.30 alla Scuola Leonardo da Vinci, in via degli Abeti 13; un ciclo di letture e incontri nelle Biblioteche civiche e un convegno il 22 alla Casa del Teatro Ragazzi e giovani di corso Galileo Ferraris 266 dal titolo "Dare parole al mondo. Riflessioni ed esperienze sulla pluralità linguistica e culturale".

Il programma completo si può leggere sul sito http://www.comune.torino.it/servizieducativi/

marisa

lunedì 7 febbraio 2011

Da: LASTAMPA.web, 7 febbraio 2011

Inaugurazione dell'Ecomuseo Urbano, Circoscrizione 1, grazie agli oggetti donati dalla Sclopis

Quando il preside nasconde il tempo pieno
Sale la protesta: le famiglie non ricevono le lettere, e nessuno si iscrive

MARIA TERESA MARTINENGO
torino

Allora la Sclopis subiva ingiustamente il pregiudizio di avere troppi alunni stranieri. Così un gruppo di sei famiglie italiane - racconta Marisa Margara, una delle mamme del Comitato -, poi diventato sempre più numeroso, ha agito da “testa di ponte”: abbiamo parlato con altri genitori italiani e non, spiegando che la scuola è bella, luminosa, con maestre appassionate, piene di iniziativa e di progetti. Ha funzionato». Per due anni la campagna iscrizioni è andata bene e le due sezioni si sono riempite in maniera equilibrata.

«L’atmosfera è ottima - prosegue Marisa Margara -, viviamo un’esperienza di integrazione riuscita, dove tutti i bambini si sentono uguali e l’arricchimento reciproco è un dato di fatto». Cosa è successo, allora, se a una settimana dalla chiusura delle iscrizioni alla Sclopis sono arrivati solo 25 bambini su 50 posti?

«Ci sono stati errori di gestione da parte del dirigente scolastico», dice Chiara Mancinelli, una bambina in IV e un bambino in II. «Per il secondo anno il dirigente non ha spedito la lettera alle famiglie di zona per informarle sulla scuola. Tutti i suoi colleghi lo hanno fatto».

Il risultato è che le scuole vicine devono dire decine di «no» e la Sclopis è a rischio nonostante abbia appena inaugurato la prima mostra dell’Ecomuseo Urbano di via Dego, nonostante disponga di un suo prezioso Museo, partecipi a vari progetti per il 150˚ dell’Unità, curi soggiorni e scambi all’estero.

«Delle carenze di comunicazione discuteremo in Consiglio di circolo», annuncia Chiara Mancinelli. Insomma, il combattivo Comitato - che ha dato vita al blog «Lamiamaestraègiàunica»- non ci sta.

«L’idillio con il dirigente si è rotto lo scorso anno», dice Marisa Margara. «Ci siamo dati da fare per trovare opportunità sportive e musicali per integrare l’offerta formativa del 2010/2011: lui non ha mai contattato i referenti. Ce ne siamo accorti a lezioni iniziate e abbiamo dovuto inseguire chi era ancora disponibile. Ed è solo un esempio».

Il dirigente Carlo Sinicco non dà spiegazioni sulle lettere non spedite e ribatte: «Alla Sclopis resiste il pregiudizio, incomprensibile visto che il progetto didattico è identico in tutte le sedi. Alla Ricardi di Netro dobbiamo sempre rifiutare iscrizioni. Lì funziona il passaparola...». Ma che qualcosa non va lo si vede anche alla Carducci: in corso Matteotti le richieste sono 34 su 50 posti.

In settimana l’assessore alle Risorse Educative del Comune, Beppe Borgogno, incontrerà genitori e dirigente. «La Sclopis - dice Borgogno - è un presidio in centro importante, ha una storia e una tradizione che non ha senso disperdere».

m.

venerdì 4 febbraio 2011

Da: Retescuole, 21 gennaio 2011

Aule-pollaio, sì alla class action: il Tar dà ragione alle famiglie. Il Tribunale amministrativo ammette la prima azione di questo genere contro la pubblica amministrazione.

Con il taglio di 87mila cattedre molte scuole esplodono. E ora la Gelmini deve rispondere e prendere misure per il prossimo anno Il Tar Lazio accoglie la prima class action italiana contro la Pubblica amministrazione: quella sulle cosiddette classi-pollaio.

Ad annunciarlo è il Codacons, che l'anno scorso aveva promosso l'azione collettiva contro il ministero dell'Istruzione. Nel corso degli ultimi anni, anche a causa dell'aumento del numero degli alunni per classe deciso dal governo per tagliare 87 mila cattedre in tre anni, le classi si sono gradatamente riempite.

Oggi, nonostante diverse normative italiane lo vietino espressamente, non è difficile trovare classi anche con 34/35 alunni, specialmente nei primi anni dei licei.

Il Codacons, per supportare il ricorso al Tar ha raccolto in un apposito elenco depositato ai giudici alcune classi nelle quali il numero di alunni supera i limiti fissati dalla legge, "con grave danno - si legge in una nota dell'associazione dei consumatori - per la sicurezza di studenti e insegnanti".

"Dal punto di vista della giurisdizione - spiega il comunicato - il Tar ritiene immediatamente applicabile la legge sulla class action contro le amministrazioni pubbliche, e legittima il Codacons ad agire in nome e per conto dei cittadini danneggiati dalla pubblica amministrazione".

Il pronunciamento, proprio alla vigilia della definizione degli organici per il prossimo anno scolastico, potrebbe mettere nei guai il ministero dell'Istruzione. Operazione, nella quale la mannaia della coppia Tremonti-Gelmini dovrebbe tagliare le "ultime" 20 mila cattedre e 15 mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). Anche perché "il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche" ed evitare classi-pollaio, spiegano dal Codacons. Ma potrebbe dare una boccata di respiro agli insegnanti che faticano ogni giorno di più a tenere a bada classi sempre più numerose.

m.
Varie fonti:

Il ministero della Gelmini condannato per discriminazione agli studenti disabili

La decisione dei giudici milanesi riguarda il drastico taglio di ore di sostegno. Davanti a a questa situazione, il novembre scorso diciassette genitori hanno depositato un ricorso in procura
.

Il ministero di Mariastella Gelmini condannato per discriminazione nei confronti di studenti con disabilità. La condanna del tribunale Civile arriva dopo un ricorso presentato il novembre scorso da 17 genitori contro il ministero dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico regionale e quello provinciale. Motivo: la riduzione delle ore di sostegno, ridotte fino al 50% dall’ultima Finanziaria.

“E’ una sentenza importante”, spiega l’avvocato Livio Neri di Avvocati per Niente onlus, legale dei 17 genitori. “Per la prima volta un giudice parla di discriminazione in materia di sostegno scolastico”. Altra novità è la scelta di tante famiglie di agire collettivamente. “Questa decisione – precisa Neri – impedirà agli uffici scolastici di tirare la coperta, togliendo le ore a chi non protesta”. Ma il direttore scolastico per la Lombardia Giuseppe Colosio frena: “Potremo fare ben poco – afferma – non ci sono soldi”. Ma Neri riosponde: “Il modo andrà trovato”. Dopodiché annuncia un esposto in procura nel caso in cui le amministrazioni non dovessero provvedere entro i trenta giorni stabiliti dal giudice.

“La vittoria più grande”, chiarisce Maria Spallino, uno dei genitori che hanno presentato il ricorso, “è l’aver dimostrato che fare rete tra le famiglie può davvero cambiare le cose”. E rilancia: “Questo è un primo passo all’interno di un percorso che ci vede impegnati perché i nostri figli camminino a testa alta, a scuola come in ogni momento della loro vita nella società”.I genitori degli studenti sono stati assistiti nella causa dall’associazione Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità).

“Da oggi le famiglie possono contare su uno strumento legale più rapido ed efficace per far valere i diritti dei loro figli”, spiega Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano. “Grazie a questa sentenza – continua Rasconi – ci auguriamo che altre famiglie escano dall’ombra per difendere il diritto dei propri figli alla formazione scolastica e non solo”.

m.

martedì 1 febbraio 2011


Da: LaStampa.web, 1 febbraio 2011:

Inaugurazione dell'anno accademico

Scoppia la protesta dei ricercatori

Uno striscione rosa srotolato nell'aula magna di Economia con le firme di ricercatori che chiedono la votazione a suffragio universale per l'elezione della commissione per lo Statuto dell'ateneo

Un lungo striscione rosa srotolato nell'aula magna della Facoltà di Economia con 800 firme di ricercatori che chiedono la votazione a suffragio universale per l'elezione della commissione per lo Statuto dell'Università di Torino è stato srotolato oggi durante l'inaugurazione dell'anno accademico 2010-2011 dell'ateneo torinese.

m.

venerdì 28 gennaio 2011

TORINO, 28 GENNAIO 2011
Migliaia di lavoratori hanno partecipato alla protesta per le vie del centro, con studenti, università e sindacati di base


Da: TORINO CLICK, 27 gennaio 2011
Anche il Centro ha il suo Ecomuseo

Da oggi anche la Circoscrizione 1 ha il suo ecomuseo. Ultimo, ma non per importanza, inaugurato questa mattina in via Dego - al piano terra della struttura che ospita da più di un anno il Centro Famiglia Famili Far - l’Eut 1 si propone di diventare un centro culturale di riferimento, un prezioso “contenitore” dedicato alla memoria storica del territorio. “L’ecomuseo è uno dei luoghi più significativi della città – ha sottolineato in conferenza l’assessore alla cultura della Città, Fiorenzo Alfieri -. È un grande esempio di collaborazione tra cittadini e territorio urbano”.

L’idea di questo spazio espositivo è nata nelle campagne delle province cittadine dove gli abitanti, desiderosi di raccogliere e conservare gli oggetti e le tradizioni tipiche della zona, hanno scelto di creare un “raccoglitore” di memoria storica, talvolta costruendo un vero e proprio edificio, altre invece riservando un’area o una stanza all’interno di uno stabile pubblico.

È stato inaugurato stamattina, con il taglio del nastro giallo-blu dal presidente della Circoscrizione 1 Massimo Guerrini e l’apertura della mostra "Una storia elementare: immagini, voci e ricordi dalla Scuola Sclopis", uno dei progetti considerato dalla circoscrizione il punto di riferimento dell’intero quartiere.

All’interno delle sale del piano terra saranno promossi programmi e iniziative per favorire, tra i residenti, un maggior senso di appartenenza alimentato dalla riscoperta dei luoghi e della loro storia.

“Inaugurare in occasione della giornata della memoria – ha ricordato Guerrini - e aprire i battenti con una mostra dal titolo significativo "Una storia elementare: immagini, voci e ricordi dalla Scuola Sclopis” è una scelta in linea con lo spirito dell’ecomuseo”. In esposizione quaderni, documenti, foto, pagelle e altri oggetti, un vero e proprio archivio di materiali posseduti dai residenti del territorio circostante nel secolo scorso e presentato con l’aiuto di studenti e insegnanti. “In questo ecomuseo è stata scelta la scuola come organismo vivente della memoria – ha detto l’assessore Alfieri – una elemento importante che aiuta a comprendere meglio il tessuto sociale e istituzionale del centro cittadino”.

Il 18 marzo, al piano terra di Palazzo Madama, prenderà il via il nuovo progetto interattivo “Museo Torino” nel quale confluiranno i lavori sulla memoria storica di tutti e dieci gli ecomusei torinesi.
m.

giovedì 27 gennaio 2011

Da: REPUBBLICA.WEB, 27 gennaio 2011

LO SCIOPERO DEL 28 GENNAIO 2011

Diritti e contratto, Fiom in piazza assieme ai Cobas e agli studenti

Il 28 la protesta dei metalmeccanici della Cgil, che contestano le norme contrattuali di Mirafiori e rivendicano gli accordi nazionali e i diritti acquisiti. Cortei e comizi in 17 città, da Torino a Termini Imerese. Accanto a loro i comitati di base, che hanno indetto anche un corteo nazionale a Roma. In piazza anche gli studenti e i precari dello spettacolo.

A TORINO,
il corteo partirà da Porta Susa intorno alle 9 diretto a piazza Castello, dove avrà luogo il comizio conclusivo, che vedrà la partecipazione del segretario confederale Cgil Enrico Panini e del segretario Fiom Giorgio Airaudo, responsabile nazionale del settore auto.

m.
Da: REPUBBLICAweb, 27 gennaio 2011
Anche le scuole del Torinese rifiutano i premi della Gelmini

Torino era stata scelta come protagonista del progetto sulla valutazione dei docenti, che metteva in palio una mensilità extra per i più bravi. Ma dopo il "no" degli istituti cittadini è arrivato il diniego del resto della Provincia. E ora l'Usr cerca le 15 scuole anche nel resto della Regione.

Niente da fare: i docenti torinesi non vogliono essere valutati. A dire “no” alla sperimentazione voluta dal ministero dell’Istruzione sono state prima le scuole di Torino e poi quelle della Provincia. Per far partire il progetto occorrevano 15 scuole, ma ancora non si trovano. E ora l’Ufficio scolastico regionale ha deciso di estendere l’iniziativa a tutta la Regione. Tutto è iniziato a novembre, quando il ministero ha annunciato l’avvio della sperimentazione in quindici istituti di Torino e in altrettanti di Napoli.

Scuole materne, elementari, medie e superiori nelle quali far nascere una commissione mista (preside, docenti e genitori) che individuerà gli insegnanti più bravi in base a criteri come il curriculum, le attività extra, il gradimento di genitori e studenti. A ciascun "prof" meritevole il ministero darà in primavera una mezza mensilità in più. Ma a decidere se far aderire la propria scuola al progetto dovevano essere i collegi docenti. Che a Torino hanno detto un “no” quasi corale, con l’unica eccezione del liceo Segré. Così la scadenza, prevista per l’11 gennaio, è stata posticipata al 14 febbraio.

Ora però i volontari non si trovano. E il direttore generale dell’Usr, Francesco De Sanctis, ha deciso di inviare una circolare in cui annuncia che “il campione delle scuole partecipanti viene esteso a tutta la regione, recependo le richieste già pervenute da scuole di altre province e valorizzando in tal modo la ricchezza e la varietà delle esperienze piemontesi nel campo della valutazione e dell’autovalutazione”.

Una decisione che i Cobas, in una nota, definiscono “un’ulteriore truffa e forzatura da parte del ministero”. E rilanciano la loro azione di disturbo nei confronti della premialità ai docenti: “Invitiamo tutti i colleghi docenti a non aderire alla sperimentazione, a bocciare questo ennesimo tentativo di dividere gli insegnanti tra bravi e fannulloni”.

m.

Da: LASTAMPA.web, 21 gennaio 2010


Nella fabbrica di Levi il museo della memoria

L'ex Siva di Settimo Torinese descritta da Primo Levi diventerà un museo


Da qui partirà il viaggiodel ricordo verso i Campi di sterminio

Sarà la «casa» ideale di Primo Levi e simbolicamente di ogni Resistenza di ieri e di oggi. L’ex Siva di via Leinì, a Settimo, raccontata nel romanzo «La chiave a stella», diventerà un museo multimediale dedicato allo scrittore torinese, testimone dei campi di sterminio e partigiano, cittadino e chimico, per 20 anni direttore della locale fabbrica di vernici. Passato: l’atroce ricordo delle deportazioni degli ebrei torinesi e della storia del capoluogo sabaudo, dal ventennio fascista alla ricostruzione. Ma soprattutto futuro. La palazzina liberty che fino a due anni fa rischiava di finire all’asta su eBay, non si trasformerà solo in un luogo della memoria. Diventerà il quartier generale dell’associazione culturale Terra del Fuoco. Un centro operativo di partecipazione e impegno politico e civile: verranno ospitati qui i rifugiati politici e gli attivisti provenienti da tutto il mondo.

Quei «partigiani» di oggi che, come ha fatto Primo Levi, si ribellano contro i regimi che negano loro diritti e dignità.

«L’esperimento si avvicina a quello della Maison des Journalistes di Parigi - spiega Davide Toso, responsabile del progetto -. C’è un legame strettissimo tra Levi, che ha raccontato come nessun altro l’orrore dei lager, e le migliaia di persone che vivono oggi sotto le dittature. Noi vogliamo unire con un filo rosso virtuale tutte queste resistenze».


Il museo accoglierà tre aree. Un primo ambiente di carattere biografico, con esposizione interattiva che prenderà spunto dalla vita dell’autore di «Se questo e un uomo». Lo storico ufficio dello scrittore, sarà la «finestra» sulla sua opera e sul suo lavoro. Nei corridoi, si ripercorreranno invece le tappe della deportazione e della liberazione. Le sale che videro la fabbrica attiva nel dopoguerra narreranno «La tregua». La ricollocazione delle apparecchiature e degli strumenti da lui progettati saranno testimonianza tecnica e umana della sua storia professionale. Gli altri spazi fungeranno invece da residenza del ricordo di oggi.

Ogni anno, il Treno della Memoria partirà da qui. Così anche il Memobus, laboratorio mobile che attraversa i luoghi della Resistenza torinese, dal Rifugio antiaereo di piazza Risorgimento, alle Carceri Nuove, alla Stazione di Porta Nuova, da cui muovevano i treni dei deportati per il viaggio senza ritorno. Molte le scuole che, dall’anno prossimo, visiteranno la Siva di Settimo. Come dice Oliviero Alotto, presidente dell’associazione culturale: «Tocca a noi raccogliere il testimone dei partigiani che non ci sono più e che ci hanno insegnato a costruire una città migliore». E Michele Curto, presidente di Flare: «Tramandiamo ai ragazzi il messaggio di Levi: riappropriarsi del diritto di scegliere se esistere o vivere».


m.

venerdì 21 gennaio 2011

Da: LASTAMPAweb
Il Tar del Lazio: no alle classi-pollaio

Accolta la class action presentata dal Codacons: troppi 35 alunni

ROMA
Il Tar del Lazio boccia le "classi-pollaio", ovvero quelle aule scolastiche nelle quali il numero di alunni supera i limiti fissati dalla legge, e intima al Ministero dell'Istruzione e dell'Economia di presentare entro 120 giorni di tempo un piano generale di riqualificazione dell'edilizia scolastica in grado di rendere sicure le aule scolastiche per evitare il formarsi di classi da 35 o 40 alunni ciascuna.

Il Tribunale amministrativo ha infatti accolto la prima class action italiana contro la pubblica amministrazione, presentata dal Codacons con un'azione collettiva dei consumatori. Nel chiedere un pronunciamento dei giudici, il comitato aveva denunciato con un elenco depositato al Tar diverse 'classi-pollaio' nelle scuole italiane. Nel pronunciamento il Tar ha spiegato che «il piano generale di riqualificazione dell'edilizia scolastica», previsto dalla legge, «non è stato ancora adottato» e che bisogna presto intervenire «per garantire la vivibilità degli ambienti delle scuole inidonee ad ospitare classi più numerose di quelle pregresse, nelle more di una loro necessaria riqualificazione a mezzo del piano».

«Se il ministro Gelmini non interverrà entro i 120 giorni per emettere il piano - dice il presidente del Codacons Carlo Rienzi - saremo costretti a chiedere la nomina di un commissario ad acta che si sostituisca al ministro e ottemperi a quanto disposto dal Tar. Grazie a questa sentenza, inoltre, docenti e famiglie i cui figli sono stati costretti a studiare in aule pollaio, potranno chiedere un risarcimento fino a 2.500 euro in relazione al danno esistenziale subito». Con la sentenza il Tar ha anche di fatto ritenuto immediatamente applicabile la legge sulla class action contro le amministrazioni pubbliche, «sgombrando il campo dai dubbi circa l'immediata vigenza ed obbligatorietà delle norme».

m.

martedì 18 gennaio 2011


Il partigiano indignato

A 93 anni, dopo aver fatto la resistenza e aver contribuito a costruire la Francia democratica, Stéphane Hessel ha scritto un pamphlet che invita a indignarsi contro le ingiustizie del mondo. Un successo editoriale senza precedenti, un caso editoriale e politico. Che rivela il malcontento della società francese verso le storture della globalizzazione.

m.

28 gennaio 2010 (e non solo)

Perché Retescuole sostiene lo
sciopero del 28 gennaio
e perché chiede al popolo della
scuola di aderirvi.

LAVORO E SCUOLA BENI COMUNI

Retescuole e i comitati a difesa della scuola pubblica nel milanese sono costituiti da lavoratori e lavoratrici: sono i genitori che vengono eletti nei consigli di circolo e di istituto per cercare di dare un contributo al buon funzionamento della scuola pubblica, sono i genitori che hanno difeso e difendono con le unghie e coi denti il tempo pieno e il tempo prolungato, sono i docenti e gli ata che manifestano e protestano contro i tagli e le riforme disastrose per
l’avvenire delle bambine e dei bambini e delle/degli adolescenti. Quindi non abbiamo dubbi
da che parte stare se in ballo ci sono i diritti di chi lavora.

(...) Ma non si tratta di esprimere solo solidarietà a qualcuno. La scuola ha abbondanti ragioni per
protestare “per sé”. Incombe la terza ondata di tagli (vogliono sopprimere altri 35.000 posti
entro pochi mesi), il precariato dilaga, la riforma universitaria...

Fortunatamente nello stesso giorno hanno proclamato lo sciopero anche due sindacati presenti
nella scuola e nell’università (Cub e Cobas) e ciò consente la “copertura” per scioperare alle
lavoratrici e ai lavoratori della scuola che lo desiderano.
Sia il lavoro che la scuola sono “beni comuni”, diritti che vengono messi pesantemente in discussione da troppi anni. Abbiamo bisogno di dimostrare a chi ha il potere che la gente non
è disponibile a rinunciarvi. Se non lo manifestiamo chiaramente non potremo pensare di resistere
da soli nella trincea della difesa della scuola pubblica. Quei signori non si limitano a
togliere posti e soldi: tolgono futuro. E lo vediamo tutti i giorni a scuola, dove i ragazzi e persino
i bambini immaginano per sé una prospettiva di vita peggiore di quella dei propri genitori.
Quindi per il 28 gennaio noi chiediamo ai genitori e agli studenti di manifestare come possono
la loro adesione allo sciopero, alle lavoratrici ed ai lavoratori della scuola di scioperare,
chiediamo a tutte e tutti di partecipare in maniera unitaria alle manifestazioni regionali che si
terranno, costituendo e rafforzando lo spezzone della scuola e dell’università.

info: www.retescuole.net

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venerdì 14 gennaio 2011

Da: Retescuole, 12 gennaio 2011
Vademecum per portare la Gelmini in tribunale e ottenere il riconoscimento dei propri diritti per bambini con disabilità

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A Milano è successa una cosa importante in questo inizio d’anno: il tribunale ha stabilito che ridurre le ore di sostegno ai minori con disabilità è atto discriminatorio.
Non è la prima volta che le famiglie di questi bambini si rivolgono alla giustizia per vedere ripristinata una situazione almeno vivibile per i propri figli. Ma si trattava sempre di ricorsi al Tar, vinti per altro nella stragrande maggioranza dei casi, ma fonte di un tardivo rimedio che spesso non cambiava di molto l’esito dell’anno scolastico. Qui invece siamo di fronte alla condanna di un tribunale ordinario che accetta la tesi che non si può ledere un diritto primario dell’individuo, in questo caso il diritto all’istruzione, in nome di un riordino dei conti pubblici. Semplicemente non si può, perché questo diritto è sancito dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

Come è nata l’idea di questo ricorso?
Nel lavoro preparatorio del convegno “Tutti a scuola – il diritto all’istruzione dei minori con disabilità”, organizzato dal presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Milano, Ines Patrizia Quartieri nel novembre scorso, sono state fatte incontrare le esigenze delle famiglie, le competenze di Ledha Milano (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e quelle di Avvocati per niente onlus, un’associazione di legali che mette a disposizione il proprio lavoro per cause di rilevanza sociale. Livio Neri, uno di questi bravissimi legali, ha studiato con i colleghi la situazione, trovando la via per un nuovo importante approccio al tema.

Paura eh?
Che il ricorso, e la sua felice conclusione (il tribunale di Milano concede infatti 30 giorni di tempo per ripristinare una situazione di diritto nelle scuole dei 17 allievi coinvolti) facciano paura al Ministero e alla maggioranza in Parlamento si comprende dalla conclusione dell’articolo a firma Dino Bondavalli dedicato a questa vicenda e pubblicato da Libero l’11 gennaio 2011. «Tutto ciò in virtù di una sentenza che rischia di scatenare una pioggia di ricorsi in ogni parte d’Italia, sulla quale Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione istruzione della Camera, esprime forte preoccupazione “Intervenire con sentenze su una materia così delicata impedisce l’integrazione degli studenti disabili nei confronti dei quali non c’è nessuna attività discriminatoria, visto che hanno a disposizione altri strumenti”». Sorvolando sul fatto che a fare danni sarebbe chi ripristina condizioni di diritto e nell’attesa di scoprire quali altri strumenti avrebbero a disposizione per l’integrazione i bambini con disabilità, che attualmente non fanno che prendere porte in faccia anche dalle amministrazioni locali, resta da osservare che sono parecchio preoccupati della pioggia di ricorsi.

Si può fare!!
E allora accontentiamoli, giù con i ricorsi come se piovesse, perché diventi assolutamente anti-economico, per lo Stato, risparmiare sulla pelle dei bambini con disabilità.

m.

giovedì 13 gennaio 2011


RINUNCIARE AI PROPRI DIRITTI O PERDERE IL LAVORO:
una questione che riguarda tutti noi cittadini, non soltanto gli operai FIAT, chiamati oggi ad addossarsi una responsabilità che in ogni caso avrà conseguenze gravissime

una mentalità arrogante e vampira che si fa beffe di etica, dignità e rispetto umano, cerca di vendere l'epoca dei padroni delle ferriere come l'unica alternativa possibile...
m.
Addio al tempo pieno nelle scuole: alle medie resiste una classe su cinque


Crollo dopo i tagli della Gelmini: in due anni la scuola media ha perso 14mila cattedre anche se ciò sono 33mila alunni in più. E i genitori protestano. Lazio, Marche ed Emilia-Romagna le Regioni più colpite. Al top Basilicata, Sardegna e Calabria

Per leggere l'articolo completo: www.repubblica.it/ilcaso
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