lunedì 7 marzo 2011


marisa

Da: La Stampa.it, Cronaca, 6 marzo 2011

In strada con una sedia per difendere la cultura

Tanti, forse 4 o 5 mila incolonnati in un serpentone lunghissimo che ha zigzagato in via Verdi, davanti al teatro, dai Giardini Reali. Molti di più dei 1700 spettatori che sono riusciti ad assistere al concerto

Ore di coda al Regio per il concerto di protesta contro i tagli

Una signora non più giovane giunge a passo lento, è ben felice di avere sotto braccio la sua seggiolina pieghevole da campeggio. La apre e mentre tutti gli altri se ne stanno quieti e immobili in coda, si mette comoda. C’è ancora parecchio da aspettare. Sono solo le 16,30 e le porte non si apriranno prima di un’ora. E’ stata previdente, lei lo ha immaginato che non si sarebbe trattato di un concerto qualsiasi. Così è stato per il Teatro Regio.

Il richiamo alla città di tutti i lavoratori del teatro lirico davanti al taglio delle risorse per lo spettacolo ha funzionato, di più: ha raccolto ieri attorno alla protesta un fiume di persone. Incolonnate in un serpentone lunghissimo che ha zigzagato in via Verdi, davanti al teatro, dai Giardini Reali: forse 4 o 5 mila, certo una marea in più rispetto ai 1700 spettatori che sono riusciti ad assistere al concerto dell’Orchestra e del Coro del Regio diretti dal maestro Gianandrea Noseda, omaggio a Verdi e alle imminenti celebrazioni dell’Unità d’Italia.

Gratuito, vero, ma la gente, dagli anziani alle famiglie ai gruppi di ragazzi, non stanno in fila solo per poter godere delle arie del Nabucco e della Traviata. «Sono qui per il dispiacere: davanti a tanti sprechi, mi si dice che forse il teatro lirico della mia città rischia la chiusura» dice Francesca Accossato, impiegata bancaria. E mentre parla chi ha attorno non fa altro che annuire: «Sostengo la protesta» afferma Giuseppe Muccilli, 25 anni, praticante in uno studio legale. «Al Regio gli spettacoli sono sempre esauriti. Torino fa cultura e io non voglio rinunciarci». Roberta Dalle è un insegnante di musica, tiene per mano la figlia Vittoria, ha 9 nove anni e suona il violino: «Fino all’anno scorso portavo i miei studenti al Regio a ascoltare le prove aperte, quest’anno, per protesta contro i tagli alla scuola, non siamo più venuti». Lo dice con tristezza, «ci hanno perso solo i ragazzi». Importa eccome si fa sentire Laura Giglioli, altra insegnante di Borgo San Paolo: «Non siamo in grado di valorizzarla la nostra cultura. Per questo siamo qui».

E dietro le quinte tutti lo sanno che fuori hanno un appoggio vero: «Abbiamo lo stipendio garantito solo fino a giugno» dice Giulio Arpinati, professore d’orchestra, violoncellista.«Lavoro al Regio dall’86 e mai ho respirato un momento così buio» sostiene Alessio Murgia, violinista. Ha meno esperienza ma non ci sta a parlare di ridimensionamenti Stefania Rota, 33 anni, macchinista: «Se manca qualcuno di noi, lo spettacolo non va in scena». Va il maestro Noseda sul podio, dopo che in platea, il sindaco Chiamparino e il candidato sindaco Piero Fassino, sono stati accolti da un lungo applauso. E’ arrivato all’ultimo Michele Coppola, fresco di candidatura nel Pdl.

«Noi lavoriamo con estrema disciplina per far parlare i grandi, non noi stessi» ha detto Noseda nella premessa al concerto, che ha visto il Sovrintendente Valter Vergnano farsi portavoce di tutti i 385 dipendenti. «Noi arriviamo da Verdi, Bellini, Puccini. E’ l’arte che fa pensare». E ha dato l’attacco all’Inno di Mameli.

marisa

venerdì 4 marzo 2011

Da: Repubblica.it, 4 marzo 2011

L'APPELLO
Riprendiamoci un diritto

di AFTERHOURS

"Un paese in agonia.Politicamente in primis ma se scaviamo più a fondo troviamo le radici logore di una società annichilita nella sua più importante sorgente: la cultura. Il taglio dei fondi alla scuola pubblica e contemporaneamente l'incremento di quelli alle paritarie non è che l'ennesimo attentato al bene primario di qualunque paese civile e libero. Mandiamo in esilio i nemici della cultura.Urliamo loro la nostra indignazione e riprendiamoci il nostro sacro diritto all'educazione. Pubblica".

band rock Afterhours, Milano

giovedì 3 marzo 2011

Da: Repubblica.web, 2 marzo 2011

"Difendiamo la scuola pubblica perché ha fatto gli italiani"

Tommaso De Luca, preside dell'Avogadro e presidente Asapi: "La protesta si farà sentire anche in Piemonte".
Presto la mobilitazione dei presidi, degli insegnanti e dei genitori

di Ottavia Giustetti

Sono minuti e minuti di silenzio allo scoccare delle 12 nelle scuole della città. Anche Torino aderisce in forma spontanea e ancora non coordinata alla manifestazione di sconcerto per le dichiarazioni del premier che ha definito la scuola pubblica qualcosa da lasciarsi alle spalle perché portatrice di valori contrari al sentire della famiglia. Anzi, le parole esatte sono state: "Gli insegnanti Inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie".

"E' grottesco che sia il presidente del Consiglio di questo Stato a parlare così della scuola di Stato - dice Tommaso De Luca, preside dell'Avogadro e presidente dell'Asapi, l'associazione delle scuole autonome piemontesi - grottesco anche il concetto di studente bottiglia che viene indottrinato, al quale vengono inculcati valori".

Tommaso De Luca, come sta vivendo la scuola pubblica torinese questo ennesimo attacco del governo ai valori cui si è sempre ispirata?
"Il tema è molto sentito. C'è un rammarico diffuso, c'è indignazione, e alcune scuole si stanno mobilitando per approvare mozioni nei consigli di istituto in difesa della scuola pubblica. Come Asapi stiamo raccogliendo manifestazioni sparse e ci stiamo mobilitando per scrivere e approvare un documento unico che sia portavoce dei motivi per i quali crediamo che i valori che abbiamo insegnato e non inculcato vengano difesi".Il tema della difesa della scuola pubblica è periodicamente tornato in auge con questo o quel governo, anche locali, ma poi puntualmente dimenticato.

Perché?"Perché è un tema da campagna elettorale, che quando ha finito di portare voti, ha perso automaticamente la sua importanza. Tutti i politici lo hanno trattato in maniera molto ipocrita ma poi non hanno portato avanti alcuna politica seria a riguardo".

Oggi invece la mobilitazione parte dal basso. Crede che si possa arrivare a chiedere un impegno concreto?
"Ho letto e ho sentito che già molte sigle sindacali dei lavoratori della scuola hanno chiamato alla mobilitazione. Anche alcune associazioni di genitori come il Coordinamento genitori e il Manifesto dei 500 si stanno muovendo in tal senso. Infine noi, come associazione di presidi, siamo in procinto di approvare un documento in difesa della scuola pubblica. Speriamo che qualcuno ascolti la nostra voce".

Perché, allora, è importante difendere la scuola pubblica italiana?
"Perché ha fatto gli italiani. La scuola ha risposto alla frase di Massimo D'Azeglio che ha detto: 'Abbiamo fatto l'Italia, adesso bisogna fare gli italiani'. La scuola pubblica per i centocinquantanni passati, attraverso l'iscegnamento della lingua italiana prima di tutto, ma anche attraverso l'insegnamento dei valori dello Stato e della democrazia, ha fatto gli italiani. Da qui ai prossimi 150 anni non lo sappiamo cosa farà".
marisa

SCUOLA: ADERISCO PURE IO!

da: Unità.web, mercoledì 3 marzo 2011


marisa

Da: REPUBBLICA.web, 1 marzo 2011

Da Nord a Sud, con gli sms un minuto di silenzio nelle scuole

In tanti istituti inscenata ieri una protesta simbolica organizzata con i messaggini. L'Unione dei sindacati di base chiede adesione allo sciopero generale dell'11 marzo, Rete e Unione Universitari annunciano la mobilitazione per il giorno successivo.

Le parole del premier su una scuola pubblica da lasciarsi alle spalle perché portatrice di valori contrari al sentire della famiglia, hanno generato una generale ondata di protesta che lo stesso Berlusconi probabilmente non si aspettava. Così, mentre la piazza virtuale aperta da Repubblica.it sul "perché" difendere la scuola pubblica si riempie minuto per minuto di migliaia di commenti e testimonianze, la protesta sembra pronta a materializzarsi nelle piazze del mondo reale di tutto il Paese.

Firma la petizione per la scuola pubblica sul sito di Repubblica, sezione Scuola&Giovani

marisa

venerdì 25 febbraio 2011



TEATRO APERTO PER MUSICA
Concerto straordinario con l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio
Dirige Gianandrea Noseda

Teatro Regio, sabato 5 marzo ore 18
INGRESSO GRATUITO

Il Teatro Regio e i suoi lavoratori hanno deciso di realizzare un concerto straordinario sabato 5 marzo per condividere, con l’amatissimo pubblico, la volontà di rimanere aperti nel momento in cui il Governo, tramite i pesantissimi tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo e il mancato reintegro delle risorse nel Decreto “Milleproroghe”, sta determinando di fatto la chiusura delle Fondazioni Liriche.

Il programma del concerto di sabato 5 marzo non poteva che avere come protagonista Giuseppe Verdi, compositore che più di ogni altro ha saputo infondere negli italiani la volontà di creare uno spirito comune.

Ingresso libero in Teatro a partire dalle ore 17.15 e fino a esaurimento dei posti disponibili
Vi aspettiamo


marisa
Da: Il Corriere della Sera, venerdì 25 febbraio 2011

Gelmini - Riforme e costi

Fondi per formare i dirigenti degli enti locali in due università

Dieci milioni per insegnare federalismo
I soldi agli atenei (uno del Nord e uno del Sud) saranno assegnati dal Ministero
senza una gara pubblica

ROMA - Ai disfattisti accaniti contro la riforma dell’università di Mariastella Gelmini dev’essere sfuggito. E come a loro, dev’essere sfuggito anche a chi si lamenta che il federalismo fiscale rischia di essere un guazzabuglio difficile da capire per gli stessi amministratori locali. Ebbene, mentre la Cgil denunciava che le università italiane si vedranno ridurre quest’anno i fondi statali di 839 milioni e i poveri ricercatori restavano quasi all’asciutto, proprio nella riforma Gelmini è spuntato un finanziamento nuovo di zecca: due milioni l’anno per cinque anni. Totale, dieci milioni. Da destinare a uno scopo decisamente particolare: spiegare ai dirigenti degli enti locali i segreti del nostro futuro federalista. Ci credereste?

Quei soldi, c’è scritto nell’articolo 28, servono al ministro per «concedere contributi per il finanziamento di iniziative di studio, ricerca e formazione sviluppate da università » in collaborazione «con le regioni e gli enti locali». Tutto ciò in vista «delle nuove responsabilità connesse all’applicazione del federalismo fiscale». Atenei, beninteso, non soltanto pubblici: potranno avere i quattrini pure quelli privati, nonché «fondazioni tra università ed enti locali anche appositamente costituite». E qui viene il bello. Perché dopo aver stabilito questo principio, la legge dice che non ci potranno essere più di due beneficiari, uno dei quali «avente sede nelle aree dell’obiettivo uno».
Cioè nelle regioni meridionali ancora considerate sottosviluppate dall’Unione europea. Insomma, una norma fatta apposta per distribuire un po’ di soldi a una università del Nord e a uno del Sud.

Le loro identità? La riforma Gelmini dice che a individuarle ci penserà il ministero. Quanto al modo che verrà seguito, è del tutto misterioso. L’articolo che istituisce il fondo prevede che «con decreto del ministero, da emanarsi entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge », cioè prima del 29 maggio prossimo, «sono stabiliti i criteri e le modalità di attuazione delle presenti disposizioni». Aggiungendo però che sempre con il medesimo decreto «sono altresì individuati i soggetti destinatari». Se abbiamo capito bene, il 29 maggio sapremo quali saranno i due soggetti pubblici o privati scelti da Mariastella Gelmini, e perché. Senza una gara, né un concorso pubblico.

Fatto piuttosto singolare, visto che al Fondo per la formazione e l’aggiornamento della dirigenza» possono accedere anche istituzioni private. A meno che, circostanza assai probabile, non si sappia già a chi devono andare i soldi.

marisa

giovedì 24 febbraio 2011

Da: La Stampa, 23 febbraio 2011

Niente gita per lo studente downi compagni di classe si ribellano

La dirigente della scuola media si era opposta: riammesso grazie agli amici
CATANZARO
La preside vieta la partecipazione ad una gita di uno studente down ed i compagni del ragazzo si ribellano, rifiutandosi di fare il viaggio senza il loro compagno ed ottenendo così la riammissione del giovane disabile. La vicenda è stata resa nota dall’avvocato Ida Mendicino, che è la responsabile del Coordinamento regionale della Calabria per l’integrazione scolastica.

L’episodio risale allo scorso mese di gennaio ed è accaduto in una scuola media di Catanzaro. Il ragazzo down al centro della vicenda si è sempre ben integrato nell’attività scolastica, ottenendo anche, grazie al lavoro degli insegnanti di sostegno, un buon profitto. In più ha un ottimo rapporto con gli altri studenti, che lo hanno sempre aiutato e circondato di grande affetto.Proprio per questo la decisione della dirigente scolastica di escluderlo dalla gita ha provocato la ribellione dei compagni, che sono riusciti alla fine a farlo riammettere al viaggio, che si è svolto poi regolarmente.

La discutibile iniziativa delle dirigente, tra l’altro, aveva suscitato anche la reazione dei genitori del ragazzo down, che avevano denunciato la vicenda alla polizia. L’avvocato Mendicino definisce il comportamento dei compagni dello studente «un segnale importante di cambiamento in una generazione spesso tacciata di eccesso di individualismo e di scarso senso di solidarietà» e rivolge «un plauso ai ragazzi, che si sono dimostrati - afferma - vera speranza di maturazione del tessuto sociale rispetto agli esempi che spesso provengono dal mondo dei grandi».

Il comportamento della preside, tra l’altro, secondo l’avvocato Mendicino, viola le note ministeriali secondo le quali «le gite rappresentano un’opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno e per l’attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio».

Successivamente alla sua decisione di escludere lo studente down dalla gita, la dirigente, ha riferito ancora Ida Mendicino, ha aggravato la propria posizione esprimendo ai docenti l’intenzione di non autorizzare in futuro alcuna uscita dello studente affetto da sindrome di Down. In più la dirigente ha chiesto ai compagni di classe di non fare sapere al ragazzo le date delle gite in programmazione, motivando tale richiesta con la scarsa capacità del giovane disabile di apprendere a causa della sua infermità genetica. Un comportamento cui ha fatto da contraltare la significativa reazione dei compagni di classe del ragazzo down.

marisa

mercoledì 23 febbraio 2011

Da: tuttoscuola.com, lunedì 21 febbraio 2011

Ogni anno 120mila studenti lasciano qualsiasi percorso educativo

Recentemente il ministro del lavoro Sacconi non ha usato mezzi termini nel giudicare la dispersione scolastica italiana come un vero e proprio “disastro educativo”, quantificato, dallo stesso ministro, in 46 mila studenti all’anno, secondo fonti del ministero dell’istruzione.
Una quantità di “dispersi” che può sembrare alta, ma (...) purtroppo, è ben lontana dalla realtà, come ha potuto accertare Tuttoscuola, che a questo tema dedica uno speciale sul numero di marzo della rivista cartacea.

Se si prendono (...) i dati degli studenti negli istituti statali superiori degli ultimi due anni scolastici (ma il confronto si può fare anche su altre annate precedenti) e si calcola quanti di loro non risultano più presenti l’anno dopo nella classe successiva a quella frequentata, si ha questo dato:
nel 2009-10 in seconda ci sono stati 71.957 studenti in meno di quelli che c’erano in prima dell’anno precedente in prima (2008-09); in terza ci sono stati 25.440 studenti in meno di quelli di seconda dell’anno 2008-09; in quarta 48.387 meno di quelli di terza dell’anno prima e, infine, in quinta 45.614 meno di quanti ce n’erano in quarta l’anno precedente, per un totale di 191.398 “dispersi”.

Tutti gli anni precedenti è stato più o meno così, tra i 208 mila e i 173 mila “dispersi”, e non ripetenti che comunque sarebbero arrivati prima o poi in ritardo. Proprio dispersi, almeno per la scuola statale. Di quei 190 mila che mediamente ogni anno nell’ultimo decennio scompaiono ogni anno dal percorso dell’istruzione statale, una quota non si perde del tutto, perché 60-70 mila passano alla non statale o alla formazione professionale. Ma gli altri 120 mila (altro che i 46 mila di Sacconi!) sono usciti da qualsiasi percorso scolastico o formativo.

Volete la controprova? Prendiamo i dati Eurostat della Commissione europea, da cui emerge che nel 2008 il 19,7% dei nostri 18-24enni in possesso al massimo della licenza media si è disperso senza percorrere altri percorsi scolastici o formativi.
Nel 2008 i 18-24enni erano in tutto, secondo i dati Istat, quasi 4,3 milioni e il 19,3%, cioè i dispersi, sono stati quindi 847 mila che, distribuiti su ognuna delle annate 18-24 anni fanno una media annua di 121 mila dispersi. Appunto.

È davvero un disastro educativo, un’emergenza da allarme rosso, per il quale occorrerebbero presto riforme di strutture adeguate. Ma il nostro Paese sembra in ben altre questioni affaccendato.

marisa

è anche su Facebook: www.facebook.com/retescuole

marisa

marisa

Perché non si tratta, ora, di stare dalla parte giusta, di capire chi sono i buoni e chi i cattivi, come se esistesse una linea netta che li separa.

Si tratta, più semplicemente, di immaginarci da qui a venti, trent’anni, e di immaginare quale Italia vorremo raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti, e di pensare a che cosa risponderemo quando ci verrà chiesto “tu dov’eri?”, “che cosa facevi?”.

(Per il testo completo: adifesadellacostituzione12marzo.wordpress.com)

marisa

martedì 15 febbraio 2011

Uno spot in difesa della scuola pubblica

Presentiamo l'anteprima di uno spot in difesa della scuola pubblica statale: l'iniziativa è stata presa da un gruppo di genitori di Roppolo (paesino del biellese) e si è estesa ad altri genitori in varie parti d'Italia.
Il testo, scritto da Andrea Sottile rielaborando alcune situazioni tratte dal “Pinocchio” di Collodi, è recitato da Paolo Poli.

chiara

lunedì 14 febbraio 2011

Resistere è già un'alternativa

L'Italia è un paese strabico, diviso tra il presunto benessere che ne fa una potenza occidentale e le crescenti difficoltà economiche di molti suoi cittadini. Un paese dove il mercato del lusso sembra non conoscere crisi mentre le mense per i poveri non hanno più posti per tutti.

Dove la povertà diffusa e la perdita del lavoro fanno fatica a diventare tema di dibattito politico e mediatico, ma in realtà condizionano l'esistenza di un numero sempre maggiore di persone.

Secondo lo storico e sociologo Marco Revelli, già presidente del Cies (Commissione di Indagine sull'Esclusione Sociale) e autore del libro "Poveri, noi", da poco uscito per Einaudi, in questa "terra di mezzo", tra fragilità sperimentata e ricchezza narrata, maturano le frustrazioni e i rancori che rappresentano la cifra del nostro tempo. E' tra la freddezza dei dati e l'affabulazione televisiva che si consuma un lento sgretolamento dei diritti e del senso di comunità.

L’intervista a Marco Revelli è riportata sul sito: www.gruppoabele.org

m.

TORINO, 13 FEBBRAIO 2011

MANIFESTAZIONE "SE NON ORA, QUANDO?"

I SOLITI QUATTRO GATTI....




Mariastella Gelmini ha criticato l'iniziativa 'Se non ora, quando?' che si sta svolgendo in tutta Italia.

"Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne", ha dichiarato il ministro della Pubblica istruzione in una nota.

"Non vengano a raccontarcidi voler difendere la loro dignita' quando sono le prime a bollare automaticamente come prostituta qualsiasi donna metta piede in casa del premier", ha aggiunto.

"Si tratta delle solite eroine snob della sinistra che sono uscite dai loro salotti per tentare di strumentalizzare la questione femminile e per attaccare un governo che continua ad avere la fiducia della maggioranza degli italiani", ha insistito.

"Oggi non va in scena la manifestazione 'delle donne' ma quella di militanti della sinistra contro il governo Berlusconi. Le organizzatrici se ne facciano una ragione,questa loro battaglia non monta nel Paese", ha assicurato."Non c'e' motivo e non c'e' speranza che le donne italiane vedano la propria dignita' minacciata da questo governo, ne' che si sentano coinvolte in una speculazione politica che non capiscono, non condividono e non appoggiano", ha concluso.

Strano...non ricordiamo di averla delegata a rappresentarci....

marisa



giovedì 10 febbraio 2011

Art. 3 della Costituzione Italiana:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE DELLE DONNE
E DEGLI AMICI DELLE DONNE

A Torino Appuntamento
DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011,
Piazza San Carlo
H. 14,30

Percorso della manifestazione:da piazza San Carlo, via Roma, piazza Castello, via Po, via Rossini, via Verdi (dove, davanti alla Rai, sarà letto l'appello "Se non ora, quando?"), via Montebello, via Po, piazza Vittorio.

Se vi è possibile, arrivate all'appuntamento portando:
- un ombrello
- un gomitolo di lana colorata

- L'ombrello "per riparare i nostri corpi dal fango che ci piove addosso"
- Il gomitolo di lana per tessere una rete colorata fra tutte e tutti noi.

In piazza e durante tutto il corteo saranno organizzati momenti creativi, per esempio: un minuto di silenzio seguito da un grande urlo collettivo di rabbia (il primo è previsto per le ore 15)

Inoltre verranno date le indicazione per l'apertura simultanea degli ombrelli.

Nel rispetto rigoroso dell'autonomia e della trasversalità, ricordiamo a tutte e tutti che
NON CI DEVONO ESSERE SIMBOLI PARTITICI O SINDACALI O DI ASSOCIAZIONI.
Nel caso qualcuna/o venisse in piazza comunque con tali simboli sarà pregata/o
di riporli.

Ribadiamo che non ci saranno né palchi né interventi. E che
· la manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. I cartelli e gli striscioni non dovranno generare equivoci su questo fatto.
· la manifestazione è fatta per esprimere la forza e la indignazione delle donne
· la manifestazione è promossa dalle donne, la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta.

Al di là di queste indicazioni collettive, ciascuna e ciascuno esprima tutta la propria creatività!

marisa

mercoledì 9 febbraio 2011

Da: REPUBBLICA, 9 febbraio 2011

Adro, i giudici bocciano il Sole leghista"E' discriminatorio anche per i docenti"

La decisione del tribunale di Brescia sul reclamo del Comune contro l'ordinanza che ne avevaimposto la rimozione dalla scuola. "Uno svantaggio consistente per la libertà di insegnamento".

"La presenza del simbolo del Sole delle Alpi, quale simbolo del partito della Lega Nord, discrimina gli insegnanti addetti alla scuola di Adro, creando una situazione di svantaggio consistente nella compromissione della libertà di insegnamento rispetto agli insegnanti di tutte le altre scuole pubbliche, cui la stessa invece è garantita con la necessaria e doverosa ampiezza". Lo ha ribadito il tribunale di Brescia, in composizione collegiale, decidendo sul reclamo proposto dal Comune di Adro contro l'ordinanza con cui già in primo grado era stato accertato il carattere discriminatorio dell'apposizione del simbolo partitico della Lega in centinaia di esemplari, presso l'istituto scolastico comprensivo di Adro.

marisa

marisa
Da: REPUBBLICA.IT, 9 febbraio 2011

Nell'ultimo libro di Paola Mastrocola la sconfitta degli insegnanti. Con un titolo provocatorio: "Togliamo il disturbo"

di PIETRO CITATI

Quando, l'estate, vado al mare, prendo volentieri l'ombra vicino ai capanni dove giocano i bambini. Ci sono bambini di due, tre, quattro, cinque, sei, sette anni: qualcuno viene da Torino, altri da Firenze, da Prato, da Padova, da Trieste; e le voci mescolano e confondono i loro accenti.Mi piace ascoltare quel fitto o fittissimo chiacchiericcio infantile, interrotto da esclama zioni, grida, urla, pause, racconti. (...) Poi vanno a scuola, ascoltano i discorsi dei professori e dei presidi, e la loro lingua si degrada.

Paola Mastrocola, che dedica un piacevolissimo libro alla scuola italiana (Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, Guanda, tra qualche giorno in libreria), parla di rado delle chiacchiere infantili sulla spiaggia. C'è una sola condizione che le interessa: il ragazzo o la ragazza che frequentano le medie o la prima classe del liceo scientifico di Torino. Per loro, ha una passione insaziabile.

(...) Nessuno, o quasi nessuno tra quei ragazzi perduti nella nebbia, ha voglia di andare a scuola. Nessuno si vergogna di questo rifiuto. Tutti detestano leggere o scrivere o ascoltare le lezioni. Qualche volta, basta ascoltarli per cinque minuti. Il lessico umano è immenso, ma i ragazzi ne conoscono pochissime parole: usano termini impropri, pasticciano, confondono ortografia e punteggiatura. Non sanno pensare. Non riescono a distribuire le idee e le sensazioni secondo una architettura. Elaborare i concetti e disporli nel tempo sembra, a ciascuno di loro, un'impresa disperatissima. Discorrono in modo vuoto e spento, con parole senza vita, senza agilità e movimento.

Paola Mastrocola ama i suoi ragazzi perennemente annoiati, e in quei lunghi sbadigli percepisce delusioni, desideri, speranze. Quando guarda verso le cattedre, si accorge che i professori non posseggono il dono di insegnare. Nel mondo e nei libri, non esiste quasi nulla di noioso: tutto è misterioso, concentrato, enigmatico, affascinante. Basta saper capire e interpretare: ma i professori lasciano spento ciò che era spento, morto ciò che era morto. Sopra il loro capo, ci sono i volti dei presidi: sopra quello dei presidi, i sottosegretari; sopra quello dei sottosegretari, l'intelligenza sovrana dei Ministri-Riformatori. I Ministri hanno pretese grandiose, che si possono riassumere in pochissime parole: smantellare, mattone dopo mattone, la scuola: distruggere in pochi anni, o pochi mesi, gli studi, la lingua, il lessico, i significati, i vocabolari. Bisogna ammettere che ci sono riusciti. Oggi, all'inizio del febbraio 2011, rimane soltanto una vaga sembianza di quella che fu la scuola italiana.

marisa