mercoledì 28 gennaio 2009
A che punto siamo????
Ci sono state le vacanze di natale, e tutti noi abbiamo voluto pensare che forse qualcuno al ministero avrebbe tenuto in conto le manifestazioni, le proteste, il disagio dei genitori dei bambini che vanno già a scuola e di quelli che ci andranno il prossimo anno.
Ma sembra che non sia così. Qual è la situazione oggi?
Dalla circolare che regola le iscrizioni per il prossimo anno (nr. 4 del 15 gennaio) e dai regolamenti attuativi delle leggi 133 e 169 si ribadisce che i soli modelli ufficiali di scuola sono le 24 e le 27 ore settimanali, mentre le 30 e le 40 sono previste, ma solo se «i servizi e la consistenza dell'organico lo permettono». I moduli di iscrizione poi non parlano di «scelta» di un orario da parte delle famiglie, chiedono solo di indicare delle priorità... Non è detto che alle scuole il ministero assegni gli insegnanti necessari per garantire questa priorità...
In sostanza sino a quando il Ministero, preso atto delle iscrizioni, non assegnerà gli insegnanti alle scuole, non sapremo che tipo di modello di scuola avranno i nostri figli.
Nella circolare è stata anche introdotta una bella novità, taciuta sino a ieri: tutte le classi saranno coinvolte da settembre 2009, non solo le prime. Dal prossimo anno vengono infatti abolite tutte le compresenze, anche nelle classi che adesso funzionano a tempo pieno.
Siamo tutti coinvolti dal caos della legge Gelmini.
Certo, per i bambini che già adesso frequentano la scuola, le 40 ore sono garantite.... Ma come?
Non ci stanchiamo di ricordare che ad oggi, le classi a Tempo Pieno hanno 2 insegnanti titolari che coprono 44 ore, mentre i bambini ne frequentano 40. Questo determina la «compresenza» dei due insegnanti per 4 ore alla settimana. (Su cosa questo significhi leggete le testimonianze pubblicate nella sezione le voci dell'onda di questo blog). Il governo ora sopprime queste 4 ore di compresenza e con esse la contitolarità dei due docenti, istituendo l'insegnante «prevalente». Questo fatto apre la strada al caos. In una classe, infatti, ci sarà un solo insegnante titolare per 22 ore (o 24), mentre il resto dell'orario potrebbe essere coperto alternando 3-4-5 e più docenti che, non avendo più una sola classe, ruoterebbero su più classi per completare il loro orario.
L'intreccio degli orari porterà al disorientamento dei bambini, alla fine delle attività di recupero che attualmente si fanno nelle ore di compresenza per permettere a tutti di raggiungere gli obiettivi dei programmi, al rallentamento dell'attività per tutti. Anche le attività di approfondimento, uscite scolastiche, musei, viaggi di istruzione, verranno meno.
Con la soppressione delle «compresenze», tutti i bambini potranno trovarsi orari «spezzatino» con 5-6-7 e più docenti che ruotano per coprire le ore.
E' questo che il ministro intende quando dice di voler favorire, cito dalla circolare, "il rapporto educativo tra docente e alunno" e semplificare e valorizzare le relazioni tra scuola e famiglia?
Ancora una volta: DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA. Uniamoci genitori e insegnanti per impedire che i proclami governativi e le rassicurazioni della ministra su youtube ci anestetizzino sino a quando non sarà troppo tardi.
cm
mercoledì 7 gennaio 2009
L'AVVENTUROSA STORIA DEL TEMPO PIENO
Lì, partecipando al gruppo di approfondimemto sul tempo pieno, abbiamo conosciuto Guido Piraccini.
Il suo racconto sulla nascita del tempo pieno ci ha così entusiasmato che gli abbiamo chiesto di “concedersi” al nostro blog, facendogli avere l’indirizzo. A Piraccini Le mie maestre sono già uniche è piaciuto, e qualche giorno dopo ci siamo rivisti per raccogliere la sua testimonianza.
Perché Piraccini è uno degli insegnanti che, nei primi anni ’70, ha dato vita e anima al tempo pieno qui a Torino. Perché è a Torino che è nato il tempo pieno.
Dato che il tempo pieno, come leggerete, ha una storia dalla trama intricata, fatta di forti passioni, avventure non prive di agguati e tradimenti ma – speriamo – lieto fine, come nella migliore tradizione del romanzo d'appendice, il feuilleton, abbiamo deciso di far uscire su questo blog la sua storia a puntate.
Oggi, la prima puntata, pubblicata su LE VOCI DELL'ONDA (di fianco a destra).
(Nota biografica: Guido Piraccini è nato nel 1939.Ha insegnato per molti anni e dal 1979 al 2007 è stato Direttore Didattico del Circolo "Anna Frank" di Torino.Ha pubblicato articoli e saggi sul tempo pieno. E’ redattore della rubrica "Scuola e salute" sulla rivista "Promozione Salute" di CIPES Piemonte).
martedì 23 dicembre 2008
LETTERA AL MINISTRO
Riportiamo di seguito il testo della lettera. Copiatela così com'è e inviatela via mail a urp@istruzione.it o via fax al n. 06.58.49.20.57.
AS

Al ministro della Pubblica Istruzione, on. Maria Stella Gelmini
A tutti i membri del governo
lei ha presentato giovedì 18 dicembre lo schema di regolamento delle leggi 133 e 169. Lei ha parlato – come tutti i suoi predecessori – di una «riforma» storica perchè ridisegna il sistema scolastico nel suo complesso. Noi pensiamo che più che «ridisegnare» il sistema, quella che lei chiama «riforma» apra invece la strada al caos e alla distruzione.
Ma, indipendentemente da questo, vorremmo porle una questione. Nei mesi scorsi milioni di insegnanti, genitori, cittadini si sono mobilitati contro queste leggi: per lei, l'opinione e la volontà della popolazione non contano nulla? Gli scioperi di ottobre hanno rappresentato un vero referendum nel mondo della scuola: come si fa a chiamare «riforma» due provvedimenti che sollevano l'ostilità e un NO netto dell'80% di coloro che dovrebbero attuarli?
Come può pensare che su questa base la scuola italiana possa progredire?
In realtà, milioni di persone hanno compreso molto bene ciò che si nasconde dietro queste leggi. Il suo schema mette oggi nero su bianco ciò che avevamo previsto. Con i tagli, l'abolizione delle compresenze e l'utilizzo delle «maggiori disponibilità di orario rispetto alle 40 ore», lei prepara il moltiplicarsi delle figure di riferimento dei bambini, la frantumazione delle responsabilità dei docenti, il caos organizzativo, la fine del vero Tempo Pieno.
Con quale coraggio si parla di «maestro unico»? La cosiddetta «scelta» delle famiglie su ben quattro modelli orari contribuirà in realtà al «caos unico», con alunni che frequentano orari diversi, docenze «a spezzatino», insegnanti di serie A e altri di serie B, classi e gruppi flessibili che si compongono e scompongono.
Come si fa a parlare di «riforma» quando si prevede per i prossimi anni un ulteriore aumento degli alunni nelle classi, l'eliminazione degli istituti professionali statali, un attacco senza precedenti agli istituti tecnici, l'eliminazione dei diplomi attualmente rilasciati con valore legale, uguali in tutto il Paese e il taglio di moltissimi indirizzi nei licei?
Egregio ministro,
in questo grave momento, vogliamo esprimerle tutta la nostra indignazione per la mancanza di dialogo con il mondo della scuola, di ascolto vero e, francamente, anche di rispetto. Per noi, tutto ciò è inaccettabile. Nessuno di noi pensa che nella scuola italiana tutto funzioni, ma sappiamo anche che i suoi provvedimenti, lungi dal rappresentare un miglioramento, portano un ulteriore, grave peggioramento.
Per questo abbiamo ripreso immediatamente a mobilitarci con i nostri sindacati e continueremo a farlo per impedire, con tutti mezzi democratici che abbiamo a disposizione, che il piano applicativo venga attuato e aprire così la strada all'abrogazione di queste due leggi che consideriamo distruttive per la scuola pubblica. Gli insegnanti, i genitori, i sindacati, non accetteranno, ne siamo certi, lo smembramento della scuola pubblica!
Insegnanti, genitori, cittadini contro le leggi 133 e 169
giovedì 4 dicembre 2008
LA PACCHIOTTI E’ QUI
La Pacchiotti è qui, è anche la dichiarazione d’impegno che si assume il Comitato dei genitori del Circolo Pacchiotti - che raggruppa le scuole elementari Carducci, Ricardi di Netro e Sclopis e le due scuole dell’infanzia di via Bellezzia e c.so Matteotti – costituito il 1 dicembre 2008.
Il Comitato dei genitori si dà la specifica funzione di collegamento tra tutti i rappresentanti di classe e di raccordo tra i rappresentanti e il Consiglio di Circolo, sulle questioni inerenti la Scuola.
E’ da intendersi come spazio democratico in grado di garantire a tutti i genitori una partecipazione attiva alla vita della Scuola. Soprattutto in un momento dove si prospettano grandi cambiamenti e dove è importante che le esigenze delle famiglie trovino possibilità di espressione, il Comitato assume l’impegno di essere da punto di riferimento per i genitori e farsi portavoce dei problemi di tutti riguardanti la Scuola
Cosa molto importante: agli incontri del Comitato possono partecipare tutti i genitori, non solo i rappresentanti di classe.
Ogni volta, pubblicheremo sul blog data, luogo e ora degli incontri del Comitato genitori.
Vi aspettiamo.
AS e PT
mercoledì 3 dicembre 2008
Internet e gli italiani
UNDICIETRENTA, QUANDO UN PAESE È IN DECLINO
C’è un piccolo dato, nel nostro paese, che spiega meglio di altri che le cose non vanno proprio. Eurostat ha pubblicato proprio ieri ieri i dati che riguardano la diffusione di internet in Europa. Siamo al terz’ultimo posto. Dopo di noi ci sono soltanto Romania e Bulgaria. Il dato già così è sconcertante, ma c’è di più, dal 2007 a 2008 abbiamo perso un punto di percentuale: ovvero nel 2007 accedevano alla rete il 43 per cento degli italiani, mentre nel 2008 accedono il 42 per cento. È un calo unico, che non si ritrova i nessun paese d’Europa. Per intenderci: l'Olanda è al 86 per cento, Norvegia e Svezia all’84, Danimarca 82 per cento, Lussembeurgo 80 per cento, Germania 75 per cento, Regno Unito 71 per cento. Con una media europea del 60 per cento. Tutti i paese europei, compresa Bulgaria e Romania sono comunque in crescita. Noi no.
Questo dato sembra piccolo e non lo è, ed è un segnale sul perché siamo un paese in declino. L’utilizzo di Internet, come accesso a informazioni, come miglioramento della qualità della vita attraverso l’informatizzazione dei gesti quotidiani, è un fatto ormai acquisito. Non utilizzare la rete è per certi versi una nuova forma di analfabetismo. E soprattutto avere solo il 31 per cento di famiglie che utilizzano la banda larga contro il 48 per cento della media europea è un altro dato sconfortante.I motivi sono vari. La miopia di non aver incoraggiato la banda larga, e questo vale per tutti i governi degli ultimi dieci anni, le tariffe di internet ancora troppo alte, più alte di quelle degli altri paesi europei. La scuola che sulla tecnologia e sull’uso della rete ha fatto soltanto piccoli passi, e poco efficaci.Ma soprattutto siamo un paese culturalmente vecchio, che ha meno curiosità verso il mondo, che non sente il bisogno di confrontarsi, che non ha nessuna voglia di andarsi a cercare informazioni, di leggere, di usufruire di una posta immediata ed efficace. Di navigare e trovare nuove cose. Siamo un paese ignorante e diffidente, dove la rete non viene considerata una ovvia opportunità, oltre che una comidità, ma viene vista come un surrogato della vita, un modo per perdere tempo. E c’è un secondo aspetto che spiega bene cosa siamo diventati. Siamo il primo paese in Europa per diffusione di telefoni cellulari. E gli ultimi per diffusione di internet. Non informazione e qualità. Ma chiacchiera con il cellulare attaccato all’orecchio, e poca voglia di informarsi e capire cosa avviene nel mondo. Peggio di così…
Roberto Cotroneo, L’Unità.it 3-12-2008
mercoledì 26 novembre 2008
Sabato 29 novembre, piazza San Carlo
giovedì 20 novembre 2008
Buone notizie 2
Sentite solo il titolo dell’articolo: “L’efficacia dell’Onda: le commissioni di camera e senato chiedono un dietro front alla Gelmini”. Lo scrive Gennaro Loffredo, responsabile Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione.
Loffredo dice che i pareri che le Commissioni istruzione di camera e senato, chiamate a esprimersi sul piano programmatico, sembrano portare a un sostanziale dietrofront su alcune delle questioni che hanno animato la protesta di questi mesi.
Questi i punti per ciò che riguarda scuole materne ed elementari:
- nelle scuole dell’infanzia dovrebbe essere garantito l’orario obbligatorio per 40 ore (non più fino alle 12,30 come prevede il decreto) con due insegnanti (una/o al mattino una/o al pomeriggio);
- ci sarà il maestro unico a 24 ore settimanali, ma in maniera residuale, ovvero solo dove viene richiesto dai genitori;
- gli insegnanti di lingua inglese dovranno restare ad affiancare l’insegnante di classe;
E la seduta del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 17/11/08 ha espresso preoccupazione e dissenso per i provvedimenti del governo su scuola, università e ricerca.
Loffredo conclude:
“Esplodono le contraddizioni e questo solo grazie al Movimento. La lotta paga. In questi anni forse lo avevamo un po’ dimenticato. O meglio. In molti hanno cercato di convincerci dicendo che in fondo ci si può accontentare anche del meno peggio. Non è così e l'Onda lo ha dimostrato e continua a farlo con le proteste e le proposte. Facciamone tesoro e continuiamo sulla strada intrapresa”.
Buone notizie 1
Una riguarda la posizione presa del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, massimo organo collegiale nazionale, che riunito in seduta plenaria il 17/11/08 ha approvato all'unanimità un ordine del giorno di deciso contrasto all'operato del governo sulla cosiddetta riforma della scuola.
Il giudizio del CPNI per una manovra finanziaria che riduce non solo la quantità ma la qualità dell’offerta formativa è inequivocabilmente negativo.
Di seguito l’ordine del giorno della seduta del 17.
Ordine del giorno CNPI
Il CNPI esprime fermo dissenso e viva preoccupazione sulle scelte operate sul sistema di istruzione che, se confermate, comportano per entità e modalità degli interventi finanziari e di natura normativa, una destrutturazione del sistema scolastico pubblico ed una netta riduzione quantitativa e qualitativa dell’offerta formativa.
Il CNPI, richiamando gli orientamenti espressi dallo stesso ministro presidente nella seduta del 9 Luglio scorso, considera necessario per l’interesse per l’interesse generale della scuola che si apra un vero confronto nel paese a partire dal coinvolgimento di quanti, insegnanti, dirigenti e altri operatori della scuola, hanno attraversato stagioni riformatrici diverse garantendo l’unica vera continuità dell’azione formativa, impegno nell’innovazione della didattica e dell’organizzazione scolastica e, nonostante le crescenti difficoltà, una buona qualità complessiva della scuola italiana.
In questo quadro il CNPI considera quindi necessaria una profonda revisione dei provvedimenti adottati, a partire da quanto previsto per la scuola primaria con l’introduzione dell’insegnante unico e l’orario di 24 ore settimanali.
E’ altresì indispensabile un approfondito confronto sul piano programmatico e sui vari regolamenti relativi ai diversi settori scolastici, con l’obiettivo prioritario di migliorare concretamente la qualità dell’offerta formativa.
A questo proposito il CNPI, sulla base delle specifiche competenze istituzionali di organo collegiale nazionale, ribadisce il diritto-dovere di un pieno coinvolgimento nei processi decisionali e, in tal senso, conferma il proprio impegno per un puntuale esame di tutti i provvedimenti in atto.
AS e PT
mercoledì 19 novembre 2008
Disobbedienze
Leggo sul sito www.carta.org che è stato chiesto a enti locali e organizzazioni sociali di raccontare cosa si può fare per proporre interventi alternativi alla “riforma Gelmini”. Amministrazioni locali, sindacati, associazioni, cooperative e reti sociali hanno dato la loro disponibilità a sostenere la protesta del movimento per la scuola pubblica.
Sotto il titolo il link all’articolo con l’elenco delle disobbedienze.
AS
A tutti quelli che pensano che una volta approvata una legge sia cosa fatta
E’ vero che adesso, dopo che il decreto 137 è diventato legge 169 del 30 ottobre 2008, c’è un quadro normativo di riferimento preciso, ma la strada è ancora lunga.
Andiamo per ordine.
Il comma 3 dell’art. 64 della legge 133 (la finanziaria estiva) prevede che per la realizzazione delle finalità previste dallo stesso art. 64 il ministro dell’istruzione con il ministro dell’economia insieme predispongano un piano programmatico di interventi.
Lo schema di piano programmatico è stato approvato il 26 settembre.
Perché il piano programmatico venga recepito e tradotto in regolamenti ci vuole il parere delle Commissioni parlamentari, quello della Conferenza unificata Stato-Regioni, e quello, indispensabile, del Consiglio di Stato, che ha tempo 90 giorni per esprimersi.
Ci vuole il suo tempo: questo spiega la fretta del governo quando ha chiesto la fiducia alla Camera accorciando così i tempi del dibattito in Senato.
Se i regolamenti non saranno approvati entro i primi mesi del 2009 sarà poi molto difficile applicare la riforma Gelmini a partire all’anno scolastico 2009/2010. Pensiamo solo all’organizzazione didattica della scuola primaria: cosa potranno dire i dirigenti scolastici ai genitori che, tra poche settimane, devono iscrivere i figli alla prima elementare?
A favore del mantenimento del tempo pieno, teniamo poi conto che c’è una legge dell’ottobre di soli due anni fa, la 176/2007 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, recante disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari ", che non è mai stata abrogata. Io non sono un giurista ma qualcosa non mi torna.
Una speranza in più ce la dà anche la storia della riforma Moratti, che poteva non piacere ma che almeno aveva la decenza di una qualche motivazione pedagogica; di questa riforma del 2003, pochi lo dicono, molto è rimasto sulla carta, proprio a seguito della mobilitazione di genitori e insegnanti.
Forse non tutto procede liscio come ci vogliono far credere, spiega Silvia Bodoardo del Coogen, riportando le parole di Gennaro Loffredo, responsabile Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione Professionale:
"Il decreto Gelmini è paralizzato. Infatti i decreti attuativi, che dovrebbero dire dove e come tagliare devono essere preceduti dal parere delle competenti commissioni parlamentari sul piano programmatico generale scritto dalla ministra e da Tremonti. Le commissioni, a loro volta, sono bloccate perché non hanno ancora ricevuto il parere della Conferenza delle Regioni. Che in realtà si sono espresse dicendo a chiare lettere che non può esserci alcuna collaborazione con il governo centrale. (…) Intanto l’Onda non si arresta. (…) Insomma si va avanti con determinazione e, soprattutto, con le idee chiare. Il ministero della pubblica istruzione è in netta difficoltà. La Gelmini licenzia il "padre" della riforma che porta il suo nome. Tito Varrone, capo dell’ufficio legislativo del ministero, assunto sei mesi fa circa, ha dovuto fare i bagagli e lasciare il suo ufficio. Ignote ancora le cause. Berlusconi continua rettificare in corso d’opera. Il maestro unico sembrerebbe essere diventato prevalente (…) Bossi si impunta ed ottiene che le scuole di montagna non saranno toccate. Insomma un governo che fa acqua da tutte le parti. Un governo messo a dura prova dalla forte spallata del Movimento. L’Onda ha aperto delle crepe. Presto arriverà la grande mareggiata che, speriamo, sommergerà il governo abbandonandolo al naufragio".
Tutto questo per dire che non è vero che una volta approvata una legge sia cosa fatta.
Fonte: http://www.retescuole.net
AS
lunedì 17 novembre 2008
RIFLESSIONI

Riporto fedelmente l’inizio dell’articolo: ”(…) Il governo Berlusconi? E’ un governo di sinistra, assicura il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, perché «è un governo che crede nel cambiamento» e, quindi, «è, per certi versi, un governo di sinistra. Può sembrare una contraddizione, ma noi mettiamo al centro non solo il ceto medio, ma anche quelle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, quelle famiglie che fanno molti sacrifici per far studiare i propri figli».”
Beh a mio avviso non è solo una contraddizione, ma una sostanziale falsità di fondo. Innanzitutto verrebbe da chiedersi cos’è un governo di sinistra? Ma ancora di più esiste una sinistra in Italia?
Non mi sembra il caso di affrontare un simile discorso, occorrerebbe troppo tempo ed energie per sviscerare un simile argomento, ma mi volevo soffermare su quanto scritto su “la stampa”.
Se il governo mette al centro non solo i ceti medi (che stanno scomparendo), ma anche quelle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, perché tagliare fondi alla scuola, costringendo le suddette famiglie a fare ulteriori salti mortali per il diritto ad una buona istruzione, garantita da una pluralità di insegnanti, che fanno sì che i bimbi abbiano la possibilità di rimanere a scuola “ad imparare” e non per essere parcheggiati?
La protesta che si sta attuando non è per il mantenimento degli sprechi e del cosiddetto “baronato”, ma per una riforma che sia tale, per migliorare quello che di buono già c’è!
Scorrendo l’articolo arrivo poi a: “(…)In quest’opera di risanamento, ha detto il ministro, sarà importante il «dialogo con l’opposizione», perchè la scuola non è «né di destra né di sinistra».”
A mio avviso qui si arriva a praticare lo sport preferito del premier, dire per poi ritrattare, ma in maniera più furba, ossia se la prima affermazione è che il governo attuale è di sinistra, e quindi ideologicamente opposto, che senso ha poi dire che la scuola non ha colore politico? È altresì da tenere conto che i tagli alla scuola li stanno facendo in maniera discriminante con la logica manageriale propria di questa classe dirigente, che un colore politico ce l’ha.
Vorrei infine porre l’accento su i tempi: “(…)Proprio perché i cambiamenti non sono pochi nelle scuole in questi giorni si respira molta confusione. Le nuove norme sono state approvate sotto forma di un decreto che è già legge ma per diventare davvero operative hanno bisogno di un regolamento, si tratta dei decreti attuativi che per avere valore devono essere approvati entro il 31 gennaio, il che spiega la fretta che il ministero aveva di approvare la riforma senza passare in Parlamento.”
e chi spinge lo sa!”
P.S. per l’articolo completo clicca sul titolo del post
venerdì 14 novembre 2008
Solidarietà dall'università di Paris Nanterre

giovedì 13 novembre 2008
Da Washington
Leggo e trascrivo:
UNDICIETRENTA, SE LE PICCOLE OBAMA VANNO ALLA SCUOLA PUBBLICA
Questa mattina un’Ansa da Washington spiega che, nonostante non sia stata presa una decisione al riguardo, le piccole Sasha e Malia Obama potrebbero frequentare le scuole pubbliche a Washington, e non la scuola privata che invece ha frequentato Chelsea Clinton. Le figlie di Michelle e Barack, che hanno 10 e 7 anni, potrebbero andare a scuola come tutti gli altri ragazzi americani. Il sindaco e i responsabili del provveditorato hanno illustrato nel dettaglio cosa offre il loro sistema scolastico per le esigenze della piccola Sasha e quelle di Malia: «Abbiamo spiegato loro con grande piacere quali sono le diverse opzioni del nostro District of Columbia Public School System, e li abbiamo incoraggiati a verificare tutte le alternative possibili, garantendo che offriremo il nostro pieno appoggio qualunque sarà la loro scelta finale», hanno detto i dirigenti scolastici. Michelle Obama aveva già visitato varie scuole private di Washington, senza esserne troppo convinta, probabilmente.
Cosa vuol dire? Vuol dire che nella strategia di Obama ci sono una serie di segnali che vengono dati attraverso comportamenti molto semplici, e molto efficaci. Non si tratta di demagogia, per quanto nessun uomo politico sia immune da meccanismi demagogici. Si tratta di punti fermi, dell’idea che le regole valgono per tutti, del fatto che non puoi fare l’elogio della scuola pubblica e poi mandare i tuoi figli in una scuola privata. Si tratta di capire che nel momento in cui sei al potere la tua casa ha muri di vetro, e tutto è visibile. Lo sappiamo, fa parte di un modo di pensare, e un modo di esistere americano. E siamo ancora convinti che da noi in Europa, ma soprattutto in Italia, tutto questo non conti. Ma non è vero. Molte cose sono cambiate. Il rapporto con il potere, in Italia, non ha più, per fortuna, quel compiacimento, per cui i potenti possono tutto: perché se un giorno diventerò potente avrò anche io certi privilegi.
Ormai i cittadini e gli elettori giudicano e vogliono sapere. E mentre il nostro paese cambia, il potere non cambia affatto. E mentre Obama si informa perché le figlie possano frequentare una scuola pubblica, noi alla scuola pubblica tagliamo i fondi, le risorse, perché ormai da anni, come una colonia del terzo mondo, privilegiamo la scuola privata. Il presidente degli Stati Uniti sa che c’è una differenza tra mandare le figlie in una scuola pubblica anziché in una esclusiva scuola privata. Da noi è considerato ovvio e scontato mandare i propri figli in scuole private esclusive ed efficienti. E poi prendersela con gli studenti che manifestano contro la Gelmini.
Roberto Cotroneo, l’Unità.it 13-11-08
AS
14 novembre - sciopero di Università, Ricerca e AFAM
martedì 11 novembre 2008
13 novembre mobilitazione al Teatro Regio Torino

venerdì 7 novembre 2008
Il mostro unico

Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.
Da dove inizia l´istruzione? Dall´asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere. E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.
Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.
Secondo il DMU (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all´immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell´ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil. Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena. Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno. Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi. Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del consiglio. Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica. Proibito il brutto anatroccolo. e uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay. Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso. Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me. Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera.
Ma la vostra Ministra Unica.
giovedì 6 novembre 2008
Tu Vuo’ Fa’ l’Americano

C'è un mito che va sfatato. In questi che sono i giorni dell'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, si rincorrono tra i blog e in internet i commenti su questo outsider, questo uomo venuto dal nulla che però sì, ha poi frequentato le migliori università da cui escono i veri leader.
Come se in Italia dalle università uscissero dei cani.
Il punto, a mio parere è un altro. Vediamo com'è strutturata la società americana. In America, si sa, è tutto privatizzato. I servizi pubblici sono minimi e sono decisamente scadenti. Non sempre, ma generalmente sì.
Allora ammettiamo che voi siate una famiglia americana. Quando vi nascono i figli si pone anche per voi il problema delle scuole in cui mandarli. A iniziare dal daycare in poi - l'asilo, per intenderci - che è privato e costa moltissimi soldi, determinante sarà la zona in cui abiterete. Perché la casa si sceglie in base alle scuole. Ovvero le scuole buone nascono intorno ai quartieri per bene. Sarebbe come affermare che se vai a scuola in Crocetta a Torino probabilmente avrai una buona istruzione, conoscerai le persone giuste, entrerai nei giri giusti e nella vita sarai un vincente. Se vai a scuola alla Falchera per te non ci sono possibilità. So che molti credono che sia già così. Ma grazie al cielo non è vero. Perché le maestre che insegnano in tutte le scuole pubbliche d'Italia sono maestre inserite in una graduatoria e qualificate per insegnare. Non è un mercato del lavoro in cui le migliori maestre vengono cooptate dalle scuole dei quartieri chic, dove appunto pagano meglio perché lì c'è la gente con i soldi e le case costano di più e quindi è giusto che se le garantiscano loro. Le migliori maestre sono anche alla Falchera.
Allora seguiamo questo percorso che porta fino all'università. Le università americane hanno rette da brividi. Costano migliaia di euro all'anno. Migliaia di euro. È vero che ci sono delle borse di studio, ma non sono tantissime. Per la maggior parte le amministrazioni prevedono piuttosto un piano di rimborso per quando il laureato entrerà nel mercato del lavoro. Praticamente inizi a lavorare e per anni e anni devi rimborsare migliaia di euro. Ora, quello che mi sembra interessante sottolineare, è che questo non è un tanto un principio meritocratico, come continuano tutti a urlare. È facile per una gazzella dire che è la più forte delle gazzelle, fino a che il recinto rimane chiuso ai leoni. Ma nelle università americane il principio è, ancora una volta, quello della produttività. Se vuoi studiare, paga. Produci ricchezza per chi ti offre cultura. A parte il fatto che presuppone una ricchezza di partenza o un mercato del lavoro con salari in grado di ripagare questo debito, ritengo che l'accesso alla cultura debba essere libero e non mercificato. In Italia sostanzialmente abbiamo tutti la possibilità di andarci, all'università, mentre negli Stati Uniti ci sono persone che crescono non pensando nemmeno lontanamente che l'università sia un approdo possibile per loro.
Quindi sì, il sogno americano è possibile, Obama ce lo conferma. Ma non crediamo che sia realizzabile per tutti. Perché, appunto, è americano.
CV
mercoledì 5 novembre 2008
Il decretino
Come può chiamarsi un decreto legge che, concepito per straordinaria necessità ed urgenza, si risolve poi in 8 articoli di poche righe ciascuno?
Il de-cretino.
AS
martedì 4 novembre 2008
Occhi limpidi e braccia forti
Io, sono un genitore di bambini che vanno alle elementari e alla scuola materna.
Eppure voglio scrivere dei ragazzi delle università occupate e dei cortei.
Quando guardo alla tv questi ragazzi vedo i miei figli tra quindici anni e allora ne scrivo fin da ora, perché non è poi così lontano.
Quando guardo alla tv questi ragazzi, per i quali la protesta contro i tagli del governo è un urlo che implora futuro, mi si stringe il cuore.
Questi ragazzi non chiedono un futuro diverso o un futuro migliore. Questo succederebbe solo se fossero in grado di prefigurarsene uno, per quanto inaccettabile o deprimente o scoraggiante.
No. I ragazzi dell’università chiedono futuro. Futuro e basta.
Non chiedono certezze. Chiedono - molto di meno o molto di più - una prospettiva, una possibilità, un’ipotesi.
Che è una richiesta terribile se a farla è chi ha davanti a sé una vita da vivere e non è messo nelle condizioni nemmeno di immaginarsela.
A sognare, inteso come sana capacità di desiderare e agire per realizzare, si impara. Non è mica così scontato saperlo fare, bisogna allenarsi fin da piccoli. La scuola, io credo, serve anche a questo.
In un film che ho visto anni fa, “Il bagno turco”, nell’augurio al bambino che deve ancora nascere la zia scrive alla futura madre: CHE ABBIA OCCHI LIMPIDI PER VEDERE I DESIDERI E BRACCIA FORTI PER REALIZZARLI. PERCHÉ NELLA VITA SI PUÒ ESSERE FELICI, SI DEVE ESSERE FELICI.
Di questa frase mi ha sempre colpito la formula del comando per quella che di solito è vissuta come una speranza. La felicità è un dovere, che richiede impegno azione forza coraggio. La felicità va cercata. Semmai è il dolore che arriva per caso, arriva sempre, ci cade addosso. Ma il benessere va difeso, con tenacia.
Allora capisco l’ostinazione di questi ragazzi delle università occupate e dei cortei, e la sento mia.
AS


