venerdì 24 aprile 2009

Perché bisogna continuare a crederci

L’occasione è stata un incontro alla Sclopis del Circolo Didattico Pacchiotti tra comitato genitori, insegnanti e dirigente scolastico con la presenza di Lorenzo Varaldo del Manifesto dei 500.

E mai come questa volta di occasione si può parlare, perché quello che rischiava di essere un argomento dimenticato, accantonato, liquidato in realtà si rivela essere sempre di grandissima attualità.

Chi, come me, era stato ingoiato dalla vita quotidiana e dai soliti impegni che non si possono rimandare, rischiava di dimenticare il più grande impegno che in questi tempi ci aspetta, quello di salvare la scuola pubblica italiana.

Innanzitutto va detto che è grazie alle molte voci che nell’autunno caldo della scuola si sono levate se Gelmini & Co. non sono riusciti, in sordina, a fare fuori del tutto la scuola pubblica.
Attenzione però: passo dopo passo, soprattutto con un meccanismo di totale disinteresse che consiste nel delegare alle scuole la gestione del sempre minore monte ore e delle sempre minori risorse (di denaro, di insegnanti, di materiale), anziché garantirne un tot di diritto, lo stato si sta disinteressando della scuola, che vorrebbe diretta solo in base a principi di redditività non considerando che il vero utile sarà una società con una buona scolarizzazione non élitaria ma diffusa, grazie alla quale compiere l'integrazione dei nuovi cittadini che ne fanno parte.

I primi interventi, che potranno forse erroneamente sembrare di entità ridotta, rischiano di essere l’inizio di una valanga che si sta abbattendo sulla scuola. Per questo è necessario chiedere con forza che siano ridate tutte le risorse tolte.

Non posso non riportare la battuta di Lorenzo Varaldo, che pur esprimendo tutta la sua stima e gli auguri per i 100 anni di Rita Levi Montalcini, così commentava l'apprezzamento espresso dal Premio Nobel per quanto fatto da Maria Stella Gelmini contro la fuga dei cervelli all’estero: “Se si lascia fare, non ne rimarranno proprio più di cervelli da far fuggire all’estero.”
La scuola ha bisogno di soldi per funzionare. La visione paranoica di cittadini, insegnanti e operatori che derubano lo stato la dice lunga sul valore che si attribuisce all’istruzione.
Capisco chi, come me, è demoralizzato all’idea di dover difendere l’istruzione dei propri figli dagli attacchi dello stato in cui sta crescendo. Ma, purtroppo, sembra proprio che sia necessario farlo.

Per fortuna, soprattutto qui a Torino, non mancano le occasioni di incontro e scambio. La prossima è l’assemblea del Manifesto dei 500 convocata per il 5 maggio alle ore 17.30 presso la scuola ALERAMO, via Lemie 48, Torino.

CV

giovedì 26 febbraio 2009

Su scuola e televisione, di Alessandro Baricco

Questo il link all'articolo di Baricco del 24 febbraio su Repubblica: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco/spettacolo-baricco.html

AS

mercoledì 25 febbraio 2009

LA STORIA DEL TEMPO PIENO

Riprende il racconto della storia del Tempo Pieno.
Leggete la quarta puntata su Le voci dell'onda (qui a lato, in alto a destra).

AS

lunedì 9 febbraio 2009

SPORTELLO ORIENTAMENTO

In quanto genitori, conosciamo il bisogno di ricevere informazioni e consigli, di condividere i dubbi e confrontarsi con altri genitori che “ci sono già passati”, quando arriva il momento di iscrivere i figli alla scuola primaria.
Tanto più in un momento di caos e incertezze come questo.
Ecco perché, come Comitato Genitori del Circolo Pacchiotti, abbiamo deciso di attivare, in collaborazione con la Direzione Didattica, un servizio orientamento e sostegno alla scelta rivolto alle famiglie che devono iscrivere i figli alla 1° classe della scuola primaria per l’a.s. 2009/2010.
Lo sportello di orientamento è aperto presso la scuola Sclopis di via del Carmine 27 per tutto il periodo delle iscrizioni nelle seguenti date a partire da oggi:
- lunedì 9 febbraio dalle 12.00 alle ore 13.30
- mercoledì 11 febbraio dalle 12.00 alle ore 13.30
- lunedì 16 febbraio dalle 15.00 alle 16.30
- mercoledì 18 febbraio dalle 12.00 alle ore 13.30
- mercoledì 25 febbraio dalle 12.00 alle ore 13.30.
Lo sportello è gestito da un gruppo di mamme che hanno bambini che frequentano la scuola primaria presso il Circolo Pacchiotti.

AS

mercoledì 28 gennaio 2009

A che punto siamo????

A dicembre, prima delle vacanze e in attesa delle varie circolari applicative della legge, la ministra Gelmini ha continuato a fornire rassicurazioni sul Tempo Pieno, sul fatto che questo non sarebbe stato toccato, bensì potenziato.........
Ci sono state le vacanze di natale, e tutti noi abbiamo voluto pensare che forse qualcuno al ministero avrebbe tenuto in conto le manifestazioni, le proteste, il disagio dei genitori dei bambini che vanno già a scuola e di quelli che ci andranno il prossimo anno.

Ma sembra che non sia così. Qual è la situazione oggi?
Dalla circolare che regola le iscrizioni per il prossimo anno (nr. 4 del 15 gennaio) e dai regolamenti attuativi delle leggi 133 e 169 si ribadisce che i soli modelli ufficiali di scuola sono le 24 e le 27 ore settimanali, mentre le 30 e le 40 sono previste, ma solo se «i servizi e la consistenza dell'organico lo permettono». I moduli di iscrizione poi non parlano di «scelta» di un orario da parte delle famiglie, chiedono solo di indicare delle priorità... Non è detto che alle scuole il ministero assegni gli insegnanti necessari per garantire questa priorità...
In sostanza sino a quando il Ministero, preso atto delle iscrizioni, non assegnerà gli insegnanti alle scuole, non sapremo che tipo di modello di scuola avranno i nostri figli.

Nella circolare è stata anche introdotta una bella novità, taciuta sino a ieri: tutte le classi saranno coinvolte da settembre 2009, non solo le prime. Dal prossimo anno vengono infatti abolite tutte le compresenze, anche nelle classi che adesso funzionano a tempo pieno.
Siamo tutti coinvolti dal caos della legge Gelmini.
Certo, per i bambini che già adesso frequentano la scuola, le 40 ore sono garantite.... Ma come?
Non ci stanchiamo di ricordare che ad oggi, le classi a Tempo Pieno hanno 2 insegnanti titolari che coprono 44 ore, mentre i bambini ne frequentano 40. Questo determina la «compresenza» dei due insegnanti per 4 ore alla settimana. (Su cosa questo significhi leggete le testimonianze pubblicate nella sezione le voci dell'onda di questo blog). Il governo ora sopprime queste 4 ore di compresenza e con esse la contitolarità dei due docenti, istituendo l'insegnante «prevalente». Questo fatto apre la strada al caos. In una classe, infatti, ci sarà un solo insegnante titolare per 22 ore (o 24), mentre il resto dell'orario potrebbe essere coperto alternando 3-4-5 e più docenti che, non avendo più una sola classe, ruoterebbero su più classi per completare il loro orario.
L'intreccio degli orari porterà al disorientamento dei bambini, alla fine delle attività di recupero che attualmente si fanno nelle ore di compresenza per permettere a tutti di raggiungere gli obiettivi dei programmi, al rallentamento dell'attività per tutti. Anche le attività di approfondimento, uscite scolastiche, musei, viaggi di istruzione, verranno meno.
Con la soppressione delle «compresenze», tutti i bambini potranno trovarsi orari «spezzatino» con 5-6-7 e più docenti che ruotano per coprire le ore.
E' questo che il ministro intende quando dice di voler favorire, cito dalla circolare, "il rapporto educativo tra docente e alunno" e semplificare e valorizzare le relazioni tra scuola e famiglia?

Ancora una volta: DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA. Uniamoci genitori e insegnanti per impedire che i proclami governativi e le rassicurazioni della ministra su youtube ci anestetizzino sino a quando non sarà troppo tardi.

cm

mercoledì 7 gennaio 2009

L'AVVENTUROSA STORIA DEL TEMPO PIENO

Sabato 15 novembre 2008 presso gli spazi del Gruppo Abele si è svolto l’incontro "Riprendiamoci la scuola".
Lì, partecipando al gruppo di approfondimemto sul tempo pieno, abbiamo conosciuto Guido Piraccini.
Il suo racconto sulla nascita del tempo pieno ci ha così entusiasmato che gli abbiamo chiesto di “concedersi” al nostro blog, facendogli avere l’indirizzo. A Piraccini Le mie maestre sono già uniche è piaciuto, e qualche giorno dopo ci siamo rivisti per raccogliere la sua testimonianza.
Perché Piraccini è uno degli insegnanti che, nei primi anni ’70, ha dato vita e anima al tempo pieno qui a Torino. Perché è a Torino che è nato il tempo pieno.
Dato che il tempo pieno, come leggerete, ha una storia dalla trama intricata, fatta di forti passioni, avventure non prive di agguati e tradimenti ma – speriamo – lieto fine, come nella migliore tradizione del romanzo d'appendice, il feuilleton, abbiamo deciso di far uscire su questo blog la sua storia a puntate.
Con una differenza: questa è una storia vera.
Oggi, la prima puntata, pubblicata su LE VOCI DELL'ONDA (di fianco a destra).

(Nota biografica: Guido Piraccini è nato nel 1939.Ha insegnato per molti anni e dal 1979 al 2007 è stato Direttore Didattico del Circolo "Anna Frank" di Torino.Ha pubblicato articoli e saggi sul tempo pieno. E’ redattore della rubrica "Scuola e salute" sulla rivista "Promozione Salute" di CIPES Piemonte).
AS

martedì 23 dicembre 2008

LETTERA AL MINISTRO

Aderiamo all'iniziativa promossa dal Manifesto dei 500 che invita ad inviare un messaggio di Natale al ministro Gelmini, per avvisarla, come si legge su http://manifesto500.altervista.org/, "che la lotta non è per nulla finita e che nei mesi prossimi non cederemo di un centimetro e ci batteremo in tutti i modi, con i nostri sindacati, per bloccare il regolamento che distrugge il Tempo Pieno e porta al caos e aprire così la prospettiva dell’abrogazione delle leggi 133 e 169 e del ritiro della proposta Aprea".
Riportiamo di seguito il testo della lettera. Copiatela così com'è e inviatela via mail a urp@istruzione.it o via fax al n. 06.58.49.20.57.
AS


Al ministro della Pubblica Istruzione, on. Maria Stella Gelmini
A tutti i membri del governo

Egregio ministro,
lei ha presentato giovedì 18 dicembre lo schema di regolamento delle leggi 133 e 169. Lei ha parlato – come tutti i suoi predecessori – di una «riforma» storica perchè ridisegna il sistema scolastico nel suo complesso. Noi pensiamo che più che «ridisegnare» il sistema, quella che lei chiama «riforma» apra invece la strada al caos e alla distruzione.
Ma, indipendentemente da questo, vorremmo porle una questione. Nei mesi scorsi milioni di insegnanti, genitori, cittadini si sono mobilitati contro queste leggi: per lei, l'opinione e la volontà della popolazione non contano nulla? Gli scioperi di ottobre hanno rappresentato un vero referendum nel mondo della scuola: come si fa a chiamare «riforma» due provvedimenti che sollevano l'ostilità e un NO netto dell'80% di coloro che dovrebbero attuarli?
Come può pensare che su questa base la scuola italiana possa progredire?
In realtà, milioni di persone hanno compreso molto bene ciò che si nasconde dietro queste leggi. Il suo schema mette oggi nero su bianco ciò che avevamo previsto. Con i tagli, l'abolizione delle compresenze e l'utilizzo delle «maggiori disponibilità di orario rispetto alle 40 ore», lei prepara il moltiplicarsi delle figure di riferimento dei bambini, la frantumazione delle responsabilità dei docenti, il caos organizzativo, la fine del vero Tempo Pieno.
Con quale coraggio si parla di «maestro unico»? La cosiddetta «scelta» delle famiglie su ben quattro modelli orari contribuirà in realtà al «caos unico», con alunni che frequentano orari diversi, docenze «a spezzatino», insegnanti di serie A e altri di serie B, classi e gruppi flessibili che si compongono e scompongono.
Come si fa a parlare di «riforma» quando si prevede per i prossimi anni un ulteriore aumento degli alunni nelle classi, l'eliminazione degli istituti professionali statali, un attacco senza precedenti agli istituti tecnici, l'eliminazione dei diplomi attualmente rilasciati con valore legale, uguali in tutto il Paese e il taglio di moltissimi indirizzi nei licei?
Egregio ministro,
in questo grave momento, vogliamo esprimerle tutta la nostra indignazione per la mancanza di dialogo con il mondo della scuola, di ascolto vero e, francamente, anche di rispetto. Per noi, tutto ciò è inaccettabile. Nessuno di noi pensa che nella scuola italiana tutto funzioni, ma sappiamo anche che i suoi provvedimenti, lungi dal rappresentare un miglioramento, portano un ulteriore, grave peggioramento.
Per questo abbiamo ripreso immediatamente a mobilitarci con i nostri sindacati e continueremo a farlo per impedire, con tutti mezzi democratici che abbiamo a disposizione, che il piano applicativo venga attuato e aprire così la strada all'abrogazione di queste due leggi che consideriamo distruttive per la scuola pubblica. Gli insegnanti, i genitori, i sindacati, non accetteranno, ne siamo certi, lo smembramento della scuola pubblica!

Insegnanti, genitori, cittadini contro le leggi 133 e 169

giovedì 4 dicembre 2008

LA PACCHIOTTI E’ QUI

La Pacchiotti è qui, come si legge nel cartellone della foto.
La Pacchiotti è qui, è anche la dichiarazione d’impegno che si assume il Comitato dei genitori del Circolo Pacchiotti - che raggruppa le scuole elementari Carducci, Ricardi di Netro e Sclopis e le due scuole dell’infanzia di via Bellezzia e c.so Matteotti – costituito il 1 dicembre 2008.
Il Comitato dei genitori si dà la specifica funzione di collegamento tra tutti i rappresentanti di classe e di raccordo tra i rappresentanti e il Consiglio di Circolo, sulle questioni inerenti la Scuola.
E’ da intendersi come spazio democratico in grado di garantire a tutti i genitori una partecipazione attiva alla vita della Scuola. Soprattutto in un momento dove si prospettano grandi cambiamenti e dove è importante che le esigenze delle famiglie trovino possibilità di espressione, il Comitato assume l’impegno di essere da punto di riferimento per i genitori e farsi portavoce dei problemi di tutti riguardanti la Scuola
Cosa molto importante: agli incontri del Comitato possono partecipare tutti i genitori, non solo i rappresentanti di classe.
Ogni volta, pubblicheremo sul blog data, luogo e ora degli incontri del Comitato genitori.
Vi aspettiamo.

AS e PT

mercoledì 3 dicembre 2008

Internet e gli italiani

Come blog, ci tocca da vicino.

UNDICIETRENTA, QUANDO UN PAESE È IN DECLINO
C’è un piccolo dato, nel nostro paese, che spiega meglio di altri che le cose non vanno proprio. Eurostat ha pubblicato proprio ieri ieri i dati che riguardano la diffusione di internet in Europa. Siamo al terz’ultimo posto. Dopo di noi ci sono soltanto Romania e Bulgaria. Il dato già così è sconcertante, ma c’è di più, dal 2007 a 2008 abbiamo perso un punto di percentuale: ovvero nel 2007 accedevano alla rete il 43 per cento degli italiani, mentre nel 2008 accedono il 42 per cento. È un calo unico, che non si ritrova i nessun paese d’Europa. Per intenderci: l'Olanda è al 86 per cento, Norvegia e Svezia all’84, Danimarca 82 per cento, Lussembeurgo 80 per cento, Germania 75 per cento, Regno Unito 71 per cento. Con una media europea del 60 per cento. Tutti i paese europei, compresa Bulgaria e Romania sono comunque in crescita. Noi no.
Questo dato sembra piccolo e non lo è, ed è un segnale sul perché siamo un paese in declino. L’utilizzo di Internet, come accesso a informazioni, come miglioramento della qualità della vita attraverso l’informatizzazione dei gesti quotidiani, è un fatto ormai acquisito. Non utilizzare la rete è per certi versi una nuova forma di analfabetismo. E soprattutto avere solo il 31 per cento di famiglie che utilizzano la banda larga contro il 48 per cento della media europea è un altro dato sconfortante.I motivi sono vari. La miopia di non aver incoraggiato la banda larga, e questo vale per tutti i governi degli ultimi dieci anni, le tariffe di internet ancora troppo alte, più alte di quelle degli altri paesi europei. La scuola che sulla tecnologia e sull’uso della rete ha fatto soltanto piccoli passi, e poco efficaci.Ma soprattutto siamo un paese culturalmente vecchio, che ha meno curiosità verso il mondo, che non sente il bisogno di confrontarsi, che non ha nessuna voglia di andarsi a cercare informazioni, di leggere, di usufruire di una posta immediata ed efficace. Di navigare e trovare nuove cose. Siamo un paese ignorante e diffidente, dove la rete non viene considerata una ovvia opportunità, oltre che una comidità, ma viene vista come un surrogato della vita, un modo per perdere tempo. E c’è un secondo aspetto che spiega bene cosa siamo diventati. Siamo il primo paese in Europa per diffusione di telefoni cellulari. E gli ultimi per diffusione di internet. Non informazione e qualità. Ma chiacchiera con il cellulare attaccato all’orecchio, e poca voglia di informarsi e capire cosa avviene nel mondo. Peggio di così…
Roberto Cotroneo, L’Unità.it 3-12-2008
AS

mercoledì 26 novembre 2008

Sabato 29 novembre, piazza San Carlo


Sabato 29 novembre alle ore 14.30 ci ritroviamo tutti, genitori, bambini, insegnanti, studenti universitari, in piazza San Carlo.
Perchè il tempo scuola non sia tempo vuoto, ma tempo pieno e ricco di esperienze e di cultura.
AS

giovedì 20 novembre 2008

Buone notizie 2

Sempre su www.retescuole.net altre buone notizie.
Sentite solo il titolo dell’articolo: “L’efficacia dell’Onda: le commissioni di camera e senato chiedono un dietro front alla Gelmini”. Lo scrive Gennaro Loffredo, responsabile Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione.
Loffredo dice che i pareri che le Commissioni istruzione di camera e senato, chiamate a esprimersi sul piano programmatico, sembrano portare a un sostanziale dietrofront su alcune delle questioni che hanno animato la protesta di questi mesi.
Questi i punti per ciò che riguarda scuole materne ed elementari:
- nelle scuole dell’infanzia dovrebbe essere garantito l’orario obbligatorio per 40 ore (non più fino alle 12,30 come prevede il decreto) con due insegnanti (una/o al mattino una/o al pomeriggio);
- ci sarà il maestro unico a 24 ore settimanali, ma in maniera residuale, ovvero solo dove viene richiesto dai genitori;
- il tempo pieno va garantito, con due docenti per classe;
- gli insegnanti di lingua inglese dovranno restare ad affiancare l’insegnante di classe;
- si fa marcia indietro anche sull’aumento degli alunni per classe.
In Conferenza unificata stato-regioni, gli enti locali si sono divisi: le regioni di centro sinistra si oppongono, quelle di centro destra votano a favore, tranne la Sicilia che si è astenuta.
L’Unione delle province chiede a Gelmini un tavolo di confronto.
E la seduta del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 17/11/08 ha espresso preoccupazione e dissenso per i provvedimenti del governo su scuola, università e ricerca.
Loffredo conclude:
“Esplodono le contraddizioni e questo solo grazie al Movimento. La lotta paga. In questi anni forse lo avevamo un po’ dimenticato. O meglio. In molti hanno cercato di convincerci dicendo che in fondo ci si può accontentare anche del meno peggio. Non è così e l'Onda lo ha dimostrato e continua a farlo con le proteste e le proposte. Facciamone tesoro e continuiamo sulla strada intrapresa”.

Buone notizie 1

Da www.retescuole.net buone notizie.
Una riguarda la posizione presa del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, massimo organo collegiale nazionale, che riunito in seduta plenaria il 17/11/08 ha approvato all'unanimità un ordine del giorno di deciso contrasto all'operato del governo sulla cosiddetta riforma della scuola.
Il giudizio del CPNI per una manovra finanziaria che riduce non solo la quantità ma la qualità dell’offerta formativa è inequivocabilmente negativo.
Di seguito l’ordine del giorno della seduta del 17.

Ordine del giorno CNPI
Seduta del 17 novembre 2008
Il CNPI esprime fermo dissenso e viva preoccupazione sulle scelte operate sul sistema di istruzione che, se confermate, comportano per entità e modalità degli interventi finanziari e di natura normativa, una destrutturazione del sistema scolastico pubblico ed una netta riduzione quantitativa e qualitativa dell’offerta formativa.
Il CNPI, richiamando gli orientamenti espressi dallo stesso ministro presidente nella seduta del 9 Luglio scorso, considera necessario per l’interesse per l’interesse generale della scuola che si apra un vero confronto nel paese a partire dal coinvolgimento di quanti, insegnanti, dirigenti e altri operatori della scuola, hanno attraversato stagioni riformatrici diverse garantendo l’unica vera continuità dell’azione formativa, impegno nell’innovazione della didattica e dell’organizzazione scolastica e, nonostante le crescenti difficoltà, una buona qualità complessiva della scuola italiana.
In questo quadro il CNPI considera quindi necessaria una profonda revisione dei provvedimenti adottati, a partire da quanto previsto per la scuola primaria con l’introduzione dell’insegnante unico e l’orario di 24 ore settimanali.
E’ altresì indispensabile un approfondito confronto sul piano programmatico e sui vari regolamenti relativi ai diversi settori scolastici, con l’obiettivo prioritario di migliorare concretamente la qualità dell’offerta formativa.
A questo proposito il CNPI, sulla base delle specifiche competenze istituzionali di organo collegiale nazionale, ribadisce il diritto-dovere di un pieno coinvolgimento nei processi decisionali e, in tal senso, conferma il proprio impegno per un puntuale esame di tutti i provvedimenti in atto.

AS e PT

mercoledì 19 novembre 2008

Disobbedienze

(Questo post fa coppia con l'altro post di oggi: sono entrambi un invito a non perdere speranze ed energie).
Leggo sul sito www.carta.org che è stato chiesto a enti locali e organizzazioni sociali di raccontare cosa si può fare per proporre interventi alternativi alla “riforma Gelmini”. Amministrazioni locali, sindacati, associazioni, cooperative e reti sociali hanno dato la loro disponibilità a sostenere la protesta del movimento per la scuola pubblica.

Sotto il titolo il link all’articolo con l’elenco delle disobbedienze.

AS

A tutti quelli che pensano che una volta approvata una legge sia cosa fatta

A tutti quelli che pensano che una volta approvata una legge sia cosa fatta, diciamo no, non perdete la speranza.
E’ vero che adesso, dopo che il decreto 137 è diventato legge 169 del 30 ottobre 2008, c’è un quadro normativo di riferimento preciso, ma la strada è ancora lunga.
Andiamo per ordine.
Il comma 3 dell’art. 64 della legge 133 (la finanziaria estiva) prevede che per la realizzazione delle finalità previste dallo stesso art. 64 il ministro dell’istruzione con il ministro dell’economia insieme predispongano un piano programmatico di interventi.
Lo schema di piano programmatico è stato approvato il 26 settembre.
Ma sempre l’art. 64 al comma 4 precisa che per l’attuazione del piano devono essere adottati entro 12 mesi “uno o più regolamenti”. E fino a quando non saranno approvati i regolamenti, le disposizioni di legge non sono attuabili.
Perché il piano programmatico venga recepito e tradotto in regolamenti ci vuole il parere delle Commissioni parlamentari, quello della Conferenza unificata Stato-Regioni, e quello, indispensabile, del Consiglio di Stato, che ha tempo 90 giorni per esprimersi.
Ci vuole il suo tempo: questo spiega la fretta del governo quando ha chiesto la fiducia alla Camera accorciando così i tempi del dibattito in Senato.
Se i regolamenti non saranno approvati entro i primi mesi del 2009 sarà poi molto difficile applicare la riforma Gelmini a partire all’anno scolastico 2009/2010. Pensiamo solo all’organizzazione didattica della scuola primaria: cosa potranno dire i dirigenti scolastici ai genitori che, tra poche settimane, devono iscrivere i figli alla prima elementare?
A favore del mantenimento del tempo pieno, teniamo poi conto che c’è una legge dell’ottobre di soli due anni fa, la 176/2007 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, recante disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari ", che non è mai stata abrogata. Io non sono un giurista ma qualcosa non mi torna.
Una speranza in più ce la dà anche la storia della riforma Moratti, che poteva non piacere ma che almeno aveva la decenza di una qualche motivazione pedagogica; di questa riforma del 2003, pochi lo dicono, molto è rimasto sulla carta, proprio a seguito della mobilitazione di genitori e insegnanti.
Forse non tutto procede liscio come ci vogliono far credere, spiega Silvia Bodoardo del Coogen, riportando le parole di Gennaro Loffredo, responsabile Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione Professionale:
"Il decreto Gelmini è paralizzato. Infatti i decreti attuativi, che dovrebbero dire dove e come tagliare devono essere preceduti dal parere delle competenti commissioni parlamentari sul piano programmatico generale scritto dalla ministra e da Tremonti. Le commissioni, a loro volta, sono bloccate perché non hanno ancora ricevuto il parere della Conferenza delle Regioni. Che in realtà si sono espresse dicendo a chiare lettere che non può esserci alcuna collaborazione con il governo centrale. (…) Intanto l’Onda non si arresta. (…) Insomma si va avanti con determinazione e, soprattutto, con le idee chiare. Il ministero della pubblica istruzione è in netta difficoltà. La Gelmini licenzia il "padre" della riforma che porta il suo nome. Tito Varrone, capo dell’ufficio legislativo del ministero, assunto sei mesi fa circa, ha dovuto fare i bagagli e lasciare il suo ufficio. Ignote ancora le cause. Berlusconi continua rettificare in corso d’opera. Il maestro unico sembrerebbe essere diventato prevalente (…) Bossi si impunta ed ottiene che le scuole di montagna non saranno toccate. Insomma un governo che fa acqua da tutte le parti. Un governo messo a dura prova dalla forte spallata del Movimento. L’Onda ha aperto delle crepe. Presto arriverà la grande mareggiata che, speriamo, sommergerà il governo abbandonandolo al naufragio".
Tutto questo per dire che non è vero che una volta approvata una legge sia cosa fatta.

Fonte: http://www.retescuole.net

AS

lunedì 17 novembre 2008

RIFLESSIONI


Questa mattina, alla consueta lettura dei quotidiani, mi sono imbattuto in un curioso articolo di Flavia Amabile sulla “STAR” del nostro governo, intitolato: “La Gelmini: siamo un governo di sinistra”.
Riporto fedelmente l’inizio dell’articolo: ”(…) Il governo Berlusconi? E’ un governo di sinistra, assicura il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, perché «è un governo che crede nel cambiamento» e, quindi, «è, per certi versi, un governo di sinistra. Può sembrare una contraddizione, ma noi mettiamo al centro non solo il ceto medio, ma anche quelle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, quelle famiglie che fanno molti sacrifici per far studiare i propri figli».”
Beh a mio avviso non è solo una contraddizione, ma una sostanziale falsità di fondo. Innanzitutto verrebbe da chiedersi cos’è un governo di sinistra? Ma ancora di più esiste una sinistra in Italia?
Non mi sembra il caso di affrontare un simile discorso, occorrerebbe troppo tempo ed energie per sviscerare un simile argomento, ma mi volevo soffermare su quanto scritto su “la stampa”.
Se il governo mette al centro non solo i ceti medi (che stanno scomparendo), ma anche quelle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, perché tagliare fondi alla scuola, costringendo le suddette famiglie a fare ulteriori salti mortali per il diritto ad una buona istruzione, garantita da una pluralità di insegnanti, che fanno sì che i bimbi abbiano la possibilità di rimanere a scuola “ad imparare” e non per essere parcheggiati?
La protesta che si sta attuando non è per il mantenimento degli sprechi e del cosiddetto “baronato”, ma per una riforma che sia tale, per migliorare quello che di buono già c’è!
Scorrendo l’articolo arrivo poi a: “(…)In quest’opera di risanamento, ha detto il ministro, sarà importante il «dialogo con l’opposizione», perchè la scuola non è «né di destra né di sinistra».”
A mio avviso qui si arriva a praticare lo sport preferito del premier, dire per poi ritrattare, ma in maniera più furba, ossia se la prima affermazione è che il governo attuale è di sinistra, e quindi ideologicamente opposto, che senso ha poi dire che la scuola non ha colore politico? È altresì da tenere conto che i tagli alla scuola li stanno facendo in maniera discriminante con la logica manageriale propria di questa classe dirigente, che un colore politico ce l’ha.
Vorrei infine porre l’accento su i tempi: “(…)Proprio perché i cambiamenti non sono pochi nelle scuole in questi giorni si respira molta confusione. Le nuove norme sono state approvate sotto forma di un decreto che è già legge ma per diventare davvero operative hanno bisogno di un regolamento, si tratta dei decreti attuativi che per avere valore devono essere approvati entro il 31 gennaio, il che spiega la fretta che il ministero aveva di approvare la riforma senza passare in Parlamento.”
Chiudo con una frase che non sentivo da tempo, ma che trovo estremamente importante da ricordare:
“la spinta viene dal basso,
e chi spinge lo sa!”
Massimo

P.S. per l’articolo completo clicca sul titolo del
post

venerdì 14 novembre 2008

Oggi – sciopero di Università, Ricerca e AFAM

Immagine tratta da http://www.retescuole.net/

Siamo con chi oggi sarà in piazza.
AS

Solidarietà dall'università di Paris Nanterre


Ci scrivono da Paris Nanterre per mandarci la loro solidarietà. Anche in Francia non se la passano benissimo e l'istruzione (ma non solo) deve subire le conseguenze dei tagli del governo.

Indichiamo gli appuntamenti del 14 novembre a Parigi:
La federazione sindacale studentesca SUD sostiene attivamente la lotta degli studenti italiani di Parigi che si sono dati appuntamento venerdì 14 alle 10 davanti al consolato italiano e invitano a partecipare alla manifestazione prevista da diverse organizzazioni per le 18 dello stesso giorno davanti all'ambasciata italiana.


CV

giovedì 13 novembre 2008

Da Washington

In pausa pranzo sfoglio i siti di alcuni quotidiani.
Leggo e trascrivo:

UNDICIETRENTA, SE LE PICCOLE OBAMA VANNO ALLA SCUOLA PUBBLICA
Questa mattina un’Ansa da Washington spiega che, nonostante non sia stata presa una decisione al riguardo, le piccole Sasha e Malia Obama potrebbero frequentare le scuole pubbliche a Washington, e non la scuola privata che invece ha frequentato Chelsea Clinton. Le figlie di Michelle e Barack, che hanno 10 e 7 anni, potrebbero andare a scuola come tutti gli altri ragazzi americani. Il sindaco e i responsabili del provveditorato hanno illustrato nel dettaglio cosa offre il loro sistema scolastico per le esigenze della piccola Sasha e quelle di Malia: «Abbiamo spiegato loro con grande piacere quali sono le diverse opzioni del nostro District of Columbia Public School System, e li abbiamo incoraggiati a verificare tutte le alternative possibili, garantendo che offriremo il nostro pieno appoggio qualunque sarà la loro scelta finale», hanno detto i dirigenti scolastici. Michelle Obama aveva già visitato varie scuole private di Washington, senza esserne troppo convinta, probabilmente.
Cosa vuol dire? Vuol dire che nella strategia di Obama ci sono una serie di segnali che vengono dati attraverso comportamenti molto semplici, e molto efficaci. Non si tratta di demagogia, per quanto nessun uomo politico sia immune da meccanismi demagogici. Si tratta di punti fermi, dell’idea che le regole valgono per tutti, del fatto che non puoi fare l’elogio della scuola pubblica e poi mandare i tuoi figli in una scuola privata. Si tratta di capire che nel momento in cui sei al potere la tua casa ha muri di vetro, e tutto è visibile. Lo sappiamo, fa parte di un modo di pensare, e un modo di esistere americano. E siamo ancora convinti che da noi in Europa, ma soprattutto in Italia, tutto questo non conti. Ma non è vero. Molte cose sono cambiate. Il rapporto con il potere, in Italia, non ha più, per fortuna, quel compiacimento, per cui i potenti possono tutto: perché se un giorno diventerò potente avrò anche io certi privilegi.
Ormai i cittadini e gli elettori giudicano e vogliono sapere. E mentre il nostro paese cambia, il potere non cambia affatto. E mentre Obama si informa perché le figlie possano frequentare una scuola pubblica, noi alla scuola pubblica tagliamo i fondi, le risorse, perché ormai da anni, come una colonia del terzo mondo, privilegiamo la scuola privata. Il presidente degli Stati Uniti sa che c’è una differenza tra mandare le figlie in una scuola pubblica anziché in una esclusiva scuola privata. Da noi è considerato ovvio e scontato mandare i propri figli in scuole private esclusive ed efficienti. E poi prendersela con gli studenti che manifestano contro la Gelmini.
Roberto Cotroneo, l’Unità.it 13-11-08

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14 novembre - sciopero di Università, Ricerca e AFAM


La mie maestre sono già uniche sostiene lo sciopero del 14 novembre di Università, Ricerca e AFAM.
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