martedì 16 febbraio 2010

Il presente della scuola pubblica

Domenica 14 febbraio la trasmissione di Riccardo Iacona ha messo a fuoco la situazione della scuola pubblica in Italia oggi con i tagli in atto.
Da vedere

venerdì 5 febbraio 2010

Meno ore e meno professori - Ecco la nuova scuola superiore

Repubblica: L'articolo di Salvo Intravaia sulla riforma della scuola superiore

http://www.repubblica.it/scuola/2010/02/04/news/riforma_scheda-2185069/

giovedì 4 febbraio 2010

APPELLO-PETIZIONE in difesa della geografia nella scuola

Vi invitiamo a unirvi all'appello lanciato dalle associazioni geografiche in favore dell'insegnamento della geografia.

A SCUOLA SENZA GEOGRAFIA

Fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro.

Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione la geografia scompare del tutto o è fortemente penalizzata.

I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo.

Per sottoscrivere l'appello: http://bit.ly/7UkFOm

mercoledì 3 febbraio 2010

Il futuro della scuola pubblica è affidato al Gratta e vinci?

A Genova, gli insegnanti di un istituto professionale costretti a inventarsi un Gratta e vinci per autofinanziarsi in assenza dei fondi che lo Stato non invia da tre anni.

L'articolo su Repubblica è di Giuseppe Filetto.

http://bit.ly/dC3lSv

martedì 2 febbraio 2010

Povertà e scuola

La povertà non giova all'istruzione. Secondo una ricerca condotta dall'università di Milano-Bicocca, il divario tra città ricche e città povere sembra dare vita a una scuola a due velocità. Anche per questo è fondamentale che non vengano tolti ulteriori fondi alla scuola pubblica.

L'articolo su Repubblica è di Mario Reggio.
http://bit.ly/9SsX3E

lunedì 1 febbraio 2010

Geografia quella sconosciuta?

I tagli alla scuola pubblica hanno conseguenze concrete, che poco a poco si fanno vedere. E così rischiamo di ritrovarci, tra pochi anni, con un sistema scolastico disastroso.

L'articolo di Repubblica è di Maria Novella De Luca

http://www.repubblica.it/scuola/2010/02/01/news/geografia-2149029/?rss

mercoledì 27 gennaio 2010

MICROMEGA 27/01/2010- Scuola pubblica (e Costituzione), demolizione in corso

http://temi.repubblica.it/micromega-online/scuola-pubblica-e-costituzione-demolizione-in-corso/

Scuola pubblica (e Costituzione), demolizione in corso

di Michele Martelli

In pieno fervore i lavori di Berlusconi III per la demolizione della scuola e dell’istruzione pubblica a favore della scuola e dell’educazione cattolica. Costituzione della Repubblica italiana: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge» (art. 8); «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato» (art. 33). Se il governo privilegia la religione cattolica e ne finanzia le scuole, non tutte le religioni sono uguali davanti alla legge. Ce n’è una, la cattolica apostolica romana, che è più uguale delle altre. Palese la violazione della Costituzione. Che, sottoposta alle ruspe della ditta dell’Unto del Signore, continua a perdere pezzi da tutti i lati. Come un edificio in stato di demolizione.L’“Accordo di revisione del Concordato Lateranense”, firmato da Craxi e Casaroli il 18 febbraio 1984, fu una vittoria di Pirro per lo Stato italiano. In realtà, un colossale inciucio. E la parte dell’inciucista la fece l’inglorioso governo detto allora del Caf (Craxi Andreotti Forlani), non la Chiesa, che dell’accordo intascò utili e vantaggi. La religione cattolica, è vero, perse il privilegio di essere (come dal 1929 al 1984) «la sola religione dello Stato italiano» (Protocollo addizionale dell’Accordo, art. 1), il che scaturì, più che altro, dall’inevitabile presa d’atto dei processi di secolarizzazione in corso nella società italiana (vittorie referendarie su divorzio, aborto ecc.).Tuttavia la Chiesa, oltre a numerose facilitazioni e regalìe in campo fiscale (vedi l’otto per mille), conservò anche il privilegio dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) nella scuola pubblica.L’Irc da obbligatorio quale era prima divenne opzionale, ma fu comunque garantito dallo Stato e con i soldi dello Stato, cioè di tutti i contribuenti (cattolici e non). In base all’Accordo, all’atto di iscrizione genitori e studenti avrebbero dovuto scegliere «se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento [l’Irc], senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione» (art. 9.2).Ma la discriminazione ci fu. Innanzitutto, perché in alternativa all’Irc non fu mai programmato e organizzato nulla di serio; si poteva prestabilire per esempio un’ora di educazione civica e di studio della Costituzione. In secondo luogo, perché, merito all’Irc, l’Accordo attribuiva alle curie vescovili il potere di scegliere, seppure d’intesa con le autorità scolastiche, programmi, orari, libri di testo e profili professionali dei docenti, affinché l’insegnamento religioso fosse «impartito in conformità alla dottrina della Chiesa» (Protocollo addizionale , art. 5). Di fatto, i docenti, pagati dallo Stato, venivano nominati, con annesso potere di revoca, non dai provveditorati scolastici, ma dai vescovi. Così lo Stato sovrano cedeva, e cede tuttora, parte della sua sovranità alla Chiesa, ossia al Vaticano (da ricordare che a firmare il Concordato con Craxi non fu il presidente della Cei, ma il segretario di Stato vaticano). Il governo di Berlusconi, santificatore di Craxi, più craxiano di Craxi, che fa oggi? Discrimina brutalmente chi decide di non avvalersi dell’Irc. E come? Abolendo la scelta. Non de iure, ma de facto. Già nell’ottobre 2008, la ministra Gelmini boicotta l’ora alternativa a quella di religione, facendo sapere di non aver soldi per i docenti: che ogni scuola provveda col “faidate”. Ma senza soldi (glieli aveva scippati Tremonti nella finanziaria 2008-2009, graziando la scuola cattolica), povera scuola pubblica, da te che fai? Dunque, niente (o quasi niente) ora alternativa.In questi giorni un’altra novità. Dai moduli allegati alla nuova circolare ministeriale per l’iscrizione scolastica dell’anno prossimo, è sparita l’opzione «attività didattiche e formative» in alternativa all’ora di Irc. Si tratta di moduli palesemente illegali, che ignorano sia la Costituzione (art. 8, 33), sia lo stesso Concordato del 1984 (art. 9.2). Un espediente vile, apparentemente innocente e casuale, che toglie a genitori e studenti il diritto di scelta. L’Irc di fatto nuovamente obbligatorio, come dal 1929 al 1984? Chi non lo sceglie, parcheggiato nei corridoi?Sulla scuola, ancora un’indicibile novità venuta da Tremonti. Vedere per credere: «Ministero dell'Economia e delle Finanze. Informativa 28 dicembre 2009, n. 166: Aumenti biennali docenti di religione»: 220 euro in più in busta paga ai 12 mila docenti precari di religione, a decorrere dal 1 maggio 2010, col recupero degli arretrati dal 1 gennaio 2003. E gli altri precari, con le loro sacrosante aspettative? Ignorati.Informativa discriminante, ad personam, come le 19 leggi del premier per evitare i processi a suo carico. Il regno orwelliano spande la sua ombra ovunque.Ma ricordiamoci che la Costituzione, con l’insieme delle sue istituzioni, scuola pubblica compresa, è la nostra casa comune. Perciò, difendiamola dai demolitori!(27 gennaio 2010)

Sportello orientamento genitori

Ancora per questa settimana, presso la scuola Sclopis è attivo lo sportello di orientamento per i genitori dei nuovi iscritti del circolo didattico Pacchiotti.

"La solitudine dei numeri primi" alla Sclopis

In questi giorni la Sclopis si è trasformata in set cinematografico.

Lo staff di La solitudine dei numeri primi ha infatti scelto questa storica sede scolastica per l'ambientazione di alcune scene tratte dal libro del torinese Paolo Giordano, vincitore del Premio Strega 2008.

Un benvenuto a tutti.

Da Repubblica, 22 gennaio: Proteste sulla geografia e non solo, le materie sacrificate dalla riforma

http://www.repubblica.it/scuola/2010/01/22/news/geografia_e_riforma-2043403/
rimandiamo all'articolo di Salvo Intravaia

mercoledì 4 novembre 2009

Il laboratorio per stranieri della Pacchiotti Sclopis

Racconta, durante la riunione del Comitato Genitori, l'insegnante di inglese Alessandra Cigna:

Tra i tagli che ci hanno colpito, è stato tagliato il posto di italiano per stranieri, che nel nostro plesso sono il 60% alla Sclopis, l'8% alla Ricardi, e il 17% alla Carducci, maldistribuiti, ma questo dipende da una scelta dei genitori, a cui cerchiamo di porre rimedio. Del reso, è difficile essere d'accordo rispetto al 30% di tetto di stranieri posto dalla Gelmini, perché ognuno ha diritto ad andare a scuola vicino a casa, specialmente alle elementari. Si tratta comunque di un disagio grande: gli stranieri che non si sentono accuditi non hanno la possibilità di imparare adeguatamente la lingua veicolare per studiare, avranno sicuramente un atteggiamento peggiore, diverso, si sentiranno meno integrati, e questo si va a ripercuotere negli anni, anche nelle relazioni sociali e personali all’interno della classe. In più, il nostro laboratorio per stranieri funzionava dagli anni 70, eravamo stati pionieri in questo campo. Mi raccontava la collega Parlapiano, che se ne è occupata per tanti anni, che negli anni 70 venivano dalla Svezia a studiare l’organizzazione del laboratorio della Pacchiotti Sclopis, quindi è un patrimonio, anche didattico, un patrimonio di sussidi, di metodologie che così va sprecato. Il nostro problema principale, però, attualmente, è quello del fondo di funzionamento normale, perché non abbiamo più soldi. Le scuole stanno aspettando i fondi del 2009. Mancano 60.000 euro di anni precedenti che mai vedremo.

RIUNIONE DEL "Manifesto dei 500"

5 novembre 2009 - ore 20.45

Riunione del "Manifesto dei 500"

sala teatro scuola elementare Don Murialdo, via Casteldelfino 30 - TORINO

SIETE TUTTI INVITATI

Cari amici, la settimana scorsa si sono svolte due assemblee importanti alle quali ha parrtecipato il Manifesto dei 500. La prima, ad Acqui (Alessandira) ha visto la partecipazione di 95 insegnanti e genitori. La seconda, presso la scuola Pacchiottti di Torino, ne ha coinvolti 25. In tutte e due le occasioni sono emersi diversi punti e una condivisa esigenza di trovare iniziative concrete di fronte alla situazione grave in cui ci troviamo, e ancor di più di fronte alle prospettive (Legge Aprea e Brunetta, tagli del prossimo anno, questione programmi). Proprio alla luce di queste due assemblee, la riunione di giovedì 5 novembre diventa ancora più importante perché sarà l'occasione per dare una direzione concreta alle proposte e alle esigenze emerse. Il gruppo organizzativo del "Manifesto dei 500" sta lavorando appunto ad una proposta che sottoporremo all'assemblea per ril! anciare la mobilitazione. Vi aspettiamo dunque numerosi: se non lo avete già fatto, scaricate il volantino dal nostro sito e diffondetelo nelle scuole.

Appuntamento per tutti, giovedì sera, 5 novembre, ore 20.45, via Casteldelfino 30, Torino.

Lorenzo Varaldo, Manifesto dei 500

Studiare le date a scuola fa capire l’identità del Paese

di Francesco Alberoni - corriere.it
Negli ultimi quarant'anni i pedagogi­sti hanno quasi distrutto le basi del pensiero razionale e i fondamenti del­la nostra civiltà. L'hanno fatto con una sola decisione: eliminando le date, to­gliendo dalle scuole l'obbligo di mettere i fatti in ordine cronologico. Ormai è nor­male sentirsi dire che Manzoni è vissuto nel 1500. Ma non c'e da meravigliarsi, perché nella scuola non si insegna più a porre gli accadimenti nel loro ordine tem­porale dicendo, per esempio, che Ales­sandro Magno è vissuto prima Cesare, questo prima di Carlo Magno e solo do­po viene Dante e, in seguito, Cristoforo Colombo.

Questa pedagogia è stata copiata da­gli Stati Uniti, un Paese senza storia che cerca di annullare le radici storiche dei suoi abitanti per farne dei cittadini. Ma applicarla all'Italia, che è il prodotto di una stratificazione storica di 3000 anni e all'Europa che ha radici culturali gre­che, romane e giudaico-cristiane, vuol di­re distruggerne l'identità. Al contrario di noi la civiltà Islamica e quella Cinese studiano accanitamente la propria sto­ria per conoscersi e rafforzarsi.

Ma perdere la capacità di porre gli ac­cadimenti in ordine cronologico vuol di­re perdere anche la propria identità per­sonale. Quando domandiamo a qualcuno «Chi sei?», ci racconta cosa ha fatto e sta facendo. Quando cerchiamo lavoro presentiamo il nostro curriculum. Quan­to ci innamoriamo raccontiamo al no­stro amato la nostra vita. Oggi c'e molta gente che non sa più mettere in ordine ciò che ha vissuto, e vede il proprio pas­sato come un insieme caotico di accadi­menti.

Il disordine del modo di pensare si ri­flette nella lingua. Nelle scuole non si in­segnano più la grammatica, l'analisi lo­gica e la «consecutio temporum». Diver­si ragazzi non distinguono il passato prossimo da quello remoto, non capisco­no la logica del congiuntivo e del condi­zionale e alcuni confondono addirittura il presente con il futuro. E' il disfacimen­to mentale, la demenza.

Caro ministro Gelmini, la prego, mi ascolti, mandi via tutti i pedagogisti di questa nefasta corrente; poi faccia fare un corso di storia con le date e uno di grammatica italiana a tutti gli insegnan­ti. Infine imponga ai presidi di mettere in ogni aula un grande poster orizzonta­le in cui sono segnati in ordine cronologi­co tutti gli episodi significativi della sto­ria, in modo che i nostri ragazzi possano abituarsi alla loro successione tempora­le. Una stampella per il loro cervello.

Francesco Alberoni

02 novembre 2009

venerdì 30 ottobre 2009

COMITATO GENITORI PACCHIOTTI - DECISIONE RIUNIONE 29 OTTOBRE

Il Comitato Genitori Pacchiotti, riunitosi in data 29 ottobre 2009, dopo aver preso atto delle gravi ricadute della “riforma Gelmini” sulle Scuole del nostro circolo e sulla Scuola pubblica in generale per l’anno scolastico in corso

chiede
a tutti i rappresentanti di classe del circolo

di assumere l’impegno di tenere costantemente informati tutti i genitori della situazione attuale e delle ulteriori riduzioni già previste per il prossimo anno e sulle future iniziative promosse per difendere la qualità della scuola pubblica da ennesimi tagli;

chiede anche
ai rappresentanti dei genitori all’interno del Consiglio di Circolo

di opporsi a qualsiasi disegno che, in nome del contenimento della spesa, provochi un ulteriore impoverimento dell’offerta formativa delle scuole del nostro circolo.


Approvato all’unanimità dei presenti.












Torino, 29 ottobre 2009

giovedì 29 ottobre 2009

Oggi 29/19/2009, assemblea del Comitato Genitori Pacchiotti

Il Comitato Genitori Pacchiotti si riunisce oggi presso i locali della scuola Ricardi di Netro in via Valfré 8.
L’obiettivo dell’incontro è quello di presentare le attività del Comitato ai genitori dei bambini delle classi 1° e di rinsaldare l’unione di intenti e forze con i genitori che già lo scorso anno hanno preso parte al Comitato.
Con il maestro Lorenzo Varaldo del Manifesto dei 500 faremo il punto sulle riduzioni introdotte dalla “riforma” Gelmini, sui conseguenti cambiamenti nella scuola pubblica in questo anno scolastico appena iniziato e su ciò che ci aspetta nei successivi.

mercoledì 28 ottobre 2009

Che cosa sta succedendo alla scuola pubblica? Assemblea insegnanti genitori


Giovedì 5 novembre, ore 20.45
sala teatro sc. el. Don Murialdo, via Casteldelfino, 30
✔ “Mio figlio ha l'insegnante di sostegno, ma le ore concesse l'anno scorso non erano sufficienti. Quest'anno, al ritorno a scuola, ho scoperto che non solo non sono aumentate, ma sono persino passate da 14 a 8 alla settimana! Alle difficoltà della vita che la sfortuna ci ha riservato si
aggiunge ora questo affronto dello Stato” (una mamma)
✔ “Mio figlio frequenta una prima elementare. Per un anno mi sono sentito dire che ci sarebbe stato il Tempo Pieno o il maestro unico. Poi lo porto a scuola e scopro che ha 8 maestri alla settimana! Otto maestri per un bambino di 6 anni: sono indignato per le falsità che vengono dette dal governo” (un padre)
✔ “Quest'anno i tagli e i conseguenti intrecci degli orari ci portano a non avere una sola mattinata intera da dedicare all'insegnamento dell'italiano e della matematica. Come si può ancora garantire un livello decente in queste condizioni?” (un insegnante elementare)
✔ “Ci hanno raccontato che le famiglie avrebbero potuto “scegliere”, ma non ci hanno detto che avremmo dovuto pagare le nostre “scelte”, l'assistenza in mensa, i laboratori, i corsi di recupero” (un genitore della scuola media).
✔ “Quando mio figlio è arrivato in terza e ho aperto il sussidiario mi sono spaventata per la povertà dei contenuti, per il taglio dei programmi” (una mamma)
✔ “Due ore di italiano in meno alla settimana nella scuola media: ecco perché migliaia di insegnanti precari non hanno più il posto. Ora vogliono darci un “sussidio di disoccupazione”... Siamo all'assurdo: ci pagano per non farci lavorare invece di restituire le ore e i posti che sono necessari? (un'insegnante precaria)”
Perché queste situazioni? Si tratta solo di esempi isolati, oppure qualcosa di grave sta succedendo nella scuola?
Incontriamoci, discutiamone, approfondiamo.
La scuola pubblica è il futuro dei nostri figli e dei nostri allievi, di tutta la società. Cerchiamo insieme la strada per difenderla!
(l'assemblea, aperta a tutti gli insegnanti e i genitori della città, è stata proposta dagli insegnanti e dai genitori di diverse scuole presenti alla riunione del “Manifesto dei 500” del 5/10. Info: http://www.manifesto500.altervista.org/)

mercoledì 21 ottobre 2009

Doccia fredda sull'istruzione: in Finanziaria 7,3 miliardi in meno in 3 anni
di Claudio Tucci

Meno 7,3 miliardi di euro. A tanto ammontano i risparmi che il ministero dell'Istruzione dovrà centrare per i prossimi 3 anni. Un miliardo e 600mila euro, nel 2010, 2,5 miliardi, nel 2011, e 3,2 miliardi nel 2012. Destino analogo per università ed enti pubblici di ricerca, a cui non solo è fatto espressamente divieto di aumentare il proprio indebitamento netto, già alle stelle, specie in alcune strutture del Centro-Sud, ma, anche, di tenere a freno le richieste finanziarie, che, per il 2010, non potranno superare i soldi ricevuti, a consuntivo, l'anno precedente, incrementati, a seconda dei casi, di un modestissimo 3 o 4 per cento. È appena sbarcata in Senato, il 7 ottobre scorso, la nuova manovra di bilancio per il 2010 (la cui approvazione definitiva dovrà avvenire entro dicembre) e già per l'Istruzione si profila l'ennesima "doccia fredda", con la conferma, anche per il prossimo triennio, della cura "da cavallo" introdotta con la manovra estiva 2008.Dai risultati, tuttavia, niente affatto scontati. Già nel 2009, infatti, tutti i principali documenti di finanza pubblica redatti da Via XX Settembre hanno evidenziato, per il ministero dell'Istruzione, spese in aumento (soprattutto quelle per il personale), anziché in diminuzione. Una dinamica, a dire il vero, che rischia di ripetersi, anche, nel 2010, dove Viale Trastevere, sottolineano i tecnici di Palazzo Chigi, vedrà ricevere stanziamenti poco superiori ai 55,2 miliardi di euro, a fronte di impegni di spesa già previsti per 56,4 miliardi. Diventa, quindi, urgente invertire la rotta e tirare fuori, senza ulteriori "bluff" contabili, i primi risparmi. Specie in vista delle sempre minori risorse che arriveranno in dote all'Istruzione: e, cioè, nel 2011, 53,5 miliardi e, nel 2012, 53 miliardi netti.Rispetto al bilancio assestato 2009, la Finanziaria 2010 riduce molti capitoli di spesa di Viale Trastevere. A perdere più di tutti, è la voce Istruzione secondaria di primo grado, con un gap negativo di ben 206 milioni (da 9,7 miliardi, previsti dall'assestamento 2009 a poco meno di 9,5, assegnati dalla manovra 2010). Lascia sul campo quasi 100 milioni (99,1) la programmazione scolastica e 7,5 milioni il diritto allo studio e gli interventi per migliorare la condizione studentesca. Cala, pure, di ben 120 milioni il fondo per gli interventi in materia di istruzione. Le variazioni positive più consistenti riguardano, invece, l'istruzione secondaria di secondo grado e la primaria, che portano a casa, rispettivamente, + 141 e + 112 milioni, rispetto al bilancio assestato 2009. Segno positivo, anche, per la voce istruzione pre-scolastica: nella manovra di assestamento riceveva 4,1 miliardi, che, ora, diventano quasi 4,3. Perdono poche migliaia di euro istruzione post-secondaria e degli adulti, mentre guadagna 4,2 milioni di euro lo stanziamento previsto le scuole non statali. La voce Università vede ridursi di 652 milioni il proprio stanziamento iniziale, previsto dal bilancio assestato 2009, sceso da 8,5 miliardi di euro a 7,9. Ricerca e innovazione perdono quasi 159 milioni. A essere penalizzata, soprattutto, la ricerca scientifica e tecnologica applicata (-149 milioni, rispetto all'assestamento 2009). Guadagna, invece, soldi la missione Italia in Europa e nel mondo: + 14,9 milioni. Segno positivo a due cifre per la voce "onnicomprensiva" Fondi da ripartire: + 467 milioni. A beneficiarne, soprattutto, interventi perequativi e valorizzazione della carriera del personale scolastico.
www.ilsole24ore.com, 20 ottobre 2009
Scuola: in Finanziaria ancora tagli per l'offerta formativa
di Claudio Tucci

Si riducono sempre di più i fondi a disposizione della scuola. Già quest'anno ci sarà un taglio di 40 milioni di euro per l'offerta formativa. Ma la vera stangata arriverà nel 2011-2012, quando la "speciale dote" nelle mani di scuole e uffici scolastici, introdotta nel 1997, con la legge 440, per sostenere, anche, formazione del personale, handicap, innovazione e alternanza scuola-lavoro, passerà a quota 99,5 milioni di euro. Praticamente, un terzo della consistenza originaria: 274 milioni di euro. La notizia è contenuta negli allegati alla manovra di bilancio 2010, appena sbarcata in Senato e, in particolare la Tabella C, che evidenzia la quantificazione, anno per anno fino al 2012, degli stanziamenti previsti per alcuni fondi speciali della scuola. Tra questi quello della legge 440, che prosegue nella scia delle continue sforbiciate subite nel tempo. Nel solo passaggio 2008 - 2009, la contrazione ha toccato quota 40 milioni: da 179 a 140,5 milioni di euro. Progressivamente il fondo in questione sarà ulteriormente ridotto a 130 milioni nel 2010 e 99,5 milioni sia nel 2011 che nel 2012. Senza considerare, poi, i ritardi negli accrediti. Di regola, questi soldi dovrebbero essere trasferiti nelle casse di scuole e uffici scolastici tra dicembre e gennaio. Una scadenza, quasi mai rispettata. Anche, nel 2008, in molte regioni, si è dovuto attendere marzo-aprile. E anche quest'anno i tempi non dovrebbero accorciarsi, visto che la direttiva attuativa 2009 è, ancora, in Parlamento in attesa dell'acquisizione dei pareri (il 14 ottobre c'è stato il via libera della commissione Cultura della Camera, ora si deve attendere quello dell'analoga commissione in Senato).Secondo fonti sindacali, la sforbiciata di 40 milioni tra i fondi 2008 e quelli 2009 sarebbe in parte dovuta all'applicazione della clausola di salvaguardia, ma, soprattutto, al reperimento di risorse da "dirottare" su altre misure urgenti per la scuola, tra cui le spese per il funzionamento. Peraltro, pure, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, nei giorni scorsi, aveva annunciato di aver reperito, d'accordo con il ministero dell'Economia circa 60 milioni di euro da dirottare per il funzionamento delle scuole (principalmente del primo ciclo), oltre ad aver incrementato di 150 milioni di euro lo stanziamento per le supplenze brevi a carico degli istituti. E con i risparmi ancora al palo e la conferma, fino al 2012, dei tagli a organici e risorse, non è inverosimile immaginare come i "nuovi" soldi in più racimolati in queste ore per funzionamento e personale scolastico vengano, anche, dai "risparmi" sui finanziamenti previsti dalla legge 440. Intanto, però, anche in centri come Milano, le scuole sono state costrette ancora una volta a chiedere l'intervento delle famiglie per l'acquisto di carta igienica, sapone e carta da mano, indispensabili sempre ma ancor di più nell'anno dell'influenza A che come prima misura di prevenzione impone proprio l'igiene.Dalla lettura delle 12 pagine della direttiva 2009 è possibile vedere quali "voci" soffriranno di più la sforbiciata. Più di tutti "piangeranno" offerta formativa (i famosi "Pof") e formazione del personale. Nel 2008, queste voci, assieme, raccoglievano quasi 96 milioni di euro. Quest'anno, invece, si contraggono di 13,5 milioni, passando a quota 82 milioni. Perdono 5 milioni di euro i fondi per le attività di educazione alla salute, all'ambiente e alla cittadinanza (da 20 a 15) e, persino, quelli per l'handicap subiscono un "ritocco" di 500mila euro, passando da 10,5 a 10 milioni netti. Istruzione professionale, alternanza scuola lavoro ed educazione degli adulti erano finanziate, nel 2008, per 69 milioni di euro, quest'anno riceveranno 46 milioni in tutto. Aumenta, invece, di 3 milioni lo stanziamento per progetti sull'educazione scientifica e sull'insegnamento della lingua italiana: si passa da 8 a 11 milioni, ma la somma dovrà servire, anche, per organizzare i corsi di formazione di lingua inglese per i docenti della scuola primaria. New entry, quest'anno, valutazione degli apprendimenti (1,5 milioni) e, soprattutto, innovazione tecnologica (2 milioni), a conferma dell'impegno – minimo - di andare verso una scuola sempre più digitale.
www.ilsole24ore.com, 19 ottobre 2009

martedì 20 ottobre 2009

Lo Stato deve alle scuole un miliardo di euro
di Bianca Di Giovanni

Le autonomie scolastiche vantano crediti per un miliardo nei confronti dello Stato, che non provvede a trasferirli. Con quellasomma i vari istituti sparsi sul territorio fanno fronte alle spese quotidiane di gestione: anticipano le risorse, ma la copertura ancora non arriva. È solo l’ultima cifra del «salasso scuola » dell’era Gelmini-Tremonti. Una raffica di tagli, di ogni ordine e grado verrebbe da dire. Oltre al miliardo, denunciato dagli amministratori locali di Legautonomie in un recente convegno, L’ultima novità riguarda l’offerta formativa, quel «tesoretto» che le scuole utilizzano per sostenere formazione di personale, handicap, innovazione e alternanza scuola-lavoro. Già nel 2010 ci sarà un taglio di 40 milioni, che sarà seguito dalla stangata del biennio successivo. Alla fine della sforbiciata, quella «dote» sarà ridotta a un terzo: 99,5 milioni contro i 274 stanziati in origine. Ancora tagli, per un comparto che contribuisce alla manovra per circa tre miliardi nel triennio. Un taglio drastico, che arriva a toccare la pelle dei lavoratori.
DECRETO PRECARI
Le cifre del «sacco» della scuola pubblica arrivano mentre la Camera si appresta a votare oggi il decreto Gelmini sui precari. Il provvedimento riguarda «18.000 insegnanti chenonavranno néun incarico temporaneo né annuale», ha spiegato ieri in aula la relatrice Paola Pelino (Pdl). Il testo prevede una corsia preferenziale di accesso al le supplenze brevi per i docenti rimasti fuori dalle supplenze: le scuole dovranno chiamare prima loro. Possono poi essere promossi in accordo con le Regioni (5 si sono già dette favorevoli) e con le risorse di queste ultime, «progetti della durata di tre mesi prorogabili ad otto». In seguito alle modifiche avvenute in commissione, poi, le graduatorie sono state bloccate: i docenti non si possono spostare, chi va in un'altra provincia finisce in coda e non viene inserito in base al punteggio. Tra le altre modifiche c'è l'estensione della platea: potranno godere dei benefici previsti anche i docenti che lo scorso anno «hanno conseguito, attraverso le graduatorie di istituto, una supplenza temporanea di almeno 180 giorni». si parla almeno di altre 4.000 persone. Alla camera è stato ripresentato l’emendamento già proposto al Senato che favorisce il prepensionamento volontario dei docenti di ruolo, liberando così i posti per i giovani precari. Fonti vicine al Tesoro giudicano la proposta troppo costosa per essere praticata. Tecnici dell’Economia valutano invece che se si consentisse il prepensionamento di chi ha già raggiunto i 40 anni di contributi, si potrebbero liberare 2mila posti.
PROTESTE
Il decreto arriva al voto in un clima barricadero. Oggi due sit-in di protesta sono stati annunciati dall’Anief, l'associazione professionale e sindacale dei docenti, che aveva già capitanato i ricorsi al Tar del Lazio contro la decisione del ministro di inserire in coda i precari che si spostano nelle graduatorie di province diverse dalla propria. Nel frattempo sono gli enti locali a dover affrontare quotidianamente le emergenze dell’anno scolastico. «Noi non siamo contro i risparmi - ha dichiarato al convegno sulla scuola di Legautonomie Umberto D’Ottavio, assessore alla provincia di Torino - Ma decidere i tagli senza un solo incontro con noi, scaricandoci addosso responsabilità pesanti come quella della sicurezza, ci sembra davvero troppo». Proprio il caso sicurezza è ancora «caldo» in Piemonte, dove in primavera in una scuola di Rivoli è caduto un cornicione. In quell’occasione il governo annunciò controlli a tappeto. Ma i controlli si pagano: per farli bene ci vuole tempo. In Piemonte si è arrivati alla mappatura del 2% degli istituti in agosto. Per completarla servirebbero cinque anni. Senza risorse, inutile fare annunci.

L'Unità, 20 ottobre 2009

giovedì 8 ottobre 2009

Malascuola, i racconti dei lettori - Se tra i banchi vince la precarietà

Da Repubblica, 6 ottobre 2009

Malascuola, i racconti dei lettori

Se tra i banchi vince la precarietà

di GIULIA BELARDELLI

E' proseguito per tutto il giorno il rosario di testimonianze arrivate sulla situazione delle scuole pubbliche in Italia. Storie raccontate dai lettori dopo l'articolo di denuncia pubblicato da Repubblica. Sono per lo più genitori, ma anche insegnati, precari e non, stanchi di vedere ogni giorno "un Paese che sta rinunciando a educare i propri figli".

Strutture fatiscenti, banchi rotti, poche sedie, classi sovraffollate. E poi mancate supplenze, ore di "buco" che diventano giorni interi, settimane senza studiare inglese, matematica, informatica. La scuola come parcheggio, insomma, tenuta su da insegnanti che riescono ancora ad amare il proprio lavoro e da genitori che ormai non si stupiscono più dover mettere mano al portafogli per comparare risme di fogli, sapone, carta igienica, fazzoletti.

"Quando in classe sono state lette le norme igieniche anti-influenza, i ragazzi le hanno accolte con una fragorosa risata - si legge in un post - L'ordine é di lavare le mani più volte possibile; peccato che in bagno non ci sia sapone né carta igienica, perché non ci sono i soldi". I germi sulle maniglie delle porte? "Pericolo scampato - commenta ironicamente una lettrice - Nella scuola dove vanno i miei figli non ci sono le maniglie nei bagni; a volte non ci sono neanche le porte".

"L'Italia è considerata un paese ricco, eppure guardando i vostri istituti si direbbe il contrario": queste le parole di una mamma polacca. La figlia fa le elementari a Roma, in un "edificio vecchio e tutto da ristrutturare, mentre - aggiunge - nel mio Paese le scuole sono pulite e ordinate". Sono in molti, dalla Calabria al Veneto, a lamentare macchie di muffa sui soffitti, cornicioni pericolanti, cortili poco sicuri, mancanza di strutture (in primo luogo mense e palestre) e di apparecchiature (soprattutto computer).

C'é rabbia in molte testimonianze, come in quella di una signora di Guidonia. La figlia frequenta l'istituto turistico pisano, dall'anno scorso inagibile per metà struttura. "Ci hanno dato dei container - scrive - ma non sono completi: mancano lavagne, banchi e sedie. I ragazzi fanno solo 3 ore di lezione al giorno: il ministro Gelmini ha il dovere di occuparsi di queste situazioni".

Tra i tanti racconti di "Malascuola", c'é anche qualche voce fuori dal coro, che parla di istituti che funzionano, di classi numericamente giuste, di supplenze puntuali. Si tratta però di 2-3 casi su oltre un centinaio di testimonianze, concentrati in piccoli comuni alla provincia di Milano. Il resto sono una valanga di commenti negativi: "tutta colpa dei tagli - recita un post - e di un Paese che decide di non investire più sui suoi giovani". "La cosa più grave - commenta un altro lettore - é che si stia tentando di restringere l'istruzione ad una sola classe sociale (quella ricca e potente), perché il popolo ignorante fa comodo". "Mia figlia non ha mai avuto problemi nello studio - scrive una mamma romana - Da un po' di tempo si trova in un evidente disagio dovuto alla precarietà che respira quando va a scuola e in cui versano i suoi insegnanti". Una precarietà densa, materiale e psicologica: un'atmosfera pesante, soprattutto quando ad avvertirla sono bimbi e ragazzi sui banchi di scuola. Sempre che i banchi ci siano, ovvio.