martedì 16 febbraio 2010
Il presente della scuola pubblica
Da vedere
venerdì 5 febbraio 2010
Meno ore e meno professori - Ecco la nuova scuola superiore
http://www.repubblica.it/scuola/2010/02/04/news/riforma_scheda-2185069/
giovedì 4 febbraio 2010
APPELLO-PETIZIONE in difesa della geografia nella scuola
A SCUOLA SENZA GEOGRAFIA
Fare geografia a scuola vuol dire formare cittadini italiani e del mondo consapevoli, autonomi, responsabili e critici, che sappiano convivere con il loro ambiente e sappiano modificarlo in modo creativo e sostenibile, guardando al futuro.
Nei nuovi curricoli dei licei e degli istituti tecnici e professionali in via di definizione la geografia scompare del tutto o è fortemente penalizzata.
I sottoscrittori di questo documento ritengono che privarsi degli strumenti di conoscenza propri della geografia, in una società sempre più globalizzata e quindi complessa, significa privare gli studenti di saperi assolutamente irrinunciabili per affrontare le sfide del mondo contemporaneo.
Per sottoscrivere l'appello: http://bit.ly/7UkFOm
mercoledì 3 febbraio 2010
Il futuro della scuola pubblica è affidato al Gratta e vinci?
L'articolo su Repubblica è di Giuseppe Filetto.
http://bit.ly/dC3lSv
martedì 2 febbraio 2010
Povertà e scuola
L'articolo su Repubblica è di Mario Reggio.
http://bit.ly/9SsX3E
lunedì 1 febbraio 2010
Geografia quella sconosciuta?
L'articolo di Repubblica è di Maria Novella De Luca
http://www.repubblica.it/scuola/2010/02/01/news/geografia-2149029/?rss
mercoledì 27 gennaio 2010
MICROMEGA 27/01/2010- Scuola pubblica (e Costituzione), demolizione in corso
Scuola pubblica (e Costituzione), demolizione in corso
di Michele Martelli
In pieno fervore i lavori di Berlusconi III per la demolizione della scuola e dell’istruzione pubblica a favore della scuola e dell’educazione cattolica. Costituzione della Repubblica italiana: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge» (art. 8); «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato» (art. 33). Se il governo privilegia la religione cattolica e ne finanzia le scuole, non tutte le religioni sono uguali davanti alla legge. Ce n’è una, la cattolica apostolica romana, che è più uguale delle altre. Palese la violazione della Costituzione. Che, sottoposta alle ruspe della ditta dell’Unto del Signore, continua a perdere pezzi da tutti i lati. Come un edificio in stato di demolizione.L’“Accordo di revisione del Concordato Lateranense”, firmato da Craxi e Casaroli il 18 febbraio 1984, fu una vittoria di Pirro per lo Stato italiano. In realtà, un colossale inciucio. E la parte dell’inciucista la fece l’inglorioso governo detto allora del Caf (Craxi Andreotti Forlani), non la Chiesa, che dell’accordo intascò utili e vantaggi. La religione cattolica, è vero, perse il privilegio di essere (come dal 1929 al 1984) «la sola religione dello Stato italiano» (Protocollo addizionale dell’Accordo, art. 1), il che scaturì, più che altro, dall’inevitabile presa d’atto dei processi di secolarizzazione in corso nella società italiana (vittorie referendarie su divorzio, aborto ecc.).Tuttavia la Chiesa, oltre a numerose facilitazioni e regalìe in campo fiscale (vedi l’otto per mille), conservò anche il privilegio dell’insegnamento della religione cattolica (Irc) nella scuola pubblica.L’Irc da obbligatorio quale era prima divenne opzionale, ma fu comunque garantito dallo Stato e con i soldi dello Stato, cioè di tutti i contribuenti (cattolici e non). In base all’Accordo, all’atto di iscrizione genitori e studenti avrebbero dovuto scegliere «se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento [l’Irc], senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione» (art. 9.2).Ma la discriminazione ci fu. Innanzitutto, perché in alternativa all’Irc non fu mai programmato e organizzato nulla di serio; si poteva prestabilire per esempio un’ora di educazione civica e di studio della Costituzione. In secondo luogo, perché, merito all’Irc, l’Accordo attribuiva alle curie vescovili il potere di scegliere, seppure d’intesa con le autorità scolastiche, programmi, orari, libri di testo e profili professionali dei docenti, affinché l’insegnamento religioso fosse «impartito in conformità alla dottrina della Chiesa» (Protocollo addizionale , art. 5). Di fatto, i docenti, pagati dallo Stato, venivano nominati, con annesso potere di revoca, non dai provveditorati scolastici, ma dai vescovi. Così lo Stato sovrano cedeva, e cede tuttora, parte della sua sovranità alla Chiesa, ossia al Vaticano (da ricordare che a firmare il Concordato con Craxi non fu il presidente della Cei, ma il segretario di Stato vaticano). Il governo di Berlusconi, santificatore di Craxi, più craxiano di Craxi, che fa oggi? Discrimina brutalmente chi decide di non avvalersi dell’Irc. E come? Abolendo la scelta. Non de iure, ma de facto. Già nell’ottobre 2008, la ministra Gelmini boicotta l’ora alternativa a quella di religione, facendo sapere di non aver soldi per i docenti: che ogni scuola provveda col “faidate”. Ma senza soldi (glieli aveva scippati Tremonti nella finanziaria 2008-2009, graziando la scuola cattolica), povera scuola pubblica, da te che fai? Dunque, niente (o quasi niente) ora alternativa.In questi giorni un’altra novità. Dai moduli allegati alla nuova circolare ministeriale per l’iscrizione scolastica dell’anno prossimo, è sparita l’opzione «attività didattiche e formative» in alternativa all’ora di Irc. Si tratta di moduli palesemente illegali, che ignorano sia la Costituzione (art. 8, 33), sia lo stesso Concordato del 1984 (art. 9.2). Un espediente vile, apparentemente innocente e casuale, che toglie a genitori e studenti il diritto di scelta. L’Irc di fatto nuovamente obbligatorio, come dal 1929 al 1984? Chi non lo sceglie, parcheggiato nei corridoi?Sulla scuola, ancora un’indicibile novità venuta da Tremonti. Vedere per credere: «Ministero dell'Economia e delle Finanze. Informativa 28 dicembre 2009, n. 166: Aumenti biennali docenti di religione»: 220 euro in più in busta paga ai 12 mila docenti precari di religione, a decorrere dal 1 maggio 2010, col recupero degli arretrati dal 1 gennaio 2003. E gli altri precari, con le loro sacrosante aspettative? Ignorati.Informativa discriminante, ad personam, come le 19 leggi del premier per evitare i processi a suo carico. Il regno orwelliano spande la sua ombra ovunque.Ma ricordiamoci che la Costituzione, con l’insieme delle sue istituzioni, scuola pubblica compresa, è la nostra casa comune. Perciò, difendiamola dai demolitori!(27 gennaio 2010)
Sportello orientamento genitori
"La solitudine dei numeri primi" alla Sclopis
Lo staff di La solitudine dei numeri primi ha infatti scelto questa storica sede scolastica per l'ambientazione di alcune scene tratte dal libro del torinese Paolo Giordano, vincitore del Premio Strega 2008.
Un benvenuto a tutti.
Da Repubblica, 22 gennaio: Proteste sulla geografia e non solo, le materie sacrificate dalla riforma
rimandiamo all'articolo di Salvo Intravaia
mercoledì 4 novembre 2009
Il laboratorio per stranieri della Pacchiotti Sclopis
Tra i tagli che ci hanno colpito, è stato tagliato il posto di italiano per stranieri, che nel nostro plesso sono il 60% alla Sclopis, l'8% alla Ricardi, e il 17% alla Carducci, maldistribuiti, ma questo dipende da una scelta dei genitori, a cui cerchiamo di porre rimedio. Del reso, è difficile essere d'accordo rispetto al 30% di tetto di stranieri posto dalla Gelmini, perché ognuno ha diritto ad andare a scuola vicino a casa, specialmente alle elementari. Si tratta comunque di un disagio grande: gli stranieri che non si sentono accuditi non hanno la possibilità di imparare adeguatamente la lingua veicolare per studiare, avranno sicuramente un atteggiamento peggiore, diverso, si sentiranno meno integrati, e questo si va a ripercuotere negli anni, anche nelle relazioni sociali e personali all’interno della classe. In più, il nostro laboratorio per stranieri funzionava dagli anni 70, eravamo stati pionieri in questo campo. Mi raccontava la collega Parlapiano, che se ne è occupata per tanti anni, che negli anni 70 venivano dalla Svezia a studiare l’organizzazione del laboratorio della Pacchiotti Sclopis, quindi è un patrimonio, anche didattico, un patrimonio di sussidi, di metodologie che così va sprecato. Il nostro problema principale, però, attualmente, è quello del fondo di funzionamento normale, perché non abbiamo più soldi. Le scuole stanno aspettando i fondi del 2009. Mancano 60.000 euro di anni precedenti che mai vedremo.
RIUNIONE DEL "Manifesto dei 500"
5 novembre 2009 - ore 20.45
Riunione del "Manifesto dei 500"
sala teatro scuola elementare Don Murialdo, via Casteldelfino 30 - TORINO
SIETE TUTTI INVITATI
Cari amici, la settimana scorsa si sono svolte due assemblee importanti alle quali ha parrtecipato il Manifesto dei 500. La prima, ad Acqui (Alessandira) ha visto la partecipazione di 95 insegnanti e genitori. La seconda, presso la scuola Pacchiottti di Torino, ne ha coinvolti 25. In tutte e due le occasioni sono emersi diversi punti e una condivisa esigenza di trovare iniziative concrete di fronte alla situazione grave in cui ci troviamo, e ancor di più di fronte alle prospettive (Legge Aprea e Brunetta, tagli del prossimo anno, questione programmi). Proprio alla luce di queste due assemblee, la riunione di giovedì 5 novembre diventa ancora più importante perché sarà l'occasione per dare una direzione concreta alle proposte e alle esigenze emerse. Il gruppo organizzativo del "Manifesto dei 500" sta lavorando appunto ad una proposta che sottoporremo all'assemblea per ril! anciare la mobilitazione. Vi aspettiamo dunque numerosi: se non lo avete già fatto, scaricate il volantino dal nostro sito e diffondetelo nelle scuole.
Appuntamento per tutti, giovedì sera, 5 novembre, ore 20.45, via Casteldelfino 30, Torino.
Lorenzo Varaldo, Manifesto dei 500
Studiare le date a scuola fa capire l’identità del Paese
Negli ultimi quarant'anni i pedagogisti hanno quasi distrutto le basi del pensiero razionale e i fondamenti della nostra civiltà. L'hanno fatto con una sola decisione: eliminando le date, togliendo dalle scuole l'obbligo di mettere i fatti in ordine cronologico. Ormai è normale sentirsi dire che Manzoni è vissuto nel 1500. Ma non c'e da meravigliarsi, perché nella scuola non si insegna più a porre gli accadimenti nel loro ordine temporale dicendo, per esempio, che Alessandro Magno è vissuto prima Cesare, questo prima di Carlo Magno e solo dopo viene Dante e, in seguito, Cristoforo Colombo.
Questa pedagogia è stata copiata dagli Stati Uniti, un Paese senza storia che cerca di annullare le radici storiche dei suoi abitanti per farne dei cittadini. Ma applicarla all'Italia, che è il prodotto di una stratificazione storica di 3000 anni e all'Europa che ha radici culturali greche, romane e giudaico-cristiane, vuol dire distruggerne l'identità. Al contrario di noi la civiltà Islamica e quella Cinese studiano accanitamente la propria storia per conoscersi e rafforzarsi.
Ma perdere la capacità di porre gli accadimenti in ordine cronologico vuol dire perdere anche la propria identità personale. Quando domandiamo a qualcuno «Chi sei?», ci racconta cosa ha fatto e sta facendo. Quando cerchiamo lavoro presentiamo il nostro curriculum. Quanto ci innamoriamo raccontiamo al nostro amato la nostra vita. Oggi c'e molta gente che non sa più mettere in ordine ciò che ha vissuto, e vede il proprio passato come un insieme caotico di accadimenti.
Il disordine del modo di pensare si riflette nella lingua. Nelle scuole non si insegnano più la grammatica, l'analisi logica e la «consecutio temporum». Diversi ragazzi non distinguono il passato prossimo da quello remoto, non capiscono la logica del congiuntivo e del condizionale e alcuni confondono addirittura il presente con il futuro. E' il disfacimento mentale, la demenza.
Caro ministro Gelmini, la prego, mi ascolti, mandi via tutti i pedagogisti di questa nefasta corrente; poi faccia fare un corso di storia con le date e uno di grammatica italiana a tutti gli insegnanti. Infine imponga ai presidi di mettere in ogni aula un grande poster orizzontale in cui sono segnati in ordine cronologico tutti gli episodi significativi della storia, in modo che i nostri ragazzi possano abituarsi alla loro successione temporale. Una stampella per il loro cervello.
Francesco Alberoni
02 novembre 2009
venerdì 30 ottobre 2009
COMITATO GENITORI PACCHIOTTI - DECISIONE RIUNIONE 29 OTTOBRE
chiede
chiede anche
ai rappresentanti dei genitori all’interno del Consiglio di Circolo
Approvato all’unanimità dei presenti.
Torino, 29 ottobre 2009
giovedì 29 ottobre 2009
Oggi 29/19/2009, assemblea del Comitato Genitori Pacchiotti
mercoledì 28 ottobre 2009
Che cosa sta succedendo alla scuola pubblica? Assemblea insegnanti genitori
Giovedì 5 novembre, ore 20.45
sala teatro sc. el. Don Murialdo, via Casteldelfino, 30
aggiunge ora questo affronto dello Stato” (una mamma)
✔ “Mio figlio frequenta una prima elementare. Per un anno mi sono sentito dire che ci sarebbe stato il Tempo Pieno o il maestro unico. Poi lo porto a scuola e scopro che ha 8 maestri alla settimana! Otto maestri per un bambino di 6 anni: sono indignato per le falsità che vengono dette dal governo” (un padre)
✔ “Quest'anno i tagli e i conseguenti intrecci degli orari ci portano a non avere una sola mattinata intera da dedicare all'insegnamento dell'italiano e della matematica. Come si può ancora garantire un livello decente in queste condizioni?” (un insegnante elementare)
✔ “Ci hanno raccontato che le famiglie avrebbero potuto “scegliere”, ma non ci hanno detto che avremmo dovuto pagare le nostre “scelte”, l'assistenza in mensa, i laboratori, i corsi di recupero” (un genitore della scuola media).
✔ “Quando mio figlio è arrivato in terza e ho aperto il sussidiario mi sono spaventata per la povertà dei contenuti, per il taglio dei programmi” (una mamma)
✔ “Due ore di italiano in meno alla settimana nella scuola media: ecco perché migliaia di insegnanti precari non hanno più il posto. Ora vogliono darci un “sussidio di disoccupazione”... Siamo all'assurdo: ci pagano per non farci lavorare invece di restituire le ore e i posti che sono necessari? (un'insegnante precaria)”
mercoledì 21 ottobre 2009
di Claudio Tucci
di Claudio Tucci
martedì 20 ottobre 2009
di Bianca Di Giovanni
Le autonomie scolastiche vantano crediti per un miliardo nei confronti dello Stato, che non provvede a trasferirli. Con quellasomma i vari istituti sparsi sul territorio fanno fronte alle spese quotidiane di gestione: anticipano le risorse, ma la copertura ancora non arriva. È solo l’ultima cifra del «salasso scuola » dell’era Gelmini-Tremonti. Una raffica di tagli, di ogni ordine e grado verrebbe da dire. Oltre al miliardo, denunciato dagli amministratori locali di Legautonomie in un recente convegno, L’ultima novità riguarda l’offerta formativa, quel «tesoretto» che le scuole utilizzano per sostenere formazione di personale, handicap, innovazione e alternanza scuola-lavoro. Già nel 2010 ci sarà un taglio di 40 milioni, che sarà seguito dalla stangata del biennio successivo. Alla fine della sforbiciata, quella «dote» sarà ridotta a un terzo: 99,5 milioni contro i 274 stanziati in origine. Ancora tagli, per un comparto che contribuisce alla manovra per circa tre miliardi nel triennio. Un taglio drastico, che arriva a toccare la pelle dei lavoratori.
L'Unità, 20 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
Malascuola, i racconti dei lettori - Se tra i banchi vince la precarietà
Da Repubblica, 6 ottobre 2009
Malascuola, i racconti dei lettori
Se tra i banchi vince la precarietà
di GIULIA BELARDELLI
E' proseguito per tutto il giorno il rosario di testimonianze arrivate sulla situazione delle scuole pubbliche in Italia. Storie raccontate dai lettori dopo l'articolo di denuncia pubblicato da Repubblica. Sono per lo più genitori, ma anche insegnati, precari e non, stanchi di vedere ogni giorno "un Paese che sta rinunciando a educare i propri figli".
Strutture fatiscenti, banchi rotti, poche sedie, classi sovraffollate. E poi mancate supplenze, ore di "buco" che diventano giorni interi, settimane senza studiare inglese, matematica, informatica. La scuola come parcheggio, insomma, tenuta su da insegnanti che riescono ancora ad amare il proprio lavoro e da genitori che ormai non si stupiscono più dover mettere mano al portafogli per comparare risme di fogli, sapone, carta igienica, fazzoletti.
"Quando in classe sono state lette le norme igieniche anti-influenza, i ragazzi le hanno accolte con una fragorosa risata - si legge in un post - L'ordine é di lavare le mani più volte possibile; peccato che in bagno non ci sia sapone né carta igienica, perché non ci sono i soldi". I germi sulle maniglie delle porte? "Pericolo scampato - commenta ironicamente una lettrice - Nella scuola dove vanno i miei figli non ci sono le maniglie nei bagni; a volte non ci sono neanche le porte".
"L'Italia è considerata un paese ricco, eppure guardando i vostri istituti si direbbe il contrario": queste le parole di una mamma polacca. La figlia fa le elementari a Roma, in un "edificio vecchio e tutto da ristrutturare, mentre - aggiunge - nel mio Paese le scuole sono pulite e ordinate". Sono in molti, dalla Calabria al Veneto, a lamentare macchie di muffa sui soffitti, cornicioni pericolanti, cortili poco sicuri, mancanza di strutture (in primo luogo mense e palestre) e di apparecchiature (soprattutto computer).
C'é rabbia in molte testimonianze, come in quella di una signora di Guidonia. La figlia frequenta l'istituto turistico pisano, dall'anno scorso inagibile per metà struttura. "Ci hanno dato dei container - scrive - ma non sono completi: mancano lavagne, banchi e sedie. I ragazzi fanno solo 3 ore di lezione al giorno: il ministro Gelmini ha il dovere di occuparsi di queste situazioni".
Tra i tanti racconti di "Malascuola", c'é anche qualche voce fuori dal coro, che parla di istituti che funzionano, di classi numericamente giuste, di supplenze puntuali. Si tratta però di 2-3 casi su oltre un centinaio di testimonianze, concentrati in piccoli comuni alla provincia di Milano. Il resto sono una valanga di commenti negativi: "tutta colpa dei tagli - recita un post - e di un Paese che decide di non investire più sui suoi giovani". "La cosa più grave - commenta un altro lettore - é che si stia tentando di restringere l'istruzione ad una sola classe sociale (quella ricca e potente), perché il popolo ignorante fa comodo". "Mia figlia non ha mai avuto problemi nello studio - scrive una mamma romana - Da un po' di tempo si trova in un evidente disagio dovuto alla precarietà che respira quando va a scuola e in cui versano i suoi insegnanti". Una precarietà densa, materiale e psicologica: un'atmosfera pesante, soprattutto quando ad avvertirla sono bimbi e ragazzi sui banchi di scuola. Sempre che i banchi ci siano, ovvio.