mercoledì 29 giugno 2011
Lettera di una maestra che va in pensione
Per 40 anni ho fatto la maestra. Un mestiere sottopagato, che ha sempre meno riconoscimento sociale ma che rimane il mestiere più bello del mondo. Ora è tempo di andare in pensione.
Se ripercorro, come in un film, la storia di questi lunghi anni non mi vengono certo in mente le circolari, il POF, le griglie di valutazione, l’Invalsi, i registri ( quelli li ho sempre compilati , e malvolentieri, appena prima della scadenza).
Rivedo invece le facce – quelle sì le ricordo bene – le facce, gli occhi, le voci, le storie dei tanti e tanti bambini – ora diventati più che adulti - con cui ho condiviso emozioni, scoperte, la fatica e la ricerca di un percorso per imparare e per diventare grandi. Una maestra i suoi scolari se li ricorda per la vita.
E vedo le facce delle tante maestre, diventate care amiche, insieme a me impegnate nella difficile ed affascinante impresa di costruire una scuola “ di tutti e di ciascuno” come diceva Don Milani, una scuola di “scienza e di tenerezza”…
Tanti, ma tanti i ricordi. Avevo 19 anni quando ho cominciato, in Friuli, mia terra d’origine. Era il 1971: il posto di lavoro garantito era la normalità in quegli anni. Un altro secolo, un altro millennio.
La scuola era la scuola dell’obbedienza, della maestra unica- tuttologa, chiusa nella sua classe, degli armadi chiusi a chiave che le supplenti non avevano il diritto di aprire, dei grembiulini neri d’ordinanza…
Era la scuola selettiva, la scuola dei voti, dei ripetenti, quelli alti alti confinati negli ultimi banchi, quelli che neanche alle elementari ce la facevano a stare al passo.
La mia era la generazione cresciuta con “ la rivolta tra le dita” , con la voglia e l’impegno di cambiare la scuola e di cambiare il mondo.
Vivevamo, come ha scritto recentemente Goffredo Fofi su Repubblica, “una stagione irripetibile della pedagogia italiana quando educazione voleva dire conquista della democrazia, crescita di uomini nuovi e responsabili nei confronti della comunità, della collettività, del creato “.
Tanti i nostri Maestri ispiratori, quelli che davano idee e sostanza ai nostri progetti: Don Milani con la sua “Lettera a una professoressa” e l’attenzione agli ultimi, Mario Lodi, campione di didattica e di umanità, Guido Petter partigiano resistente che ci aveva guidato con le sue “Conversazioni psicologiche”, Gianni Rodari e la sua “Grammatica della fantasia” quando “La fantasia al potere” era uno degli slogan che più ci rappresentava, Gianni Cordone - mitico e mai dimenticato direttore didattico - che a Vigevano, sul finire degli anni Settanta, aveva già realizzato tutte quelle innovazioni che poi sarebbero diventate legge.
Leggevamo e discutevamo molto, con grande passione ed entusiasmo, senza guardare l’orologio e senza segnare le “ ore eccedenti” da recuperare. C’era una scuola nuova da costruire insieme.
Sono stati gli anni del diritto all’istruzione e alla cultura per tutti, degli handicappati che cominciavano ad essere inseriti nelle classi ( senza insegnanti di sostegno ma, in qualche modo, ce la cavavamo). Gli anni della furia iconoclasta ( dopo ce ne saremmo pentiti ) contro certi baluardi della vecchia scuola: le poesie da imparare a memoria, la grammatica … Gli anni delle aule e degli armadi che si aprivano. Gli anni del Tempo Pieno ( e poi del Modulo), delle maestre che si specializzavano in una materia e che lavoravano in team. Le cose da fare quotidianamente in classe si decidevano insieme. La programmazione era il risultato di studi approfonditi su contenuti e metodi, di confronti, di discussioni anche molto accese.
Una grande rivoluzione, sancita dalla legge dopo anni di sperimentazione, che ha cambiato in modo irreversibile il nostro modo di essere e di fare scuola, che ha lasciato in noi tutte un imprintig speciale.
Erano tempi in cui la cultura e la scuola contavano, erano importanti. Tempi in cui i genitori ci davano fiducia, credevano nel cambiamento e partecipavano a quella ventata di democrazia che sono stati gli Organi Collegiali.
Sono passati gli anni, i decenni. Tanto è cambiato nella società e, di riflesso, inesorabilmente, anche nella scuola. Scuola e cultura non godono più del prestigio di un tempo, non sono più ai primi posti della scala dei valori della società, degli studenti e delle famiglie.
Il grande movimento di idee, di conoscenze, di valori – non sostenuto da politiche adeguate - si è appannato. Ha perso in entusiasmo ed in passione, in lucidità e progettualità. Da troppi anni manca un pensiero collettivo sulla scuola. Mancano idee, valori etici di riferimento, riforme condivise. Mancano Maestri ispiratori. Manca una riflessione generale su temi fondanti del nostro “essere” e “fare” scuola: su “ sapere e saper fare “, su competenze e contenuti , su abilità e conoscenze , su “ imparare “ ed “imparare ad imparare “, su merito-selezione-integrazione, su rigore e qualità degli apprendimenti da coniugare con la scuola di massa.
Da anni la scuola ha mutuato un linguaggio aziendale. Bambini e famiglie sono diventati “clienti”. I direttori didattici sono stati trasformati - loro malgrado – in Dirigenti, con la didattica “evaporata” dal loro ruolo. E poi il tentativo di tornare alla maestra unica di morattiana memoria, il tutor, il Pecup, le Unità di Apprendimento , il monoennio, il Portfolio ( ne ho conservati alcuni esemplari: leggere per credere …) Quando, anni fa, ho sentito in un Collegio Docenti di Pavia (non il mio) parlare di “customers satisfaction” ho misurato la deriva verso cui stava precipitando la scuola.
Per arrivare all’oggi, al Ministro dell’Istruzione Gelmini che “riforma” la scuola a suon di tagli, senza nemmeno ascoltare le tante voci di critica e di dissenso che si sono levate da insegnanti, Sindacati, genitori.
Una scuola appiattita sul presente – mi piange il cuore doverlo dire -. Una scuola che non vola alto, che non ha progettualità sul futuro.
L’oggi è fatto di una generazione di insegnanti precari, classi sempre più numerose e più complesse da gestire, bambini che fanno sempre più fatica a rispettare regole, accettare insuccessi, assumersi responsabilità. E ancora: le compresenze finite, l’inglese imparato d’ufficio dalle maestre con 50 ore di corso, gli Organi Collegiali diventati ritualità da rispettare per legge, la fiducia incrinata dei genitori, il ritorno ai voti, l’enfasi assoluta data ai test quasi che a scuola verificare sia più importante che insegnare ed educare…
Anche il “clima umano” è cambiato: più stress, più stanchezza, più malessere, meno felicità in circolazione oggi nelle scuole.
Poi entri a scuola al mattino. Ritrovi tante facce amiche. I bambini ti aspettano, ti raccontano le loro storie, ti si affidano . Riesci ancora a farli appassionare.
“ … e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto”.
Buona scuola a chi rimane,
Daniela Bonanni
da retescuole.it
C.
venerdì 10 giugno 2011
giovedì 9 giugno 2011

Forchette rotte
Unità, 6 giugno 2011
“Saretta vorrebbe fare il liceo artistico. Farà un corso d’estetista. “Professoressa, il liceo? E come faccio? E poi che faccio?”Luigi vorrebbe andare al liceo musicale. Farà il professionale breve per l’elettotecnico. “Il musicista, professoressa, il musicista classico mi piacerebbe fare. Ma poi di che campo?”Manuela è brava, ma brava davvero. Ti prego fai il classico. “No prof, vado all’alberghiero, farò la cuoca, subito. Tanto la laurea a che serve qua?” Onore ai cuochi, ma perdiamo un talento.Andrea è un genio matematico, sarebbe un ingegnere, un fisico da nobel. “Prof, prendo il professionale informatico, lavoricchio subito”. Magari mi inventa un nuovo facebook…
Ma no, che mi consolo? Mentre sono china sui loro compiti? Mentre metto a posto le loro carte per gli esami?Non li vedrò più: tra un po’, andranno per la loro strada. Una strada sempre più distante da quella che potrebbero percorrere se solo fosse diverso. Se Palermo fosse diversa, se l’Italia fosse diversa.Giorni fa ho rivisto Giuseppe, è uscito dalla scuola media tre anni fa, lo vedo spesso gironzolare intorno la scuola. Non ha proseguito, non fa nemmeno il meccanico. “Per l’officina ci vuole il diploma professorè”. E cavolo! E pigliatelo sto diploma, mannaggia al cielo.Una laurea? Troppo lontana. E poi a che serve?A che serve in Sicilia una laurea? A che serve un diploma? Il 50% dei giovani è disoccupato. Tra loro anche laureati e specializzati. 700.000 giovani lasciano la Sicilia. Non so quanti l’Italia. Mica è un male locale…
Io li cresco, li formo, nelle condizioni peggiori possibili, dimenticati dalle distrazioni e dagli equivoci e poi si perdono. Talenti sprecati. Talenti dispersi.
In questi giorni sono arrivate delle buste con delle forchette rotte ad onorevoli siciliani prima e ai quattro rettori universitari dopo.Forchette rotte a dire che gli stanno mangiando il futuro ma è ora di dire basta ( https://www.facebook.com/profile.php?id=100002487155542&sk=wall ) . Hanno mangiato troppo: rompiamogli le forchette e anche le scatole.Gli Atenei siciliani sono quasi trentesimi in graduatoria. Palermo è la quinta città d’Italia per dimensioni, una delle ultime per tutto. Non se l’è mangiata solo la mafia. Bisogna cominciare ad urlarlo. I complici sono anche tra i puliti: classi dirigenti antiche e piene di privilegi. E la promozione del merito e dei giovani non se l'è mangiata solo la Gelmini. Complici sono i padri.
I ragazzi delle forchette (potrebbero essere i miei tra qualche anno?) denunciano la parentopoli negli atenei: “Nelle Università siciliane i parenti diventano docenti e i talenti diventano migranti”. 100 grandi famiglie dinastiche, padri, figli e parenti controllano le facolta' in Sicilia. “A questo modello universitario diciamo basta - scrivono - e ai vertici dell'universita' siciliana diciamo che ci siamo rotti e che col nostro futuro non ci mangia piu' nessuno". I ragazzi delle forchette rotte si scagliano contro i privilegi dei dirigenti regionali: a 40 anni c’è chi è disoccupato, tra i “giovani nessuno” mentre sempre a 40 anni c’è chi se ne va in pensione prima grazie a una legge regionale iniqua.Ridiamo merito al merito e forza ai miei ragazzi. Saretta, Luigi, Manuela, Andrea.
Forchette rotte per loro. L’indignazione in Italia riparte da Palermo.
Mila Spicola
m.
venerdì 6 maggio 2011
E davanti a Bossi i ragazzi cantano l'Inno
È successo ieri a Roma: così Fratelli d'Italia è tornato ad essere il simbolo dell'unità. Una scolaresca di Cassino ha dato un'improvvisata lezione di educazione civica al leader della Lega e al governo Berlusconi-Gelmini.
Umberto Bossi ha sentito che la forza improvvisata di quel canto era più efficace dell'alzabandiera e non ha ruttato, non ha esibito la proverbiale durezza padana. Ha invece mostrato una compostezza che sarebbe piaciuta a Ciampi ed è bello pensare che "la cerimonia del gelato" sia stata la sua prima prova di maturità democratica.Certo, non bisogna esagerare con la passione civile: quei ragazzi volevano giocare, lanciare uno sfottò, uno sberleffo intelligente, non una sfida degli unitari contro i federalisti, non esibire la forza degli antisecessionisti contro i separatisti.
Al di là delle intenzioni dunque, quel canto non divideva ma univa. A maggior ragione, ieri, per la spontaneità e per l'età, i cantori hanno dato una vera lezione a Berlusconi e alla Gelmini che li immaginano tutti neo sessantottini, rivoluzionari, ideologici, sciagurati eversori, braccio armato e pugno chiuso dei professori di sinistra. La contestazione, dal tempo dei carbonari e del Risorgimento, non si esprime certo con l'inno nazionale che semmai, è una rivolta al contrario, una lezione di educazione civica che quei giovani hanno impartito a un vecchio.E nessun professore comunista li dirigeva, nessun libro marxista li ispirava. (…).
Il punto è che l'inno quando è improvvisato nell'atmosfera di una gita scolastica è molto più efficace di qualunque cerimonia. È infatti costruito con l'emozione e non con l'orchestra. Perciò coltiviamo la speranza che Bossi lo abbia ascoltato in silenzio e che poi sia andato via senza segni di disprezzo perché, da vecchio animale politico, ha capito che forse lì, davanti ad un gelato al cioccolato, l'inno finalmente si faceva popolo.
m.
lunedì 18 aprile 2011
venerdì 15 aprile 2011
giovedì 14 aprile 2011
mercoledì 6 aprile 2011
Più religione che inglese.
Più religione, meno inglese (e comunque "light") e addio al maestro unico tanto propagandato dal governo.
Cominciano a delinearsi a prendere forma la riforma Gelmini della scuola elementare dopo il megataglio agli organici di 28 mila cattedre in tre anni. A settembre, il personale verrà sforbiciato di altri 9 mila posti e si entrerà nel terzo anno dell'era Gelmini.
Ma come sarà la scuola elementare in futuro nel nostro Paese? I bambini di prima elementare studieranno più Religione che Inglese. Il progetto del maestro "unico" è definitivamente tramontato perché le famiglie non lo vogliono.
Nella bozza sugli organici dei docenti per il prossimo anno scolastico viene precisato che il modulo orario di 24 ore settimanali potrà essere attivato soltanto se le famiglie lo richiederanno e, di conseguenza, si riuscirà a formare una classe intera. Ma l'esperienza di quest'anno e dell'anno scorso hanno già dimostrato che le 24 ore settimanali sono un flop.
Ma non solo. In futuro, i piccoli si ritroveranno di fronte insegnanti che hanno imparato l'Inglese in fretta e furia. E magari i piccoli correggeranno la pronuncia della maestra. Le ultime notizie sugli organici, comunicate ai sindacati, confermano infatti che dal prossimo anno non ci saranno più insegnanti specialiste di Inglese: le 4 mila e 700 docenti rimaste in servizio quest'anno, residuate dal contingente di 11 mila e 200 di alcuni anni fa, saranno impiegate come insegnanti comuni.
Prenderanno il loro posto altrettante maestre, nel frattempo specializzate attraverso un corso blended di 340 ore e senza mai essere state all'estero per perfezionare un minimo di pronuncia. Le specialiste, oltre al diploma di scuola elementare, erano spesso invece in possesso della laurea in lingue straniere. Ma perché un'insegnante di posto comune può imparare ad insegnare l'Inglese e non la Religione? La stessa operazione portata avanti con gli specialisti di lingua straniera avrebbe "fruttato" ben 6 mila posti con la Religione. Alcuni anni fa, le diocesi organizzarono corsi per l'insegnamento della Religione ai quali parteciparono le stesse maestre che insegnavano nelle classi. Ma poi non se ne fece più nulla.
E nelle classi arrivarono gli specialisti con la certificazione rilasciata dal vescovo. I più piccoli studieranno un'ora di Inglese alla settimana, che in seconda diventano due e tre in terza, quarta e quinta. Le ore di Religione restano invece due a settimana, in tutte le classi. E siccome l'orario è stato ridotto a 27 ore settimanali, ecco che le due ore di Religione peseranno di più nel curriculum rispetto al passato, quando gli alunni restavano in classe per 30 ore a settimana. Le 27 ore settimanali saranno svolte sempre da due insegnanti, perché una sola ne può al massimo coprire 22, più la specialista di Religione: in tutto tre. Niente, insomma, maestro unico.
c.
giovedì 31 marzo 2011
Da: LaStampa.it, 30 marzo 2011lunedì 28 marzo 2011
venerdì 25 marzo 2011

"Per una settimana bianca stravolgono il calendario"
Scuola contro la Regione che propone: «Facciamo come in Francia»
maria teresa martinengo
torino
Una settimana bianca da 12 al 17 marzo, vacanze di Natale che inizierebbero il 24, due giorni liberi a Carnevale, «sospensione breve» a Pasqua (5-10 aprile), inizio lezioni 12 settembre, fine mercoledì 13 giugno. E ponti 31 ottobre, 9 e 10 dicembre, 30 aprile. Di questa proposta di calendario scolastico regionale 2011/2012 hanno ragionato ieri - e discusso a lungo - l’assessore all’Istruzione, Sport e Turismo della Regione Alberto Cirio e la Conferenza della Scuola, che riunisce associazioni genitori, docenti, dirigenti, sindacati, province e che deve esprimere il parere.
Parere che, in maniera convergente, non è stato di approvazione: pochi i 202 giorni di lezione previsti, non motivata la sospensione di una settimana, tardivo l’inizio delle vacanze di Natale.
«Ieri abbiamo discusso per la prima volta e la conferenza è stata aggiornata alla prossima settimana. Abbiamo recepito le osservazioni. Valuteremo», dice Cirio. Poi, scende nel dettaglio del suo calendario, il primo della Giunta Cota: «Include un elemento importante, che è già realtà in altri territori a forte vocazione turistica. Penso a una settimana o a un ponte lungo da giovedì a domenica in marzo per favorire l’utilizzo delle montagne e dare la possibilità alle famiglie con bambini di organizzare una settimana bianca. Per chi non può per ragioni economiche, non ha ferie, non ha interesse, la Regione, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale, organizzerà un progetto per tenere i ragazzi a scuola con attività alternative, con i docenti disponibili».
C’è anche una terza opzione. «Le scuole possono organizzare le gite in Piemonte, fruendo del bonus di 150 euro». Corale l’obiezione della Conferenza. «Obiettivo del calendario è garantire più giorni possibile di attività didattica - riassume Rodolfo Aschiero, segretario regionale della Flc-Cgil -. Si può permettere in modo facoltativo di fare progetti di attività didattiche alternative, tra cui andare in montagna. Ma interrompere l’attività per la settimana bianca è fuori da ogni logica. La questione è di tipo educativo e sono tutti d’accordo, dai presidi agli studenti».
Per Enzo Pappalettera, segretario regionale della Cisl Scuola «mettere in contrapposizione le esigenze di chi intende fare la vacanza sulla neve con quelle della programmazione didattica è un errore clamoroso. Non si può immaginare che la scuola sia chiamata a fare assistenza a chi non si può permettere di andare a sciare».
Cirio assicura che ci sarà spazio per la trattativa. «La priorità assoluta - dice - va al valore didattico del calendario, ma ricordo che lo sport per i ragazzi ha grande valore formativo». Ieri lo «strano caso» dell’assessore all’Istruzione che promuove anche Sport e Turismo è deflagrato.
Il commento più ascoltato è quello dell’assessore ai Servizi Educativi del Comune di Torino Beppe Borgogno: «Un calendario da assessore al Turismo e non alla scuola».
m.
giovedì 24 marzo 2011
REGIO APERTO PER GIOIA
Venerdì 25 marzo
Ore 14 - ore 17.30: visite guidate e concerti dei Gruppi da Camera del Regio
Ore 20: proiezione de I Vespri siciliani in Piazzetta Mollino
INGRESSO GRATUITO
A partire dal pomeriggio il Teatro sarà aperto a tutti dalle ore 14 alle ore 17.30 per le visite guidate gratuite e sarà inoltre possibile assistere a brevi concerti dei Gruppi da Camera del Regio.
La sera, alle ore 20, si potrà rivivere l’emozione della recita per i 150 anni dell’Unità d’Italia, andata in scena il 18 Marzo alla presenza del Presidente della Repubblica, grazie alla proiezione su grande schermo in piazzetta Mollino de I Vespri Siciliani diretti dal maestro Gianandrea Noseda e firmati da Davide Livermore.
La proiezione è gratuita e non sarà allestita una platea apposita; chi lo desidera, può portare con sé una sedia pieghevole!
m.
mercoledì 23 marzo 2011

TEATRO REGIO TORINO
VENERDI' 25 MARZO 2011
La giornata di lotta garantirà l’esecuzione degli spettacoli programmati, nel rispetto del pubblico e nella salvaguardia del Teatro.
L’importo della giornata lavorativa verrà devoluto, su base volontaria, a favore delle iniziative umanitarie per il popolo giapponese colpito dalle recenti catastrofi.
verrà installato uno schermo all’esterno del Teatro per dare la possibilità a tutta la cittadinanza di assistere agli spettacoli di Nabucco alle ore 12 e Vespri siciliani alle ore 20.
il Teatro Regio sarà aperto al pubblico dalle 14,00 alle 17,30 per visite guidate gratuite nello spirito del “teatro a porte aperte”.
Siamo tutti invitati!
m.
lunedì 21 marzo 2011
PIAZZA ARBARELLO PROGETTATA DAI PIU' PICCOLI - 2

L'Assessore Sestero incontra le classi della Sclopis che hanno aderito al progetto ADOTTA UN MONUMENTO
Argomento: La sistemazione di Piazza Arbarello
L'incontro è aperto a tutti
vi aspettiamo
segnalato da maria cristina milanese (grazie!)
m.



