lunedì 28 settembre 2009

Non che ci sia da ridere




La riforma indifendibile

La stampa del 28 settembre intitola "La Gelmini difende la "sua" riforma; darà suoi frutti nel medio termine."

Riportiamo di seguito alcuni stralci dell'articolo e spieghiamo perché la "sua" riforma ci sembra, francamente, indifendibile.

Il ministro Gelmini si dice «assolutamente» convinta sulla scelta della introduzione del maestro unico. «Continuo a pensare che sia una scelta che ci allinea all’Europa, poiché il modulo della presenza di più insegnanti su un’unica classe era una anomalia tutta italiana; inoltre il bambino, nei primi anni della sua esperienza scolastica, ha bisogno di un unico punto di riferimento, di una guida. Questo concetto è compatibile con la figura dell’insegnante prevalente, che potrà essere affiancato dall`insegnate di religione o di lingua straniera».

Naturalmente queste considerazioni non valgono per i bambini che sono entrati in prima elementare quest'anno, e che in alcuni casi si trovano in classe fino a 7 o 8 insegnanti grazie alla riforma salvasoldi e tappabuchi del ministro Gelmini. Senza contare che l'assenza di compresenze impedirà alle insegnanti di portare i bambini sul territorio, ad esempio.

Sulla reintroduzione del voto in condotta, il ministro afferma: «Se c`è un principio che accompagna la riforma nel suo complesso è la volontà che a scuola si torni ad educare; noi vogliamo ribadire la funzione educativa della scuola. Anche il Santo Padre, 2 anni fa, aveva evocato l’emergenza educativa, e la necessità di interrogarsi sulla funzione fondamentale della scuola. A scuola - sottolinea - occorre mettere al centro lo studente, la sua persona, e questo significa attenzione alle singole discipline, all`apprendimento dei saperi, ma anche ai comportamenti».

La scuola è laica, e mi pare corretto che i riferimenti pedagocico-educativi lo siano altrettanto o possano perlomeno riferirsi a figure in cui tutti gli "utenti" possano identficarsi.
Oltre alla scuola, ad avere funzione educativa dovrebbe essere, in generale, l'intera vita pubblica, che è invece costellata di scandali che di educativo hanno ben poco.

«Le riforme nella scuola - ha poi continuato - hanno effetto nel medio periodo, ma certamente un ritorno alle serietà, al rigore, ma anche alla valutazione dei comportamenti, sono elementi positivi che le famiglie, anche come emerge da recenti sondaggi, vedono in maniera utile per la crescita dei propri figli e credo sia anche un atto dovuto, perché se non si impara a scuola la valenza della nostra Costituzione e come ci si comporta in una comunità, credo che poi da adulti sia difficile colmare queste lacune».

Personalmente più del rigore desidererei che ai miei figli a scuola venisse trasmessa cultura, senso civico, capacità di ragionare, capacità di convivere in una struttura sociale, rispetto. Ecco, rispetto è un termine che preferisco decisamente a rigore.

Tra le novità, per la prima volta, verrà segnalato al genitore con un sms quando l’alunno non sarà presente in classe.

Forse più dei metodi di controllo punitivi sarebbe auspicabile migliorare il senso di responsabilità dei ragazzi. Tra l'altro, non condivido la scelta di spendere i soldi pubblici in telecomunicazioni quando dobbiamo noi genitori portare la carta igienica a scuola perché non sono garantiti nemmeno i servizi basilari, da quanto la scuola è povera.

Il tema dell`immigrazione e, soprattutto, di come integrare nelle scuole gli studenti immigrati, è un tema molto delicato: «Ancora una volta, - ha detto Gelmini - si commette l’errore di affrontare il problema in termini ideologici.

Se non sbaglio la proposta delle classi ponte era della Lega?

È l’esperienza che ci suggerisce l’introduzione di un tetto del 30% perché quelle sono le condizioni ideali per trovare un equilibrio tra la presenza di studenti italiani e studenti immigrati e favorire, quindi, le condizioni dell’integrazione».«L’importante è trovare un equilibrio e il 30% è un punto di riferimento che, nei fatti, si è dimostrato ideale - ha sottolineato - per favorire una crescita e una didattica migliore all’interno della stessa classe. Non esiste integrazione se questi ragazzi non vengono messi nella condizione di conoscere la lingua italiana».

Nella nostra scuola i tagli previsti dalla riforma Gelmini hanno portato all'abolizione del laboratorio di italiano per stranieri che accompagnava nell'apprendimento della lingua italiana quanti hanno in famiglia una lingua diversa dall'italiano. Non cammuffiamo, per cortesia, i tagli alla scuola pubblica dietro a falsi piani pedagogici. Le considerazioni avrebbero dovuto, in quel caso, prendere le mosse da presupposti ben diversi. E questo lo può constatare chiunque abbia un figlio in una scuola pubblica e sia costretto a subire il primo di questo triennio di "rigore".

CV

venerdì 25 settembre 2009

Non che ci sia da ridere





MANIFESTO DELLE DOCENTI E DEI DOCENTI ITALIANI

È stato diffuso questo manifesto delle docenti e dei docenti italiani che volentieri riprendiamo e pubblichiamo nel nostro blog.

MANIFESTO
DELLE DOCENTI E DEI DOCENTI ITALIANI
ALLA CITTADINANZA


Con preoccupazione ed allarme noi docenti intendiamo denunciare il pesante attacco in corso contro l’istruzione pubblica che avrà come inevitabile risultato quello di compromettere ancor di più il futuro delle nuove generazioni e dell’intera società italiana.
Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene soffocata economicamente da anni di tagli ai finanziamenti, da parte di uno Stato che riduce le risorse alle scuole per il normale funzionamento e rifiuta di rimborsare i miliardi di euro di crediti maturati dalle scuole italiane negli anni scorsi.
Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene smantellata con i tagli all’organico. Ridurre il numero dei docenti e delle docenti vuol dire produrre il sovraffollamento nelle classi, dequalificare la didattica, aumentando invece la condizione di precarietà lavorativa che incide negativamente sulla continuità e progettualità didattica.
Preoccupazione ed allarme, perché si fa sempre più concreto un progetto di incentivi e finanziamenti alla scuola privata, sottratti ad una scuola pubblica sempre più abbandonata a se stessa.
Respingiamo la persistente campagna denigratoria contro il corpo docente e contro la scuola pubblica.
Al contrario è evidente che essa, ormai da anni, resta ancora in piedi solo grazie all’impegno volontario di molti/e insegnanti e famiglie.
Accusiamo questa classe dirigente di scaricare sulla scuola pubblica la situazione di declino economico, sociale e culturale della società nella quale loro per primi ci hanno condotto; non è certo colpa delle/dei docenti e se questa società non riesce a garantire lavoro, mobilità sociale, utilizzo adeguato delle forze produttive, e se i lavori intellettualmente più qualificati sono resi precari o sottopagati obbligando migliaia di eccellenze ogni anno ad emigrare all’estero.
Accusiamo questa classe dirigente della responsabilità e degli effetti di trent’anni di videocrazia e di sospetta strategia di distrazione di massa, che si è tradotta per la cittadinanza in un allontanamento crescente dalle tematiche sociali, in disinformazione diffusa, in cancellazione della memoria recente, in superficialità delle conoscenze, in proposizione di modelli privi di qualsiasi spessore culturale. È chi lavora nella scuola che ha subito e subisce gli effetti di questo degrado e che continua ad essere lasciato sola/o nella difesa di una dimensione culturale della persona e della vita. Ci accusano di non insegnare ai/alle giovani la Storia moderna, ma chi l’ha pervicacemente ridimensionata o addirittura eliminata dai curricoli? Chi l’ha eliminata dai programmi della Scuola Primaria insieme alla Geografia europea e mondiale, e allo studio di Darwin in Scienze? Chi vuole introdurre il dialetto a scuola mentre toglie le/i docenti specialisti di inglese nella primaria e taglia i fondi per l’insegnamento di altre lingue straniere?
Accusiamo questa classe dirigente di disinformare la popolazione riguardo la scuola pubblica con continue bugie che vengono insistentemente sostenute dai Ministri: in particolare ricordiamo che la spesa statale per l’istruzione pubblica in Italia è tra le più basse dell’OCSE, che la scuola pubblica italiana gode del maggior consenso delle famiglie in Europa, che a fronte della scuola privata italiana, classificata tra le peggiori al mondo, i risultati in diversi ordini della Scuola Pubblica sono stati tra i migliori al mondo, nonostante questa classe dirigente abbia fatto del suo peggio per indebolirla. Non è vero nemmeno che le bocciature sono aumentate, anzi sono invece diminuite: i docenti si sono rifiutati di essere esecutori acritici degli orientamenti ministeriali.
NOI DOCENTI DA PARTE NOSTRA:
Ribadiamo con ancora più forza il nostro impegno a sviluppare nei/nelle giovani le capacità logiche, di ragionamento e approfondimento e a favorire un pensiero critico e scientifico, la creatività e l’immaginazione contro ogni omologazione, conformismo, pregiudizio, luogo comune, rifiutando di ridurre l’intelligenza ad un dato banale misurabile con test o quiz.
Ribadiamo la volontà di continuare la tradizione egualitaria della scuola pubblica italiana, favorendo lo spirito di cooperazione e di solidarietà e, come prescritto nella Costituzione, prestando particolare attenzione verso chi incontra più difficoltà, contro ogni apparente meritocrazia basata in realtà sulle crescenti disuguaglianze sociali.
Ribadiamo l’importanza della relazione professionale ed umana tra docenti e studenti, l’importanza di rafforzare le motivazioni allo studio ed alle conoscenze e di stimolare la curiosità culturale.
Ribadiamo l’importanza di contrastare la grave dispersione scolastica italiana e di dare a ciascun allievo/a la possibilità di sviluppare le proprie capacità, valutandone i progressi rispetto le condizioni di partenza.
Ci rifiutiamo infine di ridurre il ruolo docente a quello di semplice funzionario-controllore dei comportamenti giovanili e del consenso sociale, in un contesto che genera sempre più emarginazione e che non è più in grado di garantire un futuro professionale nemmeno ai/alle più meritevoli.
Meglio invece sarebbe se cominciassero a pagare gli ingenti debiti contratti con le scuole, stabilizzassero gli organici, destinassero più fondi alla Scuola Pubblica e più risorse per eliminare la dispersione scolastica, invece che dirottarli a Banchieri ed Industriali, a guerre ed armamenti.
manifestodocentitaliani@gmail.com

PERCHÉ UN MANIFESTO
Siamo a una nuova ripartenza, come dicono i commentatori sportivi.
Anche per il prossimo anno cercheremo di fare ciò che possiamo per combattere il colera.
Siamo attrezzati, lo siamo fin dai tempi della Moratti e anche da prima.
Questo però è un anno molto particolare: i risparmi sul sistema istruzione, il taglio degli organici, il peggioramento delle condizioni di vita per chi insegna e per chi impara, vanno a configurare un quadro di sfascio senza ritorno. Il tutto aggravato da una propaganda martellante del Governo contro i docenti che vengono additati come gli unici responsabili di tutti i malfunzionamenti del sistema di istruzione.

Alle giuste azioni di lotta e di opposizione insieme a genitori, studenti e società civile, crediamo si debba affiancare una iniziativa forte, sul piano delle idee, dei docenti della scuola italiana per "fare quadrato" intorno alla professione docente, affiancando alla denuncia delle responsabilità politiche, elementi qualificanti di impegno a proseguire nel mandato affidatoci dalla Costituzione.
Difendersi e contrattaccare chi vuol distruggere la scuola pubblica, scommettendo su una reazione d'orgoglio professionale.
Sottoscrizione e manifesto vogliono essere strumenti per riprendere il contatto diretto con tutti i docenti e provare a riflettere insieme su quali strade intraprendere per difendere la scuola di tutti e di tutte, per tutti e per tutte.

Vi chiediamo di gestirlo unitariamente, invitando a firmarlo online, stampandolo e affiggendolo dentro e fuori le scuole, facendolo circolare nelle classi, presentandolo ai media locali.
MANIFESTO DELLE DOCENTI E DEI DOCENTI ITALIANI
14/09/2009
Cerchiamo punti di raccolta per le firme
di Manifesto docenti italiani
Abbiamo bisogno del vostro aiuto per organizzare la raccolta delle firme regione per regione

Altre nuove, cattive nuove

Ci giunge notizia che anche in una prima della Scuola Europea i bambini riescono ad arrivare a fine giornata solo grazie a 7 maestre che gestiscono l'orario del modulo.

Evviva la riforma Gelmini! Per fortuna che è migliorata la qualità della scuola.

CV

giovedì 24 settembre 2009

CONVOCAZIONE 5 OTTOBRE ore 17.30 SCUOLA ALERAMO

Lettera Aperta a tutti i genitori e gli insegnanti

Cari genitori, cari insegnanti,

nei giorni scorsi abbiamo tutti sentito il ministro Gelmini dichiarare che “il Tempo Pieno è stato salvato e persino esteso” o che “il maestro unico sta eliminando il problema dell’avere troppe figure di riferimento”. Nell' “Atto di indirizzo” il ministro ha avuto il coraggio di scrivere che “un’attenzione particolare va riservata agli alunni con disabilità. La scuola è infatti chiamata ad attivare interventi personalizzati, che esigono specifiche competenze”.
Molti si saranno interrogati: perché allora migliaia di insegnanti e genitori manifestano?
Il motivo è purtroppo molto semplice e tanti lo hanno toccato con mano con il rientro a scuola:
 i genitori degli alunni portatori di hc hanno scoperto con indignazione che i loro figli hanno meno ore di sostegno;
 molte famiglie hanno scoperto di non avere il Tempo Pieno o l’orario prescelto;
 molte altre hanno trovato, al posto di due insegnanti per classe, uno “spezzatino” di 7-8 e più insegnanti alla settimana, con i docenti impegnati a gestire un caos incredibile;
 moltissimi genitori si sono trovati a pagare l'assistenza alla mensa e altre attività;
 nella scuola elementare si sono cominciate ad eliminare le compresenze che servivano per le attività di recupero dei bambini con necessità;
 nella scuola media sono state eliminate 2 ore di italiano alla settimana (da 9 a 7);
 molti posti per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri sono stati aboliti, con conseguenti danni per questi alunni, ma anche per gli altri;
 è diminuito il personale ATA, cosa che porta in molti casi all’assenza di sorveglianza e all'intasamento sempre più preoccupante del lavoro delle segreterie
In ogni scuola, in ogni classe c'è qualcuno colpito da questi provvedimenti
Tutto questo ha una sola ragione: il taglio di 42.000 posti di insegnanti e 15.000 di personale.
Solo in provincia di Torino sono stati tagliati 1.250 posti di insegnanti e 900 di personale.
Eppure, non è che l'inizio....
...il prossimo anno sono previsti altri 45.000 tagli di insegnanti e 25.000 di personale!
Il “Manifesto dei 500” è un’associazione di insegnanti e genitori che da 13 anni si batte in difesa della scuola pubblica. Lo sappiamo: la scuola ha molti problemi e andrebbe migliorata. Ma non è certo distruggendola e gettandola nel caos che si potrà migliorare.
Noi non accettiamo questa distruzione della scuola pubblica! In questi anni, grazie all'azione unita di insegnanti e genitori, siamo ancora riusciti a difendere una parte importante della scuola pubblica. Oggi, più che mai, c'è bisogno di unirsi di nuovo, confrontarsi e prendere iniziative concrete per fermare questi provvedimenti. Per questo vi invitiamo alla Assemblea generale insegnanti-genitori,
lunedì 5 ottobre, ore 17.30, sc. Aleramo, via Lemie 48

 se siete toccati oggi, per ottenere ciò che è stato tolto
 se oggi vi siete “salvati”, perché “prevenire è meglio che curare”

Contatti: www.manifesto500.altervista.org 340 2932826

Che cosa è cambiato in concreto? Ecco alcuni esempi

Ora che l'anno scolastico è iniziato e che possiamo tutti constatare come la riforma Gelmini ci colpisce, può essere interessante iniziare a riportare gli esempi concreti.
Questi sono tratti dalla Stampa del 23 settembre 2009, l'articolo è di Flavia Amabile.

1) Ieri un ragazzo dell’istituto alberghiero di Benevento si è sentito male. La mamma è andata a prenderlo. Entrando in aula si è trovata davanti a una scena che non si aspettava: i ragazzi erano in 39, costretti a dividersi in 3 un banco. Quello di Benevento non è un caso isolato: le classi con più di trenta alunni sono in tante scuole d’Italia visto che la Gelmini quest’anno ha aumentato ancora il limite massimo portandolo anche a 30 studenti nelle scuole superiori. Il problema è che cifre simili sono illegali dal punto di vista delle norme antincendio che prevedono massimo 25 alunni e di quelle igienico-sanitarie che stabiliscono una quadratura di 1,96 metri quadri a studente. Della questione si occuperanno i tribunali: il Codacons ha denunciato il ministro dell'Istruzione e i direttori degli uffici scolastici regionali a 104 procure per «interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza»

2) A dieci giorni dall’inizio dell’anno scolastico le associazioni di genitori di alunni disabili hanno perso le speranze di veder apparire gli insegnanti di sostegno che fino allo scorso anno si occupavano dei loro figli. I tagli hanno colpito anche loro, e così capita di tutto. Sette ragazzi con disabilità si sono trovati concentrati in una classe sola, seguiti da tre insegnanti di sostegno all’Istituto Professionale Francis Lombardi di Vercelli. Eppure i dati dicono che è stato rispettato il rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due studenti, come vuole la legge, ma è aumentato il numero di alunni nelle classi e poi esistono delle differenze tra Regione e Regione: il Lazio, ad esempio, ha il peggior rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni disabili (uno ogni 2,4).

3) Cinquantamila bambini in più resteranno nelle classi anche di pomeriggio, ha annunciato, trionfante, il ministro quattro giorni prima dell’inizio della scuola. Le classi a tempo pieno passano da 34.317 a 36.508, con un aumento dell'8 per cento. I genitori, però, sono andati a scuola con i loro figli e da un po’ di giorni raccontano una realtà molto diversa. A Bologna il tempo pieno si fa, è vero, ma lo pagano i genitori, dai 150 ai 300 euro l’anno.

4) Sempre a Bologna, all’istituto Albertazzi, per garantire le lezioni fino al pomeriggio gli alunni hanno sei insegnanti diversi nell’arco della giornata. (alla faccia del maestro unico!!, n.d.r.)

5) A Vado Ligure, nell’Istituto Comprensivo, invece, hanno preferito far proprio finta di nulla: i genitori hanno presentato le richieste in segreteria ma di tempo pieno non c’è traccia.

6) Il ministero dell'Istruzione sta studiando gli aspetti tecnici per introdurre un limite del 30% di presenza di alunni stranieri in classe, ha confermato il ministro Gelmini. Nel frattempo si creano scuole per soli stranieri come la elementare Pisacane, nel quartiere multietnico di Tor Pignattara di Roma. Quest’anno sarà frequentata quasi esclusivamente da alunni stranieri, circa il 97% degli iscritti: su 180 bambini solo 6 sono italiani. Lo stesso a Milano dove alla scuola elementare Radice su 96 alunni 93 sono immigrati.

Questi, temo, saranno solo alcuni degli esempi che dovremo raccogliere nelle prossime settimane.

Scuola, perché non imitiamo il Giappone?

di Pietro Greco, tratto dall'Unità del 24 settembre 2009

Tagli per 8 miliardi euro, per 132.000 posti di lavoro tra docenti e non docenti, per un numero indefinito di classi e, persino, di interi plessi in piccoli paesi. Ha ragione Dario Franceschini: quello avviato da Mariastella Gelmini non è un piano di riforma della scuola, è un tentativo di suicidio del paese. Un tentativo di suicidio lucido, organico, determinato. Che si accompagna a tagli altrettanto imponenti per l’università (1,5 miliardi di euro nei prossimi anni) e a una forte erosione degli investimenti in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico. L’obiettivo sembra chiaro: l’Italia affronta la crisi economica congiunturale con una scelta strategica di lungo periodo: rinuncia, senza combattere, a entrare nella società e nell’economia della conoscenza. Rinuncia al futuro, appunto. Una strategia che è in netto contrasto con quella di altri paesi. Perché tutti gli altri paesi non nutrono dubbi.

Tutti gli altri paesi stanno affrontando la crisi non tagliando, ma incrementando fortemente gli investimenti pubblici in educazione e ricerca. La Svezia – il paese al mondo che investe di più nel «pacchetto conoscenza» – spenderà nei prossimi anni 1,5 miliardi di euro in più nell’università. Nuove risorse per l’alta educazione e la ricerca sono state decise da governi di destra e di sinistra in Danimarca, in Francia, in Spagna. Gli Stati Uniti di Obama hanno deciso di investire 80 miliardi di dollari nei prossimi due anni per la scuola pubblica (e 20 miliardi di dollari in più per la ricerca pubblica).Maè dal Giappone che viene l’indicazione più forte. Una indicazione programmatica cui dovrebbe prestare grande attenzione la sinistra di tutto il mondo, Italia compresa. Nei progetti di Yukio Hatoyama, primo ministro designato, e del partito democratico che ha vinto le elezioni nell’arcipelago nipponico la scuola è una priorità strategica. Il governo di Tokio dovrà tagliare le spese e Yukio Hatoyama ne è consapevole. Ma pur nelle ristrettezze di bilancio il leader del centrosinistra ha annunciato che aumenterà le risorse pubbliche per la scuola, conferendo l’equivalente di 2.400 euro ogni anno alla famiglia di ogni studente per l’intero corso di studi, dalle elementari alle superiori. È unprogetto concreto di rilancio del welfare state che in più contiene unmessaggio preciso per i ragazzi e i giovani giapponesi: istruitevi, perché il vostro futuro individuale e il futuro dell’intero paese è nella conoscenza. Perché in Italia il centrosinistra non oppone ai tagli di Mariastella Gelmini e di Giulio Tremonti una proposta analoga, magarimenoeconomicamente sostanziosa, ma altrettanto semplice e chiara: 1.000 euro ogni anno alla famiglia di ogni studente per l’intero corso di studi, dalle elementari al diploma di maturità.

mercoledì 23 settembre 2009

Gelmini: "Troppo tempo sui banchi l'orario scolastico va ridotto"

Questa notizia è del 14 settembre 2008, poco più di un anno fa. L'articolo era di Mario Reggo e recitava:

"Il piano dei tagli alla scuola del ministro Gelmini è pronto. Verrà presentato venerdì 16 settembre ai sindacati della scuola. Tempi duri per chi frequenta le scuole materne ed elementari. Per quella dell'infanzia l'orario verrà ridotto a 24 ore a settimana con una sola maestra.

Oggi le maestre sono due e assicurano 40 ore a settimana. In sostanza, tutti a casa a mezzogiorno e mezzo. Però con le maestre di ruolo in esubero potrà essere esteso il servizio. Stessa musica per le elementari con qualche variazione sullo spartito. Il principio base è: maestro unico e 24 ore a settimana. Ma se le famiglie lo richiedono alla scuola l'orario potrà essere prolungato a 27 o 30 ore, a condizione però che l'organico lo consenta. Peccato che il numero degli insegnanti venga stabilito sull'orario base, cioè 24 ore.

Nello "Schema di piano programmatico del Ministero dell'Istruzione di concerto con il Ministero dell'Economia" c'è di tutto: considerazioni pedagogiche, tabelle, numeri, proiezioni. Il ministro Gelmini insiste: il maestro unico rafforza il rapporto educativo tra docente e alunno e tra maestro e famiglia. "Nell'arco tra i 6 ed i 10 anni si avverte il bisogno di una figura unica di riferimento - si legge nel piano - con cui l'alunno possa avere un rapporto continuo e diretto". C'è però qualcosa che non va: nel decreto approvato dal governo, il maestro unico è previsto solo nelle prime tre classi delle elementari."

Dopo l'autunno caldo del'anno scorso, molti hanno pensato che si fosse esagerato nell'insorgere contro i tagli previsti dal governo. Come se in realtà non si trattasse di una minaccia concreta. Un semplice confronto tra le parole di un anno fa e la situazione attuale permette di capire tre cose:

1) grazie all'enorme mobilitazione della società civile si è impedito che i bambini di materne ed elementari uscissero alle 12.30 da scuola;

2) il programma si è confermato non essere in alcun modo pedagogico ma unicamente finanziario, poiché all'inizio di quest'anno ci sono classi spezzatino, (e in questo senso sono penalizzati soprattutto i moduli) dove, alla faccia del maestro prevalente, si alternano fino a 8 insegnanti;

3) i 57 mila posti di lavoro tagliati sono un dato di fatto, e probabilmente ognuno di voi ne fa le spese nella propria scuola.

Se si considera che questo non è che il primo dei tre anni di pesanti tagli previsti per la scuola, si comprenderà che è necessario continuare a mobilitarsi in difesa della scuola pubblica.

CV