mercoledì 4 novembre 2009
Il laboratorio per stranieri della Pacchiotti Sclopis
Tra i tagli che ci hanno colpito, è stato tagliato il posto di italiano per stranieri, che nel nostro plesso sono il 60% alla Sclopis, l'8% alla Ricardi, e il 17% alla Carducci, maldistribuiti, ma questo dipende da una scelta dei genitori, a cui cerchiamo di porre rimedio. Del reso, è difficile essere d'accordo rispetto al 30% di tetto di stranieri posto dalla Gelmini, perché ognuno ha diritto ad andare a scuola vicino a casa, specialmente alle elementari. Si tratta comunque di un disagio grande: gli stranieri che non si sentono accuditi non hanno la possibilità di imparare adeguatamente la lingua veicolare per studiare, avranno sicuramente un atteggiamento peggiore, diverso, si sentiranno meno integrati, e questo si va a ripercuotere negli anni, anche nelle relazioni sociali e personali all’interno della classe. In più, il nostro laboratorio per stranieri funzionava dagli anni 70, eravamo stati pionieri in questo campo. Mi raccontava la collega Parlapiano, che se ne è occupata per tanti anni, che negli anni 70 venivano dalla Svezia a studiare l’organizzazione del laboratorio della Pacchiotti Sclopis, quindi è un patrimonio, anche didattico, un patrimonio di sussidi, di metodologie che così va sprecato. Il nostro problema principale, però, attualmente, è quello del fondo di funzionamento normale, perché non abbiamo più soldi. Le scuole stanno aspettando i fondi del 2009. Mancano 60.000 euro di anni precedenti che mai vedremo.
RIUNIONE DEL "Manifesto dei 500"
5 novembre 2009 - ore 20.45
Riunione del "Manifesto dei 500"
sala teatro scuola elementare Don Murialdo, via Casteldelfino 30 - TORINO
SIETE TUTTI INVITATI
Cari amici, la settimana scorsa si sono svolte due assemblee importanti alle quali ha parrtecipato il Manifesto dei 500. La prima, ad Acqui (Alessandira) ha visto la partecipazione di 95 insegnanti e genitori. La seconda, presso la scuola Pacchiottti di Torino, ne ha coinvolti 25. In tutte e due le occasioni sono emersi diversi punti e una condivisa esigenza di trovare iniziative concrete di fronte alla situazione grave in cui ci troviamo, e ancor di più di fronte alle prospettive (Legge Aprea e Brunetta, tagli del prossimo anno, questione programmi). Proprio alla luce di queste due assemblee, la riunione di giovedì 5 novembre diventa ancora più importante perché sarà l'occasione per dare una direzione concreta alle proposte e alle esigenze emerse. Il gruppo organizzativo del "Manifesto dei 500" sta lavorando appunto ad una proposta che sottoporremo all'assemblea per ril! anciare la mobilitazione. Vi aspettiamo dunque numerosi: se non lo avete già fatto, scaricate il volantino dal nostro sito e diffondetelo nelle scuole.
Appuntamento per tutti, giovedì sera, 5 novembre, ore 20.45, via Casteldelfino 30, Torino.
Lorenzo Varaldo, Manifesto dei 500
Studiare le date a scuola fa capire l’identità del Paese
Negli ultimi quarant'anni i pedagogisti hanno quasi distrutto le basi del pensiero razionale e i fondamenti della nostra civiltà. L'hanno fatto con una sola decisione: eliminando le date, togliendo dalle scuole l'obbligo di mettere i fatti in ordine cronologico. Ormai è normale sentirsi dire che Manzoni è vissuto nel 1500. Ma non c'e da meravigliarsi, perché nella scuola non si insegna più a porre gli accadimenti nel loro ordine temporale dicendo, per esempio, che Alessandro Magno è vissuto prima Cesare, questo prima di Carlo Magno e solo dopo viene Dante e, in seguito, Cristoforo Colombo.
Questa pedagogia è stata copiata dagli Stati Uniti, un Paese senza storia che cerca di annullare le radici storiche dei suoi abitanti per farne dei cittadini. Ma applicarla all'Italia, che è il prodotto di una stratificazione storica di 3000 anni e all'Europa che ha radici culturali greche, romane e giudaico-cristiane, vuol dire distruggerne l'identità. Al contrario di noi la civiltà Islamica e quella Cinese studiano accanitamente la propria storia per conoscersi e rafforzarsi.
Ma perdere la capacità di porre gli accadimenti in ordine cronologico vuol dire perdere anche la propria identità personale. Quando domandiamo a qualcuno «Chi sei?», ci racconta cosa ha fatto e sta facendo. Quando cerchiamo lavoro presentiamo il nostro curriculum. Quanto ci innamoriamo raccontiamo al nostro amato la nostra vita. Oggi c'e molta gente che non sa più mettere in ordine ciò che ha vissuto, e vede il proprio passato come un insieme caotico di accadimenti.
Il disordine del modo di pensare si riflette nella lingua. Nelle scuole non si insegnano più la grammatica, l'analisi logica e la «consecutio temporum». Diversi ragazzi non distinguono il passato prossimo da quello remoto, non capiscono la logica del congiuntivo e del condizionale e alcuni confondono addirittura il presente con il futuro. E' il disfacimento mentale, la demenza.
Caro ministro Gelmini, la prego, mi ascolti, mandi via tutti i pedagogisti di questa nefasta corrente; poi faccia fare un corso di storia con le date e uno di grammatica italiana a tutti gli insegnanti. Infine imponga ai presidi di mettere in ogni aula un grande poster orizzontale in cui sono segnati in ordine cronologico tutti gli episodi significativi della storia, in modo che i nostri ragazzi possano abituarsi alla loro successione temporale. Una stampella per il loro cervello.
Francesco Alberoni
02 novembre 2009
venerdì 30 ottobre 2009
COMITATO GENITORI PACCHIOTTI - DECISIONE RIUNIONE 29 OTTOBRE
chiede
chiede anche
ai rappresentanti dei genitori all’interno del Consiglio di Circolo
Approvato all’unanimità dei presenti.
Torino, 29 ottobre 2009
giovedì 29 ottobre 2009
Oggi 29/19/2009, assemblea del Comitato Genitori Pacchiotti
mercoledì 28 ottobre 2009
Che cosa sta succedendo alla scuola pubblica? Assemblea insegnanti genitori
Giovedì 5 novembre, ore 20.45
sala teatro sc. el. Don Murialdo, via Casteldelfino, 30
aggiunge ora questo affronto dello Stato” (una mamma)
✔ “Mio figlio frequenta una prima elementare. Per un anno mi sono sentito dire che ci sarebbe stato il Tempo Pieno o il maestro unico. Poi lo porto a scuola e scopro che ha 8 maestri alla settimana! Otto maestri per un bambino di 6 anni: sono indignato per le falsità che vengono dette dal governo” (un padre)
✔ “Quest'anno i tagli e i conseguenti intrecci degli orari ci portano a non avere una sola mattinata intera da dedicare all'insegnamento dell'italiano e della matematica. Come si può ancora garantire un livello decente in queste condizioni?” (un insegnante elementare)
✔ “Ci hanno raccontato che le famiglie avrebbero potuto “scegliere”, ma non ci hanno detto che avremmo dovuto pagare le nostre “scelte”, l'assistenza in mensa, i laboratori, i corsi di recupero” (un genitore della scuola media).
✔ “Quando mio figlio è arrivato in terza e ho aperto il sussidiario mi sono spaventata per la povertà dei contenuti, per il taglio dei programmi” (una mamma)
✔ “Due ore di italiano in meno alla settimana nella scuola media: ecco perché migliaia di insegnanti precari non hanno più il posto. Ora vogliono darci un “sussidio di disoccupazione”... Siamo all'assurdo: ci pagano per non farci lavorare invece di restituire le ore e i posti che sono necessari? (un'insegnante precaria)”
mercoledì 21 ottobre 2009
di Claudio Tucci
di Claudio Tucci
martedì 20 ottobre 2009
di Bianca Di Giovanni
Le autonomie scolastiche vantano crediti per un miliardo nei confronti dello Stato, che non provvede a trasferirli. Con quellasomma i vari istituti sparsi sul territorio fanno fronte alle spese quotidiane di gestione: anticipano le risorse, ma la copertura ancora non arriva. È solo l’ultima cifra del «salasso scuola » dell’era Gelmini-Tremonti. Una raffica di tagli, di ogni ordine e grado verrebbe da dire. Oltre al miliardo, denunciato dagli amministratori locali di Legautonomie in un recente convegno, L’ultima novità riguarda l’offerta formativa, quel «tesoretto» che le scuole utilizzano per sostenere formazione di personale, handicap, innovazione e alternanza scuola-lavoro. Già nel 2010 ci sarà un taglio di 40 milioni, che sarà seguito dalla stangata del biennio successivo. Alla fine della sforbiciata, quella «dote» sarà ridotta a un terzo: 99,5 milioni contro i 274 stanziati in origine. Ancora tagli, per un comparto che contribuisce alla manovra per circa tre miliardi nel triennio. Un taglio drastico, che arriva a toccare la pelle dei lavoratori.
L'Unità, 20 ottobre 2009
giovedì 8 ottobre 2009
Malascuola, i racconti dei lettori - Se tra i banchi vince la precarietà
Da Repubblica, 6 ottobre 2009
Malascuola, i racconti dei lettori
Se tra i banchi vince la precarietà
di GIULIA BELARDELLI
E' proseguito per tutto il giorno il rosario di testimonianze arrivate sulla situazione delle scuole pubbliche in Italia. Storie raccontate dai lettori dopo l'articolo di denuncia pubblicato da Repubblica. Sono per lo più genitori, ma anche insegnati, precari e non, stanchi di vedere ogni giorno "un Paese che sta rinunciando a educare i propri figli".
Strutture fatiscenti, banchi rotti, poche sedie, classi sovraffollate. E poi mancate supplenze, ore di "buco" che diventano giorni interi, settimane senza studiare inglese, matematica, informatica. La scuola come parcheggio, insomma, tenuta su da insegnanti che riescono ancora ad amare il proprio lavoro e da genitori che ormai non si stupiscono più dover mettere mano al portafogli per comparare risme di fogli, sapone, carta igienica, fazzoletti.
"Quando in classe sono state lette le norme igieniche anti-influenza, i ragazzi le hanno accolte con una fragorosa risata - si legge in un post - L'ordine é di lavare le mani più volte possibile; peccato che in bagno non ci sia sapone né carta igienica, perché non ci sono i soldi". I germi sulle maniglie delle porte? "Pericolo scampato - commenta ironicamente una lettrice - Nella scuola dove vanno i miei figli non ci sono le maniglie nei bagni; a volte non ci sono neanche le porte".
"L'Italia è considerata un paese ricco, eppure guardando i vostri istituti si direbbe il contrario": queste le parole di una mamma polacca. La figlia fa le elementari a Roma, in un "edificio vecchio e tutto da ristrutturare, mentre - aggiunge - nel mio Paese le scuole sono pulite e ordinate". Sono in molti, dalla Calabria al Veneto, a lamentare macchie di muffa sui soffitti, cornicioni pericolanti, cortili poco sicuri, mancanza di strutture (in primo luogo mense e palestre) e di apparecchiature (soprattutto computer).
C'é rabbia in molte testimonianze, come in quella di una signora di Guidonia. La figlia frequenta l'istituto turistico pisano, dall'anno scorso inagibile per metà struttura. "Ci hanno dato dei container - scrive - ma non sono completi: mancano lavagne, banchi e sedie. I ragazzi fanno solo 3 ore di lezione al giorno: il ministro Gelmini ha il dovere di occuparsi di queste situazioni".
Tra i tanti racconti di "Malascuola", c'é anche qualche voce fuori dal coro, che parla di istituti che funzionano, di classi numericamente giuste, di supplenze puntuali. Si tratta però di 2-3 casi su oltre un centinaio di testimonianze, concentrati in piccoli comuni alla provincia di Milano. Il resto sono una valanga di commenti negativi: "tutta colpa dei tagli - recita un post - e di un Paese che decide di non investire più sui suoi giovani". "La cosa più grave - commenta un altro lettore - é che si stia tentando di restringere l'istruzione ad una sola classe sociale (quella ricca e potente), perché il popolo ignorante fa comodo". "Mia figlia non ha mai avuto problemi nello studio - scrive una mamma romana - Da un po' di tempo si trova in un evidente disagio dovuto alla precarietà che respira quando va a scuola e in cui versano i suoi insegnanti". Una precarietà densa, materiale e psicologica: un'atmosfera pesante, soprattutto quando ad avvertirla sono bimbi e ragazzi sui banchi di scuola. Sempre che i banchi ci siano, ovvio.
Riunione del 5 ottobre del "Manifesto dei 500"
Cari amici, ieri, 5 ottobre, si è riunita l'assemblea del "Manifesto dei 500" di Torino. Erano presenti 40 insegnanti e genitori di molticircoli didattici e istituti comprensivi.
1) La discussione ha rilevato innanzitutto la gravissima situazioneche si sta verificando con l'applicazione dei provvedimenti Gelmini.Tutte le scuole presenti hanno raccontato situazioni incredibili che non possono che provocare l'indignazione di chi le ascolta.Tutti i partecipanti hanno anche sottolineato la situazione difficileche si è creata nelle scuole, di isolamento in cui vengono messi insegnanti e genitori, di non conoscenza da parte di moltissime familie di ciò che davvero succede.
Per questo l'assemblea ha deciso di:
- convocare per l'inizio di novembre una nuova assemblea generale,questa volta di sera, per permettere a più persone di intervenire,per informare su ciò che succede nelle scuole, portare alla luce lesituazioni veramente gravi che si moltiplicano e organizzarsi ad unlivello più avanzato;
- l'assemblea discuterà come prima azione concreta la realizzazione di un'iniziativa rivolta al prefetto di Torino, come rappresentante del governo, per denunciare la situazione e chiedereconto di quanto sta succedendo. Sarà solo l'inizio di una mobilitazione che va costruita e per farlo è necessario il contributo di tutti.
2) L'assemblea di ieri ha preso conoscenza con soddisfazione che il Presidente della Repubblica, Napolitano, ha risposto alla nostralettera In difesa della libertà di espressione (vedere il nostro sito). A seguito di questa risposta di Napolitano, che a nostro modo di vedere non affronta i problemi da noi sollevati, il "Manifesto dei500" ha scritto nuovamente al Presidente della Repubblica la lettera che trovate allegata.
3) L'assemblea di ieri ha infine registrato due iniziative: un Appello per la difesa dei Circoli Didattici che pubblicheremo nei prossimi giorni con l'elenco dei primi firmatari e la nuova Lettera al Ministro Gelmini del comitato organizzativo del "Manifesto per la riconquista dei programmi nazionali e la difesa della libertà diinsegnamento" con la quale si rilancia la campagna per essere ricevuti dal ministro stesso (lettera pubblicata sul nostro sito).
A tutti lanciamo il doppio appello: preparate con noi, fin d'ora,l'assemblea di inizio novembre, fate conoscere gli sviluppi della risposta del Presidente della Repubblica, continuate a raccogliere firme e a inviarcele.
Lorenzo Varaldo, Manifesto dei 500
mercoledì 7 ottobre 2009
Caos supplenti e classi ghetti, il manifesto, 1 ottobre 2009
Caos supplenti e classi ghetto
L’anno scolastico appena iniziato si preannuncia uno dei più avventurosi, per usare un eufemismo, degli ultimi decenni. Intanto giunge notizia che anche il tar, dopo il Consiglio di stato, dà ragione ai ricorsi ignorati dal ministero, che aveva messo dei limiti alle graduatorie per "blindare" i posti al nord. Ciò significa che le graduatorie dei precari saranno nel caos e nei prossimi mesi vi sarà un vero e proprio balletto di supplenti. Il Consiglio di stato, dando ragione a migliaia di supplenti che si sono rivolti alla giustizia amministrativa, ha infatti dichiarato illegittimo il provvedimento che ha creato le cosiddette "code" nelle graduatorie ad esaurimento. L'inserimento in graduatoria, quindi, deve avvenire "a pettine", cioè secondo il punteggio. Il che significherà rifare tutte le graduatorie a tempo di record. Insomma, il caos.
Ma c’è di peggio: il diffondersi un po’ in tutta Italia di "classi-ghetto". Prima dell’estate era stata la Lega Nord a paventare tale raccapricciante ipotesi, suscitando numerose polemiche nel mondo della scuola e uno stop preventivo anche da parte del governo. Ora, anche se non se ne parla più molto, le classi-ghetto arrivano, sembrerebbe, per necessità organizzative. Per esempio: a Brescia c’è una terza media riservata solo a ripetenti e a figli di immigrati che sono quindi considerati automaticamente come asini. Si tratta di 17 ragazzi, la III D di Capriolo, a una quarantina di chilometri da Brescia, creata ex novo per venire a capo dell'emergenza bocciature e per arginare il flusso degli alunni immigrati che arrivano in Franciacorta in ogni periodo dell'anno senza sapere una parola di italiano: una grana per gli insegnanti ma anche per gli studenti visto che, azzerati gli aiuti ministeriali per gli alunni stranieri, costringe a procedere a rilento con il programma anche gli alunni italiani e non bocciati. "Pontificare è un conto, calarsi nella realtà è un altro", si giustifica il preside, Antonio Bellino, ricordando che la decisione della III D è stata presa in accordo con il consiglio d'istituto. Stessa cosa alla scuola Grisandi di Luzzara, in provincia di Reggio Emilia: è stata istituita una classe solo di alunni indiani. Ha protestato in un corteo il Coordinamento delegati immigrati Cgil di Reggio Emilia, insieme ai genitori dei bambini indiani che hanno issato cartelli con scritto: "Non volete i nostri bambini a scuola, perché volete le nostre braccia da lavoro?". Ma la Cgil scuola e gli altri sindacati della scuola, al momento, tacciono. E il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Luzzara difende la sua scelta di formare una classe di soli indiani, senza italiani, ammettendo di avere avuto pressioni dai genitori italiani dei bimbi luzzaresi, che non volevano mettere i loro figli in sezioni a maggioranza di stranieri, minacciando di andarli a scrivere a Reggiolo. Insomma, con l’arrivo dei tagli a personale e fondi della Gelmini inizia a uscir fuori non solo l’idea di una scuola inevitabilmente più razzista, ma anche un’idea alquanto bislacca di autonomia scolastica. Nele scuole-azienda, proiettate in una prospettiva sempre più forte di concorrenza, la presenza di scuole senza bambini stranieri sembra già utilizzata come criterio di merito e di preferenza fra le scuole pubbliche. Le mamme e i papà italiani stanno diventando improvvisamente razzisti? No, certo. Ma leggi come quelle della Gelmini lo fomentano, il razzismo: dat i tagli di fondi e personale, chiunque cerca di correre ai ripari, in una inevitabile lotta di tutti contro tutti per assicurare un futuro migliore ai propri figli. Il problema è politico, ancor prima che culturale. C’è infatti chi, anche nella sinistra e nel centrosinistra, non si sta accorgendo del punto fino al quale in questi anni si sta tentando di ridurre qualità e diritti degli alunni e dei genitori. E di come questo possa fomentare, se non il razzismo, quantomeno un'emorragia di voti dalla sinistra. E’ disarmante vedere come i sindacati della scuola e i partiti stessi di centrosinistra, legati a una politica sempre più del qui-e-ora che non sa più progettare, siano balbettanti e meno compresi della Lega. Se sinistra e centrosinistra non saranno in grado in questi anni di fare una battaglia forte e rigorosa per la salvaguardia e il rispetto dei diritti e dei servizi di tutti, italiani e non italiani, faranno inevitabilmente il gioco del centrodestra e, inevitabilmente, saranno destinati a perdere altri voti.
venerdì 2 ottobre 2009
Il dossier, la scuola de-formata
La scuola è appena cominciata è già cade a pezzi. Istruzione pubblica stravolta dai tagli, didattica frantumata e qualità scadente. E c'è di peggio: nell'era Gelmini gli alunni con disabilità restano ultimi. E' l'impietosa fotografia della Flc-Cgil con il dossier: "La scuola de-formata".
Tagli e studenti.
Una sforbiciata in tre anni di oltre 130mila posti tra personale docente e Ata (bidelli, personale di segreteria). Da subito un taglio di 42.104 insegnanti e 15.167 Ata. Il tutto mentre aumentano gli iscritti: 7milioni e 800mila gli studenti al 7 settembre 2009, quasi 8mila in più rispetto all'anno scorso.
Precari.
Oltre 18mila docenti e 7mila ausiliari, tecnici e amministrativi dopo anni di impegno nella scuola non avranno più un lavoro e uno stipendio. "Altro che i 12mila" conteggiati dalla Gelmini. La Lombardia ha perso 2.803 posti, le regioni del Sud hanno subito circa 12mila licenziamenti. "Emblematica la situazione di Napoli - sottolinea il sindacato - :lo scorso anno c'erano 401 posti di italiano alla scuola media. Quest'anno neanche uno". Per la Flc-Cgil il problema del precariato si risolve rimuovendo i tagli e ripristinando i posti mancanti. Quindi, rispetto del piano triennale di 180mila assunzioni in ruolo (150mila docenti e 30mila Ata) previsto dalle Finanziarie 2007-2008.
Edilizia scolastica
A tutt'oggi non c'è un piano programmato degli interventi. All'indomani della tragedia della scuola di Rivoli, il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha stimato in circa 13mila miliardi le risorse necessarie per mettere a norma gli edifici scolastici. E' stato stornato dai fondi Fas (Fondo aree sottosviluppate) un miliardo, di cui 230 milioni - precisa il sindacato - sono stati assegnati alle città dell'Aquila devastate dal terremoto. Non solo. Le risorse previste nel bilancio del ministero per il 2009 sono pari a 77 milioni di euro "e non a 100 milioni di euro" come previsto nel piano triennale. "Non sappiamo che fine abbia fatto il contributo di 20 milioni di eruo derivante dai risparmi delle spese della politica così come le sorti dei 60 milioni di euro stanziati dalla Presidenza del Consiglio e destinate a 100 scuole del Molise".
Scuole senza fondi.
Il Miur ha un debito di circa 1 miliardo di euro nei confronti delle scuole. A tutt'oggi le scuole non hanno ricevuto neppure i 5mila euro annunciati dal ministro Gelmini il 4 agosto scorso. Nelle scuole mancano i soldi per pagare i supplenti e rimane il peso dei crediti pregressi (è il caso dei costi delle visite fiscali spostate a carico delle Asl solo da luglio). Il governo Prodi aveva prso l'impegno di definire un piano pluriennale di assegnazioni e trasferimenti agli istituti scolastici delle risorse necessarie. Il ministro Gelmini taglia soltanto e costringe i genitori a contribuire alle spese: dalla carta igenica e sapone all'uso di laboratori e fotocopie.
Integrazione e disabilità
Tantissime classi che accolgono alunni con disabilità sono state costitutite con 28-30 alunni. Confermata la dotazione organica di 90.469 posti per il sostegno a fronte di un aumento di alunni certificati di oltre 3mila. In Piemonte il numero di studenti è aumentato in modo significativo (+900): è stato assegnato lo stesso numero di docenti dello scorso anno e questo ha prodotto la diminuizione del numero di ore di sostegno assegnate a ciascun studente con disabilità. Dal Molise a Sondrio, da Catania a Varese sono tantissimi i casi clamorosi. Ma la Gelmini continua a tacere.
lunedì 28 settembre 2009
La riforma indifendibile
Riportiamo di seguito alcuni stralci dell'articolo e spieghiamo perché la "sua" riforma ci sembra, francamente, indifendibile.
Il ministro Gelmini si dice «assolutamente» convinta sulla scelta della introduzione del maestro unico. «Continuo a pensare che sia una scelta che ci allinea all’Europa, poiché il modulo della presenza di più insegnanti su un’unica classe era una anomalia tutta italiana; inoltre il bambino, nei primi anni della sua esperienza scolastica, ha bisogno di un unico punto di riferimento, di una guida. Questo concetto è compatibile con la figura dell’insegnante prevalente, che potrà essere affiancato dall`insegnate di religione o di lingua straniera».
Naturalmente queste considerazioni non valgono per i bambini che sono entrati in prima elementare quest'anno, e che in alcuni casi si trovano in classe fino a 7 o 8 insegnanti grazie alla riforma salvasoldi e tappabuchi del ministro Gelmini. Senza contare che l'assenza di compresenze impedirà alle insegnanti di portare i bambini sul territorio, ad esempio.
Sulla reintroduzione del voto in condotta, il ministro afferma: «Se c`è un principio che accompagna la riforma nel suo complesso è la volontà che a scuola si torni ad educare; noi vogliamo ribadire la funzione educativa della scuola. Anche il Santo Padre, 2 anni fa, aveva evocato l’emergenza educativa, e la necessità di interrogarsi sulla funzione fondamentale della scuola. A scuola - sottolinea - occorre mettere al centro lo studente, la sua persona, e questo significa attenzione alle singole discipline, all`apprendimento dei saperi, ma anche ai comportamenti».
La scuola è laica, e mi pare corretto che i riferimenti pedagocico-educativi lo siano altrettanto o possano perlomeno riferirsi a figure in cui tutti gli "utenti" possano identficarsi.
Oltre alla scuola, ad avere funzione educativa dovrebbe essere, in generale, l'intera vita pubblica, che è invece costellata di scandali che di educativo hanno ben poco.
«Le riforme nella scuola - ha poi continuato - hanno effetto nel medio periodo, ma certamente un ritorno alle serietà, al rigore, ma anche alla valutazione dei comportamenti, sono elementi positivi che le famiglie, anche come emerge da recenti sondaggi, vedono in maniera utile per la crescita dei propri figli e credo sia anche un atto dovuto, perché se non si impara a scuola la valenza della nostra Costituzione e come ci si comporta in una comunità, credo che poi da adulti sia difficile colmare queste lacune».
Personalmente più del rigore desidererei che ai miei figli a scuola venisse trasmessa cultura, senso civico, capacità di ragionare, capacità di convivere in una struttura sociale, rispetto. Ecco, rispetto è un termine che preferisco decisamente a rigore.
Tra le novità, per la prima volta, verrà segnalato al genitore con un sms quando l’alunno non sarà presente in classe.
Forse più dei metodi di controllo punitivi sarebbe auspicabile migliorare il senso di responsabilità dei ragazzi. Tra l'altro, non condivido la scelta di spendere i soldi pubblici in telecomunicazioni quando dobbiamo noi genitori portare la carta igienica a scuola perché non sono garantiti nemmeno i servizi basilari, da quanto la scuola è povera.
Il tema dell`immigrazione e, soprattutto, di come integrare nelle scuole gli studenti immigrati, è un tema molto delicato: «Ancora una volta, - ha detto Gelmini - si commette l’errore di affrontare il problema in termini ideologici.
Se non sbaglio la proposta delle classi ponte era della Lega?
È l’esperienza che ci suggerisce l’introduzione di un tetto del 30% perché quelle sono le condizioni ideali per trovare un equilibrio tra la presenza di studenti italiani e studenti immigrati e favorire, quindi, le condizioni dell’integrazione».«L’importante è trovare un equilibrio e il 30% è un punto di riferimento che, nei fatti, si è dimostrato ideale - ha sottolineato - per favorire una crescita e una didattica migliore all’interno della stessa classe. Non esiste integrazione se questi ragazzi non vengono messi nella condizione di conoscere la lingua italiana».
Nella nostra scuola i tagli previsti dalla riforma Gelmini hanno portato all'abolizione del laboratorio di italiano per stranieri che accompagnava nell'apprendimento della lingua italiana quanti hanno in famiglia una lingua diversa dall'italiano. Non cammuffiamo, per cortesia, i tagli alla scuola pubblica dietro a falsi piani pedagogici. Le considerazioni avrebbero dovuto, in quel caso, prendere le mosse da presupposti ben diversi. E questo lo può constatare chiunque abbia un figlio in una scuola pubblica e sia costretto a subire il primo di questo triennio di "rigore".
CV
venerdì 25 settembre 2009
MANIFESTO DELLE DOCENTI E DEI DOCENTI ITALIANI
MANIFESTO
DELLE DOCENTI E DEI DOCENTI ITALIANI
ALLA CITTADINANZA
Con preoccupazione ed allarme noi docenti intendiamo denunciare il pesante attacco in corso contro l’istruzione pubblica che avrà come inevitabile risultato quello di compromettere ancor di più il futuro delle nuove generazioni e dell’intera società italiana.
Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene soffocata economicamente da anni di tagli ai finanziamenti, da parte di uno Stato che riduce le risorse alle scuole per il normale funzionamento e rifiuta di rimborsare i miliardi di euro di crediti maturati dalle scuole italiane negli anni scorsi.
Preoccupazione ed allarme perché la Scuola Pubblica viene smantellata con i tagli all’organico. Ridurre il numero dei docenti e delle docenti vuol dire produrre il sovraffollamento nelle classi, dequalificare la didattica, aumentando invece la condizione di precarietà lavorativa che incide negativamente sulla continuità e progettualità didattica.
Preoccupazione ed allarme, perché si fa sempre più concreto un progetto di incentivi e finanziamenti alla scuola privata, sottratti ad una scuola pubblica sempre più abbandonata a se stessa.
Respingiamo la persistente campagna denigratoria contro il corpo docente e contro la scuola pubblica.
Al contrario è evidente che essa, ormai da anni, resta ancora in piedi solo grazie all’impegno volontario di molti/e insegnanti e famiglie.
Accusiamo questa classe dirigente di scaricare sulla scuola pubblica la situazione di declino economico, sociale e culturale della società nella quale loro per primi ci hanno condotto; non è certo colpa delle/dei docenti e se questa società non riesce a garantire lavoro, mobilità sociale, utilizzo adeguato delle forze produttive, e se i lavori intellettualmente più qualificati sono resi precari o sottopagati obbligando migliaia di eccellenze ogni anno ad emigrare all’estero.
Accusiamo questa classe dirigente della responsabilità e degli effetti di trent’anni di videocrazia e di sospetta strategia di distrazione di massa, che si è tradotta per la cittadinanza in un allontanamento crescente dalle tematiche sociali, in disinformazione diffusa, in cancellazione della memoria recente, in superficialità delle conoscenze, in proposizione di modelli privi di qualsiasi spessore culturale. È chi lavora nella scuola che ha subito e subisce gli effetti di questo degrado e che continua ad essere lasciato sola/o nella difesa di una dimensione culturale della persona e della vita. Ci accusano di non insegnare ai/alle giovani la Storia moderna, ma chi l’ha pervicacemente ridimensionata o addirittura eliminata dai curricoli? Chi l’ha eliminata dai programmi della Scuola Primaria insieme alla Geografia europea e mondiale, e allo studio di Darwin in Scienze? Chi vuole introdurre il dialetto a scuola mentre toglie le/i docenti specialisti di inglese nella primaria e taglia i fondi per l’insegnamento di altre lingue straniere?
Accusiamo questa classe dirigente di disinformare la popolazione riguardo la scuola pubblica con continue bugie che vengono insistentemente sostenute dai Ministri: in particolare ricordiamo che la spesa statale per l’istruzione pubblica in Italia è tra le più basse dell’OCSE, che la scuola pubblica italiana gode del maggior consenso delle famiglie in Europa, che a fronte della scuola privata italiana, classificata tra le peggiori al mondo, i risultati in diversi ordini della Scuola Pubblica sono stati tra i migliori al mondo, nonostante questa classe dirigente abbia fatto del suo peggio per indebolirla. Non è vero nemmeno che le bocciature sono aumentate, anzi sono invece diminuite: i docenti si sono rifiutati di essere esecutori acritici degli orientamenti ministeriali.
NOI DOCENTI DA PARTE NOSTRA:
Ribadiamo con ancora più forza il nostro impegno a sviluppare nei/nelle giovani le capacità logiche, di ragionamento e approfondimento e a favorire un pensiero critico e scientifico, la creatività e l’immaginazione contro ogni omologazione, conformismo, pregiudizio, luogo comune, rifiutando di ridurre l’intelligenza ad un dato banale misurabile con test o quiz.
Ribadiamo la volontà di continuare la tradizione egualitaria della scuola pubblica italiana, favorendo lo spirito di cooperazione e di solidarietà e, come prescritto nella Costituzione, prestando particolare attenzione verso chi incontra più difficoltà, contro ogni apparente meritocrazia basata in realtà sulle crescenti disuguaglianze sociali.
Ribadiamo l’importanza della relazione professionale ed umana tra docenti e studenti, l’importanza di rafforzare le motivazioni allo studio ed alle conoscenze e di stimolare la curiosità culturale.
Ribadiamo l’importanza di contrastare la grave dispersione scolastica italiana e di dare a ciascun allievo/a la possibilità di sviluppare le proprie capacità, valutandone i progressi rispetto le condizioni di partenza.
Ci rifiutiamo infine di ridurre il ruolo docente a quello di semplice funzionario-controllore dei comportamenti giovanili e del consenso sociale, in un contesto che genera sempre più emarginazione e che non è più in grado di garantire un futuro professionale nemmeno ai/alle più meritevoli.
Meglio invece sarebbe se cominciassero a pagare gli ingenti debiti contratti con le scuole, stabilizzassero gli organici, destinassero più fondi alla Scuola Pubblica e più risorse per eliminare la dispersione scolastica, invece che dirottarli a Banchieri ed Industriali, a guerre ed armamenti.
manifestodocentitaliani@gmail.com
PERCHÉ UN MANIFESTO
Siamo a una nuova ripartenza, come dicono i commentatori sportivi.
Anche per il prossimo anno cercheremo di fare ciò che possiamo per combattere il colera.
Siamo attrezzati, lo siamo fin dai tempi della Moratti e anche da prima.
Questo però è un anno molto particolare: i risparmi sul sistema istruzione, il taglio degli organici, il peggioramento delle condizioni di vita per chi insegna e per chi impara, vanno a configurare un quadro di sfascio senza ritorno. Il tutto aggravato da una propaganda martellante del Governo contro i docenti che vengono additati come gli unici responsabili di tutti i malfunzionamenti del sistema di istruzione.
Alle giuste azioni di lotta e di opposizione insieme a genitori, studenti e società civile, crediamo si debba affiancare una iniziativa forte, sul piano delle idee, dei docenti della scuola italiana per "fare quadrato" intorno alla professione docente, affiancando alla denuncia delle responsabilità politiche, elementi qualificanti di impegno a proseguire nel mandato affidatoci dalla Costituzione.
Difendersi e contrattaccare chi vuol distruggere la scuola pubblica, scommettendo su una reazione d'orgoglio professionale.
Sottoscrizione e manifesto vogliono essere strumenti per riprendere il contatto diretto con tutti i docenti e provare a riflettere insieme su quali strade intraprendere per difendere la scuola di tutti e di tutte, per tutti e per tutte.
Vi chiediamo di gestirlo unitariamente, invitando a firmarlo online, stampandolo e affiggendolo dentro e fuori le scuole, facendolo circolare nelle classi, presentandolo ai media locali.
MANIFESTO DELLE DOCENTI E DEI DOCENTI ITALIANI
14/09/2009
Cerchiamo punti di raccolta per le firme
di Manifesto docenti italiani
Abbiamo bisogno del vostro aiuto per organizzare la raccolta delle firme regione per regione
Altre nuove, cattive nuove
Evviva la riforma Gelmini! Per fortuna che è migliorata la qualità della scuola.
CV
giovedì 24 settembre 2009
CONVOCAZIONE 5 OTTOBRE ore 17.30 SCUOLA ALERAMO
Cari genitori, cari insegnanti,
nei giorni scorsi abbiamo tutti sentito il ministro Gelmini dichiarare che “il Tempo Pieno è stato salvato e persino esteso” o che “il maestro unico sta eliminando il problema dell’avere troppe figure di riferimento”. Nell' “Atto di indirizzo” il ministro ha avuto il coraggio di scrivere che “un’attenzione particolare va riservata agli alunni con disabilità. La scuola è infatti chiamata ad attivare interventi personalizzati, che esigono specifiche competenze”.
Molti si saranno interrogati: perché allora migliaia di insegnanti e genitori manifestano?
Il motivo è purtroppo molto semplice e tanti lo hanno toccato con mano con il rientro a scuola:
i genitori degli alunni portatori di hc hanno scoperto con indignazione che i loro figli hanno meno ore di sostegno;
molte famiglie hanno scoperto di non avere il Tempo Pieno o l’orario prescelto;
molte altre hanno trovato, al posto di due insegnanti per classe, uno “spezzatino” di 7-8 e più insegnanti alla settimana, con i docenti impegnati a gestire un caos incredibile;
moltissimi genitori si sono trovati a pagare l'assistenza alla mensa e altre attività;
nella scuola elementare si sono cominciate ad eliminare le compresenze che servivano per le attività di recupero dei bambini con necessità;
nella scuola media sono state eliminate 2 ore di italiano alla settimana (da 9 a 7);
molti posti per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri sono stati aboliti, con conseguenti danni per questi alunni, ma anche per gli altri;
è diminuito il personale ATA, cosa che porta in molti casi all’assenza di sorveglianza e all'intasamento sempre più preoccupante del lavoro delle segreterie
In ogni scuola, in ogni classe c'è qualcuno colpito da questi provvedimenti
Tutto questo ha una sola ragione: il taglio di 42.000 posti di insegnanti e 15.000 di personale.
Solo in provincia di Torino sono stati tagliati 1.250 posti di insegnanti e 900 di personale.
Eppure, non è che l'inizio....
...il prossimo anno sono previsti altri 45.000 tagli di insegnanti e 25.000 di personale!
Il “Manifesto dei 500” è un’associazione di insegnanti e genitori che da 13 anni si batte in difesa della scuola pubblica. Lo sappiamo: la scuola ha molti problemi e andrebbe migliorata. Ma non è certo distruggendola e gettandola nel caos che si potrà migliorare.
Noi non accettiamo questa distruzione della scuola pubblica! In questi anni, grazie all'azione unita di insegnanti e genitori, siamo ancora riusciti a difendere una parte importante della scuola pubblica. Oggi, più che mai, c'è bisogno di unirsi di nuovo, confrontarsi e prendere iniziative concrete per fermare questi provvedimenti. Per questo vi invitiamo alla Assemblea generale insegnanti-genitori,
lunedì 5 ottobre, ore 17.30, sc. Aleramo, via Lemie 48
se siete toccati oggi, per ottenere ciò che è stato tolto
se oggi vi siete “salvati”, perché “prevenire è meglio che curare”
Contatti: www.manifesto500.altervista.org 340 2932826
Che cosa è cambiato in concreto? Ecco alcuni esempi
Questi sono tratti dalla Stampa del 23 settembre 2009, l'articolo è di Flavia Amabile.
1) Ieri un ragazzo dell’istituto alberghiero di Benevento si è sentito male. La mamma è andata a prenderlo. Entrando in aula si è trovata davanti a una scena che non si aspettava: i ragazzi erano in 39, costretti a dividersi in 3 un banco. Quello di Benevento non è un caso isolato: le classi con più di trenta alunni sono in tante scuole d’Italia visto che la Gelmini quest’anno ha aumentato ancora il limite massimo portandolo anche a 30 studenti nelle scuole superiori. Il problema è che cifre simili sono illegali dal punto di vista delle norme antincendio che prevedono massimo 25 alunni e di quelle igienico-sanitarie che stabiliscono una quadratura di 1,96 metri quadri a studente. Della questione si occuperanno i tribunali: il Codacons ha denunciato il ministro dell'Istruzione e i direttori degli uffici scolastici regionali a 104 procure per «interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza»
2) A dieci giorni dall’inizio dell’anno scolastico le associazioni di genitori di alunni disabili hanno perso le speranze di veder apparire gli insegnanti di sostegno che fino allo scorso anno si occupavano dei loro figli. I tagli hanno colpito anche loro, e così capita di tutto. Sette ragazzi con disabilità si sono trovati concentrati in una classe sola, seguiti da tre insegnanti di sostegno all’Istituto Professionale Francis Lombardi di Vercelli. Eppure i dati dicono che è stato rispettato il rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due studenti, come vuole la legge, ma è aumentato il numero di alunni nelle classi e poi esistono delle differenze tra Regione e Regione: il Lazio, ad esempio, ha il peggior rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni disabili (uno ogni 2,4).
3) Cinquantamila bambini in più resteranno nelle classi anche di pomeriggio, ha annunciato, trionfante, il ministro quattro giorni prima dell’inizio della scuola. Le classi a tempo pieno passano da 34.317 a 36.508, con un aumento dell'8 per cento. I genitori, però, sono andati a scuola con i loro figli e da un po’ di giorni raccontano una realtà molto diversa. A Bologna il tempo pieno si fa, è vero, ma lo pagano i genitori, dai 150 ai 300 euro l’anno.
4) Sempre a Bologna, all’istituto Albertazzi, per garantire le lezioni fino al pomeriggio gli alunni hanno sei insegnanti diversi nell’arco della giornata. (alla faccia del maestro unico!!, n.d.r.)
5) A Vado Ligure, nell’Istituto Comprensivo, invece, hanno preferito far proprio finta di nulla: i genitori hanno presentato le richieste in segreteria ma di tempo pieno non c’è traccia.
6) Il ministero dell'Istruzione sta studiando gli aspetti tecnici per introdurre un limite del 30% di presenza di alunni stranieri in classe, ha confermato il ministro Gelmini. Nel frattempo si creano scuole per soli stranieri come la elementare Pisacane, nel quartiere multietnico di Tor Pignattara di Roma. Quest’anno sarà frequentata quasi esclusivamente da alunni stranieri, circa il 97% degli iscritti: su 180 bambini solo 6 sono italiani. Lo stesso a Milano dove alla scuola elementare Radice su 96 alunni 93 sono immigrati.
Questi, temo, saranno solo alcuni degli esempi che dovremo raccogliere nelle prossime settimane.
Scuola, perché non imitiamo il Giappone?
Tagli per 8 miliardi euro, per 132.000 posti di lavoro tra docenti e non docenti, per un numero indefinito di classi e, persino, di interi plessi in piccoli paesi. Ha ragione Dario Franceschini: quello avviato da Mariastella Gelmini non è un piano di riforma della scuola, è un tentativo di suicidio del paese. Un tentativo di suicidio lucido, organico, determinato. Che si accompagna a tagli altrettanto imponenti per l’università (1,5 miliardi di euro nei prossimi anni) e a una forte erosione degli investimenti in ricerca scientifica e sviluppo tecnologico. L’obiettivo sembra chiaro: l’Italia affronta la crisi economica congiunturale con una scelta strategica di lungo periodo: rinuncia, senza combattere, a entrare nella società e nell’economia della conoscenza. Rinuncia al futuro, appunto. Una strategia che è in netto contrasto con quella di altri paesi. Perché tutti gli altri paesi non nutrono dubbi.
Tutti gli altri paesi stanno affrontando la crisi non tagliando, ma incrementando fortemente gli investimenti pubblici in educazione e ricerca. La Svezia – il paese al mondo che investe di più nel «pacchetto conoscenza» – spenderà nei prossimi anni 1,5 miliardi di euro in più nell’università. Nuove risorse per l’alta educazione e la ricerca sono state decise da governi di destra e di sinistra in Danimarca, in Francia, in Spagna. Gli Stati Uniti di Obama hanno deciso di investire 80 miliardi di dollari nei prossimi due anni per la scuola pubblica (e 20 miliardi di dollari in più per la ricerca pubblica).Maè dal Giappone che viene l’indicazione più forte. Una indicazione programmatica cui dovrebbe prestare grande attenzione la sinistra di tutto il mondo, Italia compresa. Nei progetti di Yukio Hatoyama, primo ministro designato, e del partito democratico che ha vinto le elezioni nell’arcipelago nipponico la scuola è una priorità strategica. Il governo di Tokio dovrà tagliare le spese e Yukio Hatoyama ne è consapevole. Ma pur nelle ristrettezze di bilancio il leader del centrosinistra ha annunciato che aumenterà le risorse pubbliche per la scuola, conferendo l’equivalente di 2.400 euro ogni anno alla famiglia di ogni studente per l’intero corso di studi, dalle elementari alle superiori. È unprogetto concreto di rilancio del welfare state che in più contiene unmessaggio preciso per i ragazzi e i giovani giapponesi: istruitevi, perché il vostro futuro individuale e il futuro dell’intero paese è nella conoscenza. Perché in Italia il centrosinistra non oppone ai tagli di Mariastella Gelmini e di Giulio Tremonti una proposta analoga, magarimenoeconomicamente sostanziosa, ma altrettanto semplice e chiara: 1.000 euro ogni anno alla famiglia di ogni studente per l’intero corso di studi, dalle elementari al diploma di maturità.
mercoledì 23 settembre 2009
Gelmini: "Troppo tempo sui banchi l'orario scolastico va ridotto"
"Il piano dei tagli alla scuola del ministro Gelmini è pronto. Verrà presentato venerdì 16 settembre ai sindacati della scuola. Tempi duri per chi frequenta le scuole materne ed elementari. Per quella dell'infanzia l'orario verrà ridotto a 24 ore a settimana con una sola maestra.
Oggi le maestre sono due e assicurano 40 ore a settimana. In sostanza, tutti a casa a mezzogiorno e mezzo. Però con le maestre di ruolo in esubero potrà essere esteso il servizio. Stessa musica per le elementari con qualche variazione sullo spartito. Il principio base è: maestro unico e 24 ore a settimana. Ma se le famiglie lo richiedono alla scuola l'orario potrà essere prolungato a 27 o 30 ore, a condizione però che l'organico lo consenta. Peccato che il numero degli insegnanti venga stabilito sull'orario base, cioè 24 ore.
Nello "Schema di piano programmatico del Ministero dell'Istruzione di concerto con il Ministero dell'Economia" c'è di tutto: considerazioni pedagogiche, tabelle, numeri, proiezioni. Il ministro Gelmini insiste: il maestro unico rafforza il rapporto educativo tra docente e alunno e tra maestro e famiglia. "Nell'arco tra i 6 ed i 10 anni si avverte il bisogno di una figura unica di riferimento - si legge nel piano - con cui l'alunno possa avere un rapporto continuo e diretto". C'è però qualcosa che non va: nel decreto approvato dal governo, il maestro unico è previsto solo nelle prime tre classi delle elementari."
Dopo l'autunno caldo del'anno scorso, molti hanno pensato che si fosse esagerato nell'insorgere contro i tagli previsti dal governo. Come se in realtà non si trattasse di una minaccia concreta. Un semplice confronto tra le parole di un anno fa e la situazione attuale permette di capire tre cose:
1) grazie all'enorme mobilitazione della società civile si è impedito che i bambini di materne ed elementari uscissero alle 12.30 da scuola;
2) il programma si è confermato non essere in alcun modo pedagogico ma unicamente finanziario, poiché all'inizio di quest'anno ci sono classi spezzatino, (e in questo senso sono penalizzati soprattutto i moduli) dove, alla faccia del maestro prevalente, si alternano fino a 8 insegnanti;
3) i 57 mila posti di lavoro tagliati sono un dato di fatto, e probabilmente ognuno di voi ne fa le spese nella propria scuola.
Se si considera che questo non è che il primo dei tre anni di pesanti tagli previsti per la scuola, si comprenderà che è necessario continuare a mobilitarsi in difesa della scuola pubblica.
CV
martedì 26 maggio 2009
Mercoledì 27 maggio 2009 - Presidio sotto il MIUR
I volantini sono sui siti del COOGEN e di Retescuole.
AS
giovedì 14 maggio 2009
22 maggio Manifestazione in Piazza Castello
Bisogna far sentire la nostra voce per chiedere che il Ministero faccia marcia indietro e dia a tutte le scuole l'organico necessario a un buon funzionamento.
Portiamo i bimbi, invitiamo le maestre e andiamo con pentole, coperchi, tamburelli e ogni cosa faccia sentire quanto non siamo disposti a mandare giù questi tagli mascherati da riforma
cm
15 maggio 2009 - Sostegno alla scuola primaria Gambaro
giovedì 7 maggio 2009
INCONTRO TRA COMITATO GENITORI E INSEGNANTI DEL CIRCOLO DIDATTICO PACCHIOTTI
Si è iniziato facendo il punto sulle iniziative portate avanti dal Comitato Genitori Pacchiotti costituitosi in dicembre 2008, prima fra tutte, la Campagna iscrizioni e conferma tempo scuola per il prossimo anno scolastico.
La Campagna, promossa in Piemonte dal Coogen (Coordinamento Genitori), è stata un successo: solo nella nostra regione sono state raccolte 40.000 firme, a conferma che il tempo pieno, come sinora organizzato, è un’esigenza irrinunciabile per la maggior parte delle famiglie.
Le firme raccolte sono state consegnate all’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte e al Ministero della Pubblica Istruzione a Roma, ottenendo come risultato che il modello del Maestro Unico e delle 24 ore venisse per il momento ridimensionato.
Questi tagli colpiscono diversamente le singole Scuole.
Anno 2008- 2009
L’insegnante in meno è la specialista di Italiano per Stranieri.
Il Dirigente Scolastico ha anche evidenziato che per l’anno successivo 2010-11, essendo previsti nuovi tagli, la situazione potrebbe essere diversa e aggravarsi ulteriormente.
PROPRIO PER QUESTE RAGIONI, L’ATTENZIONE DI NOI GENITORI DEVE RIMANERE ALTA E DEVE PROSEGUIRE IL NOSTRO IMPEGNO A CONTRASTARE IL PROGRESSIVO IMPOVERIMENTO DELLA SCUOLA PUBBLICA PARTECIPANDO ALLE FUTURE INIZIATIVE PROMOSSE DAL COOGEN E DAL MANIFESTO DEI 500.
venerdì 24 aprile 2009
Perché bisogna continuare a crederci
L’occasione è stata un incontro alla Sclopis del Circolo Didattico Pacchiotti tra comitato genitori, insegnanti e dirigente scolastico con la presenza di Lorenzo Varaldo del Manifesto dei 500.E mai come questa volta di occasione si può parlare, perché quello che rischiava di essere un argomento dimenticato, accantonato, liquidato in realtà si rivela essere sempre di grandissima attualità.
Chi, come me, era stato ingoiato dalla vita quotidiana e dai soliti impegni che non si possono rimandare, rischiava di dimenticare il più grande impegno che in questi tempi ci aspetta, quello di salvare la scuola pubblica italiana.
Innanzitutto va detto che è grazie alle molte voci che nell’autunno caldo della scuola si sono levate se Gelmini & Co. non sono riusciti, in sordina, a fare fuori del tutto la scuola pubblica.
lunedì 2 marzo 2009
E adesso?
A questi link i primi risultati:
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-9/scrutini-condotta/scrutini-condotta.html
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-9/iscrizioni-primaria/iscrizioni-primaria.html
http://www.unita.it/news/82356/i_genitori_bocciano_la_gelmini_no_al_maestro_unico_e_ai_tagli
AS
giovedì 26 febbraio 2009
Su scuola e televisione, di Alessandro Baricco
AS
mercoledì 25 febbraio 2009
LA STORIA DEL TEMPO PIENO
Leggete la quarta puntata su Le voci dell'onda (qui a lato, in alto a destra).
AS
lunedì 9 febbraio 2009
SPORTELLO ORIENTAMENTO
Tanto più in un momento di caos e incertezze come questo.
Ecco perché, come Comitato Genitori del Circolo Pacchiotti, abbiamo deciso di attivare, in collaborazione con la Direzione Didattica, un servizio orientamento e sostegno alla scelta rivolto alle famiglie che devono iscrivere i figli alla 1° classe della scuola primaria per l’a.s. 2009/2010.
- lunedì 9 febbraio dalle 12.00 alle ore 13.30
AS
mercoledì 28 gennaio 2009
A che punto siamo????
Ci sono state le vacanze di natale, e tutti noi abbiamo voluto pensare che forse qualcuno al ministero avrebbe tenuto in conto le manifestazioni, le proteste, il disagio dei genitori dei bambini che vanno già a scuola e di quelli che ci andranno il prossimo anno.
Ma sembra che non sia così. Qual è la situazione oggi?
Dalla circolare che regola le iscrizioni per il prossimo anno (nr. 4 del 15 gennaio) e dai regolamenti attuativi delle leggi 133 e 169 si ribadisce che i soli modelli ufficiali di scuola sono le 24 e le 27 ore settimanali, mentre le 30 e le 40 sono previste, ma solo se «i servizi e la consistenza dell'organico lo permettono». I moduli di iscrizione poi non parlano di «scelta» di un orario da parte delle famiglie, chiedono solo di indicare delle priorità... Non è detto che alle scuole il ministero assegni gli insegnanti necessari per garantire questa priorità...
In sostanza sino a quando il Ministero, preso atto delle iscrizioni, non assegnerà gli insegnanti alle scuole, non sapremo che tipo di modello di scuola avranno i nostri figli.
Nella circolare è stata anche introdotta una bella novità, taciuta sino a ieri: tutte le classi saranno coinvolte da settembre 2009, non solo le prime. Dal prossimo anno vengono infatti abolite tutte le compresenze, anche nelle classi che adesso funzionano a tempo pieno.
Siamo tutti coinvolti dal caos della legge Gelmini.
Certo, per i bambini che già adesso frequentano la scuola, le 40 ore sono garantite.... Ma come?
Non ci stanchiamo di ricordare che ad oggi, le classi a Tempo Pieno hanno 2 insegnanti titolari che coprono 44 ore, mentre i bambini ne frequentano 40. Questo determina la «compresenza» dei due insegnanti per 4 ore alla settimana. (Su cosa questo significhi leggete le testimonianze pubblicate nella sezione le voci dell'onda di questo blog). Il governo ora sopprime queste 4 ore di compresenza e con esse la contitolarità dei due docenti, istituendo l'insegnante «prevalente». Questo fatto apre la strada al caos. In una classe, infatti, ci sarà un solo insegnante titolare per 22 ore (o 24), mentre il resto dell'orario potrebbe essere coperto alternando 3-4-5 e più docenti che, non avendo più una sola classe, ruoterebbero su più classi per completare il loro orario.
L'intreccio degli orari porterà al disorientamento dei bambini, alla fine delle attività di recupero che attualmente si fanno nelle ore di compresenza per permettere a tutti di raggiungere gli obiettivi dei programmi, al rallentamento dell'attività per tutti. Anche le attività di approfondimento, uscite scolastiche, musei, viaggi di istruzione, verranno meno.
Con la soppressione delle «compresenze», tutti i bambini potranno trovarsi orari «spezzatino» con 5-6-7 e più docenti che ruotano per coprire le ore.
E' questo che il ministro intende quando dice di voler favorire, cito dalla circolare, "il rapporto educativo tra docente e alunno" e semplificare e valorizzare le relazioni tra scuola e famiglia?
Ancora una volta: DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA. Uniamoci genitori e insegnanti per impedire che i proclami governativi e le rassicurazioni della ministra su youtube ci anestetizzino sino a quando non sarà troppo tardi.
cm
mercoledì 7 gennaio 2009
L'AVVENTUROSA STORIA DEL TEMPO PIENO
Lì, partecipando al gruppo di approfondimemto sul tempo pieno, abbiamo conosciuto Guido Piraccini.
Il suo racconto sulla nascita del tempo pieno ci ha così entusiasmato che gli abbiamo chiesto di “concedersi” al nostro blog, facendogli avere l’indirizzo. A Piraccini Le mie maestre sono già uniche è piaciuto, e qualche giorno dopo ci siamo rivisti per raccogliere la sua testimonianza.
Perché Piraccini è uno degli insegnanti che, nei primi anni ’70, ha dato vita e anima al tempo pieno qui a Torino. Perché è a Torino che è nato il tempo pieno.
Dato che il tempo pieno, come leggerete, ha una storia dalla trama intricata, fatta di forti passioni, avventure non prive di agguati e tradimenti ma – speriamo – lieto fine, come nella migliore tradizione del romanzo d'appendice, il feuilleton, abbiamo deciso di far uscire su questo blog la sua storia a puntate.
Oggi, la prima puntata, pubblicata su LE VOCI DELL'ONDA (di fianco a destra).
(Nota biografica: Guido Piraccini è nato nel 1939.Ha insegnato per molti anni e dal 1979 al 2007 è stato Direttore Didattico del Circolo "Anna Frank" di Torino.Ha pubblicato articoli e saggi sul tempo pieno. E’ redattore della rubrica "Scuola e salute" sulla rivista "Promozione Salute" di CIPES Piemonte).
martedì 23 dicembre 2008
LETTERA AL MINISTRO
Riportiamo di seguito il testo della lettera. Copiatela così com'è e inviatela via mail a urp@istruzione.it o via fax al n. 06.58.49.20.57.
AS

Al ministro della Pubblica Istruzione, on. Maria Stella Gelmini
A tutti i membri del governo
lei ha presentato giovedì 18 dicembre lo schema di regolamento delle leggi 133 e 169. Lei ha parlato – come tutti i suoi predecessori – di una «riforma» storica perchè ridisegna il sistema scolastico nel suo complesso. Noi pensiamo che più che «ridisegnare» il sistema, quella che lei chiama «riforma» apra invece la strada al caos e alla distruzione.
Ma, indipendentemente da questo, vorremmo porle una questione. Nei mesi scorsi milioni di insegnanti, genitori, cittadini si sono mobilitati contro queste leggi: per lei, l'opinione e la volontà della popolazione non contano nulla? Gli scioperi di ottobre hanno rappresentato un vero referendum nel mondo della scuola: come si fa a chiamare «riforma» due provvedimenti che sollevano l'ostilità e un NO netto dell'80% di coloro che dovrebbero attuarli?
Come può pensare che su questa base la scuola italiana possa progredire?
In realtà, milioni di persone hanno compreso molto bene ciò che si nasconde dietro queste leggi. Il suo schema mette oggi nero su bianco ciò che avevamo previsto. Con i tagli, l'abolizione delle compresenze e l'utilizzo delle «maggiori disponibilità di orario rispetto alle 40 ore», lei prepara il moltiplicarsi delle figure di riferimento dei bambini, la frantumazione delle responsabilità dei docenti, il caos organizzativo, la fine del vero Tempo Pieno.
Con quale coraggio si parla di «maestro unico»? La cosiddetta «scelta» delle famiglie su ben quattro modelli orari contribuirà in realtà al «caos unico», con alunni che frequentano orari diversi, docenze «a spezzatino», insegnanti di serie A e altri di serie B, classi e gruppi flessibili che si compongono e scompongono.
Come si fa a parlare di «riforma» quando si prevede per i prossimi anni un ulteriore aumento degli alunni nelle classi, l'eliminazione degli istituti professionali statali, un attacco senza precedenti agli istituti tecnici, l'eliminazione dei diplomi attualmente rilasciati con valore legale, uguali in tutto il Paese e il taglio di moltissimi indirizzi nei licei?
Egregio ministro,
in questo grave momento, vogliamo esprimerle tutta la nostra indignazione per la mancanza di dialogo con il mondo della scuola, di ascolto vero e, francamente, anche di rispetto. Per noi, tutto ciò è inaccettabile. Nessuno di noi pensa che nella scuola italiana tutto funzioni, ma sappiamo anche che i suoi provvedimenti, lungi dal rappresentare un miglioramento, portano un ulteriore, grave peggioramento.
Per questo abbiamo ripreso immediatamente a mobilitarci con i nostri sindacati e continueremo a farlo per impedire, con tutti mezzi democratici che abbiamo a disposizione, che il piano applicativo venga attuato e aprire così la strada all'abrogazione di queste due leggi che consideriamo distruttive per la scuola pubblica. Gli insegnanti, i genitori, i sindacati, non accetteranno, ne siamo certi, lo smembramento della scuola pubblica!
Insegnanti, genitori, cittadini contro le leggi 133 e 169
giovedì 4 dicembre 2008
LA PACCHIOTTI E’ QUI
La Pacchiotti è qui, è anche la dichiarazione d’impegno che si assume il Comitato dei genitori del Circolo Pacchiotti - che raggruppa le scuole elementari Carducci, Ricardi di Netro e Sclopis e le due scuole dell’infanzia di via Bellezzia e c.so Matteotti – costituito il 1 dicembre 2008.
Il Comitato dei genitori si dà la specifica funzione di collegamento tra tutti i rappresentanti di classe e di raccordo tra i rappresentanti e il Consiglio di Circolo, sulle questioni inerenti la Scuola.
E’ da intendersi come spazio democratico in grado di garantire a tutti i genitori una partecipazione attiva alla vita della Scuola. Soprattutto in un momento dove si prospettano grandi cambiamenti e dove è importante che le esigenze delle famiglie trovino possibilità di espressione, il Comitato assume l’impegno di essere da punto di riferimento per i genitori e farsi portavoce dei problemi di tutti riguardanti la Scuola
Cosa molto importante: agli incontri del Comitato possono partecipare tutti i genitori, non solo i rappresentanti di classe.
Ogni volta, pubblicheremo sul blog data, luogo e ora degli incontri del Comitato genitori.
Vi aspettiamo.
AS e PT
mercoledì 3 dicembre 2008
Internet e gli italiani
UNDICIETRENTA, QUANDO UN PAESE È IN DECLINO
C’è un piccolo dato, nel nostro paese, che spiega meglio di altri che le cose non vanno proprio. Eurostat ha pubblicato proprio ieri ieri i dati che riguardano la diffusione di internet in Europa. Siamo al terz’ultimo posto. Dopo di noi ci sono soltanto Romania e Bulgaria. Il dato già così è sconcertante, ma c’è di più, dal 2007 a 2008 abbiamo perso un punto di percentuale: ovvero nel 2007 accedevano alla rete il 43 per cento degli italiani, mentre nel 2008 accedono il 42 per cento. È un calo unico, che non si ritrova i nessun paese d’Europa. Per intenderci: l'Olanda è al 86 per cento, Norvegia e Svezia all’84, Danimarca 82 per cento, Lussembeurgo 80 per cento, Germania 75 per cento, Regno Unito 71 per cento. Con una media europea del 60 per cento. Tutti i paese europei, compresa Bulgaria e Romania sono comunque in crescita. Noi no.
Questo dato sembra piccolo e non lo è, ed è un segnale sul perché siamo un paese in declino. L’utilizzo di Internet, come accesso a informazioni, come miglioramento della qualità della vita attraverso l’informatizzazione dei gesti quotidiani, è un fatto ormai acquisito. Non utilizzare la rete è per certi versi una nuova forma di analfabetismo. E soprattutto avere solo il 31 per cento di famiglie che utilizzano la banda larga contro il 48 per cento della media europea è un altro dato sconfortante.I motivi sono vari. La miopia di non aver incoraggiato la banda larga, e questo vale per tutti i governi degli ultimi dieci anni, le tariffe di internet ancora troppo alte, più alte di quelle degli altri paesi europei. La scuola che sulla tecnologia e sull’uso della rete ha fatto soltanto piccoli passi, e poco efficaci.Ma soprattutto siamo un paese culturalmente vecchio, che ha meno curiosità verso il mondo, che non sente il bisogno di confrontarsi, che non ha nessuna voglia di andarsi a cercare informazioni, di leggere, di usufruire di una posta immediata ed efficace. Di navigare e trovare nuove cose. Siamo un paese ignorante e diffidente, dove la rete non viene considerata una ovvia opportunità, oltre che una comidità, ma viene vista come un surrogato della vita, un modo per perdere tempo. E c’è un secondo aspetto che spiega bene cosa siamo diventati. Siamo il primo paese in Europa per diffusione di telefoni cellulari. E gli ultimi per diffusione di internet. Non informazione e qualità. Ma chiacchiera con il cellulare attaccato all’orecchio, e poca voglia di informarsi e capire cosa avviene nel mondo. Peggio di così…
Roberto Cotroneo, L’Unità.it 3-12-2008
mercoledì 26 novembre 2008
Sabato 29 novembre, piazza San Carlo
giovedì 20 novembre 2008
Buone notizie 2
Sentite solo il titolo dell’articolo: “L’efficacia dell’Onda: le commissioni di camera e senato chiedono un dietro front alla Gelmini”. Lo scrive Gennaro Loffredo, responsabile Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione.
Loffredo dice che i pareri che le Commissioni istruzione di camera e senato, chiamate a esprimersi sul piano programmatico, sembrano portare a un sostanziale dietrofront su alcune delle questioni che hanno animato la protesta di questi mesi.
Questi i punti per ciò che riguarda scuole materne ed elementari:
- nelle scuole dell’infanzia dovrebbe essere garantito l’orario obbligatorio per 40 ore (non più fino alle 12,30 come prevede il decreto) con due insegnanti (una/o al mattino una/o al pomeriggio);
- ci sarà il maestro unico a 24 ore settimanali, ma in maniera residuale, ovvero solo dove viene richiesto dai genitori;
- gli insegnanti di lingua inglese dovranno restare ad affiancare l’insegnante di classe;
E la seduta del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione del 17/11/08 ha espresso preoccupazione e dissenso per i provvedimenti del governo su scuola, università e ricerca.
Loffredo conclude:
“Esplodono le contraddizioni e questo solo grazie al Movimento. La lotta paga. In questi anni forse lo avevamo un po’ dimenticato. O meglio. In molti hanno cercato di convincerci dicendo che in fondo ci si può accontentare anche del meno peggio. Non è così e l'Onda lo ha dimostrato e continua a farlo con le proteste e le proposte. Facciamone tesoro e continuiamo sulla strada intrapresa”.
Buone notizie 1
Una riguarda la posizione presa del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, massimo organo collegiale nazionale, che riunito in seduta plenaria il 17/11/08 ha approvato all'unanimità un ordine del giorno di deciso contrasto all'operato del governo sulla cosiddetta riforma della scuola.
Il giudizio del CPNI per una manovra finanziaria che riduce non solo la quantità ma la qualità dell’offerta formativa è inequivocabilmente negativo.
Di seguito l’ordine del giorno della seduta del 17.
Ordine del giorno CNPI
Il CNPI esprime fermo dissenso e viva preoccupazione sulle scelte operate sul sistema di istruzione che, se confermate, comportano per entità e modalità degli interventi finanziari e di natura normativa, una destrutturazione del sistema scolastico pubblico ed una netta riduzione quantitativa e qualitativa dell’offerta formativa.
Il CNPI, richiamando gli orientamenti espressi dallo stesso ministro presidente nella seduta del 9 Luglio scorso, considera necessario per l’interesse per l’interesse generale della scuola che si apra un vero confronto nel paese a partire dal coinvolgimento di quanti, insegnanti, dirigenti e altri operatori della scuola, hanno attraversato stagioni riformatrici diverse garantendo l’unica vera continuità dell’azione formativa, impegno nell’innovazione della didattica e dell’organizzazione scolastica e, nonostante le crescenti difficoltà, una buona qualità complessiva della scuola italiana.
In questo quadro il CNPI considera quindi necessaria una profonda revisione dei provvedimenti adottati, a partire da quanto previsto per la scuola primaria con l’introduzione dell’insegnante unico e l’orario di 24 ore settimanali.
E’ altresì indispensabile un approfondito confronto sul piano programmatico e sui vari regolamenti relativi ai diversi settori scolastici, con l’obiettivo prioritario di migliorare concretamente la qualità dell’offerta formativa.
A questo proposito il CNPI, sulla base delle specifiche competenze istituzionali di organo collegiale nazionale, ribadisce il diritto-dovere di un pieno coinvolgimento nei processi decisionali e, in tal senso, conferma il proprio impegno per un puntuale esame di tutti i provvedimenti in atto.
AS e PT
mercoledì 19 novembre 2008
Disobbedienze
Leggo sul sito www.carta.org che è stato chiesto a enti locali e organizzazioni sociali di raccontare cosa si può fare per proporre interventi alternativi alla “riforma Gelmini”. Amministrazioni locali, sindacati, associazioni, cooperative e reti sociali hanno dato la loro disponibilità a sostenere la protesta del movimento per la scuola pubblica.
Sotto il titolo il link all’articolo con l’elenco delle disobbedienze.
AS
A tutti quelli che pensano che una volta approvata una legge sia cosa fatta
E’ vero che adesso, dopo che il decreto 137 è diventato legge 169 del 30 ottobre 2008, c’è un quadro normativo di riferimento preciso, ma la strada è ancora lunga.
Andiamo per ordine.
Il comma 3 dell’art. 64 della legge 133 (la finanziaria estiva) prevede che per la realizzazione delle finalità previste dallo stesso art. 64 il ministro dell’istruzione con il ministro dell’economia insieme predispongano un piano programmatico di interventi.
Lo schema di piano programmatico è stato approvato il 26 settembre.
Perché il piano programmatico venga recepito e tradotto in regolamenti ci vuole il parere delle Commissioni parlamentari, quello della Conferenza unificata Stato-Regioni, e quello, indispensabile, del Consiglio di Stato, che ha tempo 90 giorni per esprimersi.
Ci vuole il suo tempo: questo spiega la fretta del governo quando ha chiesto la fiducia alla Camera accorciando così i tempi del dibattito in Senato.
Se i regolamenti non saranno approvati entro i primi mesi del 2009 sarà poi molto difficile applicare la riforma Gelmini a partire all’anno scolastico 2009/2010. Pensiamo solo all’organizzazione didattica della scuola primaria: cosa potranno dire i dirigenti scolastici ai genitori che, tra poche settimane, devono iscrivere i figli alla prima elementare?
A favore del mantenimento del tempo pieno, teniamo poi conto che c’è una legge dell’ottobre di soli due anni fa, la 176/2007 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, recante disposizioni urgenti per assicurare l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2007-2008 ed in materia di concorsi per ricercatori universitari ", che non è mai stata abrogata. Io non sono un giurista ma qualcosa non mi torna.
Una speranza in più ce la dà anche la storia della riforma Moratti, che poteva non piacere ma che almeno aveva la decenza di una qualche motivazione pedagogica; di questa riforma del 2003, pochi lo dicono, molto è rimasto sulla carta, proprio a seguito della mobilitazione di genitori e insegnanti.
Forse non tutto procede liscio come ci vogliono far credere, spiega Silvia Bodoardo del Coogen, riportando le parole di Gennaro Loffredo, responsabile Dipartimento Nazionale Scuola e Formazione Professionale:
"Il decreto Gelmini è paralizzato. Infatti i decreti attuativi, che dovrebbero dire dove e come tagliare devono essere preceduti dal parere delle competenti commissioni parlamentari sul piano programmatico generale scritto dalla ministra e da Tremonti. Le commissioni, a loro volta, sono bloccate perché non hanno ancora ricevuto il parere della Conferenza delle Regioni. Che in realtà si sono espresse dicendo a chiare lettere che non può esserci alcuna collaborazione con il governo centrale. (…) Intanto l’Onda non si arresta. (…) Insomma si va avanti con determinazione e, soprattutto, con le idee chiare. Il ministero della pubblica istruzione è in netta difficoltà. La Gelmini licenzia il "padre" della riforma che porta il suo nome. Tito Varrone, capo dell’ufficio legislativo del ministero, assunto sei mesi fa circa, ha dovuto fare i bagagli e lasciare il suo ufficio. Ignote ancora le cause. Berlusconi continua rettificare in corso d’opera. Il maestro unico sembrerebbe essere diventato prevalente (…) Bossi si impunta ed ottiene che le scuole di montagna non saranno toccate. Insomma un governo che fa acqua da tutte le parti. Un governo messo a dura prova dalla forte spallata del Movimento. L’Onda ha aperto delle crepe. Presto arriverà la grande mareggiata che, speriamo, sommergerà il governo abbandonandolo al naufragio".
Tutto questo per dire che non è vero che una volta approvata una legge sia cosa fatta.
Fonte: http://www.retescuole.net
AS
lunedì 17 novembre 2008
RIFLESSIONI

Riporto fedelmente l’inizio dell’articolo: ”(…) Il governo Berlusconi? E’ un governo di sinistra, assicura il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, perché «è un governo che crede nel cambiamento» e, quindi, «è, per certi versi, un governo di sinistra. Può sembrare una contraddizione, ma noi mettiamo al centro non solo il ceto medio, ma anche quelle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, quelle famiglie che fanno molti sacrifici per far studiare i propri figli».”
Beh a mio avviso non è solo una contraddizione, ma una sostanziale falsità di fondo. Innanzitutto verrebbe da chiedersi cos’è un governo di sinistra? Ma ancora di più esiste una sinistra in Italia?
Non mi sembra il caso di affrontare un simile discorso, occorrerebbe troppo tempo ed energie per sviscerare un simile argomento, ma mi volevo soffermare su quanto scritto su “la stampa”.
Se il governo mette al centro non solo i ceti medi (che stanno scomparendo), ma anche quelle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, perché tagliare fondi alla scuola, costringendo le suddette famiglie a fare ulteriori salti mortali per il diritto ad una buona istruzione, garantita da una pluralità di insegnanti, che fanno sì che i bimbi abbiano la possibilità di rimanere a scuola “ad imparare” e non per essere parcheggiati?
La protesta che si sta attuando non è per il mantenimento degli sprechi e del cosiddetto “baronato”, ma per una riforma che sia tale, per migliorare quello che di buono già c’è!
Scorrendo l’articolo arrivo poi a: “(…)In quest’opera di risanamento, ha detto il ministro, sarà importante il «dialogo con l’opposizione», perchè la scuola non è «né di destra né di sinistra».”
A mio avviso qui si arriva a praticare lo sport preferito del premier, dire per poi ritrattare, ma in maniera più furba, ossia se la prima affermazione è che il governo attuale è di sinistra, e quindi ideologicamente opposto, che senso ha poi dire che la scuola non ha colore politico? È altresì da tenere conto che i tagli alla scuola li stanno facendo in maniera discriminante con la logica manageriale propria di questa classe dirigente, che un colore politico ce l’ha.
Vorrei infine porre l’accento su i tempi: “(…)Proprio perché i cambiamenti non sono pochi nelle scuole in questi giorni si respira molta confusione. Le nuove norme sono state approvate sotto forma di un decreto che è già legge ma per diventare davvero operative hanno bisogno di un regolamento, si tratta dei decreti attuativi che per avere valore devono essere approvati entro il 31 gennaio, il che spiega la fretta che il ministero aveva di approvare la riforma senza passare in Parlamento.”
e chi spinge lo sa!”
P.S. per l’articolo completo clicca sul titolo del post
venerdì 14 novembre 2008
Solidarietà dall'università di Paris Nanterre

giovedì 13 novembre 2008
Da Washington
Leggo e trascrivo:
UNDICIETRENTA, SE LE PICCOLE OBAMA VANNO ALLA SCUOLA PUBBLICA
Questa mattina un’Ansa da Washington spiega che, nonostante non sia stata presa una decisione al riguardo, le piccole Sasha e Malia Obama potrebbero frequentare le scuole pubbliche a Washington, e non la scuola privata che invece ha frequentato Chelsea Clinton. Le figlie di Michelle e Barack, che hanno 10 e 7 anni, potrebbero andare a scuola come tutti gli altri ragazzi americani. Il sindaco e i responsabili del provveditorato hanno illustrato nel dettaglio cosa offre il loro sistema scolastico per le esigenze della piccola Sasha e quelle di Malia: «Abbiamo spiegato loro con grande piacere quali sono le diverse opzioni del nostro District of Columbia Public School System, e li abbiamo incoraggiati a verificare tutte le alternative possibili, garantendo che offriremo il nostro pieno appoggio qualunque sarà la loro scelta finale», hanno detto i dirigenti scolastici. Michelle Obama aveva già visitato varie scuole private di Washington, senza esserne troppo convinta, probabilmente.
Cosa vuol dire? Vuol dire che nella strategia di Obama ci sono una serie di segnali che vengono dati attraverso comportamenti molto semplici, e molto efficaci. Non si tratta di demagogia, per quanto nessun uomo politico sia immune da meccanismi demagogici. Si tratta di punti fermi, dell’idea che le regole valgono per tutti, del fatto che non puoi fare l’elogio della scuola pubblica e poi mandare i tuoi figli in una scuola privata. Si tratta di capire che nel momento in cui sei al potere la tua casa ha muri di vetro, e tutto è visibile. Lo sappiamo, fa parte di un modo di pensare, e un modo di esistere americano. E siamo ancora convinti che da noi in Europa, ma soprattutto in Italia, tutto questo non conti. Ma non è vero. Molte cose sono cambiate. Il rapporto con il potere, in Italia, non ha più, per fortuna, quel compiacimento, per cui i potenti possono tutto: perché se un giorno diventerò potente avrò anche io certi privilegi.
Ormai i cittadini e gli elettori giudicano e vogliono sapere. E mentre il nostro paese cambia, il potere non cambia affatto. E mentre Obama si informa perché le figlie possano frequentare una scuola pubblica, noi alla scuola pubblica tagliamo i fondi, le risorse, perché ormai da anni, come una colonia del terzo mondo, privilegiamo la scuola privata. Il presidente degli Stati Uniti sa che c’è una differenza tra mandare le figlie in una scuola pubblica anziché in una esclusiva scuola privata. Da noi è considerato ovvio e scontato mandare i propri figli in scuole private esclusive ed efficienti. E poi prendersela con gli studenti che manifestano contro la Gelmini.
Roberto Cotroneo, l’Unità.it 13-11-08
AS
14 novembre - sciopero di Università, Ricerca e AFAM
martedì 11 novembre 2008
13 novembre mobilitazione al Teatro Regio Torino

venerdì 7 novembre 2008
Il mostro unico

Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.
Da dove inizia l´istruzione? Dall´asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere. E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.
Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.
Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.
Secondo il DMU (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all´immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell´ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil. Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena. Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno. Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi. Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del consiglio. Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica. Proibito il brutto anatroccolo. e uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay. Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso. Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me. Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera.
Ma la vostra Ministra Unica.
giovedì 6 novembre 2008
Tu Vuo’ Fa’ l’Americano

C'è un mito che va sfatato. In questi che sono i giorni dell'elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, si rincorrono tra i blog e in internet i commenti su questo outsider, questo uomo venuto dal nulla che però sì, ha poi frequentato le migliori università da cui escono i veri leader.
Come se in Italia dalle università uscissero dei cani.
Il punto, a mio parere è un altro. Vediamo com'è strutturata la società americana. In America, si sa, è tutto privatizzato. I servizi pubblici sono minimi e sono decisamente scadenti. Non sempre, ma generalmente sì.
Allora ammettiamo che voi siate una famiglia americana. Quando vi nascono i figli si pone anche per voi il problema delle scuole in cui mandarli. A iniziare dal daycare in poi - l'asilo, per intenderci - che è privato e costa moltissimi soldi, determinante sarà la zona in cui abiterete. Perché la casa si sceglie in base alle scuole. Ovvero le scuole buone nascono intorno ai quartieri per bene. Sarebbe come affermare che se vai a scuola in Crocetta a Torino probabilmente avrai una buona istruzione, conoscerai le persone giuste, entrerai nei giri giusti e nella vita sarai un vincente. Se vai a scuola alla Falchera per te non ci sono possibilità. So che molti credono che sia già così. Ma grazie al cielo non è vero. Perché le maestre che insegnano in tutte le scuole pubbliche d'Italia sono maestre inserite in una graduatoria e qualificate per insegnare. Non è un mercato del lavoro in cui le migliori maestre vengono cooptate dalle scuole dei quartieri chic, dove appunto pagano meglio perché lì c'è la gente con i soldi e le case costano di più e quindi è giusto che se le garantiscano loro. Le migliori maestre sono anche alla Falchera.
Allora seguiamo questo percorso che porta fino all'università. Le università americane hanno rette da brividi. Costano migliaia di euro all'anno. Migliaia di euro. È vero che ci sono delle borse di studio, ma non sono tantissime. Per la maggior parte le amministrazioni prevedono piuttosto un piano di rimborso per quando il laureato entrerà nel mercato del lavoro. Praticamente inizi a lavorare e per anni e anni devi rimborsare migliaia di euro. Ora, quello che mi sembra interessante sottolineare, è che questo non è un tanto un principio meritocratico, come continuano tutti a urlare. È facile per una gazzella dire che è la più forte delle gazzelle, fino a che il recinto rimane chiuso ai leoni. Ma nelle università americane il principio è, ancora una volta, quello della produttività. Se vuoi studiare, paga. Produci ricchezza per chi ti offre cultura. A parte il fatto che presuppone una ricchezza di partenza o un mercato del lavoro con salari in grado di ripagare questo debito, ritengo che l'accesso alla cultura debba essere libero e non mercificato. In Italia sostanzialmente abbiamo tutti la possibilità di andarci, all'università, mentre negli Stati Uniti ci sono persone che crescono non pensando nemmeno lontanamente che l'università sia un approdo possibile per loro.
Quindi sì, il sogno americano è possibile, Obama ce lo conferma. Ma non crediamo che sia realizzabile per tutti. Perché, appunto, è americano.
CV
mercoledì 5 novembre 2008
Il decretino
Come può chiamarsi un decreto legge che, concepito per straordinaria necessità ed urgenza, si risolve poi in 8 articoli di poche righe ciascuno?
Il de-cretino.
AS
martedì 4 novembre 2008
Occhi limpidi e braccia forti
Io, sono un genitore di bambini che vanno alle elementari e alla scuola materna.
Eppure voglio scrivere dei ragazzi delle università occupate e dei cortei.
Quando guardo alla tv questi ragazzi vedo i miei figli tra quindici anni e allora ne scrivo fin da ora, perché non è poi così lontano.
Quando guardo alla tv questi ragazzi, per i quali la protesta contro i tagli del governo è un urlo che implora futuro, mi si stringe il cuore.
Questi ragazzi non chiedono un futuro diverso o un futuro migliore. Questo succederebbe solo se fossero in grado di prefigurarsene uno, per quanto inaccettabile o deprimente o scoraggiante.
No. I ragazzi dell’università chiedono futuro. Futuro e basta.
Non chiedono certezze. Chiedono - molto di meno o molto di più - una prospettiva, una possibilità, un’ipotesi.
Che è una richiesta terribile se a farla è chi ha davanti a sé una vita da vivere e non è messo nelle condizioni nemmeno di immaginarsela.
A sognare, inteso come sana capacità di desiderare e agire per realizzare, si impara. Non è mica così scontato saperlo fare, bisogna allenarsi fin da piccoli. La scuola, io credo, serve anche a questo.
In un film che ho visto anni fa, “Il bagno turco”, nell’augurio al bambino che deve ancora nascere la zia scrive alla futura madre: CHE ABBIA OCCHI LIMPIDI PER VEDERE I DESIDERI E BRACCIA FORTI PER REALIZZARLI. PERCHÉ NELLA VITA SI PUÒ ESSERE FELICI, SI DEVE ESSERE FELICI.
Di questa frase mi ha sempre colpito la formula del comando per quella che di solito è vissuta come una speranza. La felicità è un dovere, che richiede impegno azione forza coraggio. La felicità va cercata. Semmai è il dolore che arriva per caso, arriva sempre, ci cade addosso. Ma il benessere va difeso, con tenacia.
Allora capisco l’ostinazione di questi ragazzi delle università occupate e dei cortei, e la sento mia.
AS
lunedì 3 novembre 2008
Duello verbale tra un nostro paladino e il Cavaliere della Stella
Abbiamo ricevuto un commento da uno strenuo difensore di Maria Star "Mani di forbici". Nel suo scritto, il nostro interlocutore -bloggista anche lui- riprende la maggior parte degli argomenti che gli esponenti del governo vanno ripetendo in tutte le trasmissioni televisive. Per questo motivo ci è parso opportuno rispondere alle sue argomentazioni, punto per punto, e fare questo richiamo tra i post alla nostra personale polemicuccia, per non confinarla nello spazio ristretto dei commenti. Per leggerla clicca sul titolo di questo post.sabato 1 novembre 2008
Upgrade per anglosassoni, tedeschi e svedesi

C'è una parte della popolazione che è molto preoccupata dalle classi ponte. Perché sebbene, come dice la Litizzetto, in Italia basti parlare di ponte per essere sicuri che non si faccia, in qualche modo questi hanno fatto passare una legge.
Allora giustamente degli amici di una coppia mista, lui italiano, lei anglosassone, chiedevano un pari trattamento. Beh, pari, dipende dai punti di vista. Perché in effetti, se tanto mi dà tanto, perché mai i loro figli che parlano perfettamente inglese devono aspettare che dei marmocchi italiani arrivino al loro livello, approfittando, magari, delle loro capacità per avvicinarsi alla lingua. Eh no, che se la cavassero da soli tra di loro, che si sa che per imparare la lingua è meglio stare tra compaesani piuttosto che fare una full immersion, e allora appunto se ne stessero tra di loro a fare le loro lezioncine di inglese. Per i figli di stranieri che parlano perfettamente l'inglese, cortesemente, classi ponte, anzi con upgrade nell'upper deck. Più ponte di così.
CV
venerdì 31 ottobre 2008
La "STAR" a Parla con me
La satira... tanto bistrattata quanto importante, qualche parola un pò forte, ma assolutamente imperdibile.
mf
A Torino eravamo 100'000
Va pensiero e Inno d'Italia in piazza Castello - 30 ottobre tutti uniti
giovedì 30 ottobre 2008
Va pensiero

È chiaro. È difficile non emozionarsi quando le note che si levano sono quelle di Verdi. E da palcoscenico fa una Torino mozzafiato. Piena zeppa di gente che pacificamente fa sentire la propria voce e sfila dicendo chiaro e forte quello che prova, quello che la preoccupa. Bambini, studenti, genitori, insegnanti, cittadini.
E le note che si diffondono sull'intera piazza e nella città intera, almeno simbolicamente, sono note che parlano dell'importanza di tutelare tutto ciò che fa la nostra cultura e la nostra ricchezza, non quella delle cifre, bensì quella impalpabile ma concreta, quella degli investimenti a lungo termine, non economici, appunto, ma nella formazione dei cittadini del futuro, e di tutti i cittadini.
Per le vie della città s'incrociano, in direzioni opposte, un gruppetto di bambini accompagnato da genitori e insegnanti, da una parte, e un folto gruppo di studenti di medicina che vanno a unirsi al resto del corteo studentesco. E spontaneo si leva un applauso verso i bambini, futuro ancora più remoto del loro futuro prossimo, ma sempre futuro di un paese. Applauso a cui i bambini rispondono entusiasti con un applauso simile che riecheggia durante questo passaggio fisico e simbolico al tempo stesso. Dove altro bambini delle elementari e universitari riescono a darsi la mano? L'unico aspetto triste di tutta questa storia è che c'è in gioco il futuro di tutti loro e di tutti noi.
CV
Grazie, Teatro Regio
Grazie. E' stata una lezione la vostra, che nessun maestro unico potrà mai fare ai nostri figli: una lezione di vita in cui musica, impegno civile, partecipazione, si sono fusi in un'unica nota che per me è stata emozione.
AS
mercoledì 29 ottobre 2008
Il Senato ha detto sì
162 i sì, 134 i no, 3 gli astenuti.
Sotto il titolo il link al testo del provvedimento.
AS
martedì 28 ottobre 2008
Riempire le piazze
Siamo presuntuosi a pensare che un po’ ce lo abbiamo portato?
E’ vero che bastavano la crisi dei mercati finanziari e la crisi della terza settimana e non c’era bisogno di noi (genitori e studenti) per accorgersi che gli italiani non ce la fanno più.
Ma non è anche un po’ per merito nostro che finalmente ci si è decisi? Anche il più sordo dei sordi non poteva non sentire la voce che da quasi due mesi sta difendendo, pacificamente ma con fermezza, la scuola pubblica italiana, volendo difendere insieme un’idea di società che garantisce a tutti le stesse opportunità e un modello di governo più rispettoso della dialettica e meno insofferente al dissenso.
E’ vero anche che ho avuto, fino alla scorsa settimana, la sensazione che a nessuno interessasse veramente della scuola pubblica italiana finché era questione di maestro unico e di riduzione del tempo scuola. Non alla sinistra. Non ai media. Mi è sembrato, ma spero di sbagliarmi, che scaldasse l’animo solo a noi genitori di bambini che vanno alle elementari.
Poi sono arrivate le università, e qualcosa è cambiato. E anche se mi resta il dubbio che se non fossero apparsi gli atenei, la sinistra avrebbe continuato a stare in quell’ombra dove si vanta di stare e i media a tacere, va bene così, perché più siamo e meglio è.
Bene: adesso i giornali e le tv parlano della scuola e il Pd riempie il Circo Massimo.
Da parte nostra, riempiamo stasera Piazza Castello.
Concludo riportando la citazione del Breviario di Antonello Caporale apparsa su Repubblica di ieri:
“Le cose straordinarie ci riescono bene. Quando finiscono, riprendiamo con le cavolate”.
Lo dice un consigliere Pd Lombardia.
AS
lunedì 27 ottobre 2008
28 ottobre Tutti in piazza Castello
ANDIAMO TUTTI IN PIAZZA CASTELLO (non più davanti all'UNIONE INDUSTRIALE) alle ore 21 e aderiamo all'iniziativa
nazionale delle scuole in attesa dell'uscita del decreto 137 previsto per la mattinata del 29.
Scarica il volantino della serata
cm
venerdì 24 ottobre 2008
Tavola rotonda
Premesso che, purtroppo per cause di ricerca parcheggio sono arrivato con qualche minuto di ritardo, mi sono perso l'introduzione in cui un rappresentante dell'assemblea no gelmini ha illustrato quali saranno le loro azioni alle prossime iniziative. Sono così partiti gli interventi, e la prima è stata Silvia Bodardo del coogen che ha raccontato quali sono le cose di cui si è dibattuto il 21.10 nell’assemblea cittadina. Da lì in avanti e fino alle 23.45 è stato un susseguirsi di interventi tra cui un delegato sindacale della fiat mirafiori, personale ATA, genitori di bambini delle elementari, docenti universitari, esponenti dei cobas e della cub, maestri e maestre elementari, ecc, ecc, ecc, addirittura un esponente della cigl.
Il taglio iniziale era quello non solo di un coordinamento trasversale, ma anche, se possibile, operativo, cosa che però non è avvenuto in quanto per ora di iniziative ce ne sono.
Ne sono uscito alquanto rinfrancato, e ancor di più motivato nel continuare questa lotta, perchè quello che è venuto fuori è stato un totale coinvolgimento e un unità di intenti mai visto fino ad ora, finalmente SI REMA TUTTI DALLA STESSA PARTE, senza sigle, senza falsità, ma con la consapevolezza che sarà una lotta lunga e molto dura, in cui ogni singolo deve e può dare il proprio contributo, dove ci si aiuterà scendendo in piazza sempre più numerosi e sempre più convinti che un cambiamento è possibile se c'è unità, e ieri sera c'era.
Eravamo in tanti, e interessante è stato l'intervento di una signora che madre di quattro figli, 25 anni, 17, 9, 4 anni in più dipendente pubblico, si chiedeva quale prospettiva potrebbe avere la sua famiglia alla luce di ciò che questa legislatura si appresta a fare.
Due maestri quasi alla pensione hanno fatto scaldare il cuore e l'animo di tutti quando hanno parlato della loro immutata voglia di andare tutte le mattine ad insegnare e aiutare gli studenti ad accrescere la loro cultura e senso critico, una docente universitaria che insegna la costituzione ha parlato della bellezza di vedere i bambini alla manifestazione del 4 ottobre, in quanto il senso civico e il rispetto della costituzione inizia proprio da li, una rappresentante sindacale della scuola francese è venuta apposta per comunicare la solidarietà degli studenti oltralpe (c'era addirittura un interprete in quanto non parla italiano), per arrivare, magari, ad una giornata europea sul diritto alla cultura e all'istruzione PUBBLICA.
Da sottolineare come ogni intervento è stato accompagnato da applausi, sia in alcuni passaggi dell'intervento sia alla fine, ovviamente tranne che per il delegato cigl, cui sono seguite richieste di chiarimenti sul dov'erano stati fino ad ora e quanto sia scorretto, sia per loro che per il pd, cavalcare l'onda della protesta ora che il movimento sta diventando sempre più grande.
A ripensarci ora una proposta comunque c'è stata, ossia quella di creare sempre più manifestazioni per riuscire ad organizzare una manifestazione nazionale senza precedenti.
Insomma bisogna andare avanti con tutte le forze disponibili, consapevoli che si inizia ad essere veramente in tanti, ed è inutile dire che questa è solo frutto della disinformazione della sinistra, in quanto siamo praticamente tutti/e che abbiamo letto le varie leggi e decreti, e lì non ci sono scritte le cose che i “nostri politicanti” asseriscono, e quindi non ci si sta inventando nulla ma è scritto nero su bianco.
mf
Mamme, iniziate a sentirvi in colpa
Foto di Carlo Tacconelli vi siete mai sentite in colpa di lavorare in questi anni in cui i vostri figli andavano a scuola il pomeriggio? Non credo. Avrete pensato fosse una semplice e naturale ripartizione della giornata per l'intera famiglia. E i vostri figli si sono mai sentiti diversi perché andavano a scuola tutto il giorno con i loro compagni e le loro 2 maestre? Nemmeno loro, penso.
Voi, cara categoria di mamme lavoratrici, tra poco rischiate di non sentirvi più così fiere. Perché tra poco si faranno i conti in tasca a chi fa scelte di un tipo o di un altro e saranno forse i padri a rinunciare piuttosto? Sì, forse in qualche raro caso. Lavori meno impegnativi, niente carriera. Per il resto, si chiederà sempre a voi di farvi carico di questo lavoro in più, in termini di tempo, di organizzazione o di denaro. Quanto all'aspetto psicologico, di quello nessuno si cura, come del fatto che i vostri figli che prima pensavano di fare parte di una classe di bambini uguali inizieranno ora a percepire differenze profonde. Tutto questo per favorire l'integrazione di tutti nella società.
CV
Mozione 1-00033 Cota ed altri
Il testo della mozione, per favorire l’accordo nella maggioranza, ha dovuto essere rivisto in qualche punto. Per esempio, la prima versione recitava:
“a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, AUTORIZZANDO il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione”
cambiata in:
“a rivedere il sistema di accesso degli studenti stranieri alla scuola di ogni ordine e grado, FAVORENDO il loro ingresso previo superamento di test e specifiche prove di valutazione”.
Intanto vorrei che ci venisse detto in cosa consistono le specifiche prove di valutazione, tanto specifiche che non vengono nemmeno specificate. E comunque, passando dall’autorizzare al favorire, è come se alla fine si facesse pure un favore allo straniero: non è questione di permesso ma di cortesia.
In un altro punto, la prima versione parlava di classi ponte:
“… istituire CLASSI PONTE, che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti”.
Le classi ponte, che come dice la Litizzetto, se in Italia dici ponte sei poi sicuro che non si farà mai, sono diventate classi di inserimento:
“ … istituire CLASSI DI INSERIMENTO che consentano agli studenti stranieri che non superano le prove e i test sopra menzionati di frequentare corsi di apprendimento della lingua italiana, propedeutiche all'ingresso degli studenti stranieri nelle classi permanenti”.
Non capisco: gli alunni stranieri vengono isolati in un gruppo a parte, che però si chiama di inserimento. Ho sempre pensato che quando uno è inserito è perché sta dentro qualcosa, non fuori.
Ma il meglio arriva nel finale.
Una volta formata la classe di soli stranieri, con questi allievi si dovranno realizzare (anche se di nuovo il verbo usato è “favorire”, che se prima sapeva di gentilezza qui suona come un “provarci”, un “se si riesce, bene, se no pazienza”) progetti di interculturalità e di educazione alla legalità e alla cittadinanza. Questi i temi, nell’ordine riportato sulla mozione:
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente.
E' ridicolo, ma non è uno scherzo.
AS
giovedì 23 ottobre 2008
Lenzuola bianche 2

Solo l'altra mattina, a una scuola privata qui vicino, una scena che mi ha stretto il cuore e infastidito al tempo stesso. Studenti liceali che sollevano uno striscione di protesta e una di loro con la macchina digitale a fotografare la mini trasgressione. Finito il gesto, si ritira tutto e si entra regolarmente a scuola.
Invece bello, oggi, proprio vicino a una scuola, il primo lenzuolo bianco steso a un balcone, com'era già stato per la bandiera della pace, per intenderci. Lenzuoli bianchi per non fare della scuola un fantasma. Vogliamo farlo tutti?
CV
L'unione fa la forza
Per questo sta girando in rete un appello promosso dal Coordinamento Genitori di Torino, per il ritiro del Decreto Gelmini (decreto 137), di tutti i tagli (legge 133), della chiusura di migliaia di scuole e della proposta di legge Aprea (trasformazione delle scuole in fondazioni private) ma soprattutto PER L'UNITA', PER UNA MANIFESTAZIONE DI TUTTI I SINDACATI, LE ASSOCIAZIONI, I COMITATI, LE SCUOLE, I CITTADINI, se il governo non si fermerà.
Per firmare on line, clicca sul titolo.
cm
Wall-e e Gelmini, ovvero robotica e futurismo
Ero al cinema ieri con i bambini a guardare Wall-e. Certo è il 2800, la terra è devastata dall'immondizia e gli uomini sono tutti dei grassoni che vivono da qualche parte nello spazio su poltroncine mobili, passano il tempo sorseggiando beveroni e guardando uno schermo che nella migliore delle ipotesi trasmette pubblicità, nella peggiore delle ipotesi gli fa il lavaggio del cervello.Una piantina che un inviato ha scoperto sulla terra indica che ci sono le condizioni per ripopolarla. Il comandante dell'astronave, a quel punto, si ritrova confrontato al pianeta che ha dato i natali ai suoi antenati e scopre cosa sono la terra, il mare, le piante, cosa significhi coltivare, ballare. Da bravi automi hanno perso idea di cosa significhi, semplicemente vivere, per non parlare poi di pensare. E poi a un certo punto si trova a dover leggere, e sillaba le parole come un bambino all'ultimo anno di materna che inizia a imparare da solo a leggere.
E mi sono detta ancora una volta che quello che voglio per i miei figli non è un mondo che giri intorno a criteri di produttività in cui solo gli utili hanno una ragione di esistere. Voglio un mondo in cui a scuola ai miei figli insegnino a ragionare, a confrontarsi, a pensare, oltre che inglese informatica e… la terza i la dimentico sempre. Perché di quelle tre i, senza tutto il resto, non ce ne facciamo niente. E un'altra cosa, tutto questo, dalle elementari all'università, lo voglio a disposizione di tutti, per una società che consenta a tutti in pari misura di crescere ed esprimersi liberamente e tolga i privilegi dovuti al dio denaro, privilegi che non hanno mai avuto e soprattutto in qualsiasi anno tra il 2008 e il 2800 non hanno più senso. Più alcun senso.
Ah, un'ultima cosa. Come si vede dall'immagine, se si fossero conosciuti nell'era Gelmini, il terrestre Wall-e e la spaziale Eve non avrebbero mai avuto alcun modo di riuscire, alla fine, a prendersi per mano.
CV
Immagine tratta da http://uk.rottentomatoes.com
mercoledì 22 ottobre 2008
Maria Star Gel, un ministro con qualche problema di coerenza
Confronto tra le parti su Telecity
La giornalista Carla Ruffino incontra il consigliere regionale Gian Luca Vignale (AN) e Cosimo Scarinzi (CUB). Partecipano al confronto insegnanti e genitori.
Si può intervenire con domande in diretta telefonando in studio allo 011.347.345.6.
AS
Commenti, idee, proposte
lemiemaestresonogiauniche@gmail.com
Utilizzatelo per mandarci commenti o idee o proposte.
CV
Classifiche OCSE, sempre sesti
Anche in un’altra classifica OCSE pubblicata in questi giorni l’Italia si posiziona bene: in questo caso il riferimento è la crescita del divario tra ricchi e poveri. Tra i 30 paesi che fanno parte dell’OCSE, l’Italia è tra quelli dove la differenza tra chi ha tanti soldi e chi ne ha pochi o non ne ha per niente è tra le più alte.
In Italia, come in altri paesi, la ricchezza si distribuisce sempre più in modo ineguale. Il rapporto OCSE ci dice che l’aumento del divario economico tra ricchi e poveri è un fenomeno che colpisce i 3/4 dei 30 stati considerati, che vuol dire in più di 20 paesi. Ma la cosa che non può lasciarci indifferenti è che in Italia si registra un aggravamento del divario tra chi è molto ricco e la classe media, che tende a scomparire.
Prima di noi solo Messico, Turchia, Portogallo, USA e Polonia. Di nuovo siamo sesti, solo che questa volta si tratta dei livelli di disuguaglianza economica.
E mentre le persone diventano sempre più povere, la scuola sta diventando sempre più per ricchi.
AS
lunedì 20 ottobre 2008
Maria Star
Ieri sera 19.10.2008, su Rai Tre, è andato in onda uno sketch di Luciana Litizzetto, nella trasmissione di Fabio Fazio "Che tempo che fà", che ha abbracciato un pò tutti i temi "caldi "del momento, tra cui un'esilarante appello al ministro Gelmini per gli "amici" Maria Star.
Per chi non fosse riuscito a vederlo, eccolo.
mf
A proposito di disinformazione

Perchè si continua a parlare di disinformazione?
La cosa migliore sarebbe rispondere alle perplessità legittime di tutti noi - genitori, maestri e persone che hanno a cuore la scuola pubblica - con dei fatti e non con degli slogan.
In questi giorni sia Berlusconi, sia la Gelmini vanno ripetendo che non capiscono le proteste dal momento che "il tempo pieno verrà aumentato del 60%".
Ma per quanto mi sforzi non riesco a capire come si possa conciliare un maestro unico che lavora per 24 ore alla settimana con le attuali 40 ore settimanali che frequentano i nostri bambini. Avremo dei maestri unici raddoppiati???? Avremo dei maestri stakonovisti???
Se vogliono informarci che lo facciano... altrimenti è evidente che le proteste continueranno.
La vignetta riprodotta è di Maramotti
cm
domenica 19 ottobre 2008
Una scuola in più: la Don Murialdo

L’invito arriva all’ultimo: qualcuno di voi ce la fa ad andare stasera alla scuola elementare Don Murialdo a raccontare quello che state facendo?
E’ mercoledì 15 ottobre: ci eravamo organizzati per tenere aperta la nostra scuola Sclopis dalle 17.30 alle 20.30, ed è già stata questa una fatica: scrivere volantini, preparare lucidi, pensare bene a cosa dire perché l’informazione arrivasse chiara, una fatica che abbiamo affrontato affiancandola tutte le altre che insieme fanno le nostre vite di genitori, le corse tra lavoro e figli, la spesa da fare, le cene da preparare.
Ma non vogliamo perdere l’occasione di una scuola in più, e ci proviamo. Alla Don Murialdo l’orario di assemblea è dalle 21.00 alle 23.00: giusto il tempo di tornare a casa dopo l’incontro alla Sclopis, mangiare un boccone e ripartire in fretta.
Ci ha chiesto la maestra dei nostri figli di andare alla Don Murialdo: lì ha delle amiche insegnanti come lei a cui ha parlato di quello che noi stiamo provando a fare nella nostra elementare. Così, le maestre della Don Murialdo vogliono che andiamo a raccontare ai loro genitori la nostra esperienza appena cominciata.
E così facciamo, in tre.
Appena arriviamo le maestre ci vengono incontro sorridendo: è un’accoglienza calda che ci fa stare subito bene. Parleremo da mamme, avvisiamo, non siamo né politicanti né esperte di pedagogia: racconteremo le nostre paure per quello che sarà la conversazione del decreto in legge, il nostro rimpianto per tutto quello che i nostri figli stanno per perdere, le emozioni che ci salgono dal cuore. Va bene va bene, ci dicono le insegnanti, è proprio questo che vogliamo.
In sala sono seduti più di 100 genitori.
Prima interviene il rappresentante del Coordinamento Genitori.
Poi tocca a noi. Proviamo a mettere a fuoco quello che concretamente vorrà dire maestro unico e 24 ore di scuola alla settimana e insieme quello che questo concretamente significherà per la nostra società attuale e futura. E’ solo di stamattina l’approvazione della mozione per le “classi ponte”. Ritroviamo in chi ci ascolta la stessa indignazione per una riforma della scuola che non risponde ad altro che ad esigenze di taglio di fondi, la stessa consapevolezza della deriva a cui tutto questo ci condurrà, la stessa decisione nel provare a convincere i nostri politici che non è così che si fa.
Raccontiamo anche di come ci stiamo muovendo, un passo dopo l’altro, secondo un metodo molto empirico di prova e riprova, imparando dagli errori e confermandoci nelle riuscite. Non abbiamo ancora chiaro tutto il percorso, ma sappiamo che ci aspetta un lungo inverno, e siamo pronti.
Diamo l’indirizzo del blog, passiamo i nostri numeri di telefono, con l’impegno di risentirci presto. Un’altra scuola ha cominciato a muoversi.
AS
Mattinata in piazza Castello

Venerdì 17 ottobre in piazza Castello c’era il sole, lo stesso caldo di sabato 4 ottobre quando abbiamo sfilato in quarantamila qui a Torino contro il Decreto 137.
Le maestre l’avevano annunciato mercoledì 15: venerdì organizziamo un presidio a sostegno della scuola pubblica. In difesa della nostra scuola pubblica italiana.
Tutto è cominciato con le nostre maestre della scuola Sclopis e della scuola Ricardi di Netro, che fanno parte della Direzione Didattica Pacchiotti. Ci stiamo muovendo noi genitori e si stanno muovendo loro; e come facciamo noi, con un passaparola tra un’amica e l’altra, venerdì 17 ottobre in piazza Castello si sono date appuntamento tutte queste scuole elementari (e scrivo così perché primarie come avrebbe voluto la riforma Moratti, ancora proprio non ci viene di dirlo):
1) Don Murialdo
2) Eduardo De Filippo, succursale della Pacinotti
3) Gabelli
4) Gobetti, unico caso in cui era presente anche il Dirigente scolastico
5) Gozzano
6) Muratori
7) Nino Costa
8) Padre Gemelli
9) Pestalozzi
10) Sabin
11) Salvemini
12) Scuola Materna E15
13) XXV Aprile
e le nostre scuole
14) Sclopis
15) Ricardi di Netro.
E poi ci siamo noi, i genitori e i bimbi che portiamo in piazza, non per strumentalizzare l’infanzia innocente, ma per insegnare loro che la protesta è un diritto, e come tutti i diritti bisogna impararne l’esercizio. Senza irriverenze, senza degenerazioni. Un po’ di educazione alla cittadinanza fin da piccoli, come ci hanno spiegato, fa sempre bene.
Per i bambini oggi è una festa, da vivere insieme alle loro maestre. Per loro c’è da divertirsi oggi in piazza: lenzuoli bianchi dipinti di parole colorate su ci sedersi sopra e cartelloni da tenere alti, il trenino cantando sotto il palazzo della Regione, la sfilata intorno a Palazzo Madama, le fontane in cui infilare i piedi con la voglia di togliersi le scarpe. A noi genitori va bene così, perché ci sembra che si può giocare facendo insieme cose serie, come imparare, farsi domande, provare a capire, e vedere i propri genitori al fianco delle maestre e le maestre al fianco dei genitori, tutti insieme per difendere la stessa idea di scuola.
E poi arrivano loro e come potrebbe un bambino resistere: un gruppo di sei ricercatori universitari (così qualcuno ha detto) in identica uniforme blu e mascherati da scienziati con la faccia che ricorda quella di Albert Einstein, che ballano, fanno inchini e riverenze, rincorrono i bambini per farli divertire, ma restano muti.
Certo avremmo voluto che ci fosse più gente lì con noi.
Ma intanto quella che c’era è bastata: ci siamo incontrati tra genitori di scuole diverse, abbiamo parlato, ci siamo scambiati numeri di telefono e dati appuntamento, abbiamo preso accordi.
Con l’idea che sia solo l’inizio.
AS
sabato 18 ottobre 2008
Del diritto di manifestare

Fortunatamente in piazza siamo scesi in tanti, e insieme a noi genitori c'erano anche insegnanti e studenti. E poi, ci siamo detti, fino a prova contraria la riforma tocca proprio i bambini e il loro diritto a un'istruzione pubblica ottima (a livello elementare, la sesta migliore al mondo secondo i dati OCSE), per cui perché non spiegare loro di che cosa si tratta e coinvolgerli per proteggere quanto di buono abbiamo?
Oltre a questa considerazione di massima, però, viene anche da pensare che sia in qualche modo bello avere l'occasione di condividere con loro una di quelle espressioni che la democrazia garantisce. In modo pacifico, pacato persino, come sta succedendo in questi giorni. Esprimersi. Esprimere il proprio consenso o dissenso rispetto a quanto i rappresentanti dei cittadini fanno. Esprimersi favorisce il dialogo, e imparare a farlo nei toni migliori, senza che troppo rimanga taciuto per esplodere all'improvviso, ecco, proprio questo, mi pare, sia sinonimo di vivere civile. E per tutti, non solo per quanti hanno manifestato da piccoli con i propri genitori in favore della legge sul divorzio o della legge sull'aborto.
Mobilitazioni trasversali in tutta Italia

Un sociologo parlava della trasversalità, appunto, del movimento, così come del fatto anomalo che proprio chi tende tradizionalmente a distinguersi stia invece decidendo di unirsi in movimenti di aggregazione. E sottolineava infine la forma moderata di questa protesta, nelle manifestazioni e negli slogan.
Sono notizie rassicuranti, conro ogni strumentalizzazione di questa voce che si leva a difendere quanto di buono c'è nella nostra scuola. In quanto al resto, ben vengano studi e confronti che permettano di migliorare ulteriormente l'istruzione pubblica, ma secondo obiettivi e modelli pedagogici, per piacere, non economici. Voglio credere che in questo senso vada il messaggio di Napolitano che ha invitato a non "farsi prendere dagli allarmismi e dalle esagerazioni".
Per chi come noi ci crede, è soprattutto rassicurante non sentirsi soli e constatare che la mobilitazione, che non sempre è facile da gestire con famiglie e bambini piccoli, è uno strumento efficace per fare sentire la propria voce e per ricordare, a chi abbiamo votato o meno, che stanno rappresentando noi cittadini. Per questo la trasversalità della protesta è tanto importante.
CV
giovedì 16 ottobre 2008
Volantino sit-in di venerdì 17 ottobre 2008
VISTA:
- l’urgenza e la gravità dei provvedimenti legislativi operati dal governo
ai danni della Scuola Pubblica Italiana di ogni ordine e grado;
- la disinformazione messa in atto dai media che stanno impedendo
un reale dibattito condiviso sulla questione;
CONSIDERATO:
- che dietro queste proposte (Gelmini e Aprea) non esistono
motivazioni né didattiche né pedagogiche;
- che il reale effetto di queste proposte sarà l’inesorabile abbassamento
della qualità dell’offerta formativa della Scuola Pubblica
e l’aumento del suo costo a carico delle famiglie;
ADERIAMO
allo sciopero indetto dal sindacalismo di base
e
art.33
art. 34
Gli Insegnanti
delle scuole Sclopis e Ricardi di Netro
Cittadinanza e costituzione
Abbiamo invitato i genitori a esserci, e qualcuno è venuto: c’erano italiani, rumeni, marocchini, cinesi.
Se qualche straniero non capiva bene l’italiano, non ne abbiamo fatto un gruppo a parte, sistemato in una stanza diversa da quella in cui si teneva l’incontro. Abbiamo semplicemente provato a parlare più lentamente, a usare parole più semplici, con l’aiuto di chi tra loro ne sapeva di più.
C’erano anche i bambini bilingue di questi stranieri: e dove non arrivavamo noi, c’era il bambino che faceva da traduttore. Sono bambini spesso nati in Italia, sicuramente andati alla scuola materna qui in Italia e magari già anche al nido: bambini che parlano l’italiano esattamente come fanno i miei figli, con un vantaggio in più: che di lingue loro ne sanno due.
Gli italiani e gli stranieri di cui parlo erano in realtà nella maggioranza italiane e straniere. Tutte mamme, un paio di maestre. Tutte donne. Un altro bel gruppo alla ricerca della parità.
A me pare tutto questo un buon esercizio di cittadinanza: di partecipazione alla vita sociale, di impegno, informazione, assunzione di un ruolo attivo.
Si può sempre imparare di più, ma credo che le persone che ieri sera erano a scuola fossero già tutte in possesso di buona parte “delle conoscenze e delle competenze relative a Cittadinanza e Costituzione”, quelle dell’art. 1 del Decreto 137 per intenderci.
AS
Una notte per la scuola pubblica

Lenzuola bianche domani in piazza Castello
Il luogo è piazza Castello, l’orario dalle 10 alle 14.
Le maestre siederanno su lenzuola bianche.
Siete tutti e tutte invitati a partecipare. Portate con voi un lenzuolo bianco.
Perché la scuola pubblica non diventi un fantasma.
AS
martedì 14 ottobre 2008
La nota
Piacciono tanto le note in questo periodo di moralizzazione della scuola italiana: 5 in condotta a tutti quelli che hanno mandato la mail in questi giorni.
Quello di seguito è il testo.
LA NOTA
Nota sulle web-mail al Presidente della Repubblica Napolitano in relazione alla legge di conversione del decreto legge n. 137, in materia di istruzione e università giunge in questi giorni al Presidente della Repubblica un gran numero di messaggi con i quali da parte di singoli, e in particolar modo di insegnanti, nonché da parte di talune organizzazioni, gli si chiede di non firmare il decreto legge 137 – o, più propriamente – la legge di conversione di tale decreto. Pur nella viva attenzione e comprensione, da parte del Presidente, per le motivazioni di tali appelli, si deve rilevare innanzitutto che il Parlamento non ha ancora concluso l’esame del provvedimento in questione. Inoltre, secondo la Costituzione italiana, è il governo che si assume la responsabilità del merito delle sue scelte politiche e dei provvedimenti di legge sottoposti al Parlamento, che possono essere contrastati e respinti, o modificati, solo nel Parlamento stesso. Il Capo dello Stato non può esercitare ruoli che la Costituzione non gli attribuisce: la stessa facoltà di chiedere alle Camere una nuova deliberazione sulle leggi approvate incontra limiti temporali oggettivi nel caso della conversione di decreti-legge, ed il Presidente ha in ogni caso l’obbligo di promulgare le leggi, qualora le stesse siano nuovamente approvate, anche nel medesimo testo.
Roma, 13 ottobre 2008
AS
lunedì 13 ottobre 2008
Forza Mercedes
Vado subito a cercare in Internet.
Questo il collegamento al sito di Repubblica:
http://torino.repubblica.it/dettaglio/Scuole-chiuse-la-Regione-insorge-Bresso:-Pronta-a-violare-la-legge/1526115?ref=rephp
AS
Informazione
Bisogna spiegare ai genitori di cosa si tratta, perché poi vengano. Venerdì all’uscita distribuiamo un volantino che riporta le informazioni essenziali che vogliamo arrivino chiare.
Ogni volta che allungo la mano per porgere il foglio, provo a spiegare a parole. In generale, la prima sensazione è che è come stessi parlando di una cosa appena successa e quindi ancora sconosciuta. Così fresca che solo io ne sono a conoscenza, un’anteprima; invece, tutto questo dura da più di un mese, iniziato il 1 settembre ed essendo oggi il 10 ottobre.
Una mamma italiana a cui do il volantino mi chiede: ma cos’è? E’ per la riforma della scuola prevista dal Decreto Gelmini, rispondo. Mi guarda come se non ne avesse la più pallida idea. La faccio breve: la Gelmini vuole il ritorno al maestro unico e la riduzione del tempo scuola. Io non ho sentito niente, dice lei. Cominciamo bene. Provo a entrare più nel dettaglio di quello che succederà alle elementari. Si illumina. Mi ferma. Ma tanto mio figlio finisce quest’anno e il prossimo è alle medie. E quindi lei, non sentendosi toccata in prima persona, può tranquillamente infischiarsene. Taglieranno anche alle medie e alle superiori, insisto. E di nuovo: non lo sapevo. E allora vieni mercoledì, che ci spiegano cosa succederà. Se posso, conclude, ho già un impegno.
Un’altra mamma legge il volantino e commenta: ma la Gelmini alla tele ha detto che il tempo pieno non si tocca. E si, lo dice la Gelmini, ma non credo che sarà proprio così, provo. Davvero? Però l’ha detto: questa mamma mi sembra incuriosita dalla possibilità, che evidentemente non immaginava proprio, che la Gemini possa dire una cosa e poi farne un’altra, e magari mercoledì lei verrà all’incontro.
Le mamme straniere danno qualche soddisfazione in più. Si avvicinano in gruppo. Sorridono di gratitudine quando dalla borsa tiro fuori la copia tradotta in arabo da un papà. Una capisce bene l’italiano e prova a tradurre alle altre quello che sto dicendo.
Non so che fine faranno le mie parole, ma con queste mamme la delusione è meno forte: loro almeno, al contrario delle italiane, hanno la scusante della lingua.
AS
sabato 11 ottobre 2008
Tele-comando
Ho scoperto, leggendo ieri sera, giovedì, il quotidiano di domenica 5 ottobre, qual è stata la programmazione televisiva della giornata.
Su Canale 5 la signorina Gelmini, come qualche giornalista ha cominciato a chiamarla, ha commosso i cuori facendosi intervistare alla trasmissione "Questa domenica". Non l'ho vista, ma mi è bastato la rete (http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/475). Consiglio di andare a leggere quello che lì si racconta.
Nello stesso pomeriggio, più o meno alla stessa ora, su Rai 1 a "Domenica in" prima Brunetta e poi Schifano.
Quasi un messaggio a reti unificate.
Gelmini, Brunetta, Schifano. Canale 5 e Rai 1. Non ci posso credere. Non mi viene in mente altra parola che propaganda.
Sempre il giornale di domenica raccontava del successo del corteo di Torino il giorno prima. Non nelle pagine nazionali, intendiamoci, ma in quelle cittadine; ma intanto sono due paginone piene, non puoi non finirci dentro e rimanerci, anche solo per la curiosità di trovare nelle foto pubblicate il viso di qualcuno che conosci.
Un successo che non si aspettava nessuno, leggo. Come se il futuro dei bambini fosse una questione da poco. Bambini che diventeranno adulti, e allora la questione sarà, è già, il futuro di questo paese. Sempre troppo poco, per non prendersela a cuore e uscire di casa a manifestare non tanto il proprio dissenso ideologico quanto il desiderio legittimo di volere il meglio per i propri figli?
Mi chiedo però: quanti leggono il giornale e quanti guardano la televisione?
Io stessa, l'ho confessato subito, leggo i quotidiani solo quando le cose sono ormai successe.
È invece così facile premere il telecomando, mettersi comodi e non pensarci più. O finire per pensarla come loro.
AS
Lettera di Lucia
Mentre me la dettava mi sono stupita di quanto i bambini siano in grado di cogliere l'essenza delle cose:
"Caro Presidente della Repubblica,
Mio fratello fara' la prima l'anno prossimo e io voglio che anche lui abbia due maestre, perche', caro Presidente, se no, impariamo meno. E se noi impariamo meno, da grandi non potremo fare il lavoro che vogliamo adesso; tipo: se una bambina vuole essere una maestra di matematica, non puo', deve essere per forza una maestra di matematica e di italiano. Percio', quello che Le ho detto mi sembra convincente per non firmare la legge Gelmini. Grazie di avermi ascoltato, caro Presidente
Lucia "
venerdì 10 ottobre 2008
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Sul sito http://www.quirinale.it, cliccare su "la posta" (colonna a destra) e compilare il format con il vostro messaggio al Presidente Napolitano.
CV
15 OTTOBRE - SCLOPIS

ALLA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA
- ELIMINAZIONE DELLE COMPRESENZE, CIOÈ’ DELLE ORE CHE PER OGNI CLASSE I DUE MAESTRI LAVORANO INSIEME (PER ESEMPIO QUANDO I BAMBINI VANNO A VISITARE UN MUSEO, A FARE UN LABORATORIO, ECC.)
- SCUOLA MATERNA: SOLO ORARIO AL MATTINO
- SCUOLA ELEMENTARE: SOLO SCUOLA AL MATTINO PER 24 ORE ALLA SETTIMANA“AFFIDATE AD UN UNICO INSEGNANTE”
- ELIMINAZIONE DEL TEMPO PIENO, CHE ADESSO DURA 40 ORE ALLA SETTIMANA
- AUMENTO DEGLI ALUNNI PER CLASSE: DA 25 BAMBINI A 30 BAMBINI PER CLASSE)
- RIDUZIONE DEL NUMERO DEGLI INSEGNANTI DOCENTI: 87.403 INSEGNANTI IN MENO
- RIDUZIONE DEL NUMERO DI OPERATORI (PERSONALE ATA): 44.500 OPERATORI IN MENO
DIMINUIRA’ LA QUALITA’ DELLA NOSTRA SCUOLA
INFORMIAMOCI E DIFENDIAMO
SIETE TUTTI INVITATI PER DIFENDERE I DIRITTI DEI NOSTRI BAMBINI
Non siamo soli
http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/No_Gelmini/Repubblica_it.htm
CM
MANIFESTAZIONE STUDENTESCA
All'assemblea di Villa Genero dello scorso 8 ottobre un rappresentante degli studenti ha chiesto espressamente l'appoggio dei genitori nel manifestare compatti contro il decreto legge Gelmini.
Dai 3 ai 25 anni. Un'intera generazione è colpita.
CV
SITO DI RIFERIMENTO
CV
giovedì 9 ottobre 2008
Beata ignoranza

Mercoledì 8 ottobre: la Camera dice sì al decreto Gelmini
La Camera dei Deputati concede la fiducia al Governo sul maxiemendamento al decreto legge sulla scuola. I sì sono stati 321, i no 255, gli astenuti 2. Il voto finale della Camera in prima lettura sul provvedimento è previsto per giovedì. Mercoledì ci sarà l'esame degli ordini del giorno. Ma sul decreto voluto dal ministro dell'Istruzione continuano a fioccare critiche e proteste. Voto contrario di Pd, Udc, Idv.
Saranno «225mila i posti di lavoro tagliati in tre anni» e «il maestro unico avrà, in media, tra i 55 e i 60 anni». sono questi i numeri, secondo Giuseppe Fioroni, ex ministro della Pubblica Istruzione, della riforma della scuola del centrodestra, materia sulla quale «per la prima volta nella storia repubblicana è stata posta la fiducia evitando il confronto nel merito». «Con la manovra e il decreto- spiega Fioroni - i nostri ragazzi avranno gli stessi stimoli che avevano gli alunni di 60 anni fa, in una società post-contadina che doveva combattere l'analfabetismo». In più, «la scuola invecchia: il maestro unico avrà tra i 55 e i 60 anni». Così, conclude replicando al ministro Gelmini, «si fa molto più di una manutenzione, così si sfascia la scuola pubblica».
Fonte: http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/481
Nota bene: la Signora Gelmininon era presente alla discussione in aula.
C.M.
Un po' di documentazione
Ecco i documenti originali da leggere che non danno spazio a equivoci.
Decreto Legge nr. 137: Disposizioni urgenti in materia di istruzione e di università.
Sono quattro belle paginette che ci portano indietro di circa trentacinque anni. Chi ha la mia età (43) si potrà forse ritrovare. Per quel che riguarda la scuola elementare è importantissimo leggere l'articolo 4 che qui riassumo con parole facili facili: dobbiamo risparmiare, mettiamo un unico insegnante per 24 ore alla settimana e già abbiamo risparmiato un bel po' di insegnanti.
Nessun riferimento pedagogico, non ce n'è bisogno.....
Al decreto segue lo
Schema di piano programmatico del MUR di concerto con il Ministro (sic) dell'Economia e delle Finanze.
Aumentano le pagine: 13 pagine di testo e tre belle pagine di tabelline chiare chiare. A pagina 6 e 7 si parla delle scuole dell'infanzia e della scuola primaria.
Leggete attentamente: alla scuola materna si andrà solo al mattino e le classi avranno una sola maestra. Alla scuola elementare si permette un'opzione di 30 ore settimanali, ma attenzione "nei limiti dell'organico assegnato", se ci sono le maestre si fa se no ciccia.
In questo documento però si che si fanno delle riflessioni pedagogiche: si dice infatti che nell'arco della vita dai 6 ai 10 anni "si avverte il bisogno di una figura unica di riferimento".
Attenzione: Preparatevi! I nostri bambini che sono andati al nido con 5 o 6 educatrici e che hanno frequentato una scuola materna con due insegnanti saranno più avanti dei disadattati!
Nel prossimo posto vi forniremo il testo di quella che ormai sarà la legge... manca poco.
C.M.
mercoledì 8 ottobre 2008
SCUOLE MATERNE
Quanti sanno che anche nelle scuole materne è previsto un monte ore notevolmente inferiore a quello attuale? Siete forse disposti a lasciare i vostri figli a qualche animatore il pomeriggio o preferite che siano le loro insegnanti a occuparsi di loro portando avanti un progetto didattico?
Quanti sanno che anche alle scuole materne è previsto un unico insegnante per classi di 30 bambini?
Chi di voi è disposto a lasciare bambini di 3 anni da soli in classe mentre l'insegnante si occupa di accompagnare un bambino al bagno?
Improvvisamente la figura del maestro unico perde molta dell'aura di cui l'hanno circondata, vero o no?
Questo e altro nella riforma Gelmini. Aggiungeremo presto l'intero testo per consentirne una visione integrale.
CV
15 ottobre GIORNATA SCUOLE APERTE
Sfruttremo questa occasione per informare meglio, in assenza di adeguata informazione da parte degli organi di stampa, sui punti della riforma e per sensibilizzare l'opinione pubblica direttamente e indirettamente toccata dal decreto legge.
APPUNTAMENTO MERCOLEDI 15 OTTOBRE 2008. Coordinatevi con i vostri direttori didattici.
CV
Nasce il blog
Questo blog vuole essere luogo di incontro e informazione aperto a tutti: genitori, insegnanti, studenti, società civile.
Gli interventi e i commenti sono i benvenuti.
CV









