venerdì 25 febbraio 2011



TEATRO APERTO PER MUSICA
Concerto straordinario con l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio
Dirige Gianandrea Noseda

Teatro Regio, sabato 5 marzo ore 18
INGRESSO GRATUITO

Il Teatro Regio e i suoi lavoratori hanno deciso di realizzare un concerto straordinario sabato 5 marzo per condividere, con l’amatissimo pubblico, la volontà di rimanere aperti nel momento in cui il Governo, tramite i pesantissimi tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo e il mancato reintegro delle risorse nel Decreto “Milleproroghe”, sta determinando di fatto la chiusura delle Fondazioni Liriche.

Il programma del concerto di sabato 5 marzo non poteva che avere come protagonista Giuseppe Verdi, compositore che più di ogni altro ha saputo infondere negli italiani la volontà di creare uno spirito comune.

Ingresso libero in Teatro a partire dalle ore 17.15 e fino a esaurimento dei posti disponibili
Vi aspettiamo


marisa
Da: Il Corriere della Sera, venerdì 25 febbraio 2011

Gelmini - Riforme e costi

Fondi per formare i dirigenti degli enti locali in due università

Dieci milioni per insegnare federalismo
I soldi agli atenei (uno del Nord e uno del Sud) saranno assegnati dal Ministero
senza una gara pubblica

ROMA - Ai disfattisti accaniti contro la riforma dell’università di Mariastella Gelmini dev’essere sfuggito. E come a loro, dev’essere sfuggito anche a chi si lamenta che il federalismo fiscale rischia di essere un guazzabuglio difficile da capire per gli stessi amministratori locali. Ebbene, mentre la Cgil denunciava che le università italiane si vedranno ridurre quest’anno i fondi statali di 839 milioni e i poveri ricercatori restavano quasi all’asciutto, proprio nella riforma Gelmini è spuntato un finanziamento nuovo di zecca: due milioni l’anno per cinque anni. Totale, dieci milioni. Da destinare a uno scopo decisamente particolare: spiegare ai dirigenti degli enti locali i segreti del nostro futuro federalista. Ci credereste?

Quei soldi, c’è scritto nell’articolo 28, servono al ministro per «concedere contributi per il finanziamento di iniziative di studio, ricerca e formazione sviluppate da università » in collaborazione «con le regioni e gli enti locali». Tutto ciò in vista «delle nuove responsabilità connesse all’applicazione del federalismo fiscale». Atenei, beninteso, non soltanto pubblici: potranno avere i quattrini pure quelli privati, nonché «fondazioni tra università ed enti locali anche appositamente costituite». E qui viene il bello. Perché dopo aver stabilito questo principio, la legge dice che non ci potranno essere più di due beneficiari, uno dei quali «avente sede nelle aree dell’obiettivo uno».
Cioè nelle regioni meridionali ancora considerate sottosviluppate dall’Unione europea. Insomma, una norma fatta apposta per distribuire un po’ di soldi a una università del Nord e a uno del Sud.

Le loro identità? La riforma Gelmini dice che a individuarle ci penserà il ministero. Quanto al modo che verrà seguito, è del tutto misterioso. L’articolo che istituisce il fondo prevede che «con decreto del ministero, da emanarsi entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge », cioè prima del 29 maggio prossimo, «sono stabiliti i criteri e le modalità di attuazione delle presenti disposizioni». Aggiungendo però che sempre con il medesimo decreto «sono altresì individuati i soggetti destinatari». Se abbiamo capito bene, il 29 maggio sapremo quali saranno i due soggetti pubblici o privati scelti da Mariastella Gelmini, e perché. Senza una gara, né un concorso pubblico.

Fatto piuttosto singolare, visto che al Fondo per la formazione e l’aggiornamento della dirigenza» possono accedere anche istituzioni private. A meno che, circostanza assai probabile, non si sappia già a chi devono andare i soldi.

marisa

giovedì 24 febbraio 2011

Da: La Stampa, 23 febbraio 2011

Niente gita per lo studente downi compagni di classe si ribellano

La dirigente della scuola media si era opposta: riammesso grazie agli amici
CATANZARO
La preside vieta la partecipazione ad una gita di uno studente down ed i compagni del ragazzo si ribellano, rifiutandosi di fare il viaggio senza il loro compagno ed ottenendo così la riammissione del giovane disabile. La vicenda è stata resa nota dall’avvocato Ida Mendicino, che è la responsabile del Coordinamento regionale della Calabria per l’integrazione scolastica.

L’episodio risale allo scorso mese di gennaio ed è accaduto in una scuola media di Catanzaro. Il ragazzo down al centro della vicenda si è sempre ben integrato nell’attività scolastica, ottenendo anche, grazie al lavoro degli insegnanti di sostegno, un buon profitto. In più ha un ottimo rapporto con gli altri studenti, che lo hanno sempre aiutato e circondato di grande affetto.Proprio per questo la decisione della dirigente scolastica di escluderlo dalla gita ha provocato la ribellione dei compagni, che sono riusciti alla fine a farlo riammettere al viaggio, che si è svolto poi regolarmente.

La discutibile iniziativa delle dirigente, tra l’altro, aveva suscitato anche la reazione dei genitori del ragazzo down, che avevano denunciato la vicenda alla polizia. L’avvocato Mendicino definisce il comportamento dei compagni dello studente «un segnale importante di cambiamento in una generazione spesso tacciata di eccesso di individualismo e di scarso senso di solidarietà» e rivolge «un plauso ai ragazzi, che si sono dimostrati - afferma - vera speranza di maturazione del tessuto sociale rispetto agli esempi che spesso provengono dal mondo dei grandi».

Il comportamento della preside, tra l’altro, secondo l’avvocato Mendicino, viola le note ministeriali secondo le quali «le gite rappresentano un’opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno e per l’attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio».

Successivamente alla sua decisione di escludere lo studente down dalla gita, la dirigente, ha riferito ancora Ida Mendicino, ha aggravato la propria posizione esprimendo ai docenti l’intenzione di non autorizzare in futuro alcuna uscita dello studente affetto da sindrome di Down. In più la dirigente ha chiesto ai compagni di classe di non fare sapere al ragazzo le date delle gite in programmazione, motivando tale richiesta con la scarsa capacità del giovane disabile di apprendere a causa della sua infermità genetica. Un comportamento cui ha fatto da contraltare la significativa reazione dei compagni di classe del ragazzo down.

marisa

mercoledì 23 febbraio 2011

Da: tuttoscuola.com, lunedì 21 febbraio 2011

Ogni anno 120mila studenti lasciano qualsiasi percorso educativo

Recentemente il ministro del lavoro Sacconi non ha usato mezzi termini nel giudicare la dispersione scolastica italiana come un vero e proprio “disastro educativo”, quantificato, dallo stesso ministro, in 46 mila studenti all’anno, secondo fonti del ministero dell’istruzione.
Una quantità di “dispersi” che può sembrare alta, ma (...) purtroppo, è ben lontana dalla realtà, come ha potuto accertare Tuttoscuola, che a questo tema dedica uno speciale sul numero di marzo della rivista cartacea.

Se si prendono (...) i dati degli studenti negli istituti statali superiori degli ultimi due anni scolastici (ma il confronto si può fare anche su altre annate precedenti) e si calcola quanti di loro non risultano più presenti l’anno dopo nella classe successiva a quella frequentata, si ha questo dato:
nel 2009-10 in seconda ci sono stati 71.957 studenti in meno di quelli che c’erano in prima dell’anno precedente in prima (2008-09); in terza ci sono stati 25.440 studenti in meno di quelli di seconda dell’anno 2008-09; in quarta 48.387 meno di quelli di terza dell’anno prima e, infine, in quinta 45.614 meno di quanti ce n’erano in quarta l’anno precedente, per un totale di 191.398 “dispersi”.

Tutti gli anni precedenti è stato più o meno così, tra i 208 mila e i 173 mila “dispersi”, e non ripetenti che comunque sarebbero arrivati prima o poi in ritardo. Proprio dispersi, almeno per la scuola statale. Di quei 190 mila che mediamente ogni anno nell’ultimo decennio scompaiono ogni anno dal percorso dell’istruzione statale, una quota non si perde del tutto, perché 60-70 mila passano alla non statale o alla formazione professionale. Ma gli altri 120 mila (altro che i 46 mila di Sacconi!) sono usciti da qualsiasi percorso scolastico o formativo.

Volete la controprova? Prendiamo i dati Eurostat della Commissione europea, da cui emerge che nel 2008 il 19,7% dei nostri 18-24enni in possesso al massimo della licenza media si è disperso senza percorrere altri percorsi scolastici o formativi.
Nel 2008 i 18-24enni erano in tutto, secondo i dati Istat, quasi 4,3 milioni e il 19,3%, cioè i dispersi, sono stati quindi 847 mila che, distribuiti su ognuna delle annate 18-24 anni fanno una media annua di 121 mila dispersi. Appunto.

È davvero un disastro educativo, un’emergenza da allarme rosso, per il quale occorrerebbero presto riforme di strutture adeguate. Ma il nostro Paese sembra in ben altre questioni affaccendato.

marisa

è anche su Facebook: www.facebook.com/retescuole

marisa

marisa

Perché non si tratta, ora, di stare dalla parte giusta, di capire chi sono i buoni e chi i cattivi, come se esistesse una linea netta che li separa.

Si tratta, più semplicemente, di immaginarci da qui a venti, trent’anni, e di immaginare quale Italia vorremo raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti, e di pensare a che cosa risponderemo quando ci verrà chiesto “tu dov’eri?”, “che cosa facevi?”.

(Per il testo completo: adifesadellacostituzione12marzo.wordpress.com)

marisa

martedì 15 febbraio 2011

Uno spot in difesa della scuola pubblica

Presentiamo l'anteprima di uno spot in difesa della scuola pubblica statale: l'iniziativa è stata presa da un gruppo di genitori di Roppolo (paesino del biellese) e si è estesa ad altri genitori in varie parti d'Italia.
Il testo, scritto da Andrea Sottile rielaborando alcune situazioni tratte dal “Pinocchio” di Collodi, è recitato da Paolo Poli.

chiara

lunedì 14 febbraio 2011

Resistere è già un'alternativa

L'Italia è un paese strabico, diviso tra il presunto benessere che ne fa una potenza occidentale e le crescenti difficoltà economiche di molti suoi cittadini. Un paese dove il mercato del lusso sembra non conoscere crisi mentre le mense per i poveri non hanno più posti per tutti.

Dove la povertà diffusa e la perdita del lavoro fanno fatica a diventare tema di dibattito politico e mediatico, ma in realtà condizionano l'esistenza di un numero sempre maggiore di persone.

Secondo lo storico e sociologo Marco Revelli, già presidente del Cies (Commissione di Indagine sull'Esclusione Sociale) e autore del libro "Poveri, noi", da poco uscito per Einaudi, in questa "terra di mezzo", tra fragilità sperimentata e ricchezza narrata, maturano le frustrazioni e i rancori che rappresentano la cifra del nostro tempo. E' tra la freddezza dei dati e l'affabulazione televisiva che si consuma un lento sgretolamento dei diritti e del senso di comunità.

L’intervista a Marco Revelli è riportata sul sito: www.gruppoabele.org

m.

TORINO, 13 FEBBRAIO 2011

MANIFESTAZIONE "SE NON ORA, QUANDO?"

I SOLITI QUATTRO GATTI....




Mariastella Gelmini ha criticato l'iniziativa 'Se non ora, quando?' che si sta svolgendo in tutta Italia.

"Le donne che scendono oggi in piazza sono solo poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne", ha dichiarato il ministro della Pubblica istruzione in una nota.

"Non vengano a raccontarcidi voler difendere la loro dignita' quando sono le prime a bollare automaticamente come prostituta qualsiasi donna metta piede in casa del premier", ha aggiunto.

"Si tratta delle solite eroine snob della sinistra che sono uscite dai loro salotti per tentare di strumentalizzare la questione femminile e per attaccare un governo che continua ad avere la fiducia della maggioranza degli italiani", ha insistito.

"Oggi non va in scena la manifestazione 'delle donne' ma quella di militanti della sinistra contro il governo Berlusconi. Le organizzatrici se ne facciano una ragione,questa loro battaglia non monta nel Paese", ha assicurato."Non c'e' motivo e non c'e' speranza che le donne italiane vedano la propria dignita' minacciata da questo governo, ne' che si sentano coinvolte in una speculazione politica che non capiscono, non condividono e non appoggiano", ha concluso.

Strano...non ricordiamo di averla delegata a rappresentarci....

marisa



giovedì 10 febbraio 2011

Art. 3 della Costituzione Italiana:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

GIORNATA NAZIONALE DI MOBILITAZIONE DELLE DONNE
E DEGLI AMICI DELLE DONNE

A Torino Appuntamento
DOMENICA 13 FEBBRAIO 2011,
Piazza San Carlo
H. 14,30

Percorso della manifestazione:da piazza San Carlo, via Roma, piazza Castello, via Po, via Rossini, via Verdi (dove, davanti alla Rai, sarà letto l'appello "Se non ora, quando?"), via Montebello, via Po, piazza Vittorio.

Se vi è possibile, arrivate all'appuntamento portando:
- un ombrello
- un gomitolo di lana colorata

- L'ombrello "per riparare i nostri corpi dal fango che ci piove addosso"
- Il gomitolo di lana per tessere una rete colorata fra tutte e tutti noi.

In piazza e durante tutto il corteo saranno organizzati momenti creativi, per esempio: un minuto di silenzio seguito da un grande urlo collettivo di rabbia (il primo è previsto per le ore 15)

Inoltre verranno date le indicazione per l'apertura simultanea degli ombrelli.

Nel rispetto rigoroso dell'autonomia e della trasversalità, ricordiamo a tutte e tutti che
NON CI DEVONO ESSERE SIMBOLI PARTITICI O SINDACALI O DI ASSOCIAZIONI.
Nel caso qualcuna/o venisse in piazza comunque con tali simboli sarà pregata/o
di riporli.

Ribadiamo che non ci saranno né palchi né interventi. E che
· la manifestazione non è fatta per giudicare altre donne, contro altre donne, o per dividere le donne in buone e cattive. I cartelli e gli striscioni non dovranno generare equivoci su questo fatto.
· la manifestazione è fatta per esprimere la forza e la indignazione delle donne
· la manifestazione è promossa dalle donne, la partecipazione di uomini amici è richiesta e benvenuta.

Al di là di queste indicazioni collettive, ciascuna e ciascuno esprima tutta la propria creatività!

marisa

mercoledì 9 febbraio 2011

Da: REPUBBLICA, 9 febbraio 2011

Adro, i giudici bocciano il Sole leghista"E' discriminatorio anche per i docenti"

La decisione del tribunale di Brescia sul reclamo del Comune contro l'ordinanza che ne avevaimposto la rimozione dalla scuola. "Uno svantaggio consistente per la libertà di insegnamento".

"La presenza del simbolo del Sole delle Alpi, quale simbolo del partito della Lega Nord, discrimina gli insegnanti addetti alla scuola di Adro, creando una situazione di svantaggio consistente nella compromissione della libertà di insegnamento rispetto agli insegnanti di tutte le altre scuole pubbliche, cui la stessa invece è garantita con la necessaria e doverosa ampiezza". Lo ha ribadito il tribunale di Brescia, in composizione collegiale, decidendo sul reclamo proposto dal Comune di Adro contro l'ordinanza con cui già in primo grado era stato accertato il carattere discriminatorio dell'apposizione del simbolo partitico della Lega in centinaia di esemplari, presso l'istituto scolastico comprensivo di Adro.

marisa

marisa
Da: REPUBBLICA.IT, 9 febbraio 2011

Nell'ultimo libro di Paola Mastrocola la sconfitta degli insegnanti. Con un titolo provocatorio: "Togliamo il disturbo"

di PIETRO CITATI

Quando, l'estate, vado al mare, prendo volentieri l'ombra vicino ai capanni dove giocano i bambini. Ci sono bambini di due, tre, quattro, cinque, sei, sette anni: qualcuno viene da Torino, altri da Firenze, da Prato, da Padova, da Trieste; e le voci mescolano e confondono i loro accenti.Mi piace ascoltare quel fitto o fittissimo chiacchiericcio infantile, interrotto da esclama zioni, grida, urla, pause, racconti. (...) Poi vanno a scuola, ascoltano i discorsi dei professori e dei presidi, e la loro lingua si degrada.

Paola Mastrocola, che dedica un piacevolissimo libro alla scuola italiana (Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, Guanda, tra qualche giorno in libreria), parla di rado delle chiacchiere infantili sulla spiaggia. C'è una sola condizione che le interessa: il ragazzo o la ragazza che frequentano le medie o la prima classe del liceo scientifico di Torino. Per loro, ha una passione insaziabile.

(...) Nessuno, o quasi nessuno tra quei ragazzi perduti nella nebbia, ha voglia di andare a scuola. Nessuno si vergogna di questo rifiuto. Tutti detestano leggere o scrivere o ascoltare le lezioni. Qualche volta, basta ascoltarli per cinque minuti. Il lessico umano è immenso, ma i ragazzi ne conoscono pochissime parole: usano termini impropri, pasticciano, confondono ortografia e punteggiatura. Non sanno pensare. Non riescono a distribuire le idee e le sensazioni secondo una architettura. Elaborare i concetti e disporli nel tempo sembra, a ciascuno di loro, un'impresa disperatissima. Discorrono in modo vuoto e spento, con parole senza vita, senza agilità e movimento.

Paola Mastrocola ama i suoi ragazzi perennemente annoiati, e in quei lunghi sbadigli percepisce delusioni, desideri, speranze. Quando guarda verso le cattedre, si accorge che i professori non posseggono il dono di insegnare. Nel mondo e nei libri, non esiste quasi nulla di noioso: tutto è misterioso, concentrato, enigmatico, affascinante. Basta saper capire e interpretare: ma i professori lasciano spento ciò che era spento, morto ciò che era morto. Sopra il loro capo, ci sono i volti dei presidi: sopra quello dei presidi, i sottosegretari; sopra quello dei sottosegretari, l'intelligenza sovrana dei Ministri-Riformatori. I Ministri hanno pretese grandiose, che si possono riassumere in pochissime parole: smantellare, mattone dopo mattone, la scuola: distruggere in pochi anni, o pochi mesi, gli studi, la lingua, il lessico, i significati, i vocabolari. Bisogna ammettere che ci sono riusciti. Oggi, all'inizio del febbraio 2011, rimane soltanto una vaga sembianza di quella che fu la scuola italiana.

marisa


Da: REPUBBLICA.IT, 9 febbraio 2011

E la lotta di classe si sposta tra i banchi

Per decenni le aule sono state il luogo di incontro e di avvicinamento tra ceti diversi. Oggi le cose sono cambiate radicalmente: sotto il velo della "meritocrazia" il nostro Paese è tornato ad essere classista in modo feroce
di MARCO LODOLI

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti (...). La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po' retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori.Oggi le cose sono cambiate radicalmente.

Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuole viaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, i vincenti. "A me professò 'sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia... ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stamo indietro, noi che non je la famo, noi non contiamo niente?". Questo mi dice Antonia e neanche mi guarda quando parla, guarda fuori, verso i palazzoni di questo quartiere di periferia, verso quei prati dove ancora le pecore pascolano tra gli acquedotti romani e il cemento. Qui la divina provvidenza del merito non passa, non illumina, non salva quasi nessuno.Guardo la classe: Michela ha confessato che non può fare i disegni di moda perché a casa non ha un tavolo, nemmeno quello da pranzo. Mangia con la madre e la sorella seduta sul letto, con il vassoio sulle ginocchia, in una casa che è letteralmente un buco. (...)
Samantha invece trema perché stanno per buttarla fuori di casa, a lei e alla madre e ai due fratelli, lo sfratto ormai è esecutivo e i soldi per pagare l'affitto non ce li hanno, forse già stanotte li aspetta la macchina parcheggiata in uno slargo vicino casa, forse dovranno dormire lì, e lavarsi alla fontanella con gli zingari.

La miseria produce paura, aggressività, ignoranza, cinismo. In pochi hanno i libri di scuola, si va avanti a fotocopie, anche se ogni insegnante ha ricevuto solo centocinquanta fogli per tutto l'anno, "perché i tagli si fanno sentire anche sui cinque euro, la scuola non ha più un soldo". In queste scuole di periferia le tragedie si accumulano come legna bagnata che non arde e non scalda, ma fuma e intossica.

(...) A ragazzi così segnati, così distratti dalla vita storta, oggi devo spiegare l'iperbole e la metonimia, Re Sole e Versailles, Foscolo e il Neoclassicismo. E loro già sanno che è tutto inutile, che i posti migliori sono già stati assegnati, e anche quelli meno buoni, e persino quelli in piedi. Hanno già nel sangue la polvere del mondo, il disincanto.

(...) Forse ha ragione questa ragazza, suo padre ha "un brutto male", come direbbe il buongusto - "un cancro che lo spacca, professò", dice lei - forse è vero che non dobbiamo fare della meritocrazia un ulteriore setaccio: l'oro passa e le pietre vengono buttate via.

I ricchi hanno capito al volo l'aria che tira, aria da Titanic, e hanno subito occupato le poche scialuppe di salvataggio: scuole straniere, master, stage, investimenti totali nello studio. L'élite non ha più tempo né voglia di ascoltare le pene della nazione, le voci dei bassifondi: ha intuito il tracollo della scuola pubblica e ha puntato sulle scuole di lusso.

E così la scuola non è più il luogo del confronto, della convergenza, dell'appianamento delle differenze e della crescita collettiva. Non si sta più tutti insieme a istruirsi per un futuro migliore, a sognare insieme. Chi ha i soldi il futuro se lo compra, o comunque si prepara a "meritarselo". (...) Ormai il nostro paese è tornato ad essere ferocemente classista, ai poveri gli si butta un osso e un'emozione della De Filippi, li si lascia nell'abbrutimento e nell'ignoranza, mentre ai ricchi si aprono le belle strade che vanno lontano: lontano da qui, da questa nazione che inizia a puzzare come uno stagno d'acqua morta.

m.
Firenze: Staino, Pelù, Ovadia & Co.Maratona contro i tagli alla cultura
Venerdì 11 febbraio 2011


«La corazzata Potemkin non è una boiata», era l’ora! Ad affermare ed argomentare questa tesi giustamente antifantozziana sarà Wlodek Goldkorn, responsabile per la cultura de L’espresso. Lo farà durante la kermesse di due giorni ideata dall’Associazione “Quelli del Puccini”, contro i tagli alla cultura del governo, cui seguono come un nefasto domino quelli operati molto spesso anche dagli enti locali, come è accaduto a Firenze.

Trentasei ore di interventi e musica per segnalare come ormai, a detta di Sergio Staino, presidente dell’associazione promotrice, e Claudio Martini, ex presidente della Regione e presidente dell’Orchestra Regionale Toscana, si sia abbondantemente superato il livello di guardia. Venerdì alle 15, al Teatro Puccini di Firenze, comincerà proprio Martini spiegando le ragioni di questa kermesse e illustrando anche come e perché «sia il caso di non tagliare più i fondi destinati alla cultura e casomai sia invece il caso di rivolgersi altrove».

A seguire Sandra Bonsanti, di Libertà e Giustizia, parlerà delle “Piccole biblioteche e la cultura diffusa nel territorio” e via con la lunga teoria di interventi che si susseguiranno fino alle 24 di sabato.

Da Gianni Cuperlo, del Centro Studi del Pd, a Sergio Givone, filosofo, da Moni Ovadia, attore e scrittore, a Michela Murgia, scrittrice, da Piero Pelù a Paolo Hendel in un susseguirsi di interventi la cui durata sarà di 5 minuti. A rompere il ritmo e a alleggerire la manifestazione i contributi musicali del Sestetto d’archi dell’Ort, dei Gatti Mèzzi, Leo Brizzi e Maria Grazia Campus, Ares Tavolazzi, Stefano Cocco Cantini, Martinicca Boison e altri. Andrea Camilleri aderirà con un collegamento video, Paolo Virzì ed altri hanno fatto avere la loro adesione pur non potendo venire.

«Fra le cose da discutere c’è la possibilità di lanciare una legge di iniziativa popolare per favorire le agevolazioni fiscali per i privati che investono in cultura, come avviene in molti paesi occidentali - spiega Martini -. Stando così le cose il 2011 si annuncia come un anno micidiale e il 2012 sarà anche peggio: saranno centinaia e centinaia i posti di lavoro che si perderanno in questo settore».

m.

DARBAR
Musica a Oriente

Rassegna musicale promossa dalla Fondazione Torino Musei, a cura di Renzo Pognant
e realizzata dall’Associazione Musicale Contrattempo

dal 10 febbraio al 21 aprile 2011

MAO Museo d’Arte Orientale
via S. Domenico 11 - Torino


A partire dal 10 febbraio 2011 il MAO presenta la rassegna musicale DARBAR, termine che indica il luogo deputato agli eventi artistici negli antichi palazzi dei Maharaja. Verranno proposti esempi significativi di musica orientale garantendo il buon livello delle esecuzioni e l’apporto didascalico-informativo necessario alla loro corretta interpretazione.

Il programma si articola in una serie di concerti dedicati nell'occasione a paesi dell'Asia Centrale e Orientale e di incontri con musicisti ed esperti del settore. Completano il programma una serie di proiezioni cinematografiche e di documentari video attinenti al tema della rassegna: la musica asiatica.

I concerti toccano la Mongolia con il gruppo Transmongolia, costituito da allievi del Conservatorio di Ulan Bator, che apre la rassegna. Si prosegue con la presentazione delle varie tradizioni del paese crocevia dell'intera Asia: l'Afghanistan, ad opera di due affermati musicisti /musicologi inglesi, John Baily e Veronica Doubleday, che frequentano quel paese da oltre quarant'anni e sono fra i più importanti studiosi di musiche afghane al mondo. Ci si spinge ulteriormente ad Oriente con tre aree geografiche a noi molto lontane: la Cina, con un eccezionale concerto pipa e erhu, la Corea, protagonista il komungo, raramente ascoltato al di fuori della penisola Coreana, e Giava (Indonesia) con un programma di musica da camera per un gamelan.

Attorno a questo nucleo centrale del programma ruotano una serie di incontri con musicisti e/o musicologi che approfondiranno alcuni aspetti dei concerti stessi o delle culture di riferimento.

Ad ampliare ancora il raggio d'azione del programma abbiamo inserito una serie di proiezioni di documentari, spesso inediti, che, a partire dalla musica, aumentino la conoscenza dei vari paesi presentati.

In occasione della rassegna, le gallerie del MAO osserveranno l’orario prolungato tutti i giovedì fino alle ore 23 con visite e percorsi tematici all’interno delle collezioni alle ore 18.

marisa

Da: REPUBBLICA.IT
Mercoledì 09 febbraio 2011


Fiabe, teatro e laboratori hip hopper imparare le parole degli altri

Duemila ragazzi torinesi coinvolti nelle tante iniziative patrocinate dall'Unesco. La ricchezza della diversità nel progetto "Le mie lingue".
"La differenza fa bene a tutti, anche agli italiani che comprendono fin da piccoli che il mondo è grande e ci sono tante culture"

Letture in classe di fiabe di paesi lontani, uno spettacolo teatrale dedicato al mondo Rom, l'ascolto di testi di giovani immigrati, un laboratorio di rap. Sono queste alcune delle attività per studenti e adulti del programma di "Le mie lingue", il progetto della città di Torino dedicato alla valorizzazione della diversità linguistica che ha preso il via a inizio mese e si concluderà il 22 febbraio. In programma incontri nelle scuole e nelle biblioteche, spettacoli teatrali e laboratori.

Arrivato alla sua seconda edizione, "Le mie lingue" è promosso dalla Divisione servizi educativi, con molti partner. Ha il patrocinio del centro Unesco di Torino, e si collega proprio alla Giornata mondiale per la Lingua Madre celebrata ogni 21 febbraio.

"Le attività sono soprattutto per gli studenti, ma alcune sono aperte anche a famiglie e pubblico - ha spiegato Egle Bolognesi, dirigente del Settore sostegno obbligo scolastico durante la presentazione - partecipano una trentina di scuole, per un totale di circa duemila ragazzi, sia del primo ciclo della scuola dell'obbligo che del primo biennio superiore". Alcune attività sono già cominciate a settembre, ma il cuore del progetto è adesso. L'obiettivo dichiarato è affrontare il tema dell'interculturalità rispettando storia e radici di tutti.

"I nuovi italiani hanno la propria lingua madre - ha spiegato Roberta Levi, che ha portato il saluto dell'Assessore Borgogno - È vero che conoscere la lingua del Paese in cui si vive è fondamentale, ma è vero anche che chi arriva da un'altra origine culturale deve poter fare interagire la lingua di origine con quella italiana". "La diversità arricchisce tutti - ha concordato l'assessore all'integrazione Ilda Curti - purtroppo a volte ci sono pregiudizi verso gli studenti stranieri. Invece è importante anche per gli italiani, che comprendono fin da piccoli nelle classi che il mondo è grande e che ci sono tante culture".

Molte quindi le iniziative per dar voce alle diversità linguistiche che vivono in città. Tra quelle pubbliche lo spettacolo teatrale sul mondo Rom "Il segreto di Nefe" della compagnia Art'O, domani alle 14.30 alla Scuola Leonardo da Vinci, in via degli Abeti 13; un ciclo di letture e incontri nelle Biblioteche civiche e un convegno il 22 alla Casa del Teatro Ragazzi e giovani di corso Galileo Ferraris 266 dal titolo "Dare parole al mondo. Riflessioni ed esperienze sulla pluralità linguistica e culturale".

Il programma completo si può leggere sul sito http://www.comune.torino.it/servizieducativi/

marisa

lunedì 7 febbraio 2011

Da: LASTAMPA.web, 7 febbraio 2011

Inaugurazione dell'Ecomuseo Urbano, Circoscrizione 1, grazie agli oggetti donati dalla Sclopis

Quando il preside nasconde il tempo pieno
Sale la protesta: le famiglie non ricevono le lettere, e nessuno si iscrive

MARIA TERESA MARTINENGO
torino

Allora la Sclopis subiva ingiustamente il pregiudizio di avere troppi alunni stranieri. Così un gruppo di sei famiglie italiane - racconta Marisa Margara, una delle mamme del Comitato -, poi diventato sempre più numeroso, ha agito da “testa di ponte”: abbiamo parlato con altri genitori italiani e non, spiegando che la scuola è bella, luminosa, con maestre appassionate, piene di iniziativa e di progetti. Ha funzionato». Per due anni la campagna iscrizioni è andata bene e le due sezioni si sono riempite in maniera equilibrata.

«L’atmosfera è ottima - prosegue Marisa Margara -, viviamo un’esperienza di integrazione riuscita, dove tutti i bambini si sentono uguali e l’arricchimento reciproco è un dato di fatto». Cosa è successo, allora, se a una settimana dalla chiusura delle iscrizioni alla Sclopis sono arrivati solo 25 bambini su 50 posti?

«Ci sono stati errori di gestione da parte del dirigente scolastico», dice Chiara Mancinelli, una bambina in IV e un bambino in II. «Per il secondo anno il dirigente non ha spedito la lettera alle famiglie di zona per informarle sulla scuola. Tutti i suoi colleghi lo hanno fatto».

Il risultato è che le scuole vicine devono dire decine di «no» e la Sclopis è a rischio nonostante abbia appena inaugurato la prima mostra dell’Ecomuseo Urbano di via Dego, nonostante disponga di un suo prezioso Museo, partecipi a vari progetti per il 150˚ dell’Unità, curi soggiorni e scambi all’estero.

«Delle carenze di comunicazione discuteremo in Consiglio di circolo», annuncia Chiara Mancinelli. Insomma, il combattivo Comitato - che ha dato vita al blog «Lamiamaestraègiàunica»- non ci sta.

«L’idillio con il dirigente si è rotto lo scorso anno», dice Marisa Margara. «Ci siamo dati da fare per trovare opportunità sportive e musicali per integrare l’offerta formativa del 2010/2011: lui non ha mai contattato i referenti. Ce ne siamo accorti a lezioni iniziate e abbiamo dovuto inseguire chi era ancora disponibile. Ed è solo un esempio».

Il dirigente Carlo Sinicco non dà spiegazioni sulle lettere non spedite e ribatte: «Alla Sclopis resiste il pregiudizio, incomprensibile visto che il progetto didattico è identico in tutte le sedi. Alla Ricardi di Netro dobbiamo sempre rifiutare iscrizioni. Lì funziona il passaparola...». Ma che qualcosa non va lo si vede anche alla Carducci: in corso Matteotti le richieste sono 34 su 50 posti.

In settimana l’assessore alle Risorse Educative del Comune, Beppe Borgogno, incontrerà genitori e dirigente. «La Sclopis - dice Borgogno - è un presidio in centro importante, ha una storia e una tradizione che non ha senso disperdere».

m.

venerdì 4 febbraio 2011

Da: Retescuole, 21 gennaio 2011

Aule-pollaio, sì alla class action: il Tar dà ragione alle famiglie. Il Tribunale amministrativo ammette la prima azione di questo genere contro la pubblica amministrazione.

Con il taglio di 87mila cattedre molte scuole esplodono. E ora la Gelmini deve rispondere e prendere misure per il prossimo anno Il Tar Lazio accoglie la prima class action italiana contro la Pubblica amministrazione: quella sulle cosiddette classi-pollaio.

Ad annunciarlo è il Codacons, che l'anno scorso aveva promosso l'azione collettiva contro il ministero dell'Istruzione. Nel corso degli ultimi anni, anche a causa dell'aumento del numero degli alunni per classe deciso dal governo per tagliare 87 mila cattedre in tre anni, le classi si sono gradatamente riempite.

Oggi, nonostante diverse normative italiane lo vietino espressamente, non è difficile trovare classi anche con 34/35 alunni, specialmente nei primi anni dei licei.

Il Codacons, per supportare il ricorso al Tar ha raccolto in un apposito elenco depositato ai giudici alcune classi nelle quali il numero di alunni supera i limiti fissati dalla legge, "con grave danno - si legge in una nota dell'associazione dei consumatori - per la sicurezza di studenti e insegnanti".

"Dal punto di vista della giurisdizione - spiega il comunicato - il Tar ritiene immediatamente applicabile la legge sulla class action contro le amministrazioni pubbliche, e legittima il Codacons ad agire in nome e per conto dei cittadini danneggiati dalla pubblica amministrazione".

Il pronunciamento, proprio alla vigilia della definizione degli organici per il prossimo anno scolastico, potrebbe mettere nei guai il ministero dell'Istruzione. Operazione, nella quale la mannaia della coppia Tremonti-Gelmini dovrebbe tagliare le "ultime" 20 mila cattedre e 15 mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario). Anche perché "il ministro Gelmini dovrà emettere un piano in grado di rendere sicure le aule scolastiche" ed evitare classi-pollaio, spiegano dal Codacons. Ma potrebbe dare una boccata di respiro agli insegnanti che faticano ogni giorno di più a tenere a bada classi sempre più numerose.

m.
Varie fonti:

Il ministero della Gelmini condannato per discriminazione agli studenti disabili

La decisione dei giudici milanesi riguarda il drastico taglio di ore di sostegno. Davanti a a questa situazione, il novembre scorso diciassette genitori hanno depositato un ricorso in procura
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Il ministero di Mariastella Gelmini condannato per discriminazione nei confronti di studenti con disabilità. La condanna del tribunale Civile arriva dopo un ricorso presentato il novembre scorso da 17 genitori contro il ministero dell’Istruzione, l’Ufficio scolastico regionale e quello provinciale. Motivo: la riduzione delle ore di sostegno, ridotte fino al 50% dall’ultima Finanziaria.

“E’ una sentenza importante”, spiega l’avvocato Livio Neri di Avvocati per Niente onlus, legale dei 17 genitori. “Per la prima volta un giudice parla di discriminazione in materia di sostegno scolastico”. Altra novità è la scelta di tante famiglie di agire collettivamente. “Questa decisione – precisa Neri – impedirà agli uffici scolastici di tirare la coperta, togliendo le ore a chi non protesta”. Ma il direttore scolastico per la Lombardia Giuseppe Colosio frena: “Potremo fare ben poco – afferma – non ci sono soldi”. Ma Neri riosponde: “Il modo andrà trovato”. Dopodiché annuncia un esposto in procura nel caso in cui le amministrazioni non dovessero provvedere entro i trenta giorni stabiliti dal giudice.

“La vittoria più grande”, chiarisce Maria Spallino, uno dei genitori che hanno presentato il ricorso, “è l’aver dimostrato che fare rete tra le famiglie può davvero cambiare le cose”. E rilancia: “Questo è un primo passo all’interno di un percorso che ci vede impegnati perché i nostri figli camminino a testa alta, a scuola come in ogni momento della loro vita nella società”.I genitori degli studenti sono stati assistiti nella causa dall’associazione Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità).

“Da oggi le famiglie possono contare su uno strumento legale più rapido ed efficace per far valere i diritti dei loro figli”, spiega Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano. “Grazie a questa sentenza – continua Rasconi – ci auguriamo che altre famiglie escano dall’ombra per difendere il diritto dei propri figli alla formazione scolastica e non solo”.

m.

martedì 1 febbraio 2011


Da: LaStampa.web, 1 febbraio 2011:

Inaugurazione dell'anno accademico

Scoppia la protesta dei ricercatori

Uno striscione rosa srotolato nell'aula magna di Economia con le firme di ricercatori che chiedono la votazione a suffragio universale per l'elezione della commissione per lo Statuto dell'ateneo

Un lungo striscione rosa srotolato nell'aula magna della Facoltà di Economia con 800 firme di ricercatori che chiedono la votazione a suffragio universale per l'elezione della commissione per lo Statuto dell'Università di Torino è stato srotolato oggi durante l'inaugurazione dell'anno accademico 2010-2011 dell'ateneo torinese.

m.